La solitudine è una delle emozioni più potenti da raccontare in un cortometraggio: è visiva, è silenziosa, è universale.
Ma non è una sola cosa: esistono molte solitudini diverse, con cause e possibili vie d’uscita altrettanto diverse.
Quello che segue è:
- una mappa dei motivi principali della solitudine (non proprio tutti, ma i più frequenti e utili per scrivere);
- e per ciascuno scriviamo:
- perché nasce;
- e come spesso si risolve “statisticamente” (cioè nelle modalità più comuni nella vita reale);
- e, naturalmente, 2 idee di utilizzo in una sceneggiatura per un Cortometraggio.
Nota importante: se la solitudine diventa sofferenza pesante, isolamento estremo, pensieri di autosvalutazione o peggio, è sempre bene valutare l’aiuto di uno psicologo o di un servizio di supporto. Qui parliamo in modo generale, non sostitutivo di un aiuto professionale.
1. Solitudine da cambiamento di ambiente
(trasloco, emigrazione, cambio città, scuola, lavoro)
Perché nasce
- Si perdono le routine sociali: bar, vicini, colleghi storici.
- Le persone nuove non hanno ancora costruito un “noi” con il protagonista.
- Spesso c’è anche shock culturale o linguistico.
Come si risolve più spesso
Nella vita reale, molte persone:
- Creano nuove routine in spazi sociali: corsi, associazioni, palestra, parrocchia, cineforum, volontariato.
- Sfruttano contatti deboli (conoscenti, colleghi) che con il tempo diventano amicizie più forti.
- Mantengono alcuni legami del passato (chiamate, chat) ma smettendo di viverli come “rifugio esclusivo”.
Non c’è una formula magica, ma l’esposizione graduale a nuovi contesti + tempo è la combinazione che statisticamente funziona di più.
2 idee per cortometraggi
- “Latte in Cartone”
- Un uomo appena trasferito in una nuova città va ogni mattina nello stesso bar. Non parla con nessuno. Il barista sbaglia sempre il suo ordine, finché un giorno la barista nuova lo riconosce solo dalla marca del latte che sceglie.
- Tema: la nascita di un contatto attraverso un dettaglio quotidiano.
- “Scalo Tecnico”
- Una ragazza straniera bloccata in una piccola città italiana per 24 ore (sciopero treni) trova compagnia in un anziano che non ha mai viaggiato ma conosce tutte le storie dei passeggeri di passaggio.
- Tema: la solitudine del “nuovo arrivato” che rispecchia quella di chi non è mai partito.
2. Solitudine da transizione di vita
(fine scuola, pensione, diventare genitori, separazioni amicali)
Perché nasce
- Le reti sociali strutturate (classe, colleghi, gruppo sportivo) si dissolvono.
- Non ci sono ancora nuovi gruppi di riferimento.
- Ruoli che davano identità (studente, professionista, ecc.) cambiano o si perdono.
Come si risolve più spesso
Molto spesso:
- Creando nuove appartenenze: corsi serali, gruppi di neo-genitori, associazioni, hobby.
- Riscoprendo amicizie “dormienti” o facendo pace con rapporti lasciati in sospeso.
- Accettando un periodo di “passaggio” come fase normale, non come fallimento.
2 idee per cortometraggi
- “Ultimo Registro”
- Un prof di liceo in pensione va a scuola per “dimenticare una cosa” e non riesce a uscire dall’edificio. Incontra, nei corridoi, immagini dei suoi ex studenti che gli parlano come se fosse ancora il loro prof.
- Tema: l’identità legata al ruolo che finisce e come ricostruirla.
- “Notte Prima della Laurea”
- Un gruppo di amici si è già “perso” prima ancora della laurea. Il protagonista passa la notte da solo nell’aula magna vuota, mentre ascolta i messaggi vocali che non ha mai inviato ai suoi compagni.
- Tema: la solitudine della transizione e il coraggio di fare il primo passo di riconnessione.
3. Solitudine da timidezza od ansia sociale
Perché nasce
- Paura di essere giudicati, rifiutati, “sbagliati”.
- Tendenza all’evitamento: non si partecipa a eventi, non si parla con sconosciuti, ci si ritira.
- L’evitamento rafforza la solitudine → più solitudine, più paura → circolo vizioso.
Come si risolve più spesso
Statisticamente, le strade che aiutano di più:
- Esposizione graduale: piccoli passi (salutare il vicino, partecipare ad attività in gruppetti piccoli).
- Attività strutturate dove il focus non è “socializzare” ma fare qualcosa insieme (laboratori di cinema, teatro, sport, giochi da tavolo).
- A volte supporto psicologico (soprattutto per ansia sociale marcata).
2 idee per cortometraggi
- “Tre Parole e Stop”
- Un ragazzo timido decide che ogni giorno dirà almeno tre parole a uno sconosciuto (anche “bel cane”). Il cortometraggio mostra i 10 tentativi peggiori e il singolo tentativo che cambia qualcosa davvero.
- Tema: la micro-cura della solitudine attraverso micro-courage.
- “Casting Silenzioso”
- Una ragazza con ansia sociale partecipa come comparsa muta a un set di cortometraggio. Sul set scopre che l’unico modo per comunicare con il regista, sordo, è la lingua dei segni. Qui è lui quello che non sente, non lei quella che “non sa parlare”.
- Tema: ribaltamento del ruolo, solitudine che si scioglie quando cambia il contesto.
4. Solitudine da rifiuto, bullismo, esclusione
Perché nasce
- Esperienze ripetute di rifiuto attivo (presa in giro, esclusione deliberata, umiliazione).
- Si sviluppano convinzioni tipo: “Non piaccio a nessuno”, “Sono sbagliato/a”, “Se mi avvicino, mi fanno male”.
- Il protagonista si isola preventivamente per “autoproteggersi”.
Come si risolve più spesso
Le vie di uscita più frequenti:
- Incontrare contesti diversi da quelli dove è avvenuta l’esclusione (nuova scuola, gruppo extra scolastico, online sano, associazioni).
- Contatti significativi con una o due persone supportanti (non serve una folla).
- Lavoro interiore sulle convinzioni (“non sono definito da quello che è successo”).
2 idee per cortometraggi
- “Panca Numero 4”
- Un ragazzo che ha sempre pranzato da solo al liceo torna molti anni dopo alla stessa panchina. Lì trova una studentessa che sta vivendo la stessa storia. Non si conoscono, ma per 15 minuti condividono un panino e un segreto.
- Tema: continuità delle ferite, possibilità di interrompere il ciclo.
- “Lista Nera”
- Una giovane donna trova, nelle cose di infanzia, una “lista nera” con i nomi di chi la prendeva in giro. Li rintraccia tutti per restituire qualcosa… ma si accorge che alcuni sono più soli di lei, altri non ricordano, altri chiedono scusa.
- Tema: rifiuto rivisto a distanza, la solitudine di chi ha fatto del male.
5. Solitudine da lutto o rottura affettiva
Perché nasce
- Perdita improvvisa di una persona che occupava gran parte del mondo emotivo.
- Routine spezzate, silenzi nuovi nella casa.
- Sensazione che “nessuno può capire”.
Come si risolve più spesso
Col tempo e con:
- Elaborazione del lutto (parlarne, ricordare, piangere, non negare);
- Riconnessione graduale con attività e persone che non cancellano il legame, ma lo spostano dentro, come memoria;
- In alcuni casi gruppi di supporto, terapia, nuove relazioni affettive (non sostituti, ma nuove storie).
2 idee per cortometraggi
- “Posto Vuoto”
- Un vedovo continua a prenotare due posti al cinema, come faceva con la moglie. Un giorno, una ragazza gli chiede se può sedersi sul sedile “riservato”. Da lì nasce un dialogo che non è romantico, ma di alleanza tra solitudini.
- Tema: lutto e piccoli gesti di riconnessione con il mondo.
- “Messaggi in Bozza”
- Dopo una rottura, un uomo continua a scrivere messaggi alla ex e a lasciarli nelle bozze. Li rilegge mesi dopo e si accorge che la persona a cui sta davvero parlando… è il sé del passato.
- Tema: solitudine post-rottura come occasione di riscrittura di sé.
6. Solitudine da “diversità” percepita
(gusti, valori, identità, cultura, disabilità, orientamenti)
Perché nasce
- Il protagonista sente di non rientrare nei modelli dominanti del contesto in cui vive.
- Linguaggio, interessi, corpo, idee lo fanno percepire (o si sente) “altro”.
- A volte la famiglia o il contesto sociale confermano questo vissuto con giudizi, prese in giro, minimizzazione.
Come si risolve più spesso
Molto spesso:
- Trovando comunità affini (online, gruppi, associazioni, festival, ecc.).
- Re-interpretando la “diversità” come risorsa identitaria, non difetto.
- Mantenendo alcuni legami con chi è diverso, ma senza dover più “convincere tutti”.
2 idee per cortometraggi
- “Fuori Catalogo”
- Una ragazza che ama solo cinema muto viene presa in giro dagli amici. Trova un piccolo cineclub di quartiere dove, a sorpresa, tutti parlano del presente attraverso film antichi.
- Tema: sentirsi fuori luogo e trovare il proprio “micro-mondo”.
- “Lingua Madre”
- Un ragazzo che parla male la lingua del paese in cui vive si innamora di un’attrice che recita in una lingua che lui non capisce. La segue lo stesso, e scopre che la solitudine si può condividere anche senza parole.
- Tema: comunicare al di là della lingua, identità e appartenenza.
7. Solitudine da super-lavoro e ritmo di vita
Perché nasce
- Orari lunghi, stress, turni, spostamenti continui.
- Poco tempo per coltivare relazioni in profondità.
- Identità quasi esclusivamente legata al ruolo professionale.
Come si risolve più spesso
Quando succede “bene”:
- Ristrutturando priorità di tempo (meno straordinari, più protezione di momenti liberi).
- Accettando di avere meno “amici superficiali” e poche relazioni profonde.
- Imparando a dire qualche “no” in più.
2 idee per cortometraggi
- “Notturno Feriale”
- Una guardia giurata di un supermercato 24h vive solo di notte. Una volta all’anno tutti fanno ferie, tranne lui. Proprio in quella notte riceve visite inaspettate da persone che aveva trascurato per il lavoro.
- Tema: solitudine professionale e riconquista del tempo.
- “Bip”
- Una radiologa che passsa la vita a guardare lastre si accorge che riconosce i pazienti solo dai referti, non dai volti. Un giorno uno di loro riconosce lei in città.
- Tema: distanza tra ruolo lavorativo e persona.
8. Solitudine da dipendenza tecnologica / iperconnessione
Perché nasce
- Molti contatti online, pochi rapporti di profondità.
- Confronto continuo con vite “perfette” degli altri → sensazione di essere gli unici soli.
- Si chatta molto, ma ci si vede poco.
Come si risolve più spesso
Le storie più positive:
- creano spazi e tempi “offline” (una serata senza telefono, weekend digital detox);
- trasformano alcuni contatti digitali in incontri reali (in modo sicuro, ovviamente);
- riducono la dipendenza da like e conferme esterne.
2 idee per cortometraggi
- “Modalità Aereo”
- Un blackout manda in tilt la rete di una città per una notte. Una ragazza, che vive solo online, è costretta a chiedere informazioni dal vivo a un vicino mai salutato prima.
- Tema: fragilità dei legami digitali, nascita di nuove connessioni reali.
- “30 Secondi”
- Un ragazzo vive solo di video brevi. Quando la madre cerca di parlargli, lui “vede” le sue frasi come se fossero storie da skippare. Un giorno l’algoritmo smette di consigliargli qualcosa. Resta solo con una notifica: “Chiedi a qualcuno come sta davvero”.
- Tema: compressione del tempo emotivo, possibilità di espanderlo.
9. Solitudine come auto-scelta che diventa una gabbia
(ritiro, iper-introversione, “sto meglio da solo” portato all’estremo)
Perché nasce
- Dopo delusioni, tradimenti, fallimenti, il protagonista sceglie di chiudersi.
- All’inizio è una protezione necessaria; poi diventa abitudine.
- Illusione di controllo: “Se sto solo, non soffro più”.
Come si risolve più spesso
Quando c’è evoluzione:
- riconoscendo che la protezione ha avuto una funzione, ma ora blocca;
- facendo esperimenti controllati di apertura (una collaborazione, un hobby condiviso);
- riprendendo contatto con il mondo in piccoli cerchi (uno, due legami).
2 idee per cortometraggi
- “Porta Blindata”
- Un traduttore vive chiuso in casa e comunica solo tramite e-mail. Condominio sostituisce il citofono con un sistema video: per la prima volta vede i volti delle persone a cui non ha mai aperto.
- Tema: confine tra protezione e prigionia.
- “Rumore di Passi”
- Una donna che ha scelto di vivere isolata sente ogni sera dei passi sul corridoio del suo palazzo. Non è nessuno dei condomini. Per scoprire chi è il “fantasma”, dovrà uscire.
- Tema: la realtà (o l’inconscio) che bussa.
10. Solitudine esistenziale
(sentirsi soli anche in mezzo alla gente)
Perché nasce
- Non è mancanza di persone, è mancanza di senso o di connessione profonda.
- Il protagonista può avere relazioni, ma si sente “spettatore” della propria vita.
- Domande tipo: “Cosa ci faccio qui?”, “Qual è il senso?” restano senza risposta.
Come si risolve più spesso
Non è mai completamente “risolta”, ma:
- attraverso progetti significativi (arte, volontariato, cura di altri, impegno sociale) la persona trova una direzione;
- alcune relazioni diventano luoghi per queste domande (amicizie profonde, gruppi di riflessione, terapia);
- si impara a convivere con una certa quota di “solitudine interiore” senza farsene schiacciare.
2 idee per cortometraggi
- “Secondo Pianeta”
- Un impiegato anonimo è convinto di essere l’unico umano vero in un mondo di comparse. Passa il tempo a cercare “prove” finché una collega, altrettanto alienata, gli mostra il suo stesso taccuino di appunti.
- Tema: solitudine esistenziale condivisa.
- “Inventario”
- Una donna fa il cambio di stagione e scopre di avere scatole intere di ricordi etichettati “da rivedere”. Non ha mai guardato davvero le cose della sua vita. In una notte, decide di aprire tutto.
- Tema: riprendere possesso della propria storia per non sentirsi estranei a sé stessi.
* Usare la solitudine come motore narrativo
Per uno sceneggiatore, la solitudine è:
- un motore di conflitto (io vs gli altri, io vs me stesso, passato vs presente);
- un territorio visivo (vuoti, spazi, oggetti, silenzi) potentissimo;
- un modo per raccontare l’epoca (la solitudine negli anni ’50 è stata completamente diversa dalla solitudine di oggi con lo smartphone in mano).
Qualche consiglio finale:
- Non fare del personaggio “solo” solo una vittima passiva.
Dagli sempre una scelta, anche piccola (rispondere a un messaggio, aprire una porta, partecipare o no). - Mostra visivamente il motivo della sua solitudine.
- timidezza → micro-gesti: occhi abbassati, parole trattenute;
- lutto → oggetti che non riesce a spostare;
- lavoro → timer, sveglie, turni.
- Dai alla solitudine una traiettoria.
Non basta mostrarla:- peggiora?
- si apre?
- cambia forma?
- Evita il moralismo.
Non tutti “risolvono” completamente la solitudine. A volte il finale più onesto è: “Ora non è più completamente solo. C’è una piccola crepa nel muro.”











