Quello che i Nonni sanno e che i Genitori hanno dimenticato

Nonno nipote 600
Sull'importanza del rapporto tra i bambini e i nonni,

e cinque idee per trasformarlo in cortometraggio

* Il significato di un Legame Antico

C'è una scena che chiunque abbia avuto dei nonni conosce senza averla mai vista scritta: la cucina della nonna alla domenica mattina, il grembiule annodato sul davanti, la luce che entra dalla finestra sul vapore della pentola. Od il garage del nonno con gli odori di grasso e di legno, gli scaffali pieni di cose incomprensibili che lui conosce tutte per nome. Oppure la passeggiata lenta, la mano piccola nella mano grande e rugosa, il passo del bambino che si adatta a quello dell'anziano e l'anziano che si adatta a quello del bambino, fino a trovare un ritmo che non appartiene a nessuno dei due ma soltanto a loro insieme.

Questi non sono ricordi sentimentali. Sono esperienze fondative. Sono il primo incontro con la temporalità cioè con il fatto che il tempo passa, che le persone cambiano, che certi saperi vengono da lontano e certi altri si stanno perdendo. Sono il primo incontro con la fragilità umana, il corpo che si incurva, la voce che trema, la mano che ha bisogno di essere tenuta. Sono il primo incontro con la comunicazione: con l'idea che qualcosa che era vivo prima di nascere e continuerà a vivere anche dopo.

Il rapporto tra un bambino di sei, otto, dieci anni ed i suoi nonni è uno dei legami emotivi più particolari e più ricchi che l'esistenza umana conosca, e questo per ragioni che non sono né ovvie né sentimentali ma strutturali, profonde, quasi biologiche.

Il tempo come dono reciproco

I genitori amano i propri figli con un'intensità che include necessariamente l'ansia: l'ansia del futuro del figlio, l'ansia delle proprie responsabilità, l'ansia di sbagliare, di non essere abbastanza. I genitori guardano il figlio e vedono anche il peso di quello che devono fare per lui. I nonni guardano il nipote e vedono soltanto il miracolo di quello che è.

Questa differenza (piccola in apparenza, enorme nella pratica) crea un tipo di presenza diversa. Con i nonni, il bambino sperimenta spesso per la prima volta quello che gli psicologi chiamano "attenzione incondizionata": qualcuno che non ha aspettative da soddisfare, obiettivi da raggiungere, progressi da monitorare. Qualcuno che è lì semplicemente per stare con lui. Il bambino lo percepisce, anche se non ha le parole per dirlo: quando sta con il nonno o la nonna, respira in modo diverso.

La memoria come paesaggio

I nonni sono, per i bambini, la prima porta d'accesso alla storia. Non la storia dei libri, quella viene dopo, ma la storia incarnata, la storia che ha un odore ed una voce e le mani callose. Un nonno che racconta della guerra, o del lavoro nei campi, o dell'emigrazione, o semplicemente di com'era la scuola quando aveva l'età del nipote, sta facendo qualcosa di straordinario: sta dimostrando al bambino che il mondo è più grande del presente, che le cose erano diverse, che tutto quello che sembra oggi ovvio ed eterno è in realtà recente e fragile.

Questa percezione cioè che il mondo ha una profondità temporale, che il presente è soltanto uno strato di molte realtà è uno dei doni cognitivi più preziosi che un bambino possa ricevere. Lo rende curioso. Lo rende empatico. Lo prepara a capire che anche le proprie certezze sono provvisorie, e che questo non è un motivo di angoscia ma di meraviglia.

La trasmissione come atto d'amore

Ogni nonno ha qualcosa da insegnare. Non necessariamente grandi competenze o saperi enciclopedici: a volte è il modo di tenere il coltello per sbucciare le mele. A volte è una filastrocca in dialetto. A volte è il nome delle stelle, od il modo di riconoscere le nuvole che portano pioggia, o la regola che non si inizia mai una partita a carte senza mescolare almeno tre volte.

Questi saperi piccoli, e trasmessi nell'intimità del rapporto quotidiano, hanno un valore che va molto al di là del loro contenuto pratico. Trasmettono al bambino qualcosa di fondamentale sull'essere umano: che la vita si impara da chi è venuto prima, che siamo il risultato di tutto quello che ci è stato dato, e che un giorno saremo noi a dover dare ai nostri nipoti.

Il bambino che impara a fare i ravioli con la nonna non sta solo imparando a fare i ravioli. Sta imparando che esistono le generazioni, che le mani sanno cose che la mente ha dimenticato, che l'amore si esprime anche nell'impasto della farina.

Perché queste storie appartengono al cinema

Il rapporto tra nonni e nipoti è uno dei territori emotivi più fertili per il racconto filmico, ed in particolare per il cortometraggio, per ragioni precise. È una relazione in cui i contrasti sono naturali e visibili: l'energia contro la quiete, la velocità contro la lentezza, il digitale contro l'analogico, il futuro contro il passato,... senza che nessuno dei due poli sia sbagliato o nemico dell'altro. È una relazione in cui i momenti decisivi sono spesso piccoli, quotidiani, quasi invisibili: la piccola epifania, il gesto che cambia qualcosa per sempre. È una relazione in cui il tempo ha un peso fisico come il corpo del nonno ed il corpo del bambino, che la camera può vedere e registrare senza bisogno di parole.

È, in sintesi, esattamente il tipo di materia emotiva di cui il cortometraggio sa fare il meglio: una storia piccola con dentro la storia grande.

Le Bozze per realizzare un bel Cortometraggio

Bozza n° 1 - Titolo: "IL CASSETTO CHIUSO A CHIAVE"

Logline

Una bambina di otto anni, affascinata da un vecchio cassetto sempre chiuso nel comò del nonno, scopre il giorno del suo compleanno il segreto che contiene: una storia d'amore e di perdita che cambia per sempre il modo in cui guarda quell'uomo quieto che credeva di conoscere.

I Personaggi

ELENA, di 8 anni. Curiosa, vivace, con una naturale tendenza a fare domande che gli adulti trovano imbarazzanti. Passa ogni pomeriggio a casa del nonno dopo la scuola, e da sempre quel cassetto chiuso a chiave nel grande comò della camera da letto è il mistero più affascinante della sua vita. Non è curiosità dispettosa: è la stessa curiosità di chi sente che dietro una porta chiusa c'è qualcosa di importante.

NONNO BEPPE (Giuseppe), 78 anni. Elettricista in pensione, mani grandi e silenziose, un'economia di parole che non viene dalla freddezza ma da una vita vissuta più nelle cose che nelle parole. Ama la nipote con una profondità che non sa esprimere se non nella presenza: essere lì, guardare, stare vicino. Il cassetto non ha mai aperto davanti a nessuno.

MARTA (la moglie del nonno, presente solo in fotografia e nella voce del nonno che la ricorda). 74 anni quando è morta, tre anni prima dell'inizio del film. Una donna che emerge gradualmente attraverso i racconti del nonno: piena di vita, di ironia, con una risata che il nonno imita e che fa ridere anche Elena senza averla mai conosciuta.

Le Scene:

SCENA 1 - Il pomeriggio ordinario (durata circa 3 minuti)

La cucina della casa del nonno. Elena è seduta al tavolo con i compiti aperti davanti, ma non ci sta guardando. Guarda il nonno che prepara la merenda: fette di pane con marmellata di albicocche fatta in casa, il coltello che raschia il bordo del barattolo. Silenzio domestico. Il nonno porta le fette al tavolo e si siede di fronte a lei.

ELENA
(senza alzare gli occhi dal quaderno)
:
"Nonno, perché non apri mai quel cassetto?"

NONNO BEPPE
(pausa, prende la sua fetta di pane)
:
"Quale cassetto?"

ELENA:
"Lo sai quale.
Quello con la chiave sempre nella serratura ma che non giri mai."

Il nonno mangia. Silenzio.

NONNO BEPPE:
"Perché dentro ci sono le cose di tua nonna."

ELENA:
"E allora? Le cose di nonna le puoi guardare, no?"

NONNO BEPPE
(un secondo di esitazione, poi con semplicità)
:
"Non ancora."

Elena lo guarda. Lui guarda fuori dalla finestra. Non è un rifiuto: è qualcosa d'altro che lei non riesce a nominare ma che sente nel modo in cui lui tiene la tazza.


SCENA 2 - Il giorno del compleanno
(circa 2 minuti)

La mattina dell'ottavo compleanno di Elena. La madre la accompagna dal nonno (i genitori devono lavorare). Il nonno ad aprire la porta: ha messo la camicia buona. Sul tavolo, una torta, non comprata, fatta: storta sul lato destro, con le otto candeline già infilate.

ELENA
(ride)
:
"È storta, nonno."

NONNO BEPPE:
"Anche tua nonna le faceva storte.
Diceva che le torte dritte le fanno le macchine."

Soffiano insieme le candeline. Il nonno porta un pacchetto piccolo, avvolto nella carta marrone da pacco, con uno spago annodato intorno. Elena lo apre: è una chiave antica, piccola, con un anello di ottone.

ELENA
(la guarda)
:
"È la chiave del cassetto?"

NONNO BEPPE:
"Sei pronta ad aprirlo?"


SCENA 3 - Il cassetto
(di circa 4 minuti = è il cuore del film)

La camera da letto del nonno. La luce pomeridiana filtra dalle persiane socchiuse. Elena tiene la chiave, il nonno le sta dietro, un passo indietro. Il cassetto si apre lentamente.

Dentro: una fotografia in bianco e nero di una ragazza giovane, seduta su un muretto, che ride. Una lettera piegata. Un biglietto del treno sbiadito. Un nastro di seta azzurra. Una piccola matassa di lana.

Elena prende la fotografia.

ELENA:
"Chi è?"

NONNO BEPPE
(si siede sul bordo del letto, prende la foto)
:
"È una ragazza che ho amato prima di tua nonna."

ELENA
(sorpresa)
:
"Prima di nonna? Come si chiamava?"

NONNO BEPPE:
"Lucia. Aveva diciannove anni in questa foto.
Io ne avevo ventidue."

ELENA:
"Cosa le è successo?"

Il nonno piega la foto tra le mani, non per nasconderla ma per tenerla.

NONNO BEPPE:
"È andata via. Il suo padre l'aveva promessa a un altro, più ricco di me.
Allora era così.
Io le ho scritto una lettera, quella lì, e lei mi ha mandato indietro il nastro dei capelli.
Per dirmi che capiva.
Che anche lei era dispiaciuta.*

ELENA
(con la solennità degli otto anni)
:
"E poi hai conosciuto nonna."

NONNO BEPPE:
"Qualche anno dopo. E tua nonna... tua nonna era una cosa diversa.
Non so spiegartelo.
Con Lucia ero innamorato come ci si innamora da giovani, che fa quasi male.
Con tua nonna ero... a casa. Capisci la differenza?"

Elena lo guarda. Prende il nastro azzurro, lo tiene tra le dita.

ELENA:
"Perché non hai buttato via queste cose?"

NONNO BEPPE:
"Perché tenerle è stato il modo per non dimenticare che ero stato giovane anch'io.
E perché tua nonna lo sapeva...
gliel'avevo detto tutto, e non le dava fastidio.
Diceva che le storie che abbiamo vissuto prima di incontrarci ci hanno resi quello che siamo.
E che lei aveva sposato tutto me, non solo la parte che la riguardava."

Elena rimette il nastro nel cassetto con cura, come se fosse un oggetto sacro. Poi guarda il nonno.

ELENA:
"Nonna era brava."

NONNO BEPPE
(sorride, forse il primo sorriso vero del film)
:
"Sì. Era brava."

 

* Il Tema ed il Valore filmico

Questo cortometraggio affronta il tema della memoria affettiva e della complessità delle vite adulte viste attraverso gli occhi di un bambino. Elena scopre che il nonno silenzioso e quieto che conosce è anche stato un ragazzo che ha sofferto per amore, che ha preso decisioni difficili, che ha vissuto una vita intera prima che lei nascesse. Questa scoperta non la turba: la arricchisce, perché le dà di quest'uomo una immagine più piena, più umana, più reale.

Il valore filmico è nella capacità di trattare l'amore: sia quello giovanile perduto che quello maturo e profondo con la moglie defunta, senza sentimentalismo, attraverso oggetti concreti (la chiave, il nastro, la fotografia) ed attraverso il dialogo tra due persone che si amano e si fidano. È un film sulla trasmissione non di saperi tecnici ma di complessità emotiva: il nonno non insegna alla nipote una cosa da fare, le insegna un modo di guardare le persone.


* Consigli Tecnici

- Allo sceneggiatore: Valuta di aggiungere un breve flashback visivo e non parlato, ma solo immagine di 10-15 secondi che mostri Lucia giovane nel momento in cui immaginiamo il nonno come era. Può essere il fotogramma della foto che "prende vita" in uno stacco brevissimo, con la qualità visiva di una vecchia pellicola (vignettatura, grana). È un rischio stilistico ma se funziona eleva enormemente il film. Considera anche di lasciare la scena 3 aperta: non tutto deve essere spiegato. Il cassetto che si richiude con la chiave, alla fine, lascia Elena con qualcosa che deve elaborare... e lo spettatore con lei.

- Al regista: Il nonno Beppe non deve mai sembrare triste in modo performativo. La sua è la tristezza di chi ha elaborato, non di chi sta ancora soffrendo. Lavora con l'attore sul contenimento: le emozioni sono sotto le parole, non sopra. Il sorriso finale: "Sì. Era brava.", deve essere il sorriso più genuino del film, e deve sorprendere. Per Elena, cerca un'attrice di 8 anni capace di ascolto vero: il suo lavoro non è recitare le emozioni ma guardare davvero il nonno e reagire a quello che sente. Fai molte prove di improvvisazione del dialogo della scena 3 prima di girare il testo definitivo.

- Al direttore della fotografia: Usa focali medie-lunghe per i primissimi piani come un 85mm equivalente taglia morbidamente i visi e crea la vicinanza emotiva senza distorcere. Il cassetto va girato in una serie di piani ravvicinati: la chiave che entra nella serratura (macro o super 8 equivalente, 50mm a distanza ravvicinata), le mani di Elena che aprono il cassetto (piano medio molto basso), il contenuto del cassetto visto dall'alto come un tableau. La scena 3 deve avere la luce più bassa e più calda del film: le persiane socchiuse con la luce pomeridiana che filtra in strisce orizzontali creano un ambiente vizioso ed intimo. Niente luce aggiuntiva artificiale se possibile: lavora solo con quella finestra ed un riflettore bianco sul lato opposto per schiarire leggermente le ombre sui visi.

- Al montatore: La scena 1 deve avere il ritmo più lento, quasi annoiato, come un pomeriggio ordinario. La scena 3 inizia lentamente e poi, con l'apertura del cassetto, il ritmo si restringe: piani più brevi, tagli più vicini agli oggetti, per restituire la sensazione di qualcosa che si apre. Il momento del sorriso finale del nonno va tenuto sullo schermo tre o quattro secondi più del confortevole: fa sentire lo spettatore scomodo e poi risolto. Chiudi con un piano fisso sulla chiave nel cassetto chiuso, senza musica, per dieci secondi.

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