Nel cinema il tema Bene/Male non è quasi mai soltanto una contrapposizione semplice tra eroe e cattivo. Nei film migliori diventa una domanda più profonda: che cosa rende un uomo buono? Che cosa lo corrompe? Il Male nasce dall’individuo, dalla società, dalla guerra, dalla famiglia, dalla religione, dal potere, dal denaro, dalla paura? I film più importanti su questo tema non si limitano a mostrare il Bene che trionfa sul Male; spesso mostrano quanto il Bene sia fragile, quanto il Male sia seducente, e quanto la zona intermedia tra i due sia il vero territorio drammatico del cinema.
Di seguito una selezione critica di film fondamentali, con i dati richiesti e una descrizione del modo in cui ciascuno affronta la questione.
1. Roma città aperta
Titolo originale: Roma città aperta
Titolo in Italia: Roma città aperta
Anno: 1945
Regista: Roberto Rossellini
Sceneggiatori: Sergio Amidei, Federico Fellini; il film è anche indicato come co-scritto da Rossellini e altri collaboratori
Direttore della fotografia: Ubaldo Arata
Premio principale: Grand Prix / Palma d’Oro al Festival di Cannes 1946
Qui il Bene e il Male sono storicamente riconoscibili: da una parte la Resistenza, il sacrificio, la solidarietà popolare; dall’altra l’occupazione nazista, la tortura, la delazione, la violenza di Stato. Ma Rossellini evita la retorica pura: il Bene non è trionfale, è povero, impaurito, spesso sconfitto. Don Pietro, Pina, Manfredi e gli altri resistenti rappresentano una bontà concreta, quotidiana, non astratta. Il Male invece appare come macchina burocratica e militare, capace di schiacciare i corpi ma non del tutto la dignità morale. È uno dei grandi film in cui il Bene coincide con la capacità di restare umani dentro una città ferita.
2. Il settimo sigillo
Titolo originale: Det sjunde inseglet
Titolo in Italia: Il settimo sigillo
Anno: 1957
Regista: Ingmar Bergman
Sceneggiatore: Ingmar Bergman
Direttore della fotografia: Gunnar Fischer
Premio principale: Premio speciale della giuria al Festival di Cannes 1957
Bergman non mette in scena il Male come mostro, assassino o tiranno, ma come silenzio di Dio, paura della morte, superstizione, crudeltà collettiva. Il cavaliere Antonius Block cerca una risposta morale in un mondo devastato dalla peste. Il Bene è fragile: sta nei gesti semplici, nella famiglia degli attori girovaghi, nel latte, nelle fragole, nell’amore elementare. Il Male sta nell’angoscia metafisica, nella persecuzione degli innocenti, nella violenza generata dalla paura religiosa. È un film centrale perché trasforma il conflitto Bene/Male in una domanda spirituale: come si può agire bene se il senso ultimo del mondo resta oscuro?
3. Il padrino
Titolo originale: The Godfather
Titolo in Italia: Il padrino
Anno: 1972
Regista: Francis Ford Coppola
Sceneggiatori: Mario Puzo, Francis Ford Coppola
Direttore della fotografia: Gordon Willis
Premio principale: Oscar al Miglior film
Il padrino è fondamentale perché racconta il Male non come devianza esterna, ma come sistema familiare, economico e affettivo. Michael Corleone non nasce mostro: viene progressivamente assorbito da un codice che confonde protezione e dominio, onore e vendetta, famiglia e potere criminale. Il Bene è quasi sempre impotente o compromesso. La tragedia del film sta nella trasformazione morale del protagonista: Michael perde la propria anima non in un solo gesto, ma attraverso una serie di scelte apparentemente necessarie. Coppola mostra che il Male più pericoloso è quello che sa presentarsi come dovere, fedeltà e responsabilità.
4. L’esorcista
Titolo originale: The Exorcist
Titolo in Italia: L’esorcista
Anno: 1973
Regista: William Friedkin
Sceneggiatore: William Peter Blatty
Direttore della fotografia: Owen Roizman
Premio principale: Oscar alla Miglior sceneggiatura non originale; il film vinse anche l’Oscar per il sonoro
È forse il film più diretto sullo scontro tra Bene e Male in senso religioso. La possessione di Regan non è soltanto un espediente horror: è la materializzazione del Male come corruzione del corpo, del linguaggio, dell’innocenza infantile. Ma Friedkin è grande perché non si limita allo spettacolo demoniaco. Il vero centro morale è padre Karras, uomo di fede debole, colpevole, ferito. Il Bene non coincide con la sicurezza dogmatica, ma con il sacrificio. Il Male urla, bestemmia, aggredisce; il Bene resiste quasi in silenzio, attraverso la compassione e l’offerta di sé.
5. Apocalypse Now
Titolo originale: Apocalypse Now
Titolo in Italia: Apocalypse Now
Anno: 1979
Regista: Francis Ford Coppola
Sceneggiatori: John Milius, Francis Ford Coppola; narrazione di Michael Herr
Direttore della fotografia: Vittorio Storaro
Premio principale: Palma d’Oro al Festival di Cannes 1979, condivisa con Il tamburo di latta; vinse anche l’Oscar per la fotografia e per il sonoro
In Apocalypse Now il Bene e il Male collassano dentro la guerra. Willard dovrebbe eliminare Kurtz perché Kurtz sarebbe “impazzito”; ma il viaggio lungo il fiume mostra che l’intero sistema bellico è già folle. Il Male non è solo Kurtz: è l’imperialismo, il massacro spettacolarizzato, l’obbedienza cieca, la trasformazione della guerra in rito tribale. Storaro costruisce visivamente questa discesa agli inferi con luci dorate, ombre rosse, fumo, fuoco, controluce quasi sacrali. Il film suggerisce che, in guerra, il confine tra giustizia e barbarie diventa instabile, e che l’uomo può scoprire il Male proprio mentre crede di combatterlo.
6. Platoon
Titolo originale: Platoon
Titolo in Italia: Platoon
Anno: 1986
Regista: Oliver Stone
Sceneggiatore: Oliver Stone
Direttore della fotografia: Robert Richardson
Premio principale: Oscar al Miglior film
Oliver Stone costruisce il conflitto Bene/Male dentro un plotone americano in Vietnam. Elias e Barnes diventano due poli morali: il primo più umano, empatico, spirituale; il secondo brutale, cinico, dominato dalla legge della sopravvivenza. Ma la forza del film sta nel far capire che il Male non è soltanto in Barnes: è nell’ambiente, nella paura, nella guerra come dispositivo di disumanizzazione. Il protagonista Chris Taylor assiste alla nascita della propria coscienza morale attraverso l’orrore. In questo senso Platoon è un film di formazione tragico: diventare adulti significa capire che il Bene non è innocenza, ma scelta dolorosa dentro il caos.
7. Il silenzio degli innocenti
Titolo originale: The Silence of the Lambs
Titolo in Italia: Il silenzio degli innocenti
Anno: 1991
Regista: Jonathan Demme
Sceneggiatore: Ted Tally
Direttore della fotografia: Tak Fujimoto
Premio principale: Oscar al Miglior film; vinse i cosiddetti “Big Five” Oscar: film, regia, attore, attrice e sceneggiatura non originale
Questo film tratta il Male come intelligenza, seduzione e abisso psichico. Hannibal Lecter è mostruoso, ma non caotico: è colto, lucido, manipolatore. Buffalo Bill invece rappresenta un Male più degradato, compulsivo, predatorio. Clarice Starling è il Bene non perché sia pura o invulnerabile, ma perché possiede empatia, disciplina e memoria del dolore. Demme costruisce una tensione morale straordinaria: per combattere il Male, Clarice deve ascoltarlo, interrogarlo, quasi avvicinarsi a esso senza esserne contaminata. Il film è importante perché mostra che il Bene investigativo non è soltanto forza, ma capacità di guardare l’orrore senza perdere la propria umanità.
8. Schindler’s List
Titolo originale: Schindler’s List
Titolo in Italia: Schindler’s List - La lista di Schindler
Anno: 1993
Regista: Steven Spielberg
Sceneggiatore: Steven Zaillian
Direttore della fotografia: Janusz Kamiński
Premio principale: Oscar al Miglior film
Qui il Male è storico, industriale, amministrativo: la Shoah come sistema di sterminio. Amon Göth incarna la crudeltà individuale, ma Spielberg mostra che il vero orrore nasce dall’organizzazione politica della morte. Oskar Schindler non è inizialmente un santo: è un imprenditore opportunista. Proprio per questo la sua trasformazione è potente. Il Bene nasce lentamente, attraverso lo sguardo sugli altri, la pietà, la vergogna, la responsabilità. Il film suggerisce che anche un uomo imperfetto può compiere un atto moralmente enorme se decide di usare il proprio potere per salvare vite invece che per trarne profitto.
9. Seven
Titolo originale: Seven / Se7en
Titolo in Italia: Seven
Anno: 1995
Regista: David Fincher
Sceneggiatore: Andrew Kevin Walker
Direttore della fotografia: Darius Khondji
Premio principale: tra i riconoscimenti vinti, MTV Movie Award per il Miglior film; il film ricevette anche una candidatura Oscar per il montaggio
Seven è uno dei film più cupi sul Bene e il Male perché nega allo spettatore una consolazione morale. John Doe si presenta come giudice dei peccati capitali, ma la sua idea di giustizia è essa stessa un Male assoluto: narcisistico, fanatico, omicida. Somerset rappresenta un Bene stanco, disilluso, quasi rassegnato; Mills un Bene impulsivo, emotivo, ancora convinto che la rabbia possa servire alla giustizia. La tragedia finale dimostra che il Male più raffinato non vuole solo uccidere: vuole corrompere moralmente chi lo combatte. Fincher costruisce una città senza luce, quasi biblica, dove la civiltà sembra marcire dall’interno.
10. Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re
Titolo originale: The Lord of the Rings: The Return of the King
Titolo in Italia: Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re
Anno: 2003
Regista: Peter Jackson
Sceneggiatori: Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson
Direttore della fotografia: Andrew Lesnie
Premio principale: Oscar al Miglior film; vinse tutti gli 11 Oscar per cui era candidato
È la forma epica e mitica del conflitto Bene/Male. Sauron rappresenta il Male assoluto, disincarnato, totalitario, fondato sul dominio. Ma la grandezza morale del film non sta solo nella guerra contro Mordor: sta nel viaggio di Frodo e Sam. L’anello è il Male come tentazione: non obbliga semplicemente, seduce, promette potere, deforma la volontà. Il Bene non è invincibilità guerriera; è resistenza, amicizia, fedeltà, umiltà. Sam è forse il personaggio più moralmente luminoso: non salva il mondo perché è potente, ma perché continua ad amare e a servire quando ogni speranza sembra finita.
11. Il labirinto del fauno
Titolo originale: El laberinto del fauno
Titolo in Italia: Il labirinto del fauno
Anno: 2006
Regista: Guillermo del Toro
Sceneggiatore: Guillermo del Toro
Direttore della fotografia: Guillermo Navarro
Premio principale: tre Oscar, tra cui Miglior fotografia per Guillermo Navarro
Guillermo del Toro unisce fiaba nera e storia politica. Il Male ha il volto del capitano Vidal: fascista, patriarcale, ossessionato dall’obbedienza, dal sangue e dalla discendenza. Il Bene appartiene a Ofelia, ma non come ingenuità infantile: come capacità di disobbedire a un ordine ingiusto. Il film è potentissimo perché distingue obbedienza e moralità. Non tutto ciò che è imposto dall’autorità è giusto; non tutto ciò che appare fantastico è fuga. Il labirinto diventa il luogo in cui una bambina impara che il Bene può richiedere sacrificio, immaginazione e rifiuto della brutalità adulta.
12. Non è un paese per vecchi
Titolo originale: No Country for Old Men
Titolo in Italia: Non è un paese per vecchi
Anno: 2007
Registi: Joel Coen, Ethan Coen
Sceneggiatori: Joel Coen, Ethan Coen
Direttore della fotografia: Roger Deakins
Premio principale: Oscar al Miglior film
Anton Chigurh è una delle figure più inquietanti del Male contemporaneo: non agisce per rabbia, piacere o ideologia esplicita, ma come se fosse un principio impersonale di destino. La monetina con cui decide la vita o la morte delle persone mostra un Male che si traveste da fatalità. Lo sceriffo Bell rappresenta invece un Bene stanco, anziano, incapace di comprendere la nuova violenza. I Coen evitano la catarsi: il Male non viene sconfitto in modo spettacolare. Rimane, passa oltre, continua. Il film è grande perché racconta il terrore morale di un mondo in cui la giustizia sembra arrivare sempre troppo tardi.
13. Il cavaliere oscuro
Titolo originale: The Dark Knight
Titolo in Italia: Il cavaliere oscuro
Anno: 2008
Regista: Christopher Nolan
Sceneggiatori: Jonathan Nolan, Christopher Nolan; soggetto di Christopher Nolan e David S. Goyer
Direttore della fotografia: Wally Pfister
Premio principale: Oscar al Miglior attore non protagonista a Heath Ledger; il film vinse anche l’Oscar per il montaggio sonoro
Nolan affronta il Bene e il Male in forma politica e urbana. Batman rappresenta un Bene problematico: combatte il crimine, ma opera fuori dalla legge. Harvey Dent è il Bene istituzionale, luminoso, pubblico. Il Joker è il Male come caos, nichilismo e sabotaggio del senso morale. La sua vera vittoria non sarebbe uccidere, ma dimostrare che chiunque può crollare se spinto abbastanza oltre. Il film è importante perché chiede se il Bene possa restare moralmente puro quando combatte un Male che non rispetta alcuna regola. La risposta è amara: a volte il Bene deve pagare un prezzo simbolico, fino a diventare menzogna necessaria.
14. Il nastro bianco
Titolo originale: Das weiße Band - Eine deutsche Kindergeschichte
Titolo in Italia: Il nastro bianco
Anno: 2009
Regista: Michael Haneke
Sceneggiatore: Michael Haneke
Direttore della fotografia: Christian Berger
Premio principale: Palma d’Oro al Festival di Cannes 2009
Haneke firma uno dei film più severi sulle radici del Male. Ambientato in un villaggio protestante tedesco prima della Prima guerra mondiale, il film osserva autoritarismo, repressione sessuale, violenza familiare, ipocrisia religiosa. Haneke ha definito il film una riflessione sulle “radici del male”, religioso o politico. Il Bene è quasi invisibile, soffocato da istituzioni che pretendono purezza ma producono crudeltà. Il nastro bianco, simbolo di innocenza, diventa ironicamente segno di controllo. È un film fondamentale perché mostra il Male non come evento improvviso, ma come educazione alla durezza, all’obbedienza e alla mancanza di empatia.
15. Una separazione
Titolo originale: Jodaeiye Nader az Simin / A Separation
Titolo in Italia: Una separazione
Anno: 2011
Regista: Asghar Farhadi
Sceneggiatore: Asghar Farhadi
Direttore della fotografia: Mahmoud Kalari
Premio principale: Oscar al Miglior film straniero; vinse anche l’Orso d’Oro a Berlino
Questo è un caso straordinario perché il Bene e il Male non sono separati in personaggi opposti. Tutti hanno ragioni comprensibili, tutti mentono almeno un poco, tutti difendono qualcosa: famiglia, dignità, religione, denaro, salute, reputazione. Farhadi mostra il Male come accumulo di piccole omissioni, mezze verità, rigidità sociali. Il Bene non è mai assoluto, perché ogni scelta giusta per qualcuno può ferire qualcun altro. È uno dei più grandi film morali contemporanei proprio perché rifiuta il giudizio facile. Lo spettatore non può limitarsi a condannare: deve pensare, dubitare, riconsiderare.
16. 12 anni schiavo
Titolo originale: 12 Years a Slave
Titolo in Italia: 12 anni schiavo
Anno: 2013
Regista: Steve McQueen
Sceneggiatore: John Ridley
Direttore della fotografia: Sean Bobbitt
Premio principale: Oscar al Miglior film
Qui il Male è la schiavitù come sistema totale: economico, giuridico, fisico, psicologico. Non si tratta solo della cattiveria di singoli padroni, ma di una società che trasforma esseri umani in proprietà. Solomon Northup rappresenta il Bene come dignità che resiste alla disumanizzazione. McQueen evita ogni sentimentalismo comodo: costringe lo spettatore a guardare la violenza, la durata, il corpo offeso. Il Bene non appare come vittoria immediata, ma come ostinazione della persona a non coincidere con la condizione in cui è stata gettata. È un film essenziale perché mostra il Male storico nella sua materialità più brutale.
17. Parasite
Titolo originale: Gisaengchung / Parasite
Titolo in Italia: Parasite
Anno: 2019
Regista: Bong Joon-ho
Sceneggiatori: Bong Joon-ho, Han Jin-won
Direttore della fotografia: Hong Kyung-pyo
Premio principale: Oscar al Miglior film; vinse anche la Palma d’Oro a Cannes
Parasite è uno dei film più moderni sul Bene e il Male perché sposta il problema dal singolo individuo alla struttura sociale. I poveri mentono, manipolano, invadono; i ricchi sono gentili, ma ciechi, classisti, protetti dal proprio privilegio. Nessuno è interamente innocente, ma nessuno è riducibile a mostro. Il Male è la disuguaglianza che trasforma le persone in concorrenti, parassiti, intrusi, padroni inconsapevoli. Bong costruisce una tragedia morale mascherata da commedia nera e thriller. Il film suggerisce che, in una società verticalizzata, anche i gesti individuali più meschini sono prodotti da un’architettura più ampia e crudele.
18. La zona d’interesse
Titolo originale: The Zone of Interest
Titolo in Italia: La zona d’interesse
Anno: 2023
Regista: Jonathan Glazer
Sceneggiatore: Jonathan Glazer
Direttore della fotografia: Łukasz Żal
Premio principale: Oscar al Miglior film internazionale; vinse anche il Grand Prix a Cannes
Questo film radicalizza la rappresentazione del Male: l’orrore di Auschwitz resta quasi sempre fuori campo. Vediamo la famiglia Höss vivere accanto al campo di sterminio, coltivare il giardino, organizzare la casa, parlare di carriera. Il Male non viene spettacolarizzato; viene reso domestico, amministrativo, quotidiano. È la banalità del Male portata a una forma cinematografica estrema. Il Bene, quasi assente dall’immagine, sopravvive come coscienza dello spettatore: siamo noi a completare l’orrore attraverso il suono, la memoria storica, ciò che sappiamo ma non vediamo. Glazer mostra che il Male può convivere con la normalità più ordinata.
19. Oppenheimer
Titolo originale: Oppenheimer
Titolo in Italia: Oppenheimer
Anno: 2023
Regista: Christopher Nolan
Sceneggiatore: Christopher Nolan
Direttore della fotografia: Hoyte van Hoytema
Premio principale: Oscar al Miglior film
Oppenheimer affronta il Bene e il Male come problema della conoscenza scientifica e della responsabilità politica. Il protagonista non è un malvagio tradizionale: è un uomo brillante, ambiguo, contraddittorio, capace di contribuire a una scoperta che cambia il destino dell’umanità. Il Male non è solo la bomba, ma la possibilità che l’intelligenza umana produca strumenti superiori alla propria maturità morale. Nolan costruisce il conflitto tra necessità storica, ambizione, colpa e rimozione. Il film è importante perché non chiede soltanto se Oppenheimer fosse colpevole o innocente; chiede se il progresso possa essere moralmente neutrale quando genera distruzione di massa.
* Conclusione critica
I film elencati mostrano che il tema Bene/Male può assumere molte forme. In alcuni casi è storico e politico, come in Roma città aperta, Schindler’s List, 12 anni schiavo e La zona d’interesse. In altri è religioso o metafisico, come in Il settimo sigillo e L’esorcista. Può essere familiare e criminale, come ne Il padrino; bellico e allucinato, come in Apocalypse Now e Platoon; psicologico, come ne Il silenzio degli innocenti e Seven; sociale e sistemico, come in Parasite e Una separazione; oppure tecnologico e scientifico, come in Oppenheimer.
La grande lezione del cinema è che il Bene raramente appare come perfezione. Più spesso è una scelta difficile, fragile, imperfetta, compiuta dentro circostanze ostili. Il Male, invece, non sempre ha il volto del mostro: può avere il volto della legge, della famiglia, della patria, della carriera, della religione, del denaro, dell’obbedienza o della normalità quotidiana. Proprio per questo questi film restano fondamentali: non ci dicono soltanto chi sia buono e chi sia cattivo; ci costringono a chiederci quanto Bene e quanto Male possano convivere nell’uomo e nelle società che costruisce.





































































































































































