Arrivederci Professore: quando la morte smette di essere
il centro della storia e diventa una domanda sulla vita

Perché il film di Wayne Roberts può insegnare molto a chi vuole scrivere
personaggi, trasformazioni e tragicommedie

Arrivederci Professore Depp 700Arrivederci Professore, titolo italiano di The Professor ed inizialmente conosciuto anche come Richard Says Goodbye, è un film scritto e diretto da Wayne Roberts, interpretato da Johnny Depp nel ruolo di Richard Brown, un professore universitario di letteratura che scopre di avere un tumore in fase terminale. Il film appartiene volutamente ad un territorio intermedio fra commedia, dramma e tragicommedia. La premessa sembrerebbe prepararci ad un film sulla malattia.

A nostro giudizio, invece, è proprio qui che comincia il primo interessante scarto della sceneggiatura: la malattia non è realmente l'argomento principale del film. È il dispositivo narrativo che costringe il protagonista a guardare finalmente la propria vita senza più potersi nascondere dietro l'illusione del tempo infinito.

Ed è questo che rende Arrivederci Professore molto più interessante per uno sceneggiatore di quanto possa suggerire la sua trama apparentemente semplice. La vera domanda non è: "Come affronta Richard la morte?". La vera domanda è: "Che cosa succede a un uomo quando improvvisamente comprende che non può più rimandare il momento di essere se stesso?"

È una domanda molto più universale. Ed è probabilmente uno dei motivi per cui una parte consistente del pubblico ha reagito al film in modo molto più favorevole rispetto alla critica professionale.

Un film divisivo: la distanza tra critica e pubblico è reale

Prima di affrontarne il significato, conviene chiarire un dato importante. Non è soltanto un'impressione che Arrivederci Professore sia stato accolto diversamente dalla critica e dagli spettatori. Questo non significa naturalmente che "il pubblico" nel suo complesso abbia concordemente amato il film: ma molti spettatori hanno trovato nel film un valore emotivo che numerosi critici hanno invece giudicato troppo convenzionale o schematico. Ed è proprio questa divergenza a renderlo interessante da studiare. Non tanto per decidere chi avesse "ragione", quanto per comprendere come un film imperfetto possa tuttavia creare un rapporto emotivo forte con lo spettatore.

Perché Wayne Roberts potrebbe aver scritto questa storia

Qui è importante essere precisi. Non abbiamo una dichiarazione pubblica sufficientemente dettagliata di Wayne Roberts che consenta di affermare con certezza quale esperienza personale abbia originato The Professor. Roberts ha però spiegato che il film, inizialmente intitolato Richard Says Goodbye, si era sviluppato in relazione tematica con il precedente Katie Says Goodbye e con un terzo progetto immaginato come parte di una trilogia.

Perciò, quando analizziamo "perché" abbia scritto questa storia, dobbiamo distinguere tra informazioni documentate e interpretazione critica. La nostra idea è che Roberts fosse interessato soprattutto a personaggi messi davanti ad un punto oltre il quale non possono più continuare a vivere come prima.

Richard riceve una diagnosi. Da quel momento la vita quotidiana continua esteriormente a essere la stessa: la casa; l'università; la moglie; la figlia; gli studenti; i colleghi. Ma interiormente tutto è cambiato. Ed è una delle migliori premesse possibili per una sceneggiatura, perché non richiede che il mondo venga distrutto. È sufficiente che cambi il modo in cui il protagonista lo guarda.

La morte come espediente narrativo, non come vero tema

Una sceneggiatura più convenzionale avrebbe potuto concentrarsi sulla terapia. O sull'ospedale. Sul peggioramento fisico. Sulla sua paura. Sulla sofferenza.
Roberts sceglie invece un'altra direzione. Richard apprende di avere poco tempo e reagisce inizialmente non diventando più saggio, ma più irresponsabile. È una scelta importante.

Il protagonista non riceve la diagnosi e improvvisamente comprende il senso della vita. Comincia invece a bere; a provocare; a rompere convenzioni; a rifiutare alcuni obblighi; a dire ciò che prima taceva; a comportarsi in modo socialmente inaccettabile.

È un passaggio narrativamente intelligente perché impedisce alla trasformazione di essere immediatamente edificante. Infatti Richard confonde inizialmente la libertà con l'assenza di conseguenze. Ed è soltanto attraverso il percorso del film che comincia a comprendere la differenza.

La libertà falsa e la libertà autentica

Questa distinzione è, a nostro giudizio, il centro della sceneggiatura. Nella prima parte Richard pensa: "Sto per morire, quindi posso fare quello che voglio." Nella parte più profonda del film comincia invece a comprendere qualcosa di diverso: "Sto per morire, quindi devo decidere di fare finalmente che cosa conta."

Sembrano due idee simili. Non lo sono affatto. La prima conduce all'eccesso. La seconda conduce alla verità.
Nella prima fase Richard cerca il piacere. Nella seconda cerca il significato.
Nella prima elimina le regole. Nella seconda elimina le menzogne.

Ed è proprio questa progressione che rende il personaggio più interessante di una semplice caricatura dell'uomo di mezza età che "impazzisce" dopo una cattiva notizia.

La diagnosi è il vero evento scatenante

Per un giovane sceneggiatore è utile studiare il film anche strutturalmente.
Prima della diagnosi Richard possiede una vita apparentemente organizzata. Non necessariamente felice. Ma stabile.
Poi arriva l'informazione irreversibile: il suo tempo è limitato.
Questa informazione produce immediatamente un conflitto tra la vita che ha costruito  e la vita che ora vorrebbe vivere.

È un eccellente esempio di evento scatenante perché non aggiunge semplicemente un problema esterno. Ma ridefinisce il significato di tutto ciò che esisteva già. La moglie non è più soltanto una moglie ma è una persona con cui avrà soltanto pochissimi giorni di verità. La figlia non è più soltanto una figlia con cui esistono tante incomprensioni ma è un rapporto che potrebbe non avere più tempo per essere riparato. Gli studenti non sono più soltanto persone da valutare, forse sono le ultime persone alle quali Richard potrà insegnare qualcosa.

Questa è sceneggiatura. Un buon evento scatenante cambia retroattivamente il valore di tutto ciò che gli sta attorno.

L'università non è casuale

Wayne Roberts avrebbe potuto rendere Richard un avvocato; un medico; un commercialista; un architetto. Invece lo rende professore. E questo produce immediatamente una seconda dimensione: Richard è professionalmente una persona che dovrebbe insegnare agli altri.

Ma la diagnosi ricevuta dimostra che lui stesso deve ancora imparare la lezione fondamentale: come vivere.
La professione diventa quindi ironica. Un professore che sa spiegare letteratura, cultura e pensiero si accorge improvvisamente di non aver saputo gestire la propria esistenza.

Questa è una delle idee che un giovane sceneggiatore dovrebbe osservare con attenzione: scegliere una professione che entri in contraddizione con il problema del protagonista può creare automaticamente sottotesto.

La classe diventa il laboratorio della sua trasformazione

Richard modifica completamente il proprio modo di insegnare, comincia a selezionare gli studenti realmente interessati ed abbandona parte della formalità accademica. Vuole che la letteratura smetta di essere soltanto materia scolastica e diventi esperienza.
La sua aula diventa quindi una piccola rappresentazione della trasformazione che lui sta vivendo.
Prima erano regole, programma, valutazioni.
Poi diventa verità, esperienza. responsabilità individuale.

Questo permette alla sceneggiatura di raccontare il cambiamento senza rinchiudersi continuamente nella testa del protagonista. Richard cambia il proprio modo di stare nel mondo, e quindi cambia anche il suo modo di insegnare.

Il film parla di educazione molto più di quanto sembri

Il titolo The Professor non è secondario. Richard finisce per insegnare soprattutto quando smette di comportarsi come il professore convenzionale. Ed è qui che nasce uno dei paradossi più interessanti. Quando rispetta formalmente l'istituzione, probabilmente insegna meno. Quando infrange le regole, cerca invece di costringere gli studenti a porsi domande reali.

Non significa naturalmente che il film stia proponendo un modello pedagogico realistico, è solo una metafora. Ma l'insegnamento diventa qualcosa di diverso, che non bisogna sprecare il tempo, non bisogna vivere soltanto per soddisfare aspettative esterne, non bisogna confondere il titolo che possiedi con la persona che sei.

Il professore, alla fine, insegna la propria lezione più importante proprio attraverso ciò che sta vivendo.

Perché la tragicommedia è la forma giusta

Sarebbe stato molto più semplice fare un dramma. La diagnosi lo avrebbe permesso.
Ma Roberts sceglie di mescolare la morte; la sessualità; l'alcool; l'amicizia; la famiglia; il cinismo; la tenerezza e la comicità. Ed è precisamente questa oscillazione a rendere il film una tragicommedia.

Il riso non elimina la morte, la rende sopportabile. E la morte non elimina la comicità, ma la rende più urgente. Questo equilibrio è difficile.
Ed è anche uno dei punti sui quali la critica è stata più severa: diverse recensioni hanno giudicato il tono irregolare e la sceneggiatura troppo dipendente da formule già viste. Queste obiezioni non devono essere ignorate. Anzi. Sono utilissime per uno sceneggiatore.

Dove la critica ha visto debolezze

Gran parte delle riserve critiche riguarda proprio ciò che ha reso il film accessibile al pubblico. La struttura è riconoscibile. L'uomo riceve una sentenza di morte. Abbandona le convenzioni. Comincia a vivere. Comprende ciò che conta. Una nuova vita, anche se breve. Saluta.

Non è una struttura rivoluzionaria. Alcuni personaggi secondari rimangono inoltre più funzionali alla trasformazione di Richard che pienamente autonomi. Anche alcune provocazioni sembrano costruite più per definire la ribellione del protagonista che per sviluppare conseguenze profonde.

La critica giidica in termini molto severi, parlando di una storia confusa, personaggi sottilmente sviluppati ed una performance giudicata problematica: queste osservazioni sono legittime. Ma non spiegano completamente perché molti spettatori abbiano reagito diversamente.

Perché il pubblico può averlo sentito più vicino

Un critico guarda inevitabilmente anche l'originalità; la struttura; i precedenti cinematografici; la coerenza tonale; la complessità; l'innovazione del film.
Lo spettatore può invece arrivare al film portando con sé un padre perduto, una diagnosi ricevuta, un'occasione mancata, un rapporto familiare non risolto, la paura di aver sprecato tempo.
E così improvvisamente una formula narrativa già conosciuta può diventare molto personale.

È uno dei grandi misteri - e delle grandi verità - del cinema.
Una storia non deve necessariamente essere nuova in ogni sua componente, ma essere nuova per chi la incontra nel momento giusto.

Johnny Depp e la costruzione di Richard

Il film vive naturalmente in larga misura sull'interpretazione di Johnny Depp, infatti Richard deve essere contemporaneamente arrogante, ed affascinante e stanco e cinico e divertente ed egoista ed affettuoso ed anche impaurito.
Se diventasse soltanto simpatico, il film perderebbe conflitto.
Se diventasse soltanto sgradevole, perderemmo identificazione.
La performance lavora invece molto su una particolare forma di distacco: Richard utilizza sarcasmo e provocazione come strumenti di difesa.

Questo è molto importante anche per uno sceneggiatore. L'umorismo di un personaggio dovrebbe possibilmente nascere dal suo carattere, non essere incollato alla sceneggiatura sotto forma di battute.

Richard è ironico perché l'ironia è il modo attraverso il quale evita la vulnerabilità. Quando quella difesa comincia a cedere, il film diventa inevitabilmente più emotivo.

Il rapporto con la figlia: la trasformazione diventa concreta

Una sceneggiatura non può limitarsi a dire: "Richard comprende l'importanza dell'amore." Sarebbe solo astratto.
Serve qualcuno sul quale quella consapevolezza possa agire e la figlia Olivia diventa quindi fondamentale.

Richard può ribellarsi all'università, può provocare i colleghi, può bere, può infrangere regole. Ma nulla di tutto questo dimostra veramente che sia cambiato.

La relazione con la figlia sì. Perché lì esiste qualcosa da perdere. Ed è una lezione molto importante: l'arco interiore del protagonista deve produrre conseguenze in una relazione concreta. Altrimenti rimane filosofia.

Il matrimonio e l'imperfezione della riconciliazione

Anche il rapporto con Veronica è volutamente disordinato. Non siamo davanti alla classica struttura: malattia → pentimento → ricomposizione perfetta della famiglia. Perchè il matrimonio è già compromesso. Esistono tradimenti, frustrazione, distanza e Richard stesso non è innocente.

Questa imperfezione impedisce almeno in parte alla storia di diventare completamente edificante. La morte non sistema magicamente tutto. Semplicemente rende sempre più inutile continuare a mentire.

È un'altra idea narrativa molto fertile: una scadenza non deve necessariamente risolvere i conflitti; può costringere i personaggi a smettere di evitarli.

Peter: perché l'amicizia è necessaria

Il personaggio dell'amico permette al protagonista qualcosa che non potrebbe fare altrettanto facilmente con moglie, figlia o studenti. Essere fragile. Ogni protagonista molto ironico ha bisogno di uno spazio in cui la sua corazza possa incrinarsi. Peter offre quello spazio. quella possibilità.
La funzione narrativa dell'amico non consiste quindi semplicemente nel fornire dialoghi o alleggerimento.
Serve a permetterci di osservare un Richard che gli altri personaggi non possono vedere.

Anche questo è un insegnamento utile: ogni personaggio secondario dovrebbe idealmente permetterci di vedere un lato diverso del protagonista.

Il segreto della diagnosi

Richard non comunica immediatamente a tutti la propria "nuova" condizione. Questa scelta crea tensione drammatica. Noi sappiamo qualcosa che molti personaggi ignorano. Quindi quando lo vediamo comportarsi in modo assurdo, possediamo una chiave interpretativa che gli altri non hanno.

Per loro sta impazzendo. Per noi, invece, sta reagendo alla morte.

È un meccanismo semplicissimo ma efficace. La distribuzione dell'informazione crea punto di vista.

Il tempo come antagonista invisibile

Il film non possiede un vero antagonista tradizionale. Non esiste un cattivo che Richard deve sconfiggere. Il vero antagonista è il tempo. Ed è un antagonista potentissimo perché non può essere battuto.

Questo modifica radicalmente la domanda drammatica: non ci chiediamo: "Richard riuscirà a sopravvivere?" perchè sappiamo che la prospettiva è estremamente negativa.

Ci chiediamo, invece: "Che cosa farà del tempo che gli rimane?" Ed è una domanda narrativa perfetta perché trasforma un limite inevitabile in una serie di decisioni.

L'importanza di una scadenza nella sceneggiatura

Un giovane sceneggiatore può imparare moltissimo da questo meccanismo senza dover scrivere necessariamente una storia su una malattia.
La scadenza può essere una pensione; un trasferimento; una demolizione; l'ultimo giorno di scuola; la partenza di qualcuno; la chiusura di un negozio; un matrimonio; un treno che partirà; una casa che deve essere venduta.

La funzione rimane identica. La scadenza impedisce al personaggio di continuare a rimandare. È uno degli strumenti più potenti della drammaturgia.

Prima il personaggio vive per inerzia, poi comincia a scegliere

Questa è forse la trasformazione più importante di Richard. All'inizio possiede una vita. Ma non siamo sicuri che la stia realmente scegliendo: è marito, padre, professore, collega.

Sono solo ruoli. La diagnosi distrugge il valore automatico di quei ruoli.
Richard comincia quindi a chiedersi: quali vuole conservare? quali erano soltanto abitudini? chi vuole veramente accanto? che cosa vuole lasciare?

È un processo che rende la storia universalmente riconoscibile anche a chi non vive la sua situazione. Perché quasi tutti, a un certo punto, possono chiedersi: "Sto vivendo così perché lo voglio o perché ho continuato a farlo?"

Il film parla anche di identità

Il titolo originale The Professor sembra definire Richard attraverso la professione. Ma poi il film progressivamente smonta quella definizione. Chi è Richard quando il lavoro non conta più? se la reputazione non conta più? quando il futuro professionale non conta più? se le convenzioni sociali non contano più?

Rimane l'uomo. Ed è probabilmente questo il percorso più profondo del film: dalla funzione sociale alla persona.

La provocazione ha una funzione, ma anche un limite

Le scene più irriverenti hanno lo scopo di rendere visibile la liberazione iniziale di Richard. Funzionano perché rompono l'immagine tradizionale del professore rispettabile. Ma per uno sceneggiatore rappresentano anche un avvertimento.

La provocazione da sola invecchia rapidamente. Se il personaggio continua soltanto a bere; ad insultare; a sedurre; a disobbedire,.. la trasformazione smette di avanzare.

Perciò la provocazione deve prima o poi cedere il posto a qualcosa di più difficile: la vulnerabilità.
È quando Richard deve confrontarsi con le persone che ama che il film trova il proprio peso emotivo.

Dal "fare ciò che voglio" al "dire ciò che devo"

Potremmo sintetizzare l'arco del protagonista in questa evoluzione.
All'inizio: farò quello che voglio. Mentre alla fine: dirò e farò ciò che veramente conta.

È una differenza enorme. E può essere una eccellente struttura per moltissimi personaggi.

Prima fase: liberazione disordinata. Seconda fase: conseguenze. Terza fase: selezione. Quarta fase: verità. Quinta fase: congedo. La struttura è semplice, ma psicologicamente leggibile.

Il congedo come forma narrativa

Il titolo iniziale del progetto, Richard Says Goodbye, metteva ancora più chiaramente in primo piano l'idea del congedo. Il film fu effettivamente sviluppato e presentato anche con quel titolo prima della distribuzione come The Professor.
Questo è significativo: Richard non deve semplicemente morire ma deve imparare a salutare.
E salutare significa riconoscere; ringraziare; chiedere perdono; lasciare andare; accettare.

Quasi ogni rapporto del film diventa quindi una forma differente di addio.

Il finale e la biforcazione

Il finale, con Richard che si allontana e prende una direzione non convenzionale, completa visivamente la metafora.
Per gran parte della propria vita ha seguito strade, ruoli, aspettative e percorsi prestabiliti. Adesso arriva davanti a una scelta. E invece della strada prevedibile sceglie un'altra direzione.

Non serve spiegare verbalmente: "Finalmente sono libero." L'immagine lo racconta. Ed è proprio questa la differenza tra concetto e cinema.

Una buona sceneggiatura deve trasformare il tema in azione

"Bisogna vivere pienamente." È un'affermazione. Ma non è ancora cinema.
Roberts la traduce invece in un uomo cambia le proprie lezioni; che rompe alcuni rapporti; ne recupera altri; rifiuta le convenzioni; parla con la figlia; affronta l'amico; e lascia il proprio ambiente.

Il tema viene incarnato attraverso comportamento. È esattamente ciò che dovrebbe imparare un giovane autore.

Perché la storia può funzionare anche se conosciamo già la lezione

Probabilmente nessuno spettatore adulto entra in sala ignorando che la vita è breve; bisogna amare; bisogna essere sinceri; non bisogna sprecare il tempo.

Non sono idee nuove. Ma il cinema non è un concorso per inventare esclusivamente nuovi principi filosofici.
Il cinema può prendere una verità già conosciuta per farcela sentire nuovamente nuova.

Questa distinzione è fondamentale. Sapere qualcosa intellettualmente non equivale a viverla emotivamente.

L'errore che un giovane sceneggiatore dovrebbe evitare

Il pericolo più grande sarebbe copiare la superficie di Arrivederci Professore. Un uomo riceve una diagnosi. Diventa anticonformista. Beve. Dice tutto ciò che pensa. Sarebbe imitazione.

Lo spunto interessante si trova molto più in profondità. Bisogna prendere il meccanismo di una persona che scopre che il tempo che credeva di possedere non esiste più. E poi cambiare tutto. Dal personaggio all'età, alla professione, alla scadenza, al genere, al luogo ed alle relazioni.

Come trasformare la lezione del film in una storia originale

Immaginiamo una donna di sessant'anni che scopre che la libreria nella quale lavora da quarant'anni chiuderà tra sette giorni. Non sta morendo. Ma sta morendo una parte della sua identità.

Oppure un uomo scopre che il quartiere dove è cresciuto verrà demolito.
Oppure un insegnante sa che quella sarà la sua ultima classe prima della pensione.
Oppure un ragazzo viene a sapere che il proprio migliore amico partirà definitivamente domenica.

Il motore drammatico è lo stesso: il tempo improvvisamente acquisisce valore.

Una domanda molto utile per creare un protagonista

A nostro giudizio, dopo aver studiato Arrivederci Professore, uno sceneggiatore dovrebbe prendere un personaggio e chiedersi: "Quale verità continuerebbe ad evitare per altri vent'anni, se nessuno gli imponesse una scadenza?"

Quella verità potrebbe riguardare un amore; un figlio; una colpa; un sogno; una vocazione; un errore; una paura.

Poi bisogna introdurre qualcosa che impedisca al personaggio di continuare a rimandare. Ed a quel punto la storia comincia quasi da sola.

Il personaggio deve avere qualcosa da perdere

Richard funziona perché possiede una vita già costruita. Se fosse completamente solo, senza famiglia, lavoro, studenti o reputazione, la libertà improvvisa avrebbe meno conseguenze.

Per scrivere una storia simile bisogna quindi costruire prima l'ordine, poi romperlo.
Lo spettatore deve capire che cosa esisteva prima; che cosa il protagonista rischia di perdere; che cosa non gli interessa più perdere; che cosa scopre invece di voler disperatamente conservare.

Il protagonista non deve diventare immediatamente migliore

Questa è una lezione fondamentale. Richard diventa inizialmente più egoista. Più impulsivo. Più irresponsabile.
È narrativamente molto più interessante.

Una persona che riceve una grande rivelazione non deve reagire immediatamente nel modo "giusto". Potrebbe, dovrebbe reagire male. Potrebbe fraintendere la propria libertà. Potrebbe ferire qualcuno. Potrebbe credere di essere cambiata quando sta semplicemente fuggendo. Questo crea l'arco.

Il cambiamento deve avere un costo

Un personaggio non cambia perché comprende una bella frase. Cambia perché qualcosa gli costa.
Per Richard significa confrontarsi con la mortalità; con la famiglia; con l'amicizia; con il fallimento e con la solitudine.

Per un altro protagonista il prezzo potrebbe essere differente. Ma deve esistere. Se cambiare non costa nulla, la trasformazione sembra decorativa.

Il tema non deve diventare predica

È forse il pericolo principale di storie come questa. Quando l'argomento riguarda la vita o la morte, l'autenticità od il tempo, è molto facile far pronunciare al protagonista lunghi discorsi.

Qualche momento esplicito può naturalmente funzionare. Ma noi consiglieremmo ad un giovane sceneggiatore di affidare il significato soprattutto alle decisioni; alle azioni; alle rinunce; ai gesti; ai silenzi.

Un uomo che finalmente telefona al figlio dopo vent'anni racconta più di cinque pagine sulla necessità di amare.

La tragicommedia permette di evitare la retorica

L'umorismo può diventare uno strumento meraviglioso quando si affrontano temi enormi.
La morte senza ironia può facilmente diventare solenne. L'ironia senza dolore può diventare superficiale. La tragicommedia mette continuamente le due cose in collisione. 
Lo spettatore ride. Poi improvvisamente comprende perché stava ridendo.

E il momento drammatico può arrivare con maggiore forza proprio perché non è stato annunciato.

Non bisogna avere paura dei cambi di tono, ma bisogna prepararli

Arrivederci Professore dimostra però anche il difficile rischio di passare dalla farsa alla provocazione, al dramma familiare, alla riflessione sulla morte.

Il giovane sceneggiatore dovrebbe quindi costruire elementi che facciano da ponte, come un gesto, un personaggio, una conseguenza. Od una battuta che comincia divertente e finisce dolorosa.

Il tono non deve cambiare perché lo sceneggiatore ha deciso improvvisamente che "ora è il momento della scena triste".
Deve cambiare perché il protagonista non riesce più ad utilizzare la comicità come difesa.

Il sottotesto più interessante: vivere prima di avere una diagnosi

Qui arriviamo, a nostro giudizio, al motivo per cui tanti spettatori possono conservare affetto per questo film malgrado le sue imperfezioni. La lezione non è realmente rivolta a Richard. Richard ormai possiede pochissimo tempo. La lezione è rivolta a noi che guardiamo e presumibilmente abbiamo ancora tempo.

Il film ci mette davanti a una domanda piuttosto scomoda: "Perché dovrebbe essere necessaria una diagnosi terminale per cominciare a vivere con maggiore sincerità?" ed è qui che il film smette di essere la storia particolare di un professore. Diventa uno specchio, il nostro specchio.

Può essere considerato una pietra miliare?

Utilizzeremmo questa definizione con una precisazione. Arrivederci Professore non è una "pietra miliare" nel senso storico e formale con cui utilizziamo questa espressione per opere che hanno trasformato radicalmente il linguaggio cinematografico. Non ha inventato un nuovo genere. Non ha rivoluzionato la regia. Non ha creato una struttura mai vista.

Ma può certamente diventare un film di riferimento molto significativo per una precisa famiglia di racconti: quelli nei quali una scadenza estrema distrugge le convenzioni del protagonista e lo costringe a riesaminare ciò che significa vivere autenticamente.

In questo senso può essere una piccola pietra di paragone. E soprattutto può essere un ottimo film da studiare. Anche nelle sue debolezze.

Perché studiare anche un film imperfetto è utilissimo

Un aspirante sceneggiatore commette un errore se studia soltanto film unanimemente considerati capolavori.
Un'opera divisiva può insegnare moltissimo.

Arrivederci Professore permette di osservare contemporaneamente: una premessa molto forte; un protagonista immediatamente leggibile; un eccellente ticking clock, cioè una scadenza narrativa; una chiara trasformazione; una combinazione di commedia e dramma; personaggi secondari funzionali; alcune semplificazioni; alcuni cliché; e problemi di equilibrio tonale.

È quasi un laboratorio. Possiamo chiederci continuamente: "Questa scena funziona?" "Perché?" "Questa invece sembra prevedibile?" "Come la riscriveremmo?" È un esercizio straordinario.

Una possibile lezione di scrittura ricavata dal film

Se dovessimo condensare l'insegnamento del film Arrivederci Professore per un giovane sceneggiatore, non diremmo: "Scrivi di qualcuno che sta morendo." ma diremmo: "costruisci una persona che abbia imparato a vivere in un modo che ormai non le basta." e poi: Togligli la possibilità di rimandare. E poi: Lascia che reagisca male. E: mostra le conseguenze. Ed: Obbligalo a distinguere ciò che desidera da ciò che conta davvero. Ed infine: Ffagli compiere una scelta che la persona dell'inizio del film non avrebbe mai potuto compiere.

Questa è struttura drammatica.

Un esercizio concreto per uno sceneggiatore

Potremmo immaginare un protagonista e scrivere soltanto due colonne mentali.
All'inizio: che cosa crede importante? ed alla fine: che cosa ha scoperto essere importante?

Se le due risposte sono identiche, probabilmente non abbiamo ancora costruito un arco narrativo.

Per Richard potremmo semplificare così: all'inizio crede che libertà significhi non avere più obblighi. Ed alla fine comprende che libertà significa scegliere consapevolmente i legami e le verità che meritano il tempo rimasto.

Questo è il vero viaggio.

La migliore domanda da ereditare da Wayne Roberts

Il giovane autore non dovrebbe uscire dal film Arrivederci Professore pensando: "Vorrei scrivere qualcosa di simile." ma dovrebbe uscire pensando: "Quale personaggio conosco che sta rimandando qualcosa di essenziale?"

È qui che comincia una storia nuova. Una madre che non parla più con la figlia. Un ragazzo che non ha mai confessato di voler lasciare l'università. Un musicista che insegna da trent'anni ma non suona più. Un uomo che conserva le lettere di qualcuno senza averle mai aperte. Una donna che sta per vendere la casa dei genitori.

Non abbiamo bisogno della stessa diagnosi. Abbiamo bisogno della stessa urgenza.

In conclusione

Arrivederci Professore è un film semplice nelle fondamenta e molto più interessante nelle domande che solleva.

Wayne Roberts costruisce la sceneggiatura su un meccanismo antichissimo e potentissimo: un uomo scopre che il proprio tempo è finito e, soltanto allora, comincia a chiedersi come avrebbe dovuto usarlo.

Molti spettatori, a differenza della visione della critica negativa, l'hanno valutato in modo decisamente più favorevole, segno che il nucleo emotivo del racconto è riuscito comunque a raggiungere una parte importante del pubblico.

Ed è forse proprio questa la lezione più utile.
Un film non raggiunge necessariamente lo spettatore perché possiede la struttura più originale.
Può raggiungerlo perché pone la domanda giusta nel momento giusto.

Arrivederci Professore ne pone una che difficilmente smette di essere attuale: "Se sapessimo davvero quanto tempo ci rimane, continueremmo a vivere nello stesso modo?"
Per uno sceneggiatore, da questa domanda possono nascere decine di storie completamente diverse.

Ma il passaggio decisivo consiste nel compierne un altro ancora: "Perché aspettare che il personaggio scopra di stare per morire? Quale altro evento potrebbe costringerlo a vivere finalmente autentico? Una pensione. Una partenza. Una chiusura. Un figlio che se ne va. Una casa venduta. Un amore che finisce. Un ultimo giorno di scuola. Un quartiere che verrà demolito."

È qui che lo spunto smette di appartenere al film di Wayne Roberts e comincia a diventare una nuova sceneggiatura.
E quando il giovane autore riesce a trasformare un'idea universale in un personaggio specifico, una scadenza concreta, un conflitto personale ed una scelta finale inevitabile ma non prevedibile, allora non sta più imitando Arrivederci Professore.

Sta facendo esattamente ciò che dovrebbe fare il Cinema: prendere una domanda che conosciamo da sempre e costringerci, attraverso una nuova storia, a sentirla come se fosse la prima volta.