TRAINSPOTTING: QUANDO FUGGIRE DAGLI ALTRI
SIGNIFICA PROVARE A SALVARE SE STESSI

Perché il film di Danny Boyle e la sceneggiatura di John Hodge
sono diventati un punto di riferimento per il cinema generazionale

film vago Trainspotting 01 700Quando il film Trainspotting arriva nelle sale nel 1996, il cinema britannico viene investito da qualcosa che possiede contemporaneamente l'energia di un videoclip, la crudezza del realismo sociale, l'ironia di una commedia nerissima e la disperazione di un dramma sulla dipendenza.

Danny Boyle lo dirige. John Hodge adatta il romanzo pubblicato da Irvine Welsh nel 1993. Ewan McGregor interpreta Mark Renton, circondato da Sick Boy, Spud, Tommy e Begbie.

Il risultato non è semplicemente un film sulla droga. Ed è probabilmente proprio questo il primo elemento che dovremmo comprendere.

A nostro giudizio, se Trainspotting fosse stato soltanto il racconto degli effetti devastanti dell'eroina, difficilmente avrebbe conservato per trent'anni la stessa capacità di parlare a spettatori che non hanno alcuna esperienza diretta di tossicodipendenza. La droga è fondamentale. Ma è anche il mezzo attraverso il quale il film racconta qualcosa di più ampio: ovvero che cosa succede quando un gruppo di giovani non riconosce più nella società che li circonda un futuro sufficientemente desiderabile da essere scelto.

Da questa domanda nasce la forza del film. E da questa stessa domanda nasce una delle lezioni più importanti che possiamo ricavare per la sceneggiatura.


* Un successo accolto insieme dalla critica e dal pubblico

Diversamente da molti cult diventati importanti soltanto anni dopo, Trainspotting fu accolto molto bene già all'epoca e consolidò rapidamente la propria reputazione sia dalla parte della critica sia per quella del pubblico. Il British Film Institute lo considera uno dei film britannici decisivi degli anni Novanta e sottolinea il ruolo che ebbe nel rilanciare l'energia del cinema britannico del periodo.

Il dato economico è altrettanto significativo. Girato con un budget molto contenuto, il film divenne uno dei maggiori successi britannici del periodo e riuscì a trasformare i personaggi marginali, un linguaggio difficile e situazioni estremamente crude in un fenomeno culturale molto più vasto.

Anche il lavoro di John Hodge venne riconosciuto immediatamente. La sceneggiatura ricevette la candidatura all'Oscar per la sceneggiatura tratta da materiale precedentemente pubblicato. È un riconoscimento particolarmente interessante perché il lavoro compiuto da Hodge non consistette affatto nel trasferire semplicemente il romanzo sullo schermo.

Dovette praticamente reinventarne la struttura cinematografica.


* Il primo grande problema: il romanzo non era facilmente trasformabile in un film

Questo è il punto dal quale conviene partire se vogliamo comprendere realmente il lavoro dello sceneggiatore.
Il libro Trainspotting di Irvine Welsh non presenta una struttura tradizionale facilmente trasferibile in tre atti. È frammentario, episodico, possiede diverse voci, passa da un personaggio all'altro.
Molto del suo fascino nasce dal linguaggio, dallo slang, dal dialetto e dai monologhi interiori.

Lo sceneggiatore John Hodge raccontò apertamente le proprie difficoltà iniziali: considerava il libro quasi una raccolta di racconti collegati piuttosto che una narrazione dotata di una linea cinematografica evidente: per questo lui, Boyle ed il produttore Andrew Macdonald decisero di identificare in Mark Renton la voce centrale capace di guidare il film.

Questa decisione è già una lezione fondamentale per un giovane sceneggiatore. Adattare non significa conservare tutto. Significa capire che cosa deve diventare il centro.

Hodge non tenta di salvare democraticamente ogni personaggio, ogni episodio e ogni voce. Sceglie. E scegliere significa inevitabilmente perdere qualcosa. Ma permette allo stesso tempo di guadagnare una cosa fondamentale: una traiettoria.


* Mark Renton diventa il filo che tiene insieme il caos

Nel romanzo esistono molte prospettive: nel film abbiamo soprattutto Renton. È lui che apre la storia. È la sua voce che ci introduce in quel mondo. È lui che prova a smettere. È lui che ricade. È lui che tenta di fuggire. È infine lui che compie la scelta definitiva.

Hodge utilizza la voce fuori campo anche per conservare una parte della straordinaria forza linguistica di Welsh, che altrimenti sarebbe andata inevitabilmente perduta nella trasposizione. Lo stesso sceneggiatore spiegò che la voce narrante permetteva di recuperare parti della prosa e dello stile verbale impossibili da trasformare direttamente in azione.

Questa è un'altra lezione importante: la famosa regola: “Mostrare, non raccontare” è utilissima.
Ma non è una religione perchè se la voce narrante possiede una personalità; ironia; ritmo; punto di vista; contrasto con le immagini, allora può diventare autentico Cinema.

La voce di Renton non spiega semplicemente ciò che vediamo. Spesso contraddice, interpreta od ironizza su ciò che vediamo. Ed è questa la differenza fra una voce fuori campo narrativa e una voce fuori campo puramente esplicativa.


* “Choose Life”: una delle aperture più intelligenti del cinema contemporaneo

Il film comincia con una fuga. Renton e Spud corrono per le strade di Edimburgo. La musica di Iggy Pop esplode. Arriva la voce di Renton. “Choose Life”: scegli la vita. Poi vengono elencati il lavoro; la famiglia; la televisore; gli elettrodomestici; il consumismo; la sicurezza ed il futuro. E Renton rifiuta tutto.

L'apertura possiede una potenza straordinaria perché in pochissimi secondi presenta contemporaneamente il protagonista, il tono, l'ambiente, il tema, il ritmo e la sua filosofia.

Non servono quindici minuti di preparazione. Entriamo immediatamente nel film. Ma soprattutto dobbiamo evitare di leggere quel monologo superficialmente. 
Renton non è semplicemente un giovane ribelle che rifiuta coraggiosamente il conformismo. Sta rifiutando la vita convenzionale mentre è completamente dipendente dall'eroina. Quindi la sua apparente libertà contiene già una contraddizione. Dice: “Non scelgo la vostra vita.” ma non è realmente libero. Ha semplicemente scelto - o è stato catturato da - un'altra prigione.

Questo è ottimo materiale drammaturgico. Il protagonista crede qualcosa che la storia progressivamente metterà in discussione.


* La droga non viene trattata come semplice lezione morale

Uno degli aspetti più coraggiosi del film Trainspotting consiste proprio nel fatto che il film non finge che la droga sia soltanto sofferenza. L'eroina produce piacere. Altrimenti nessuno la prenderebbe. Il film lo riconosce. E proprio perché riconosce l'attrazione può successivamente mostrare in maniera molto più forte il prezzo.

Questa èuna lezione importantissima per uno sceneggiatore.
Se vogliamo raccontare una dipendenza e mostriamo soltanto l'orrore, il degrado e la sofferenza, lo spettatore potrebbe domandarsi perché il personaggio abbia mai iniziato.

Per comprendere una dipendenza dobbiamo capire anche che cosa offre al personaggio. Sollievo? Piacere? Appartenenza? Dimenticanza? Identità?

Solo allora possiamo comprendere perché sia così difficile abbandonarla.


* Il film non romanticizza veramente l'eroina: ci seduce e poi ci tradisce

Questa è una delle operazioni narrative più raffinate.
All'inizio il mondo dei personaggi possiede energia; musica; amicizia; umorismo; sesso; ribellione.

Lo spettatore può perfino percepire una certa attrazione.
Poi il film comincia progressivamente a presentarne il rovescio. Il degrado. La dipendenza fisica.  Il bagno disgustoso. La morte. Il bambino. Tommy. L'astinenza. L'amicizia che diventa sfruttamento.

Il film ci mette quindi in una posizione molto simile a quella del protagonista. Prima vediamo la seduzione. Poi il prezzo.

È molto più efficace di un sermone antidroga.


* La scena del bagno: trasformare un'esperienza degradante in cinema soggettivo

La celebre sequenza del bagno è un esempio perfetto della filosofia visiva di Trainspotting. Renton entra nel luogo più disgustoso possibile perché ha perso le supposte di oppio. Arriva a immergersi nella tazza. Poi la realtà viene abbandonata. Lo spazio diventa improvvisamente quasi acquatico, fantastico. Non stiamo più osservando oggettivamente il mondo. Stiamo entrando nel rapporto che Renton possiede con la sostanza.

Ed è importante comprendere che la sceneggiatura e la regia non cercano semplicemente realismo sociale. Boyle spiegò che desiderava un film vibrante e “più grande della vita”, rifiutando deliberatamente un approccio documentaristico convenzionale.

Il giovane filmmaker può imparare molto da questo.

Quando una storia parla di un'esperienza interiore, non siamo obbligati a rappresentarla sempre realisticamente. Possiamo trasformare lo spazio o la luce od il suono o la prospettiva per far vivere allo spettatore la percezione del personaggio.


* Il grottesco permette di affrontare l'insostenibile

Trainspotting riesce continuamente a far ridere in situazioni nelle quali, razionalmente, non dovremmo ridere. Ed è precisamente questo uno degli elementi che lo rendono così potente. La comicità non attenua sempre il dramma. Talvolta lo rende ancora più doloroso. Ridiamo  ci rilassiamo. ma poi improvvisamente accade qualcosa che ci impedisce di ridere.

La morte del bambino rappresenta il punto più evidente.
Fino a quel momento il gruppo può ancora apparire come una banda di giovani disordinati, autodistruttivi, perfino divertenti.

Poi qualcosa cambia. Una conseguenza irreversibile entra nella storia. Non siamo più soltanto davanti a ragazzi che stanno facendo male a se stessi.

Il loro mondo ha prodotto una vittima innocente. Da questo momento il film non può più essere guardato esattamente nello stesso modo.


* Una buona sceneggiatura cambia il significato di ciò che abbiamo visto prima

Questa è una delle lezioni più importanti di quella sequenza.

Una scena forte non modifica soltanto ciò che accadrà dopo. Può modificare retroattivamente ciò che abbiamo già visto. Prima c'era un caos divertente. Dopo quel caos possiede conseguenze che non avevamo voluto vedere.

Questo è molto più potente di inserire semplicemente un “momento triste”. La scena modifica il giudizio dello spettatore sull'intero mondo narrativo.


* Tommy: il personaggio che dimostra che nessuno è davvero al sicuro

Tommy è particolarmente importante perché, inizialmente, non appartiene completamente al sistema degli altri. È relativamente sano. Ha una relazione. Una vita differente.

Ma progressivamente viene trascinato nel mondo dell'eroina. Questo consente al film di mostrarci qualcosa di essenziale: la dipendenza non è soltanto una caratteristica di Renton e dei suoi amici. Può propagarsi, può entrare nella vita di qualcuno che sembrava esterno.

Tommy diventa quindi una specie di specchio narrativo e ci permette di osservare il percorso verso la distruzione da un'altra direzione. Non partiamo da un tossicodipendente che cerca di smettere, ma vediamo una persona che comincia.

Ed è terribile proprio perché sappiamo già dove può arrivare.


* Begbie: l'uomo più pericoloso del gruppo non usa eroina

Questa è una scelta di scrittura straordinariamente intelligente. Begbie non è eroinomane. Eppure è probabilmente il personaggio più terrificante. È violento, imprevedibile, aggressivo. È dipendente, in un certo senso, dalla propria rabbia.

Questa scelta impedisce al film di costruire un'equazione semplicistica: droga = male e sobrietà = bene.

Begbie dimostra che possiamo essere perfettamente sobri e profondamente distruttivi. Il tema quindi si amplia. La dipendenza non è soltanto chimica.
Possiamo essere dipendenti dalla violenza; dal potere; dall'identità che abbiamo costruito; dal gruppo; dall'autodistruzione.


* Sick Boy: cinismo e controllo

Sick Boy rappresenta un altro modo di stare nello stesso mondo. È più controllato. Più seduttivo. Più cinico. Possiede un'intelligenza diversa.
Dove Spud è fragile e Begbie esplosivo, Sick Boy appare capace di trasformare qualsiasi relazione in uno scambio.

Questi personaggi funzionano perché non sono semplicemente “gli amici di Renton”. Sono possibilità alternative di vita. Ognuno mostra al protagonista un possibile destino.


* Spud: la vulnerabilità

Spud è probabilmente il personaggio che suscita maggiore tenerezza. È goffo, debole, dipendente. Ma conserva un'umanità che gli altri spesso hanno progressivamente perduto.

Ed è fondamentale per comprendere il finale.
Quando Renton prende il denaro e fugge, ne lascia una parte a Spud. Non è un gesto casuale.

Lo sceneggiatore ci sta dicendo che il tradimento finale non è completamente indiscriminato. Renton riconosce ancora una differenza morale fra i propri compagni.

È una piccola decisione che impedisce al protagonista di diventare semplicemente un ladro egoista.

 

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