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* Come rendere originale anche una storia già vista
Il segreto più importante della scrittura creativa per il cinema è questo: non è la storia che deve essere nuova. È il modo di guardarla. Ogni storia che esiste può diventare originale attraverso tre operazioni precise che qualsiasi sceneggiatore può imparare a fare.
La prima operazione è quella del punto di vista insolito.
Una storia di divorzio raccontata dal cane di famiglia. Una storia di guerra raccontata dalla donna che rimane a casa. Una storia di successo professionale raccontata dal rivale che ha perso. Il punto di vista insolito non ribalta la storia ma la illumina da un'angolazione che nessun altro ha usato, e questa angolazione è già, di per sé, una dichiarazione sul tema.
La seconda operazione è quella del dettaglio specifico.
Una storia sull'immigrazione è già stata raccontata mille volte. Ma una storia sull'immigrazione che si concentra sulle dita di una donna che ricorda come piegare la sfoglia nel modo in cui lo faceva sua nonna, quella specifica sensazione tattile di un ricordo corporeo in un corpo in un paese straniero, non è mai stata raccontata esattamente così. Il dettaglio specifico è ciò che trasforma il tema universale in esperienza irripetibile.
La terza operazione è quella del ribaltamento temporale.
Non raccontare la storia nell'ordine in cui accade. Inizia dalla fine e poi mostra come ci si è arrivati. Oppure inizia nel mezzo, quando tutto è già andato male, e racconta sia cosa ha portato a quel punto, sia che cosa succederà dopo. Il ribaltamento temporale non è un trucco narrativo ma è un modo di spostare il centro di gravità emotivo della storia: invece di chiedersi "cosa succederà?", lo spettatore si chiede "perché è successo?" e questa è una domanda emotivamente molto più profonda.
Il taccuino delle idee: uno strumento fisico, non digitale.
Tieni sempre con te un taccuino fisico, non il telefono. Quando hai un'idea, una frase, un'immagine, un personaggio immaginato, scrivila immediatamente, anche se sembra piccola o stupida. Le idee si dimenticano con una velocità terrificante. La maggior parte dei film nati da idee "piccole" annotate in un taccuino valgono infinitamente di più di quelli nati da idee "grandi" che non sono mai state scritte.
Rileggi il taccuino ogni tre settimane. Le idee che sembravano insignificanti quando le hai scritte spesso si rivelano centrali in una seconda lettura, perché il tempo crea distanza, e la distanza crea chiarezza.
* Entrare nel mondo dei festival: come, quando e perché
I festival di cortometraggi sono il primo "pubblico reale" che un giovane filmmaker incontra al di fuori della propria cerchia, e questa differenza è enorme. Un amico che guarda il tuo cortometraggio ha un bias naturale verso la gentilezza. Una giuria di festival non ce l'ha. Non perché sia crudele ma perché ha visto migliaia di cortometraggi e sa esattamente cosa distingue un film che comunica da uno che non comunica.
Prima di inviare il tuo cortometraggio a qualsiasi festival, fai questa operazione: fallo vedere a tre persone che non ti conoscono bene, preferibilmente non cineaste, eD osserva le loro reazioni durante la visione. Non chiedere "ti è piaciuto?" dopo. Guarda dove si distraggono, dove si muovono sulla sedia, dove ridono nel posto sbagliato, dove sembrano persi. Queste reazioni fisiche sono la risposta più onesta che il tuo film riceverà mai.
La strategia dei festival per chi inizia
- Festival locali e regionali
Primo livello di ingresso: Inizia dai festival della tua città o regione. Non per ambizione limitata MA per strategia. I festival locali offrono feedback reali, possibilità di parlare con la giuria, e c'è una presenza fisica alla proiezione che ti insegna più di qualsiasi selezione online. Vincere od essere selezionati in un festival locale è una credenziale reale per i festival successivi.
- Festival nazionali tematici
Secondo livello: I festival nazionali specializzati per genere (horror, commedia, documentario) o per tema (ambiente, diritti umani, giovani autori) sono spesso più accessibili dei festival generalisti ed hanno giurie specializzate che valutano con più precisione le specificità del genere. Identifica il genere del tuo cortometraggio e cerca i festival italiani dedicati.
- Festival internazionali
Obiettivo progressivo: Clermont-Ferrand, Oberhausen, Palm Springs, Tampere, Sundance Shorts,... i grandi festival internazionali di cortometraggi sono obiettivi realistici per cortometraggi di qualità, anche senza un nome conosciuto alle spalle. Richiedono sottotitoli in inglese ed un DCP o file di alta qualità. Le quote di iscrizione sono accessibili. La selezione è altamente competitiva ma il solo essere selezionati è già una validazione internazionale.
Attenzione ai festival a pagamento indiscriminati.
Non tutti i festival che chiedono una quota di iscrizione sono uguali. Esistono centinaia di festival online di scarso valore che raccolgono quote senza offrire né visibilità reale né feedback. Prima di inviare, verifica: il festival ha una storia di almeno tre anni, pubblica le giurie, ha proiezioni fisiche, è presente su FilmFreeway o Festhome con recensioni verificate. Concentra le risorse su pochi festival di qualità piuttosto che su molti festival di scarso valore.
* Il lato tecnico: crescere senza budget
Il budget non è il limite principale del giovane filmmaker: è la scusa più comoda per rimandare. Alcuni dei cortometraggi più potenti degli ultimi anni sono stati girati con un telefono, una luce LED economica e due attori non professionisti. La tecnica non è la videocamera ma è la visione. Ma la visione senza la padronanza tecnica minima produce frustrazioni che bloccano il processo creativo. Ecco cosa bisogna padroneggiare progressivamente, nell'ordine di priorità reale.
- La luce prima di tutto. Una buona luce trasforma qualsiasi camera in uno strumento professionale. Una luce cattiva distrugge qualsiasi camera, anche la più costosa. Inizia con la luce naturale delle finestre: studiala, capiscila, imparala a controllare con tendine, cartoni e fogli bianchi. Poi aggiungi gradualmente una fonte di luce artificiale. Questo è il singolo investimento tecnico con il ritorno creativo più alto.
- L'audio con attenzione assoluta. Il pubblico cinematografico perdona le immagini imperfette ma non perdona l'audio disturbato. Un microfono direzionale economico anche sotto i cinquanta euro, trasforma la qualità percepita di un cortometraggio in modo radicale. Registra sempre il "silenzio" del luogo per trenta secondi prima di ogni scena: quella traccia di room tone è oro in fase di montaggio.
- La stabilità dell'immagine. Un'immagine tremolante stanca lo spettatore e distrae dal contenuto. Un treppiede economico risolve il novantacinque percento dei problemi di stabilità. La camera a mano è uno strumento espressivo potente, ma va usata con intenzione, non per mancanza di treppiede.
- Il montaggio come linguaggio, non come assemblaggio. Impara ad usare un software di montaggio in modo fluido, e non per usare effetti, ma per tagliare con precisione. La maggior parte dei software professionali ha versioni gratuite od a basso costo più che sufficienti per i primi anni. La qualità del montaggio dipende dalle decisioni, non dagli strumenti.
- La color correction di base. Non la color grade professionale ma quella correzione base: togliere la dominante colore sbagliata, bilanciare la luminosità tra le inquadrature della stessa scena, creare uniformità visiva. Trenta minuti di studio dei fondamentali della color correction cambiano la qualità percepita del film in modo evidente.
* La psicologia del percorso: affrontare il fallimento, la critica ed il dubbio
Nessun articolo sulla gavetta cinematografica sarebbe onesto se non affrontasse la parte più difficile del percorso: non quella tecnica, non quella creativa, ma quella psicologica. Il dubbio su se stessi, la critica ricevuta male, il confronto con altri filmmaker che sembrano procedere più velocemente, i film che non funzionano nonostante tutto l'impegno: queste sono le vere difficoltà della gavetta, quelle che fermano le persone prima ancora che la tecnica o la mancanza di idee lo possano fare.
La critica è il regalo più prezioso che un filmmaker riceve ma a patto di saperla ricevere. Impara a distinguere la critica utile da quella non utile. La critica utile è specifica: "questa scena dura troppo perché dopo il secondo minuto non aggiunge informazioni nuove" è critica utile. "Non mi è piaciuto" non è critica ma è una reazione che non puoi elaborare. Quando ricevi una critica, non rispondere immediatamente: ascolta, annota, e lascia che sedimenti per ventiquattro ore prima di decidere se e come integrarla. Le critiche che fanno più male nell'immediato sono spesso quelle che contengono più verità.
Il confronto con gli altri è la forma più sottile di sabotaggio personale. Ogni filmmaker procede al suo ritmo, con i suoi mezzi, con la sua storia specifica di apprendimento. Confrontarsi con chi sembra più avanti è inutile se non si conosce tutto ciò che sta dietro come i fallimenti nascosti, le risorse disponibili, gli anni di pratica non visibili. L'unico confronto utile è quello con la versione precedente di te stesso: sei migliore di quello che eri sei mesi fa? Quella è l'unica domanda che conta.
La regola del "prossimo film".
Ogni volta che un cortometraggio non ottiene i risultati sperati cioè che non viene selezionato, viene criticato duramente, non funziona come immaginavi, devi applicare immediatamente questa regola: identifica una cosa sola che hai imparato da questo film che renderà il prossimo migliore. Non cinque cose, non una lista ma una cosa sola, la più importante. Poi comincia a pensare al prossimo film. L'antidoto alla delusione nel cinema non è il riposo ma è il progetto successivo.
* I trucchi e le scoperte che fanno evolvere l'amore per il cinema
Esiste una differenza netta tra fare cinema ed amare il cinema. Fare cinema è tecnica, è disciplina, è processo. Amare il cinema è qualcosa di più impalpabile: è la capacità di vedere nel mondo le storie prima che siano storie, di sentire nelle situazioni quotidiane la materia del film, di portare con sé in ogni momento la sensazione che la vita sia già cinema, se la si sa guardare nel modo giusto. Questa capacità si coltiva, si allena, si nutre. Ecco i modi più efficaci per farlo.
- Fotografa ogni giorno (allenamento visivo quotidiano)
Scatta una fotografia al giorno con il telefono ma non dell'ovvio, del bello, del pittoresco. Ma di ciò che attira la tua attenzione senza che tu sappia perché. Questo esercizio, ripetuto per mesi, allena l'occhio a trovare le immagini latenti nel reale. Dopo sei mesi di fotografia quotidiana, il modo in cui vedi il mondo sarà già diverso, e questo cambiamento si trasferirà direttamente nelle tue inquadrature.
- Leggi di narrativa, non solo di cinema (nutrire la scrittura)
I grandi sceneggiatori sono quasi sempre grandi lettori. La letteratura insegna la costruzione del personaggio, il dialogo non spiegato, il ritmo della prosa come ritmo della storia. Chekhov, Carver, Alice Munro, Flannery O'Connor: la narrativa breve è la scuola di sceneggiatura più efficace che esista, perché affronta gli stessi problemi del cortometraggio: massima informazione nel minimo spazio.
- Scrivi ogni mattina per dieci minuti (flusso di coscienza creativo)
Prima di controllare il telefono, prima di leggere le notizie, scrivi per dieci minuti senza fermarti... scrivi qualsiasi cosa. Non una storia, non una sceneggiatura. Qualunque cosa ti passi per la mente. Questo esercizio, chiamato "morning pages" da Julia Cameron, svuota il rumore mentale quotidiano e lascia spazio alle idee che altrimenti non trovano spazio per emergere.
- Guarda film in lingue che non conosci (imparare dal visivo puro)
Guarda film in lingue che non capisci, senza sottotitoli. Questo esercizio radicale ti forza a leggere il film attraverso le immagini, i suoni, i movimenti di camera, le espressioni degli attori. È uno degli allenamenti più efficaci per la sensibilità visiva, e spesso rivela quanto il linguaggio cinematografico sia già in sé universale, senza bisogno di parole.
- Tieni un diario cinematografico (memoria e riflessione)
Per ogni film che guardi, scrivi tre righe: cosa ti ha colpito, cosa non ha funzionato, una domanda che il film ha aperto senza rispondere. Dopo un anno di questo diario, avrai una mappa precisa della tua sensibilità cinematografica: di cosa ti interessa, di cosa ti emoziona, di cosa ti annoia. Questa mappa è il tuo profilo autoriale, e conoscerlo è indispensabile per svilupparlo.
- Vai ai festival come spettatore prima che come autore (immergersi nella comunità)
Partecipa ai festival di cortometraggi, anche e soprattutto quelli piccoli e locali, come spettatore. Guarda i corti selezionati con attenzione analitica. Parla con gli altri spettatori. Ascolta le discussioni. Senti cosa colpisce il pubblico e cosa no. Questo contatto diretto con il pubblico reale e con altri filmmaker è una delle forme più dense di formazione disponibile, e molto spesso è gratuito.
* La cosa più importante di tutte: quella che nessuno ti può dare
Arrivati alla fine di questo lungo percorso, c'è una cosa che nessuna guida, nessun corso, nessun maestro può darti, e senza cui tutte le tecniche, tutti i consigli e tutti gli strumenti rimangono sterili. Si chiama punto di vista. È quella qualità misteriosa ed assolutamente personale per cui due persone di fronte alla stessa scena vedono due cose completamente diverse, e quella differenza, resa visibile attraverso la camera, è il film.
Il punto di vista non si studia: si scopre. Si scopre girando, sbagliando, cercando, leggendo, vivendo, ascoltando. Si scopre nel momento in cui ti accorgi che c'è qualcosa che noti sempre come in un volto, in un paesaggio, in un conflitto umano, cose che gli altri sembrano non notare. Quella cosa che noti è il tuo sguardo. Ed il tuo sguardo, sviluppato con disciplina ed onestà, è la tua voce di regista.
Il cinema non ha bisogno di perfetti tecnici. Ha bisogno di persone che hanno qualcosa da dire e che imparano a dirlo attraverso le immagini. Se sei arrivato a leggere fin qui, probabilmente hai già la parte più importante: la sensazione che ci sia qualcosa che vuoi mostrare al mondo, e che la videocamera sia il modo per farlo. Tutto il resto si impara. Quella sensazione preservala, nutrila, non razionalizzarla, non spegnerla quando diventa scomoda. È il talento che non sai ancora di avere.
* Una sola cosa da fare oggi
Non domani. Non quando avrai la videocamera migliore, il copione perfetto, il cast giusto. Oggi. Prendi il telefono, scegli una storia di tre minuti - non la più bella che hai in mente, ma la più piccola e la più vera - e girala. Poi guardala, trova la cosa principale che non funziona, ed inizia a pensare al prossimo film. Il cinema non aspetta la perfezione. Il tuo cinema è già in moto. Tu devi solo decidere di entrarci.
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