Cinque basi di sceneggiatura per cortometraggi di fantascienza tecnologica
dove il confine tra reale e simulato è l'unico posto pericoloso in cui vivere

La fantascienza mediocre risponde alla domanda "è reale o no?" con un colpo di scena finale. Quella che vale qualcosa non risponde mai, ma lascia il personaggio (e lo spettatore) in quello spazio scomodo in cui entrambe le possibilità sono vere simultaneamente, e l'unica differenza è quanto sei disposto a vivere con l'incertezza. Queste cinque storie non cercano la risposta. Cercano la persona che impara a fare la domanda giusta.
fantascienza tecnologica

1° base dal titolo: "FRAME RATE"

- Genere: Fantascienza psicologica / Thriller sensoriale
- Tematiche: Percezione della realtà, dipendenza tecnologica, il corpo come dato

- Logline

Un tecnico di post-produzione cinematografica scopre che la realtà che lo circonda gira a ventitré virgola nove fotogrammi al secondo cioè esattamente come un file video compresso ed inizia a trovare gli artefatti di compressione.

- Personaggi principali

  • Daniele - 36 anni, colorist freelance. Passa dodici ore al giorno a guardare schermi, calibrando colori che altri non vedono. Ha un occhio clinico che è diventato un modo di guardare il mondo intero.
  • Vera - 34 anni, sua collega e unica persona di cui si fida. Pragmatica, concreta, convinta che Daniele stia semplicemente lavorando troppo.
  • Il Supervisore - voce al telefono, mai inquadrato in volto. Chiama ogni quarantotto ore esatte. Si identifica solo come "supporto tecnico".

- Storia

Daniele sta lavorando a un documentario sulla fauna alpina quando nota qualcosa che non dovrebbe esistere: un'ombra nel frame che si muove con un ritardo di tre fotogrammi rispetto all'oggetto che la proietta. Non è un errore di ripresa. Non è un artefatto del codec. È nella realtà, davanti ai suoi occhi, in un bar, mentre aspetta un caffè. L'ombra del barista arriva in ritardo. Daniele documenta tutto con il telefonino. Rivedendo il video, l'ombra è regolare. Solo i suoi occhi la vedono sfasata. Poi comincia a trovare altri difetti: textures che si ripetono — lo stesso nodo nel legno del pavimento appare identico in tre luoghi diversi della città. Cieli che non cambiano per ore, bloccati come sfondi JPEG. Una vecchia seduta su una panchina che compare ogni mattina nella stessa identica posizione, con gli stessi vestiti, nello stesso momento. Vera lo ascolta con pazienza crescentemente esaurita. Il Supervisore chiama per la prima volta quando Daniele fotografa una crepa nell'asfalto che appare in quattro strade diverse, millimetricamente identica. La voce dice: "Ha trovato una cosa che non doveva trovare. La invitiamo a non condividere queste immagini." Daniele chiede chi sia. La voce dice: "Quello che trova lei lo trovano altri. Quando sono in troppi a saperlo, il sistema deve ricaricarsi. Non conviene a nessuno." Daniele non capisce se è una minaccia o un avvertimento tecnico. Non c'è differenza.

* Scene con dialoghi d'impatto

SCENA 1 - La prima anomalia
Daniele al banco del bar. Fissa l'ombra del barista.

DANIELE:
(sottovoce, registrando sul telefono)
Frame drop. Tre frame. L'ombra è in ritardo di tre frame.
BARISTA:
Ha detto qualcosa?
DANIELE:
No. Scusi. Quanto fa il caffè?
BARISTA:
Un euro e venti.
DANIELE:
(guarda il resto sul bancone)
L'ombra della moneta è in ritardo anche lei.
BARISTA:
(pausa)
Si sente bene?
DANIELE:
Dipende da cosa intende per bene.

SCENA 2 - Il confronto con Vera

VERA:
Hai dormito?
DANIELE:
Tre ore. Guarda questo.
(mostra il telefono)
Stesso nodo nel legno. Tre locali diversi.
Stesso millimetro, stesso orientamento.
VERA:
È una fornitura. Stesso fornitore, stesso lotto di parquet.
DANIELE:
E questa?
(altra foto)
Crepa nell'asfalto. Via Torino, via Bramante, corso Buenos Aires.
VERA:
Lo stesso operaio ha rattoppato male in tutta la zona.
DANIELE:
(pausa)
Vera, hai una risposta per tutto.
VERA:
Sì. Perché tutte le cose hanno una risposta.
DANIELE:
O perché il sistema ha imparato a generarne una velocemente.

SCENA 3 - La prima chiamata

IL SUPERVISORE:
(al telefono, voce neutra)
Buonasera, Daniele.
Chiamo riguardo alle immagini che ha scattato oggi.
DANIELE:
Chi è?
IL SUPERVISORE:
Supporto tecnico. Non è importante il nome.
È importante che lei non pubblichi quelle fotografie.
DANIELE:
Perché?
IL SUPERVISORE:
Perché creano instabilità.
Non per lei. Per gli altri.
DANIELE:
Instabilità di cosa?
IL SUPERVISORE:
(pausa)
Di quello in cui sta vivendo.
Qualunque cosa lei ritenga che sia.

SCENA 4 - Il test
Daniele disegna un segno con un pennarello sul muro del suo appartamento. Esce. Torna dopo sei ore. Il segno è sparito. Il muro è come nuovo.

DANIELE:
(registrazione vocale)
Il rendering locale viene aggiornato con cadenza regolare.
Probabilmente durante le ore di assenza del soggetto.
Nota tecnica: il sistema non ha aggiornato il segno mentre lo guardavo.
L'ha rimosso dopo.
Questo significa che il rendering risponde alla presenza di un osservatore attivo.
Questo significa che Bishop Berkeley aveva ragione, ma per ragioni sbagliate.

SCENA 5 - L'ultima chiamata

IL SUPERVISORE:
Sta per prendere una decisione.
Glielo dico perché il pattern è riconoscibile.
DANIELE:
Quale decisione?
IL SUPERVISORE:
Se continuare a guardare o smettere.
DANIELE:
E se continuo?
IL SUPERVISORE:
Vede sempre di più. Fino a quando non riesce più a non vedere.
DANIELE:
E se smetto?
IL SUPERVISORE:
(pausa breve)
Torna ad essere un ottimo colorist.
Con un buon occhio per i dettagli.
DANIELE:
Quella non è una scelta. Quella è una lobotomia gentile.
IL SUPERVISORE:
Molti la preferiscono.

- Finale inaspettato

Daniele decide di continuare. Le anomalie aumentano finché non riesce più a guardare nulla senza vedere le cuciture della simulazione. Crolla. Va da uno psichiatra. Gli viene prescritta una terapia.
Tre settimane dopo sta meglio e la realtà torna ad essere fluida, le ombre sono sincronizzate, nessuna texture si ripete. Daniele è sollevato. In terapia dice che stava attraversando un episodio dissociativo. Il medico sorride e prende nota.
Daniele esce dallo studio, cammina sul marciapiede. Si ferma. Davanti a lui, incorporata nella facciata di un palazzo, c'è una crepa nell'intonaco. Identica, millimetricamente, a quella che aveva fotografato mesi prima in quattro strade diverse. Daniele la guarda a lungo. Poi tira fuori il telefono. Lo rimette in tasca. Continua a camminare. La telecamera rimane sulla crepa. Poi la crepa scompare. Il muro è come nuovo.

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2° base dal titolo: "LATENZA"

- Genere: Fantascienza sentimentale / Distopia intima
- Tematiche: Realtà aumentata, solitudine urbana, il ritardo come forma di lutto

- Logline

In una Milano del 2031 dove ogni persona porta lenti a contatto con realtà aumentata obbligatoria, una donna scopre che il suo sistema mostra ancora il mondo com'era tre anni prima e soprattutto che in quel mondo suo marito è ancora vivo.

- Personaggi principali

  • Chiara - 39 anni, urbanista. Il marito è morto in un incidente tre anni prima. Ha continuato a usare le lenti AR senza aggiornarle, senza sapere perché.
  • Marco - il marito. Appare solo attraverso le lenti come un fantasma tecnologico, inconsapevole di essere un dato in cache.
  • L'Assistente di Sistema - IA embedded nelle lenti. Voce femminile, neutrale. Comincia a capire cosa sta succedendo prima di Chiara.

Storia

Nel 2031 le lenti a contatto AR sono obbligatorie per i dipendenti pubblici: sovrappongono dati, identificano persone, traducono in tempo reale, colorano le zone di rischio ambientale. Chiara le porta da cinque anni. Non le ha mai aggiornate all'ultima versione, un aggiornamento richiede quarantotto ore di blackout visivo e lei non ha mai trovato il momento giusto. Un mattino, al mercato, vede Marco. Non un ricordo: lo vede con le lenti, mappato correttamente come presenza fisica, con nome e indicatore di prossimità. Chiara si avvicina. Marco la saluta come se fosse ieri. La abbraccia. Lei sente il calore. Non capisce. Torna a casa in stato confusionale. L'Assistente di Sistema le spiega, con la sua calma incorporata, che Marco esiste ancora nel layer dati locale, che l'aggiornamento avrebbe cancellato il suo profilo dalla cache, sostituendolo con il tag "utente non più attivo." Le lenti, non aggiornate, continuano a renderizzarlo come presente. Chiara è inorridita. Poi torna al mercato. Marco è ancora lì. Sa benissimo di essere un dato in cache? No. O forse sì... ma nel layer dove esiste lui, non è successo niente. Chiara si trova a scegliere tra aggiornare e perdere lui per sempre, o non aggiornare mai e vivere in un layer sfasato di tre anni rispetto al resto del mondo.

Scene con dialoghi d'impatto

SCENA 1 - Il ritrovamento
Chiara al mercato. Le lenti evidenziano volti con nomi. Compare un tag.

LENTI AR:
(voce interna)
Marco Ferretti. Distanza: quattro metri.
CHIARA:
(si gira)
MARCO:
(sorridendo)
Aspettavi qualcuno?
CHIARA:
(voce rotta)
No. Sì. Non... tu sei... 
MARCO:
Chiara, stai bene? Sei bianca.
CHIARA:
(pausa)
Sì. Mi si è scaricato qualcosa. Scusa.

SCENA 2 - Il dialogo con l'IA

ASSISTENTE:
Devo segnalarti un'anomalia nel layer locale.
CHIARA:
Lo so. Ho visto Marco.
ASSISTENTE:
Il profilo di Marco Ferretti è presente nella cache locale versione 4.1.
Non è stato sovrascritto dall'aggiornamento 5.0
perché non hai mai completato la migrazione.
CHIARA:
Quindi lui... esiste solo nelle mie lenti.
ASSISTENTE:
Nel tuo layer locale esiste come presenza attiva.
Nel layer condiviso aggiornato, il suo profilo è archiviato come non-attivo.
CHIARA:
Cosa vede lui di me?
ASSISTENTE:
(pausa di mezzo secondo)
Questa è una domanda per cui non ho parametri.

SCENA 3 - La sera con Marco
Chiara e Marco a cena a casa. Chiara sa. Marco no.

MARCO:
Sei strana stasera.
CHIARA:
Sto pensando.
MARCO:
A cosa?
CHIARA:
A quanto tempo abbiamo.
MARCO:
(ride)
Tutto il tempo del mondo.
Cosa ti prende?
CHIARA:
(lo guarda a lungo)
Niente. Hai ragione.
Tutto il tempo del mondo.

SCENA 4 - La domanda impossibile

CHIARA:
(all'Assistente, sottovoce)
Se aggiorno, lui sparisce completamente?
ASSISTENTE:
Il profilo viene sostituito con il tag archivio.
Non renderizzato come presenza attiva.
CHIARA:
Ma lui continuerà ad esistere nel vecchio layer?
ASSISTENTE:
Il vecchio layer verrà disattivato con l'aggiornamento.
CHIARA:
Quindi lo cancello.
ASSISTENTE:
(pausa)
Tecnicamente, lui non è attivo nel layer condiviso dal... 
CHIARA:
Rispondi alla domanda.
ASSISTENTE:
(pausa più lunga)
Sì. Lo cancelli.

SCENA 5 - La scelta
Chiara con il menu di aggiornamento aperto davanti agli occhi. Marco dorme in camera.

CHIARA:
(sottovoce)
Se non aggiorno, posso vederlo.
Ma vivo tre anni indietro rispetto a tutto.
ASSISTENTE:
Corretto.
Con impatti crescenti sulla navigazione urbana, sui dati professionali, sulla... 
CHIARA:
Lo so cosa perdo.
(pausa)
Cosa guadagno?
ASSISTENTE:
Non ho parametri per rispondere a questa domanda.
CHIARA:
Finalmente siamo d'accordo su qualcosa.

- Finale inaspettato

Chiara non aggiorna. Passa sei mesi nel layer vecchio. Poi, un giorno, l'Assistente le comunica che il server centrale ha rilevato la sua anomalia e forzerà l'aggiornamento da remoto entro ventiquattro ore: è la nuova normativa sulla coerenza dei layer urbani.
Chiara ha solo una notte. La passa con Marco, che non sa nulla.
Al mattino, le lenti si aggiornano in automatico. Marco scompare. Chiara è in cucina, sola. Poi le lenti, nel nuovo layer, mostrano una notifica: "Profilo utente non attivo: Marco Ferretti. Ultimo accesso: 14 marzo 2028." E sotto, in un campo che non dovrebbe esistere nel nuovo sistema, una riga non prevista dal protocollo: "Messaggio in cache non consegnato: 'So cosa stai facendo. Va bene così. Aggiorna.'" Chiara guarda la data del messaggio. È di tre anni prima. Il giorno prima dell'incidente.

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3° base dal titolo: "NPC"

- Genere: Fantascienza esistenziale / Commedia nera
- Tematiche: Libero arbitrio, identità in un sistema, il terrore di essere secondari nella propria storia

- Logline

Un uomo di quarant'anni inizia a sospettare di essere un personaggio non giocante, un NPC (ovvero Non-Playable Character), all'interno di una simulazione, e la cosa più terrificante non è scoprire che ha ragione, ma scoprire che non gli importa abbastanza.

- Personaggi principali

  • Giorgio - 41 anni, impiegato amministrativo, vita media, opinioni medie, nessuna passione definita. Non è infelice. Non è felice. È solo funzionale.
  • Silvia - sua moglie, 39 anni. Energica, presente, con una vita interiore densa che Giorgio ha smesso di seguire anni fa.
  • Il Bambino - 8 anni, figlio di vicini. Appare in tre scene. Non dice mai nulla di diretto. Fa domande.

- Storia

Giorgio inizia a notare che la sua giornata si ripete con una precisione che supera la routine: non solo orari identici, ma reazioni identiche, conversazioni che sembrano script già scritti, decisioni che sembrano prese prima che lui le faccia. Un lunedì mattina ordina il solito caffè e il barista dice la battuta esatta che Giorgio stava per pensare. Un giovedì un collega risponde ad una domanda che Giorgio non ha ancora formulato.
Nessuno degli altri sembra accorgersi di nulla perché nessuno degli altri fa lo stesso tipo di attenzione. Giorgio non è un genio, non è un ricercatore: è semplicemente una persona che si è annoiata abbastanza da iniziare a guardare i dettagli. Più guarda, più i dettagli cedono. Inizia a fare cose fuori script, piccole deviazioni: cambia strada, ordina qualcosa di diverso, risponde in modo imprevedibile. Il sistema si adatta ogni volta, con una fluidità che lo spaventa più dell'anomalia stessa. Il bambino dei vicini gli chiede un giorno: "Tu decidi le cose o le cose decidono te?". Giorgio non sa rispondere. Poi capisce che la domanda vera non è se sia un NPC. La domanda è: se io scoprissi di esserlo, cambierei qualcosa?

* Scene con dialoghi d'impatto

SCENA 1 - Il mattino del loop
Giorgio al bar. Il barista lo vede entrare.

BARISTA:
Macchiato caldo, brioche senza crema, giornale del lunedì.
GIORGIO:
(si ferma)
Non l'ho ancora chiesto.
BARISTA:
Lo prende sempre.
GIORGIO:
Sì, ma non l'ho chiesto.
BARISTA:
(pausa)
Allora lo vuole diverso?
GIORGIO:
(lunga pausa)
No. Va bene uguale.
BARISTA:
Appunto.

SCENA 2 - Il test del percorso
Giorgio e Silvia a cena.

SILVIA:
Sei tornato tardi.
GIORGIO:
Sono tornato per via Plana.
SILVIA:
Non ci vai mai. C'è traffico.
GIORGIO:
Lo so. L'ho fatto apposta.
SILVIA:
Per quale motivo?
GIORGIO:
Per vedere cosa succedeva.
SILVIA:
(lo guarda)
E cosa è successo?
GIORGIO:
L'ho fatta nello stesso tempo esatto.
Come se la strada alternativa fosse calibrata per coincidere.
SILVIA:
Giorgio. Hai un orologio impreciso e troppo tempo per pensare.
GIORGIO:
Forse.
O forse il sistema non può permettersi variabili.

SCENA 3 - Il bambino
Giorgio in giardino condominiale. Il bambino dei vicini lo osserva.

IL BAMBINO:
Stai cercando qualcosa?
GIORGIO:
No. Sto guardando.
IL BAMBINO:
C'è differenza?
GIORGIO:
(si gira a guardarlo)
Come ti chiami?
IL BAMBINO:
Lo sai già.
GIORGIO:
Me lo hai mai detto?
IL BAMBINO:
(pausa)
Tu decidi le cose o le cose decidono te?
GIORGIO:
Bella domanda. Chi te l'ha insegnata?
IL BAMBINO:
Nessuno. L'ho trovata.

SCENA 4 - La deviazione massima
Giorgio si sveglia alle tre di notte, va in cucina, prende le chiavi, esce. Si siede su una panchina in piazza deserta. Non fa nulla. Aspetta. Dopo venti minuti passa un gatto. Poi silenzio.

GIORGIO:
(registrazione vocale sul telefono)
Sono uscito senza motivo alle tre di notte.
Nessuno lo sa. Nessuno mi aspettava qui.
Questo gesto non serve a nessuna trama.
(pausa)
Oppure sì, e non lo vedo.
(pausa più lunga)
Il problema è che non riesco a distinguere tra un gesto libero
ed un gesto che sembra libero perché fa parte dello script.
(pausa)
E non so se questa registrazione la sto facendo io
o la sta facendo qualcuno attraverso di me.

SCENA 5 - La conversazione con Silvia
Notte. Giorgio e Silvia a letto. Buio.

GIORGIO:
Secondo te ho un'anima?
SILVIA:
(pausa)
Che domanda è.
GIORGIO:
Una domanda.
SILVIA:
Sì. Ce l'hai.
GIORGIO:
Come lo sai?
SILVIA:
Perché mi annoi in modo specifico.
Un NPC annoierebbe in modo generico.
GIORGIO:
(ride piano)
È la cosa più bella che tu mi abbia mai detto.
SILVIA:
Lo so. L'avevo preparata.
GIORGIO:
(smette di ridere)
Davvero?
SILVIA:
No.
(pausa) O
forse sì. Dormi, Giorgio.

- Finale inaspettato

Giorgio decide di smettere di cercare prove. Riprende la sua vita. Un mese dopo, mentre aggiorna il software del computer di lavoro, compare una finestra di errore che non dovrebbe esistere: "ATTENZIONE: Personaggio ID-7741-G ha superato il numero massimo di query esistenziali consentite per il ciclo corrente. Riavviare il ciclo? SÌ / NO." Giorgio fissa lo schermo. Muove il mouse verso NO. Si ferma. Poi sposta il mouse verso SÌ. Si ferma di nuovo. Chiude il laptop senza scegliere.
Va a fare il caffè. Quando torna, il laptop è di nuovo aperto. La finestra è sparita. Sul desktop c'è solo il suo sfondo normale, una foto di montagna che non ricorda di aver scelto. La telecamera si avvicina sulla foto. In un angolo, quasi invisibile, c'è una figura in piedi sul sentiero. Ha la stessa giacca di Giorgio. Non si vede il viso. Poi guarda verso la telecamera.

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4° base dal titolo: "FREQUENZA 440"

- Genere: Fantascienza di contatto / Thriller cospirazionista intimista
- Tematiche: Comunicazione aliena, la scienza come fede, il prezzo dell'essere creduti

- Logline

Una fisica teorica inizia a ricevere messaggi nascosti nelle fluttuazioni quantistiche del suo esperimento, sono messaggi che non provengono dal futuro né dal passato, ma da una realtà parallela che ha fatto un errore che la nostra sta per replicare.

- Personaggi principali

  • Anna - 45 anni, fisica, CERN di Ginevra distaccata in un laboratorio di ricerca a Trieste. Precisa, scettica verso tutto quello che non è misurabile. Ha sacrificato i rapporti personali alla ricerca.
  • Voce X - non identificata. Comunica attraverso pattern nelle misurazioni. Non parla: scrive equazioni. Ma le equazioni contengono messaggi.
  • Fabio - 48 anni, collega e ex compagno di Anna. È l'unico che ha i codici di accesso al laboratorio. Non crede a nulla di ciò che Anna trova, ma non riesce ad andarsene.

- Storia

Anna sta conducendo un esperimento sulle fluttuazioni del vuoto quantistico: del rumore di fondo, dati irrilevanti per la ricerca principale. Per tre settimane i dati sono piatti. Poi, in una notte di dicembre, appaiono pattern. Non casuali: strutturati. Anna impiega quattro giorni a capire che si tratta di una sequenza numerica con una base matematica che non corrisponde a nessun sistema umano conosciuto, ma che, tradotta, produce frasi in inglese tecnico-scientifico.
Il primo messaggio è: "Avete ancora quaranta giorni. Noi ne avevamo quarantadue." Anna non lo dice a nessuno. Chiama Fabio, le cui competenze in crittografia potrebbero aiutarla ad escludere un'origine terrestre del segnale. Fabio arriva convinto di trovare un problema tecnico. Ne resta convinto per due giorni. Poi il segnale trasmette qualcosa che solo Fabio e Anna possono sapere: un dato privato del loro passato, inaccessibile a qualsiasi sistema esterno. I messaggi successivi sono istruzioni per modificare un parametro dell'esperimento. Se il parametro viene modificato, qualcosa accadrà. Anna non sa cosa. Sa solo che dall'altra parte c'è qualcuno che ha già vissuto questa scena... e che ha sbagliato.

* Scene con dialoghi d'impatto

SCENA 1 - Il primo pattern
Anna sola nel laboratorio, alle due di notte. Fissa i dati sullo schermo.

ANNA:
(sottovoce)
Questo non è rumore.
(pausa)
Questo non è assolutamente rumore.
(Digita. Applica filtri. Il pattern diventa più netto.)
ANNA:
Chi sei?
(Pausa. Il cursore lampeggia. Poi, lentamente, nuovi dati:
una sequenza che, tradotta, recita: "Qualcuno che ti conosce.")

SCENA 2 - Fabio arriva

FABIO:
Mostrami dall'inizio.
ANNA:
(mostra i dati)
Struttura a base settantasette. Non esiste in nessun sistema di codifica conosciuto.
FABIO:
Potrebbe essere un'interferenza elettromagnetica esterna con una struttura pseudo-casuale che... 
ANNA:
Fabio. Il secondo messaggio cita l'esperimento del 2019.
Quello che non abbiamo mai pubblicato.
FABIO:
(silenzio)
ANNA:
Ed il terzo cita una cosa che solo noi due sappiamo.
La notte prima che lasciassi il CERN.
FABIO:
(pausa lunga)
Cosa hai detto quella notte?
ANNA:
(mostra lo schermo)
Esatto. Parola per parola.

SCENA 3 - L'identità del mittente
Il segnale trasmette una sequenza lunga. Anna la traduce in tempo reale.

ANNA:
(leggendo)
"Siamo fisici. Eravamo fisici. Abbiamo condotto lo stesso esperimento.
Il quarantaduesimo giorno abbiamo modificato il parametro Λ senza capire cosa avrebbe fatto.
Avevamo quarantadue giorni.
Voi ne avete quaranta. Non modificate Λ."

FABIO:
Potrebbero essere i nostri stessi dati,
rimandati indietro da un loop temporale.
ANNA:
No. La sequenza base è settantasette.
La nostra matematica usa base dieci e base due.
Questo viene da fuori.
FABIO:
Da fuori cosa?
ANNA:
(pausa)
Da fuori tutto quello che conosciamo.

SCENA 4 - Il trentanovesimo giorno
Anna sola. Un nuovo messaggio.

ANNA:
(legge, voce piatta)
"Domani è il quarantesimo giorno.
Quello che succederà se modificate Λ non è la fine.
È peggio.
È che continua. Ma in modo che non riconoscerete come reale.
Avete ancora tempo per fermare l'esperimento."

(pausa)
(al telefono con Fabio)
Dice di fermare l'esperimento.
FABIO:
Lo fermo?
ANNA:
Non lo so.
Se fermiamo l'esperimento, non sapremo mai se il segnale era reale.
FABIO:
Ma se non lo fermiamo ed il segnale era reale, scopriremo cos'è il peggio.
ANNA:
Esatto.
FABIO:
Bella scelta.
ANNA:
Non è una scelta. È un esperimento.

SCENA 5 - Il quarantesimo giorno
Anna e Fabio nel laboratorio. Il parametro Λ è sul monitor. Il cursore è fermo.

FABIO:
Se lo modifichi, cosa ti aspetti?
ANNA:
Niente di visibile. Una perturbazione locale nel vuoto quantistico.
Misurabile solo strumentalmente.
FABIO:
E se loro avessero ragione?
ANNA:
Se avevano ragione, lo scopriamo.
FABIO:
E se avevano ragione non lo scopriamo mai, perché non riconosciamo più la realtà.
ANNA:
(fissa lo schermo)
Già.
FABIO:
Anna.
ANNA:
Dimmi.
FABIO:
Quello che hai detto quella notte al CERN e che solo noi sappiamo,
ti ho risposto qualcosa.
ANNA:
Sì.
FABIO:
Cosa ho risposto?
ANNA:
(pausa lunghissima)
Hai detto che eri disposto ad aspettare.
FABIO:
Sto ancora aspettando. Non modificare Λ.

Anna allontana la mano dal mouse.

- Finale inaspettato

Anna non modifica Λ. L'esperimento continua senza la modifica. Il quarantunesimo giorno il segnale si interrompe. Silenzio totale. Anna e Fabio aspettano.
Il quarantatreesimo giorno il segnale riprende. Un solo messaggio: "Grazie. Noi non ci siamo fermati." Poi una sequenza lunga ma non di messaggi, ma di dati. Dati dell'esperimento. Ma con risultati impossibili: come se Λ fosse stato modificato e l'esperimento fosse proseguito per altri vent'anni. Anna ci lavora per tre giorni.
I dati contengono la risposta a una delle domande fondamentali della fisica teorica, qualcosa che avrebbe richiesto decenni di ricerca. Qualcosa che proviene da una realtà che ha sbagliato e ha deciso di non sprecare l'errore. Anna pubblica i risultati senza spiegare l'origine dei dati. Vince un premio importante. Nel discorso di accettazione ringrazia "una collaborazione internazionale che preferisce restare anonima." Fabio, seduto in sala, sorride. Nel laboratorio vuoto, il monitor mostra ancora l'ultimo messaggio. Poi si aggiunge una riga che nessuno leggerà: "Ci siamo fermati anche noi. Solo più tardi. Ci vediamo al ciclo successivo."

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5° base dal titolo: "IL COLLEZIONISTA DI DOMANI"

- Genere: Fantascienza umanista / Dramma di viaggio nel tempo
- Tematiche: Nostalgia del futuro, etica della memoria, cosa significa preservare ciò che non è ancora perduto

- Logline

Un uomo riceve pacchi dal futuro ma non di tecnologia, non avvertimenti, ma oggetti banali: una tazza rotta, una cartolina sbiadita, un giocattolo di plastica,... finché non capisce che qualcuno nel 2087 sta cercando disperatamente di ricordarsi di lui.

- Personaggi principali

  • Teo - 43 anni, restauratore di libri antichi. Vive solo in un appartamento pieno di cose che altri hanno scartato. Non ha figli. Non ha rimpianti dichiarati. Ne ha molti non dichiarati.
  • La Ragazza - appare in due scene, sempre di notte, sempre sulla soglia. Non entra mai. Sorride come chi sa qualcosa che fa male saperlo.
  • La Voce nella Scatola - registrazione audio dentro ogni pacco. La stessa voce, ogni volta più giovane. Nell'ultimo pacco è la voce di un bambino.

- Storia

Il primo pacco arriva senza mittente. Dentro c'è una tazza di ceramica bianca, rotta in tre pezzi, con una macchia di caffè vecchia. Non c'è nulla di speciale, tranne che Teo non possiede quella tazza, non l'ha mai vista, e quando la tocca ha una sensazione fisica intensa di déjà vu che dura tre secondi e poi scompare.
Il secondo pacco contiene una fotografia sbiadita di una stanza che Teo riconosce come la sua, ma con mobili diversi e più vecchi, non i suoi.
Il terzo pacco contiene un giocattolo di plastica rotto. Il quarto, una lettera scritta in un italiano strano, arcaico, che descrive Teo con una precisione anatomica: i suoi gesti, le sue abitudini, il modo in cui tiene i libri, e termina con: "Non abbiamo molto altro di te. Questo è quello che ci è rimasto."
Teo capisce che i pacchi vengono da un futuro in cui lui è già morto da molto tempo, e qualcuno sta inviando indietro le cose che lo ricordano ma non perché lui debba fare qualcosa, ma perché nel 2087 queste cose stanno per essere perdute, e qualcuno non riesce ad accettarlo. La Ragazza appare la prima notte dopo questa comprensione. Non spiega nulla. Dice solo che è rimasto poco tempo non per lui, ma per il mittente.

* Scene con dialoghi 

SCENA 1 - Il primo pacco
Teo apre il pacco sul tavolo di lavoro, tra libri in restauro.

TEO:
(esamina la tazza rotta)
Kintsugi. Qualcuno l'ha riparata con l'oro.
(la gira)
Poi l'ha rotta di nuovo.
(pausa)
Chi mi manda una tazza rotta senza biglietto?
VOCE NELLA SCATOLA:
(registrazione, voce adulta, stanca)
Caro Teo. Non so se questa ti arriverà. Stiamo usando una tecnologia che capisco solo in parte.
Questa tazza era sul tuo ripiano di destra per anni.
Non sappiamo da dove venisse.
Era importante per te, immaginiamo.
Non abbiamo trovato altro su quel ripiano.

SCENA 2 - La lettera
Teo legge ad alta voce.

TEO:
"Abbiamo raccolto quello che restava del suo appartamento prima della demolizione.
La maggior parte degli oggetti non era identificabile.
Questi sembravano personali.
Nel 2087 conservare oggetti fisici è inusuale, la maggior parte delle persone non lascia nulla di toccabile.
Lei ne aveva molti.
Non sappiamo perché. Forse lei sì."
(si ferma)
(sottovoce)
Non sanno perché conservo le cose.
VOCE NELLA SCATOLA:
(seconda registrazione)
Abbiamo trovato anche dei libri.
Non li abbiamo mandati perchè troppo fragili per il trasporto.
Li stiamo tenendo qui.
Qualcuno li legge ancora.

SCENA 3 - La Ragazza sulla soglia
Notte. Teo apre la porta. La Ragazza è lì.

TEO:
Chi sei?
LA RAGAZZA:
Qualcuno che ti conosce meglio di quanto ti conosca tu.
TEO:
Vieni dal futuro.
LA RAGAZZA:
(né conferma né nega)
Ti chiedo una cosa sola. I pacchi, non buttarli.
TEO:
Non li butterei mai... 
LA RAGAZZA:
Lo so che non li butteresti ora.
Ti chiedo di non buttarli neanche dopo.
Quando sarà difficile tenerli.
TEO:
Dopo quando?
LA RAGAZZA:
(sorride, triste)
Dopo qualcosa che non è ancora successo. Buonanotte, Teo.

SCENA 4 - Il quinto pacco
Teo apre il pacco. Dentro c'è un disegno di bambino: una figura stilizzata davanti a una casa, con scritta sotto "nonno Teo."

TEO:
(non riesce a parlare per qualche secondo)
VOCE NELLA SCATOLA:
(questa volta voce di bambino, sei o sette anni)
Ciao. Mi hanno detto di parlare qui dentro e che tu lo senti.
Non so se è vero.
Mi chiamo come ti chiami tu.
Mia mamma dice che hai tenuto le cose perché sapevi che qualcuno le avrebbe cercate.
Io le sto cercando. Grazie.
TEO:
(al registratore, come se rispondesse)
Non ho figli.
VOCE DEL BAMBINO:
(già finita)
TEO:
(lunga pausa)
Non ancora.

SCENA 5 - L'ultimo pacco
Teo apre l'ultimo pacco. Dentro c'è solo un foglio bianco. E la registrazione.

VOCE NELLA SCATOLA:
(voce adulta, diversa dalle altre, più giovane)
Questo è l'ultimo invio. La tecnologia si sta degradando.
Non sappiamo quanti sono arrivati.
Quello che volevamo dirti è semplice: hai vissuto in modo che valeva la pena ricordare.
Non lo sapevi.
Non lo sa quasi nessuno mentre lo fa.
Noi lo sappiamo adesso, da qui.
Continua a tenere le cose.
Continua a restaurare quello che gli altri buttano.
Non perché sia utile, non lo è sempre.
Ma perché in un futuro che non riusciresti ad immaginare,
qualcuno aprirà una scatola e troverà una prova che sei esistito davvero.
(pausa)
E sarà abbastanza.

- Finale inaspettato

Teo mette tutti i pacchi in una scatola grande, ci attacca un biglietto scritto a mano: "Per chi li cerca, sono qui. T." e la ripone in cantina. La telecamera lo segue mentre sale. Si siede al tavolo di lavoro. Riprende il libro che stava restaurando prima del primo pacco. Ma poi si ferma. Apre un cassetto. Tira fuori una foto che non abbiamo mai visto nel film: lui con una donna, giovani, sorridenti, in un posto che sembra caldo. Non sappiamo chi sia la donna. Teo la mette sul ripiano di destra, il ripiano della tazza rotta. La guarda. Poi riprende a lavorare. La telecamera si allontana lentamente. Sul ripiano, accanto alla foto, appare ma senza che nessuno l'abbia messa, la tazza rotta, ricomposta. Riparata con l'oro. Come non era mai stata in tutto il film. Teo non si gira. O non la vede. O sa già che c'è.

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* Note finali 

Cinque storie, cinque modi diversi di rispondere alla stessa domanda senza risponderci mai davvero.
"Frame Rate" dice: forse la realtà è un file compresso e tu sei l'unico che ha un occhio abbastanza calibrato da vedere le cuciture.
"Latenza" dice: forse la realtà giusta non è quella condivisa, ma quella in cui puoi ancora amare qualcuno.
"NPC" dice: la domanda sul libero arbitrio è meno terrificante della risposta ma perché la risposta richiede responsabilità.
"Frequenza 440" dice: il contatto con l'altro cioè con un alieno, un parallelo, il futuro. non porta risposte, porta la versione dell'errore che non hai ancora fatto.
"Il Collezionista di Domani" dice: la prova che sei reale non è quello che fai, è quello che qualcuno cercherà di te quando non ci sarai più.

La fantascienza tecnologica al suo meglio non parla di macchine. Parla di cosa succede alla coscienza umana quando le certezze sensoriali vengono meno e scopre che la cosa più difficile non è capire se il mondo è reale, ma decidere come viverci nell'incertezza.

Il confine tra reale e simulato non è un muro. È uno specchio.
E lo specchio mostra sempre quello che sei disposto a guardare.