Un film ad episodi che sembra una collana di Cortometraggi

Sesso Matto 1Sesso matto (titolo originale Sessomatto) è una commedia ad episodi diretta da Dino Risi nel 1973, scritta con Ruggero Maccari e interpretata, in tutte le storie, da Giancarlo Giannini e Laura Antonelli, che incarnano di volta in volta coppie italiane diversissime alle prese con desiderio, matrimonio, trasgressione e ipocrisia sessuale.

I nove episodi sono, a tutti gli effetti, nove cortometraggi:

  • ognuno ha un suo tono, un suo micro-mondo, un suo conflitto;
  • ognuno esplora una declinazione diversa del rapporto tra amore, sesso e costume italiano anni ’70;
  • tutti insieme compongono un mosaico dei vizi, delle nevrosi e delle fantasie di un paese in piena rivoluzione sessuale, ma ancora intrappolato in moralismi, tabù e patriarcato.

Per chi scrive e gira cortometraggi oggi, Sesso matto è un laboratorio straordinario:

  • perché ogni episodio è una mini-sceneggiatura quasi perfetta per lunghezza e costruzione;
  • perché la regia di Risi dimostra come trattare temi “forti” con leggerezza, arguzia e precisione di sguardo;
  • perché la recitazione di Giannini/Antonelli è una lezione vivente su come cambiare registro, corpo, voce, energia da un segmento all’altro.

Di seguito analizzeremo ogni episodio singolarmente, sia sul piano tematico, sia su quello tecnico, con un elenco di pregi narrativi, registici e attoriali.

1. “Signora sono le otto”

Desiderio e violenza delicatamente travestiti da rituale erotico

Premessa dell’episodio
Un cameriere scopre che l’unico modo per svegliare la sua padrona è… possederla mentre dorme. La routine quotidiana diventa un rito ambiguo, tra servitù, desiderio, abuso mascherato e consenso implicito.

Cosa esplora

  • Il rapporto padrone/servo spostato sul piano sessuale.
  • La confusione tra amore, abitudine e possesso.
  • Il confine delicatissimo tra gioco erotico e violenza silenziosa, tipico di certa mentalità dell’epoca.

Lezioni tecniche e narrative

  • Apertura quasi da boudoir teatrale: camera che si muove poco, ambienti eleganti, tempi lenti → dà subito il tono da “farsa borghese”.
  • Il punto di vista è quello del servitore: il suo gesto scandaloso viene trattato dal film come routine, e proprio questo rovesciamento di prospettiva crea il comico-grottesco.
  • Il non detto è fondamentale: nessuno esplicita mai il patto erotico, ma lo spettatore lo intuisce nei gesti, negli sguardi, nel timing.

Pregi (sceneggiatura / regia / recitazione)

  • Sceneggiatura
    • Idea semplicissima e potentissima: un singolo gesto ripetuto ogni mattina, che contiene tutto.
    • Assenza di spiegoni: la situazione parla da sola.
    • Uso del ritorno (lo stesso rito che si ripete) per crescere in ambiguità.
  • Regia
    • Messa in scena da commedia sofisticata: niente volgarità visiva, molto gioco di porte, lenzuola, dettagli.
    • Risi bilancia eleganza e malizia: è un episodio che potrebbe facilmente diventare trivialità, ma resta in zona satira di costume.
  • Recitazione
    • Giannini passa da servilismo a controllo quasi sadico, ma sempre con sorriso trattenuto.
    • Antonelli trasforma il corpo immobile in un personaggio: il suo “non recitare” (apparente) è in realtà un gioco sottilissimo di respiri, posture, piccoli cambi.

Sesso Matto Locandina

2. “Due cuori e una baracca”

Povertà, prolificità e commedia del sovraccarico

Premessa
Un povero straccivendolo e sua moglie vivono in una baracca, con una quindicina di figli, e continuano comunque, instancabili, la loro attività riproduttiva.

Cosa esplora

  • La povertà italiana che non coincide con castità, anzi: sesso come unico “lusso” accessibile.
  • La contraddizione tra morale cattolica (niente contraccezione) e miseria reale.
  • Il rovesciamento dell’ideale “famiglia numerosa” in un incubo comico.

Lezioni tecniche e narrative

  • L’episodio sembra quasi un neorealismo sporco tramutato in farsa: ambienti stretti, folla di bambini, caos sonoro.
  • La sceneggiatura usa la ripetizione: ogni nuovo figlio è un “colpo di scena” che in realtà non sorprende nessuno, ed è proprio questo il cuore comico.
  • Ottimo esempio di come usare una sola location poverissima per creare un episodio pieno di vita.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Dialoghi rapidi, sovrapposti, pieni di battute di sopravvivenza (“Eh, Dio provvede”, “Un altro? E dove lo mettiamo?”).
    • Tema sociale forte (povertà, ignoranza, contraccezione) mascherato da farsaccia.
  • Regia
    • Risi orchestra il caos: entrate e uscite dei bambini, oggetti ovunque, inquadrature piene ma leggibili.
    • Uso di piani medi e campi lunghi per dare il senso del brulicare umano.
  • Recitazione
    • Giannini è un padre tenero/irresponsabile, sempre un po’ sopra le righe ma mai stupido.
    • Antonelli unisce sensualità a stanchezza cronica: è una madre esausta ma ancora desiderabile, e questo crea una tensione comica potente.

3. “Non è mai troppo tardi”

Gerontofilia, tabù e rovesciamento degli stereotipi

Premessa
Un giovane avvocato, gerontofilo, ama le donne anziane. Riesce ad avere una relazione con una vecchia signora… e con la madre ancora più decrepita.

Cosa esplora

  • L’idea che non esista un solo “modello” di desiderio.
  • La nostra difficoltà a concepire la vecchiaia come corpo desiderabile.
  • Il contrasto tra linguaggio “perbene” e contenuti assai poco perbene.

Lezioni tecniche e narrative

  • L’episodio rovescia un tabù senza moralismi: il punto non è “che schifo”, ma “perché ci sembra così assurdo?”.
  • Molto interessante l’uso delle location borghesi (salotti, case eleganti) per far esplodere il tema in modo ancora più straniante.
  • Il ritmo è più misurato, quasi da commedia di caratteri, con tempi comici basati su imbarazzo e lentezza.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Accetta il desiderio del protagonista come dato: non lo spiega, lo mette alla prova nella situazione più estrema (madre e figlia).
    • Gioco di fraintendimenti linguistici e di formalismi (titoli, riferimenti legali).
  • Regia
    • Attenta alla fisicità degli anziani senza mai scadere nel ridicolo facile.
    • Usa spesso campi e controcampi stretti, quasi claustrofobici, per far sentire il disagio.
  • Recitazione
    • Giannini lavora molto di occhi e micro-tic: sembra sempre combattuto fra desiderio e senso di colpa.
    • Le interpreti anziane (Paola Borboni e altre caratteriste) portano un’energia spiazzante: sono vive, capricciose, non “nonnine angelicate”.

Sesso Matto 3

4. “Viaggio di nozze”

Impotenza, virilità e riscatto in ascensore

Premessa
Un venditore ambulante romagnolo, inibito a letto, non riesce a consumare il matrimonio. La sua virilità si risveglia solo… in ascensore, lungo il viaggio di nozze.

Cosa esplora

  • Il mito della virilità italiana e l’angoscia dell’impotenza.
  • Il legame tra spazio fisico e sicurezza di sé: nella stanza d’albergo è bloccato, nello spazio claustrofobico dell’ascensore si sblocca.
  • La goffaggine dell’educazione sessuale di quegli anni.

Lezioni tecniche e narrative

  • Bellissimo esempio di uso di una location non convenzionale (l’ascensore) come vero “teatro” del conflitto.
  • Il corto lavora sul crescendo di imbarazzi, interruzioni, vicini di stanza, personale d’albergo: puro meccanismo di commedia all’italiana.
  • La macchina da presa sfrutta bene gli spazi stretti, accentuando la sensazione di oppressione e urgenza.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Idea centrale chiarissima: impotenza in stanza, potenza in ascensore → dispositivo drammaturgico perfetto.
    • Grande uso delle interruzioni comiche (qualcuno chiama, un rumore, un blocco dell’ascensore).
  • Regia
    • Molto senso del ritmo e del timing: la gag non è mai solo “sessuale”, è una costruzione di situazione che sfocia nel climax.
    • Risi sfrutta i corridoi e le porte dell’albergo come un palcoscenico di teatro di boulevard.
  • Recitazione
    • Giannini crea un personaggio diviso tra machismo di facciata e panico vero.
    • Antonelli è insieme ingenua e complice, con una grazia che rende l’episodio più dolce che volgare.

5. “Torna piccina mia”

Necrofilia affettiva: il culto della “moglie perduta”

Premessa
Un impiegatuccio frequenta una prostituta, ma le impone di somigliare sempre di più alla sua brutta moglie scomparsa: taglio di capelli, abiti, modo di parlare.

Cosa esplora

  • L’ossessione per il passato e la “mummificazione” del sentimento.
  • L’idea che l’amore coniugale, una volta finito, possa trasformarsi in feticcio.
  • L’uso del corpo femminile come manichino da plasmare.

Lezioni tecniche e narrative

  • È uno degli episodi più psicologicamente inquietanti, pur restando in registro comico-grottesco.
  • L’ambientazione (camera della prostituta che viene progressivamente “normalizzata”) racconta visivamente il processo di trasformazione.
  • Funziona come mini thriller psicologico travestito da commedia.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • La progressione è perfetta: da una richiesta “minima” (metti questo vestito) a una completa sovrapposizione identitaria.
    • Tensione tra lucro (la prostituta acconsente per soldi) e identità (quando smette di essere se stessa?).
  • Regia
    • Uso magistrale degli oggetti di scena: abiti, foto della moglie, specchi.
    • Risi gioca con i riflessi e con la ripetizione di gesti con due donne diverse che diventano una.
  • Recitazione
    • Giannini è patetico e inquietante, mai puro “mostro”: lo spettatore prova anche pietà.
    • Antonelli mostra grande intelligenza attoriale: si vede il passaggio da “professionista” distaccata a donna che si rende conto di essere annullata.

6. “Lavoratore italiano all’estero”

Mito dell’emigrante e fantasie proibite in Danimarca

Premessa
Un italiano in Danimarca, donatore di sperma in ospedale, si prepara alla donazione. Scambia poche parole con un’avvenente suora e si immagina il suo spogliarello.

Cosa esplora

  • Il mito del “maschio italiano all’estero”: esportatore di sesso, ma anche spaesato.
  • Il contrasto tra rigore nordico (ospedale, protocollo, suora) e mediterraneo (fantasia erotica sfrenata).
  • Il potere del pensiero: tutto l’episodio vive sul confine fra realtà e immaginazione.

Lezioni tecniche e narrative

  • Episodio molto “cinematografico”: parte “realista” (ospedale) e parte “fantasia erotica” con la suora che si spoglia solo nella testa del protagonista.
  • Ottimo esempio di uso di montaggio alternato (realtà/fantasia) per visualizzare il desiderio senza mostrarlo esplicitamente.
  • Il tono è comico, ma la satira sul “lavoratore italiano” e sulla mercificazione del corpo è pungente.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Premessa fortissima: italianissimo chiamato a “donare” in un paese nordico → già tutto il film è lì.
    • Buon uso del contrasto linguistico e culturale (formalità danese vs volgarità mentale italiana).
  • Regia
    • Fantasia e realtà hanno stili visivi diversi: luci, movimenti, musica cambiano.
    • Risi suggerisce la trasgressione senza mai indulgere nella pornografia → resta commedia.
  • Recitazione
    • Giannini rende benissimo la confusione tra imbarazzo, orgoglio, eccitazione.
    • Antonelli in versione suora è una delle immagini iconiche del film: innocenza e sensualità mescolate.

7. “La vendetta”

Eros come arma di potere e morte

Premessa
La vedova di un siciliano, ucciso su ordine di un maturo capomafia, sposa proprio quest’ultimo e si vendica sfinendolo con la propria sensualità fino a farlo morire.

Cosa esplora

  • Il corpo femminile come strumento di vendetta e di giustizia “privata”.
  • L’onore, il lutto, la legge non scritta della vendetta nel Sud.
  • Il rovesciamento dei ruoli: la donna, apparentemente sottomessa, è in realtà carnefice.

Lezioni tecniche e narrative

  • Episodio dal tono quasi tragico pur inserito in un contesto da commedia erotica.
  • L’uso di musica, ritmo e ripetizione degli incontri sessuali costruisce un crescendo che porta alla “morte per eros”.
  • La regia lavora sul contrasto tra staticità patriarcale (l’ambiente mafioso) e dinamismo del corpo della donna.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Perfetta parabola: offesa → piano → esecuzione → rovesciamento del potere.
    • Dialoghi secchi, spesso ellittici, pieni di non detto mafioso.
  • Regia
    • Risi tiene insieme rito mafioso e rito erotico con grande equilibrio.
    • Inquadrature spesso fisse, che rendono ancora più potente la fisicità degli incontri.
  • Recitazione
    • Antonelli è magnetica: da moglie piangente a “mantide religiosa” consapevole.
    • Il boss è costruito come figura di potere che si indebolisce scena dopo scena fino al crollo.

Sesso Matto 2

8. “Un amore difficile”

Identità di genere, travestitismo e omosessualità in chiave amara

Premessa
Un giovane meridionale emigrato a Milano si innamora di un travestito. Alla fine scoprirà che è suo fratello.

Cosa esplora

  • Omosessualità e identità di genere in un’Italia profondamente maschilista.
  • L’emigrazione dal Sud al Nord: non solo geografica, ma anche culturale e sessuale.
  • Il tema del riconoscimento (reale e simbolico): innamorarsi di qualcuno che, letteralmente, è “di famiglia”.

Lezioni tecniche e narrative

  • Probabilmente l’episodio più oggi “sensibile”: affronta temi che nel ’73 erano quasi tabù, con un misto di ironia e tristezza.
  • L’ambientazione milanese, più fredda, moderna, contrasta con la mentalità del protagonista meridionale.
  • Il finale è un pugno nello stomaco, mascherato da gag: scoprire che l’oggetto del desiderio è il fratello conferisce all’episodio un sottofondo tragico.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Coraggiosa per l’epoca: unisce amore sincero, desiderio, vergogna, identità.
    • Il twist finale (il riconoscimento) è forte e problematizza tutto ciò che abbiamo visto.
  • Regia
    • Risi si muove su un filo sottilissimo tra risata e pietà.
    • Le scene di strada, locali notturni, appartamenti sono girate con un realismo quasi documentaristico.
  • Recitazione
    • Giannini è splendido nel mostrare l’evoluzione da attrazione inconsapevole a shock.
    • L’interpretazione del travestito (e del fratello “nascosto”) è delicata e, per l’epoca, sorprendentemente non caricaturale.

9. “L’ospite”

Voyerismo di coppia e sadismo borghese

Premessa
Una coppia di coniugi annoiata invita a cena uno sconosciuto con l’unico scopo di eccitarsi vedendo il turbamento dell’uomo di fronte alle avances calcolate della moglie.

Cosa esplora

  • Il voyerismo come combustibile di un matrimonio in crisi.
  • Il potere della coppia consolidata sul singolo “ospite” sacrificabile.
  • La crudeltà elegante del ceto medio-alto.

Lezioni tecniche e narrative

  • L’episodio è quasi una piece teatrale in un’unica stanza: perfetto modello per un cortometraggio da girare oggi.
  • La tensione erotica è usata come arma psicologica, non solo come gioco.
  • Risi gioca con campi/controcampi, triangolazioni di sguardi, piccoli movimenti di macchina per far sentire il “gioco al massacro”.

Pregi

  • Sceneggiatura
    • Struttura chiarissima: invito → seduzione → umiliazione/sorpresa finale.
    • Dialoghi brillanti ma venati di crudeltà, ottimo materiale da studiare per scrivere scene di manipolazione emotiva.
  • Regia
    • Uso sapientissimo di tavolo, bicchieri, cibo, sigarette come oggetti di tensione.
    • Il montaggio sfrutta le reazioni dell’ospite per scandire il crescendo.
  • Recitazione
    • Giannini/Antonelli come coppia complice hanno una chimica perfetta: basta un’occhiata per far capire che tutto è premeditato.
    • L’ospite (Alberto Lionello, in alcune fonti) rappresenta il “normale” schiacciato dalla perversione “borghese”.

film sesso matto locandina

* Cosa può imparare oggi un giovane sceneggiatore/regista da Sesso matto

a) La forza del formato breve

Ciascun episodio di Sesso matto:

  • sta in 10–12 minuti circa,
  • ha una sola idea centrale forte,
  • la sviluppa fino alle estreme conseguenze,
  • ha un finale netto (gag, rivelazione, rovesciamento).

Questo è esattamente ciò che serve a un cortometraggio:

Un’idea, non tre.
Un tema, non dieci.
Un finale che sposti la percezione di quello che abbiamo visto.

b) Trattare il sesso come specchio della società

Il film parla di sesso, ma:

  • non si ferma mai alla superficie erotica;
  • mostra sempre che cosa quel comportamento rivela su:
    • classe sociale,
    • religione,
    • mentalità di genere,
    • ipocrisie collettive.

Per chi scrive oggi:

  • il sesso è interessante solo se è anche discorso su potere, identità, fragilità, ruolo sociale, non se è puro pretesto per “stuzzicare”.

c) Il tono: grottesco + pudore

Risi e Maccari riescono in una cosa difficilissima:

  • essere espliciti nei temi
  • ma pudichi nelle immagini, usando:
    • ellissi,
    • suggerimento,
    • metafore visive,
    • ironia.

È una lezione preziosa per chi vuole:

  • evitare pornografia gratuita;
  • restare nel registro della commedia sofisticata;
  • parlare di sesso per parlare d’altro.

d) Costruire personaggi in poche scene

Giannini e Antonelli reinventano se stessi a ogni episodio:

  • mimica, accento, postura, ritmo cambiano;
  • in 3–4 scene capiamo chi sono, cosa vogliono, di cosa hanno paura.

Da studiare:

  • come la sceneggiatura usa il primo dialogo, il primo gesto, il primo costume per delineare subito il personaggio.
  • come la regia li colloca nello spazio (baracca, salotto, albergo, ospedale, casa borghese) per raccontare il loro mondo.

* Conclusione: è un “atlante di cortometraggi” sulla sessualità italiana

Sesso matto non è solo una commedia erotica anni ’70.
È un atlante di mini-storie, ciascuna delle quali potrebbe esistere da sola come cortometraggio:

  • esplora i paradossi dell’amore e del desiderio;
  • fotografa vizi e virtù dell’Italia di allora, molti dei quali sono ancora attualissimi (ipocrisia, paura del diverso, culto della virilità, doppia morale);
  • dimostra che si può parlare di sesso con arguzia, intelligenza e persino tenerezza, senza rinunciare alla satira più tagliente.

Per i giovani di oggi che scrivono e girano cortometraggi, il film è:

  • una miniera di idee di base (ognuna aggiornabile al presente);
  • un manuale pratico su come incastonare temi seri dentro la commedia;
  • un invito a usare il formato breve non come “versione povera” del lungometraggio, ma come spazio ideale per esperimenti forti e concentrati.