5 aggettivi 02 500Anche gli altri aggettivi che seguono non sono categorie accademiche né criteri di valutazione astratti. Sono bussole operative, sono parole che, interiorizzate profondamente ed applicate con coerenza ad ogni fase della realizzazione di un cortometraggio, producono quella qualità rara che distingue un film che si dimentica appena finito da uno che continua a risuonare nella mente e nel cuore dello spettatore molto dopo che lo schermo si è spento. 

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* Terzo Aggettivo: PRECISO

- Il significato profondo

Preciso viene dal latino "praecisus" cioè tagliato via, separato, definito con esattezza. In un cortometraggio la precisione è la qualità per cui ogni elemento ovvero ogni scelta di sceneggiatura, di regia, di fotografia, di montaggio, di suono, è esattamente quello che deve essere e non un qualcosa di approssimativo, di generico, di "abbastanza buono". La precisione non è il perfezionismo ossessivo che blocca la creatività: è la cura meticolosa con cui si scelgono e si posizionano le cose giuste al posto giusto nel momento giusto.

Nel cortometraggio la precisione è ancora più critica che nel lungometraggio perché il formato breve amplifica tutto: ogni imprecisione è visibile, ogni scelta approssimativa si paga immediatamente, ogni elemento fuori posto distrae lo spettatore in modo proporzionalmente più grave di quanto farebbe in un film di due ore. Una battuta imprecisa od anche vagamente giusta invece di esattamente giusta, in un cortometraggio di cinque minuti ha il peso di un'intera scena sbagliata in un lungometraggio.

La precisione si manifesta ad ogni livello: nella scelta delle parole nei dialoghi, nell'angolazione esatta di ogni inquadratura, nel momento esatto in cui ogni taglio avviene, nella scelta specifica di ogni oggetto di scena, nella durata esatta di ogni pausa. Non si tratta mai di dettagli insignificanti: nel cortometraggio, come nella poesia, ogni dettaglio è significativo.

- Il valore di applicazione nelle varie fasi

Nella fase della sceneggiatura è la precisione del linguaggio: Ogni parola di un dialogo deve essere la parola giusta ma non una parola giusta, non una parola accettabile, ma la parola precisa che questo personaggio userebbe in questo momento preciso. Questo richiede di riscrivere ogni battuta molte volte, provando varianti diverse, leggendole ad alta voce, verificando che suonino come qualcosa che una persona reale direbbe piuttosto che qualcosa che un personaggio cinematografico convenzionale direbbe. La precisione del linguaggio include anche la lunghezza delle frasi: una frase lunga ed articolata ha un peso emotivo diverso da una frase breve e spezzata, e questa differenza deve essere una scelta consapevole del narratore.

Nella fase del sopralluogo e della scelta delle location: La precisione nella scelta delle location significa non accontentarsi di un posto "che funziona" ma cercare il posto esatto che l'immagine richiede: quello in cui la storia sembra accadere naturalmente, in cui i personaggi sembrano abitare invece di essere stati portati lì per le riprese. Ogni elemento visibile nell'inquadratura dalle pareti, i mobili, gli oggetti, alla qualità della luce, tutto deve essere scelto con precisione: o perché è giusto così com'è, o perché viene modificato per diventare esattamente giusto.

Nella fase delle riprese con la precisione del frame: La precisione visiva significa che ogni inquadratura è composta con intenzione precisa: che la posizione della camera, l'angolazione, la distanza focale ed il posizionamento dei soggetti all'interno del frame non sono approssimativi ma esatti. Significa che prima di premere il tasto di registrazione il regista sa esattamente perché quella e non un'altra è l'inquadratura giusta per quel momento della storia.

Nella fase del montaggio è la precisione del tempo: Nel montaggio la precisione si misura in fotogrammi: letteralmente in ventiquattresimi di secondo. Il momento esatto in cui un taglio avviene può fare la differenza tra una scena che funziona ed una che non funziona: tagliare un fotogramma troppo presto o troppo tardi rispetto al momento di massima tensione emotiva è un'imprecisione che lo spettatore non riesce ad analizzare ma sente fisicamente come qualcosa che non quadra. Il montaggio eccellente è quello in cui ogni taglio avviene nel momento esatto cioè non un fotogramma prima, non un fotogramma dopo.

- Esempi

Un esempio di precisione straordinaria nel cinema è qualsiasi lavoro di Robert Bresson (fin dal suo primo lavoro, il cortometraggio Les affaires publiques del 1934): ogni inquadratura è scelta con una precisione quasi matematica, ogni dialogo è ridotto all'essenziale indispensabile, ogni gesto degli attori è calibrato fino al dettaglio più minimo. Guardare un film di Bresson è come guardare qualcuno che gioca a scacchi con la narrazione: ogni mossa è esatta, niente è lasciato al caso.

Per un cortometraggio, un esempio concreto di precisione potrebbe essere nella scena in cui un personaggio scopre che il suo rapporto d'amore è finito, la scelta precisa non è mostrare la sua reazione emotiva attraverso lacrime od urla perchè quella è la scelta approssimativa, quella che qualsiasi sceneggiatore farebbe istintivamente. La scelta precisa potrebbe essere mostrare il personaggio che si ferma davanti al frigorifero aperto e rimane lì, fisso, a lungo, per qualche secondo di troppo, e poi prende un bicchiere d'acqua e lo beve tutto d'un fiato. Quel dettaglio preciso: il frigorifero, il bicchiere d'acqua, la durata leggermente troppo lunga della pausa, dice più di qualsiasi lacrima.

Consiglio: Dopo aver scritto ogni scena della vostra sceneggiatura, rileggete ogni singola battuta e chiedetevi: questa è la parola esatta, od è una parola approssimativa che ci si avvicina? Se è approssimativa, continuate a cercare finché non trovate quella esatta. Poi fate lo stesso con ogni indicazione visiva nelle didascalie. Questo processo richiede molto tempo ma trasforma radicalmente la qualità del testo.

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Quarto aggettivo: CORAGGIOSO

- Il significato profondo

Coraggioso viene dal latino "cor" cioè cuore. Il coraggio, etimologicamente, è un atto del cuore: qualcosa che si fa non perché sia sicuro o comodo od approvato, ma perché il cuore lo richiede nonostante la paura. Applicato ad un cortometraggio, il coraggio è la qualità che permette al cineasta di fare le scelte difficili, quelle che espongono, che rischiano, che si allontanano dalla sicurezza del convenzionale, invece di rifugiarsi nelle scelte sicure che producono film corretti ma presto dimenticabili.

Il coraggio nel cinema breve ha molte forme diverse.
C'è il coraggio tematico, come affrontare argomenti scomodi, divisivi, personalmente dolorosi, invece di scegliere temi universalmente accettabili e non controversi.
C'è il coraggio narrativo, come scegliere strutture non convenzionali, finali aperti o tragici, personaggi moralmente ambigui, invece di seguire le formule narrative che producono storie rassicuranti e facilmente digeribili.
C'è il coraggio visivo, come scegliere un'estetica personale e riconoscibile anche quando quella estetica rischia di non piacere a tutti, invece di adottare un linguaggio visivo sicuro e generico.
Ed infine c'è il coraggio personale: cioè mettere qualcosa di se stessi nel film, rendersi vulnerabili attraverso la propria opera, accettare il giudizio pubblico su qualcosa di profondamente proprio.

Il valore di applicazione nelle varie fasi

Nella fase dell'ideazione: il coraggio della vulnerabilità: Il coraggio più importante comincia prima ancora di scrivere una parola: è il coraggio di scegliere la storia che fa paura raccontare invece di quella che sembra sicura. Ogni cineasta ha dentro di sé una storia che vorrebbe raccontare ma che continua a rimandare perché è troppo personale, troppo esposta, troppo rischiosa. Quella storia, quasi sempre, è la storia migliore che potrebbe fare. Il cortometraggio che nasce dalla vulnerabilità dell'autore è quello che produce vulnerabilità nello spettatore, e quella vulnerabilità condivisa è la forma più alta di comunicazione cinematografica.

Nella fase della sceneggiatura: il coraggio della struttura: Scrivere un cortometraggio con una struttura non convenzionale richiede coraggio perché viola le aspettative sia del pubblico, dei festival, che dei produttori. Un cortometraggio senza un chiaro antagonista, un cortometraggio in cui il protagonista non cambia, un cortometraggio in cui non "succede niente" nel senso narrativo convenzionale, tutte queste scelte richiedono il coraggio di credere che la propria visione valga la pena di essere realizzata anche quando va contro le convenzioni. E spesso, non sempre, ma spesso, sono queste le scelte che producono i film più memorabili.

Nella fase della direzione degli attori: il coraggio di andare nel profondo: Il coraggio nella direzione degli attori significa non fermarsi alla prima performance accettabile ma spingersi più in profondità cioè chiedere agli attori di esplorare il territorio emotivo scomodo del personaggio, di portare qualcosa di loro stessi di reale invece di una performance studiata. Questo richiede coraggio da parte del regista perché significa costruire un rapporto di fiducia profonda con gli attori ed assumersi la responsabilità di guidarli in luoghi emotivi difficili.

Nella fase del montaggio: il coraggio del taglio: Nel montaggio il coraggio si manifesta nella capacità di tagliare ciò che non funziona, anche quando si ama quella scena, anche quando abbiamo tribolato giorni a girarla, anche quando era tecnicamente perfetta ma narrativamente non necessaria. Il detto cinematografico "kill your darlings" (cioè: uccidi i tuoi tesori) è il manifesto del coraggio nel montaggio: la capacità di sacrificare ciò che si ama per il bene del film.

Esempi

Un esempio di coraggio tematico straordinario: un cortometraggio che racconta la storia di un padre che non riesce ad amare suo figlio, non per cattiveria ma per un'incapacità emotiva profonda e irrisolta, senza cercare di giustificarlo né di condannarlo, semplicemente mostrando la realtà di quella relazione con tutto il suo dolore e la sua complessità. Questa è una storia coraggiosa perché non è rassicurante, non si risolve in modo consolante e non permette allo spettatore di stare comodamente dalla parte del bene.

Un esempio di coraggio visivo: girare un cortometraggio interamente in un'unica ripresa continua di dieci minuti, senza tagli, senza la sicurezza della possibilità di correggere qualcosa in montaggio, come scelta estetica precisa che comunica la continuità e l'irreversibilità del tempo nella storia che si racconta. Questo richiede coraggio perché ogni imprecisione è permanente e visibile.

Consiglio: Scrivete due versioni di ogni scena importante: la versione sicura cioè quella che qualsiasi sceneggiatore scriverebbe istintivamente, e la versione coraggiosa: quella che avreste paura di scrivere ma che sentite essere più vera. Poi scegliete la seconda. Non sempre, ma quasi sempre, è quella giusta.

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Quinto aggettivo: RISONANTE

Il significato profondo

Risonante viene dal latino "resonare" cioè risuonare, continuare a vibrare dopo che il suono iniziale si è spento. Applicato ad un cortometraggio, la risonanza è quella qualità per cui il film continua ad esistere nella mente e nel cuore dello spettatore dopo che lo schermo si è spento: il corto continua a lavorare, a risuonare, a produrre significati nuovi e connessioni inaspettate molto oltre il momento della visione.

La risonanza è forse la qualità più difficile da costruire deliberatamente e la più impossibile da falsificare: un cortometraggio risonante non può essere fabbricato ma può solo essere trovato, attraverso la combinazione di tutti gli altri aggettivi. Un film necessario, autentico, preciso e coraggioso tende naturalmente verso la risonanza; un film che manca di uno di questi attributi può essere anche tecnicamente brillante ma raramente risuona.

La risonanza nasce dall'universalità che si trova dentro la specificità: un cortometraggio che racconta una storia molto specifica come un momento preciso, un personaggio preciso, una situazione precisa, ma che in quella specificità trova qualcosa di universalmente umano, qualcosa che parla a chiunque della propria esperienza più profonda. È il paradosso narrativo fondamentale: più una storia è specifica e personale, più è capace di raggiungere lo spettatore in modo universale.

Il valore di applicazione nelle varie fasi

Nella fase dell'ideazione, cercare il tema universale sotto la storia specifica: La risonanza si costruisce fin dall'inizio identificando il tema universale che la storia specifica porta in sé. Non il tema dichiarato come "questo è un film sull'immigrazione" o "questo è un film sulla solitudine", ma il tema profondo, quello che risponde alla domanda: cosa dice questa storia di tutti noi? Una storia su un anziano che impara ad usare il cellulare non è solo una storia su un anziano e sul cellulare: è una storia sull'irriducibilità dell'amore di fronte al tempo, sulla solitudine che si nasconde dietro la tecnologia, sull'impossibilità di comunicare davvero con chi si ama. È questo il tema profondo che produce la risonanza.

Nella fase della sceneggiatura, costruire livelli di lettura multipli: Un cortometraggio risonante ha sempre almeno due livelli di lettura: quello superficiale cioè la storia che si vede, e quello profondo ovvero il significato che quella storia porta in sé. La risonanza si costruisce facendo sì che questi due livelli siano in tensione creativa tra loro: la storia superficiale deve essere abbastanza interessante da reggere da sola, ed il significato profondo deve essere abbastanza implicito da non essere mai dichiarato esplicitamente. Non si spiega mai il tema di un cortometraggio risonante: lo si costruisce visivamente in modo che lo spettatore lo trovi da solo, e quella scoperta personale è esattamente ciò che produce la risonanza.

Nella fase della fotografia e del suono, costruire un'atmosfera che persiste: La risonanza visiva e sonora è quella che si produce quando l'immagine finale del film, come la sua colonna sonora, continua a essere presente nella memoria dello spettatore molto dopo la visione. Le immagini risonanti sono quelle che hanno una qualità poetica che va oltre il semplice racconto: non mostrano solo ciò che è necessario alla storia ma mostrano anche qualcosa di più, qualcosa che appartiene alla dimensione del simbolo, dell'archetipo, dell'immagine che porta con sé un peso di significato che supera la sua funzione narrativa immediata.

Nella fase del montaggio, trovare il ritmo che risuona: Il montaggio di un cortometraggio risonante non segue solo la logica narrativa ma segue anche la logica emotiva e poetica. Ci sono tagli che producono risonanza non perché narrativamente necessari ma perché creano una connessione inaspettata tra due immagini o due momenti che si illuminano reciprocamente. Queste connessioni non si programmano: si trovano nel materiale girato, ed il montatore eccellente è quello che le riconosce quando le vede.

Nell'immagine finale: La risonanza di un cortometraggio si misura quasi sempre sulla qualità della sua ultima immagine: quella che rimane impressa, quella che lo spettatore porta con sé. L'ultima immagine di un cortometraggio risonante non chiude: apre. Non risponde: chiede. Non consola: continua ad interrogare. È un'immagine che potrebbe stare da sola come una fotografia, come un dipinto, come unapoesia visiva... è qualcosa che ha senso anche fuori dal contesto del film che l'ha prodotta.

Esempi

Un esempio di risonanza straordinaria in un formato breve: "La Jetée" di Chris Marker - un cortometraggio del 1962 fatto quasi interamente di fotografie fisse - racconta una storia di fantascienza con una semplicità visiva assoluta ma produce una risonanza che dura tutta la vita in chi lo ha visto. La sua ultima immagine con il protagonista che riconosce il ricordo che lo ha ossessionato tutta la vita, è tra le immagini cinematografiche più risonanti della storia del cinema.

Per un cortometraggio contemporaneo, un esempio di costruzione della risonanza: un film che racconta il semplice gesto di un padre che insegna al figlio ad allacciarsi le scarpe, sono solo dieci minuti di un gesto quotidiano, apparentemente banale, ma che nell'ultima inquadratura mostra lo stesso figlio, ora adulto, che insegna al proprio figlio lo stesso gesto con le stesse parole. Quella struttura circolare, quel ritorno del gesto attraverso il tempo, produce una risonanza profonda sul tema della trasmissione, del tempo che passa, dell'amore che si perpetua attraverso i gesti minimi quotidiani... senza che nessuna di queste cose venga mai dichiarata esplicitamente.

Consiglio: Cercate l'immagine finale del vostro cortometraggio prima ancora di avere la storia completa. Quell'immagine deve essere così potente e così aperta da poter stare da sola, per produrre domande invece di rispondere a domande. Se riuscite a trovare quella immagine, avete trovato il cuore risonante del vostro film.

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* I 5 aggettivi come Sistema

I cinque aggettivi che abbiamo esplorato ed analizzato: necessario, autentico, preciso, coraggioso e risonante non sono categorie separate ed indipendenti. Sono un sistema organico in cui ognuno alimenta e sostiene gli altri.

Un cortometraggio necessario tende naturalmente verso l'autenticità, perché ciò che deve essere detto ha già dentro di sé la sua verità.
Un cortometraggio autentico richiede precisione, perché solo la scelta precisa del dettaglio giusto può trasmettere la verità autentica.
Un cortometraggio preciso richiede coraggio, perché la scelta precisa è quasi sempre la scelta difficile, quella che fa paura.
Ed un cortometraggio necessario, autentico, preciso e coraggioso ha tutte le condizioni per essere risonante, cioè per continuare a vivere nello spettatore molto dopo che lo schermo si è spento.

La cosa più bella di questi cinque aggettivi è che non riguardano solo il cinema. Riguardano qualsiasi atto creativo, ed in un senso più profondo, qualsiasi atto umano degno di questo nome. Fare qualcosa di necessario, di autentico, di preciso, di coraggioso e di risonante è la descrizione di un modo di stare nel mondo prima ancora che di un modo di fare cinema.

E forse è per questo che il cinema soprattutto quando è davvero grande, non è mai solo cinema. È vita portata sullo schermo con tutta la sua complessità, la sua bellezza, la sua paura e la sua meraviglia. Ed è esattamente quello che un cortometraggio eccellente, in dieci minuti od anche meno, ha il potere straordinario di essere.