REALIZZARE UN VIDEO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Articolo 2 – Scegliere il video od il corto da realizzare
Come definire l'obiettivo, il pubblico di riferimento, la durata, il genere,
la piattaforma di destinazione ed il livello di complessità del progetto
* Il primo errore è iniziare subito a generare immagini
Quando una persona scopre uno strumento di Intelligenza Artificiale capace di creare immagini o brevi sequenze video, la prima reazione è spesso quella di provare immediatamente a descrivere una scena.
Si scrive, per esempio: Crea un uomo che cammina sotto la pioggia in una città futuristica.
Il sistema produce una sequenza interessante e l’autore ne rimane affascinato.
Subito dopo genera una donna in un appartamento, un’astronave, un cane che corre, un paesaggio fantastico e una strada notturna.
Dopo numerosi tentativi, però, si accorge di avere molte belle immagini, ma nessun vero video.
Manca una direzione comune. I personaggi non appartengono alla stessa storia, gli ambienti non sono coerenti, il formato cambia, le inquadrature non si collegano e non è chiaro quale messaggio debba arrivare allo spettatore.
Questo accade perché la generazione è iniziata prima della progettazione.
Prima di chiedere all’Intelligenza Artificiale di produrre qualsiasi materiale, è necessario rispondere ad alcune domande fondamentali:
- Perché voglio realizzare questo video?
- A chi è rivolto?
- Quanto deve durare?
- Quale genere o tono deve avere?
- Dove verrà pubblicato o proiettato?
- Quanto è complesso da realizzare?
- Quali risorse possiedo?
- Quali parti saranno generate e quali verranno riprese realmente?
Queste domande non servono soltanto ad organizzare il lavoro. Determinano direttamente le caratteristiche delle immagini, del suono, del montaggio e della narrazione.
Scegliere il video od il cortometraggio da realizzare significa quindi compiere il primo vero atto di regia.
1. Partire dall’obiettivo
Che cosa deve ottenere il video?
L’obiettivo è il risultato che l’autore vuole raggiungere attraverso il filmato.
Un video può essere realizzato per varie finalità, come ad esempio:
- raccontare una storia;
- spiegare un argomento;
- presentare un prodotto;
- promuovere un’attività;
- documentare un evento;
- sensibilizzare il pubblico;
- divertire;
- emozionare;
- insegnare una procedura;
- presentare un progetto;
- accompagnare una canzone;
- sperimentare una forma visiva.
Due video che parlano dello stesso argomento possono essere completamente diversi se hanno obiettivi e finalità differenti.
Immaginiamo, per esempio, di voler parlare del riciclo dei rifiuti.
Un video didattico potrebbe spiegare in quale contenitore gettare carta, vetro, plastica e materiali organici.
Uno spot sociale potrebbe mostrare le conseguenze dell’abbandono dei rifiuti nell’ambiente.
Un corto commedia potrebbe raccontare la storia di un uomo ossessionato dalla raccolta differenziata.
Un video promozionale potrebbe presentare una nuova azienda che produce imballaggi riciclabili.
Il tema generale è lo stesso, ma cambiano struttura, linguaggio, durata, immagini e pubblico.
- Formulare l’obiettivo in una frase
Prima di iniziare è utile completare questa formula: Il mio video deve aiutare lo spettatore a…
Vediamo alcuni esempi:
Il mio video deve aiutare lo spettatore a capire come funziona la raccolta differenziata.
Il mio video deve convincere il pubblico a visitare una mostra fotografica.
Il mio video deve far provare inquietudine di fronte all’uso irresponsabile della tecnologia.
Il mio video deve presentare il personaggio principale di un futuro cortometraggio.
Il mio video deve insegnare ad un principiante come utilizzare correttamente un microfono.
Capiremo così che questa frase obbliga l’autore a pensare al risultato, non soltanto all’aspetto visivo del nostro video.
- Obiettivo principale e obiettivi secondari
Un video dovrebbe possedere un obiettivo principale chiaramente riconoscibile. Può avere anche obiettivi secondari, purché non entrino in conflitto con quello centrale.
Un cortometraggio potrebbe avere come obiettivo principale quello di raccontare una riconciliazione familiare. Come obiettivi secondari potrebbe voler valorizzare un quartiere, riflettere sul tempo trascorso e mostrare l’importanza delle fotografie.
Il problema nasce quando si cerca di fare contemporaneamente troppe cose.
Un video di un minuto molto difficilmente può:
- presentare cinque personaggi;
- spiegare un problema sociale;
- raccontare una storia d’amore;
- pubblicizzare un prodotto;
- mostrare tre ambientazioni;
- concludersi con un colpo di scena.
Quando gli obiettivi sono troppi, nessuno viene sviluppato in modo soddisfacente.
- Esempio pratico: restringere un obiettivo troppo ampio
Obiettivo iniziale: Voglio fare un video sull’Intelligenza Artificiale.
Questa formulazione è troppo generica.
Può essere progressivamente precisata: Voglio fare un video sui pericoli dell’Intelligenza Artificiale.
È ancora molto ampio. L'obiettivo finale potrebbe essere: Voglio mostrare il rischio di dipendere eccessivamente dai suggerimenti dell’Intelligenza Artificiale.
Ora esiste un tema più preciso. Che potrebbe anche essere specificato così: Voglio realizzare un cortometraggio di tre minuti nel quale un giovane regista non riesce più a prendere una decisione senza chiedere consiglio ad un assistente artificiale.
A questo punto abbiamo definito:
- un protagonista;
- un conflitto;
- una situazione;
- un tema;
- una durata orientativa;
- una possibile forma narrativa.
L’obiettivo è diventato realizzabile.
2. Definire il pubblico
- Per chi stiamo realizzando il video?
Ogni video viene visto da qualcuno. Anche quando l’autore afferma di realizzare un’opera soltanto per sé, esiste comunque uno spettatore immaginato.
Il tipo di pubblico condiziona molti elementi, come:
- le parole utilizzate;
- la velocità della spiegazione;
- la durata;
- il tipo di umorismo;
- la complessità narrativa;
- il grado di realismo;
- la presenza di sottotitoli;
- il formato;
- il ritmo del montaggio;
- il tipo di musica;
- la quantità di informazioni.
Un video destinato a bambini di dieci anni non può essere costruito nello stesso modo di un video rivolto ai professionisti del cinema.
- Pubblico generico e pubblico specifico
Dire che un video è rivolto “a tutti” è quasi sempre poco utile.
È preferibile individuare almeno alcune caratteristiche dello spettatore ideale, come:
- età;
- livello di preparazione;
- interessi;
- abitudini di visione;
- lingua;
- luogo nel quale vedrà il video;
- quantità di attenzione disponibile;
- conoscenze già possedute.
Per esempio: Il video è rivolto a ragazzi fra i tredici ed i sedici anni che non hanno mai studiato il linguaggio cinematografico e lo guarderanno in classe insieme all’insegnante.
Questa definizione permette di prendere decisioni precise.
Il linguaggio dovrà essere semplice, ma non infantile. Gli esempi dovranno essere facilmente riconoscibili. La durata non dovrà essere eccessiva. Potranno essere inseriti titoli grafici e brevi pause per favorire la discussione.
- La domanda fondamentale del pubblico
È utile chiedersi: Perché questa persona dovrebbe continuare a guardare il mio video?
Le possibili risposte possono essere:
- perché vuole imparare qualcosa;
- perché vuole sapere come finisce la storia;
- perché riconosce un proprio problema;
- perché è incuriosita da un’immagine;
- perché desidera scegliere un prodotto;
- perché prova simpatia per il protagonista;
- perché il video promette una soluzione;
- perché si sente coinvolta emotivamente.
Se non esiste una ragione sufficiente, lo spettatore potrebbe interrompere la visione.
- Esempio pratico: lo stesso argomento per pubblici diversi
Argomento del video: “Come si scrive una sceneggiatura”.
Pubblico n. 1: bambini di undici anni
Il video potrebbe utilizzare un personaggio simpatico, disegni semplici, esempi tratti dalla vita scolastica ed una durata di tre o quattro minuti.
Pubblico n. 2: giovani aspiranti registi
Il video potrebbe affrontare soggetto, trattamento, scena, conflitto e dialogo, con esempi cinematografici ed una durata di dieci/dodici minuti.
Pubblico n. 3: sceneggiatori con esperienza
Il video potrebbe concentrarsi sulla struttura non lineare, sul sottotesto, sulla gestione delle informazioni e sulla riscrittura.
Il tema è identico, ma il livello di approfondimento cambia radicalmente.
- Quando il pubblico è troppo eterogeneo
A volte un video deve essere visto da persone molto diverse.
Per esempio, un cortometraggio realizzato per una scuola potrebbe essere destinato agli alunni, ai genitori, agli insegnanti e ad una giuria.
In questo caso occorre trovare un livello di lettura principale e alcuni elementi secondari.
La storia deve essere comprensibile ai ragazzi, ma può contenere sfumature apprezzabili anche dagli adulti.
La soluzione non consiste nell’aggiungere continuamente spiegazioni. È spesso più efficace costruire una situazione semplice ma emotivamente universale.
Una bambina che ha paura di leggere ad alta voce in classe è comprensibile per un pubblico giovane, ma può coinvolgere anche gli adulti perché parla di insicurezza, giudizio e coraggio.
3. Stabilire la durata
- La durata non è soltanto una misura temporale
Dire che un video dura trenta secondi, tre minuti o venti minuti non significa soltanto stabilirne la lunghezza.
La durata determina:
- la quantità di contenuto;
- il numero delle scene;
- il numero delle inquadrature;
- il ritmo;
- il costo;
- il tempo necessario per generare i materiali;
- la difficoltà di mantenere la continuità;
- il livello di attenzione richiesto allo spettatore.
Nella produzione assistita dall’IA, ogni secondo può richiedere numerosi tentativi. Un video di cinque minuti non è quindi necessariamente cinque volte più difficile di un video di un minuto. Potrebbe essere dieci o venti volte più complesso, soprattutto se contiene personaggi ricorrenti, dialoghi e molte ambientazioni.
- Durate indicative
Da 10 a 30 secondi
E' una durata adatta per:
- un’idea visiva;
- un messaggio molto breve;
- un annuncio;
- un teaser;
- un contenuto sociale;
- una semplice dimostrazione.
Da 30 a 90 secondi
Adatta per:
- un micro-racconto;
- una breve presentazione;
- uno spot;
- un trailer;
- un messaggio sociale;
- una poesia visiva.
Da 2 a 5 minuti
Adatta per:
- un video didattico essenziale;
- un cortometraggio molto breve;
- una piccola intervista montata;
- una presentazione di un progetto;
- un videoclip semplice.
Da 5 a 10 minuti
Adatta per:
- un tutorial più completo;
- un cortometraggio narrativo;
- un approfondimento;
- un documentario breve;
- una lezione audiovisiva.
Oltre i 10 minuti
Richiede una struttura più solida, maggiore varietà visiva ed una pianificazione approfondita. Per un principiante può essere opportuno dividere il contenuto in più episodi.
- Come calcolare la quantità di contenuto
Una voce narrante chiara può pronunciare mediamente circa 120-150 parole al minuto, a seconda del ritmo e delle pause.
Se un video didattico dura tre minuti, un testo di 700 parole sarà probabilmente troppo lungo.
In tre minuti si possono pronunciare circa 360-450 parole. Bisogna inoltre lasciare spazio alle immagini, ai silenzi, ai titoli.
Per un video narrativo, il calcolo è diverso. Non tutto deve essere spiegato attraverso le parole. Un gesto, un oggetto o un’inquadratura possono sostituire diverse frasi.
Esempio pratico: ridurre una storia alla durata disponibile
Storia iniziale: Un uomo perde il lavoro, nasconde il problema alla famiglia, cerca una nuova occupazione, incontra una vecchia amica, scopre una passione dimenticata, apre una piccola attività e si riconcilia con il figlio.
Questa storia richiede probabilmente almeno quindici o venti minuti.
Se dobbiamo realizzare un video di due minuti, dobbiamo scegliere un solo momento decisivo.
Possibile riduzione: Un padre disoccupato finge ogni mattina di andare al lavoro. Un giorno il figlio lo segue e lo scopre seduto da solo su una panchina. Invece di accusarlo, si siede accanto a lui e gli porge il proprio panino.
La nuova versione non racconta l’intera vicenda, ma contiene:
- un segreto;
- una scoperta;
- una relazione;
- un gesto finale;
- una trasformazione emotiva.
È quindi più adatta a un cortometraggio brevissimo.
- Il principio dell’equilibrio
La durata dovrebbe essere proporzionata alla quantità di informazioni.
Se l'argomento del contenuto è troppo vasto rispetto al tempo disponibile (esempio pochi minuti), il video diventa affrettato.
Se il contenuto è troppo circoscritto, il video di molti minuti appare lento o ripetitivo.
Una regola utile è: Una scena deve rimanere di una certa lunghezza soltanto se modifica qualcosa.
Per modificare si intende, ad esempio:
- la conoscenza dello spettatore;
- l’emozione;
- il rapporto fra i personaggi;
- la direzione della storia;
- il significato di un oggetto;
- l’obiettivo del protagonista.
4. Scegliere il genere ed il tono
- Il genere orienta le aspettative
Il genere aiuta lo spettatore a comprendere quale tipo di esperienza gli viene proposta.
Fra i generi cinematografici più comunemente conosciuti troviamo:
- commedia;
- dramma;
- thriller;
- horror;
- romantico;
- fantascienza;
- fantasy;
- documentario;
- musicale;
- giallo;
- avventura;
- satira;
- video didattico;
- video promozionale.
Il genere influenza immediatamente, anche se non ce ne accorgiamo subito, questi elementi:
- la luce;
- il colore;
- la musica;
- il ritmo;
- la recitazione;
- il montaggio;
- la scenografia;
- il tipo di conflitto;
- la forma del finale.
Una stanza illuminata con luce calda e morbida può suggerire intimità. La stessa stanza, con forti zone d’ombra e rumori fuori campo, può diventare inquietante.
- Genere e tono non sono la stessa cosa
Il genere indica la famiglia narrativa. Il tono indica il modo in cui la storia viene raccontata.
Per esempio, una storia di genere drammatica può avere un tono:
- realistico;
- poetico;
- cupo;
- delicato;
- grottesco;
- ironico;
- contemplativo.
Una commedia può essere invece:
- leggera;
- romantica;
- nera;
- surreale;
- satirica;
- malinconica.
Definire il tono è particolarmente importante quando si utilizzano strumenti generativi, perché parole diverse producono risultati visivi molto differenti.
Esempio pratico: la stessa scena in generi diversi
Situazione di base: Una donna entra in una cucina e trova una tazza sul tavolo.
Commedia
La donna osserva la tazza. Ogni volta che tenta di prenderla, la tazza sembra trovarsi in un punto diverso. Il montaggio è rapido, la musica è leggera, la luce è luminosa.
Thriller
La cucina è vuota e silenziosa. La tazza è ancora calda, ma la donna vive da sola. Si sente un rumore nel corridoio. La macchina da presa si avvicina lentamente alla donna impaurita.
Dramma
La tazza apparteneva al marito morto. La donna la tocca, ma non riesce a spostarla: il marito sedeva sempre lì. La luce è naturale, il ritmo lento, il suono quasi assente.
Fantascienza
La tazza mostra una registrazione olografica proveniente dal futuro. L’ambiente è realistico, ma un piccolo elemento tecnologico rompe la normalità.
Il fatto narrativo è identico, ma la sua interpretazione visiva cambia completamente.
- Evitare la confusione tonale
Un errore frequente consiste nel mescolare generi senza controllo.
Un video può certamente passare dalla commedia al dramma, ma il cambiamento deve essere preparato.
Se una scena inizia come un racconto realistico, prosegue come una parodia, diventa improvvisamente horror e termina con una morale didattica, lo spettatore potrebbe non capire quale atteggiamento assumere.
Per evitare questo problema è sempre utile scegliere tre parole guida.
Per esempio: Intimo, realistico, malinconico.
Oppure: Energico, ironico, colorato.
Oppure: Freddo, misterioso, controllato.
Queste parole potranno orientare prompt, musica, montaggio e recitazione.
5. Individuare la piattaforma di destinazione
- Dove verrà visto il video?
La piattaforma non deve essere decisa soltanto alla fine. Influenza la nostra progettazione fin dall’inizio.
Un video può essere destinato a:
- una sala cinematografica;
- un festival;
- YouTube;
- Instagram;
- TikTok;
- Facebook;
- un sito internet;
- una piattaforma scolastica;
- una conferenza;
- una mostra;
- uno schermo pubblicitario;
- una televisione;
- una presentazione aziendale;
- un telefono cellulare.
Ogni contesto presenta caratteristiche differenti.
- Formato orizzontale, verticale o quadrato
Formato orizzontale 16:9
È adatto ad essere visto su:
- YouTube;
- televisione;
- presentazioni;
- computer;
- proiezioni;
- racconti cinematografici tradizionali.
Offre spazio per mostrare ambienti, relazioni fra personaggi e composizioni laterali.
Formato verticale 9:16
È adatto alla visione su smartphone e ai contenuti sociali.
Favorisce:
- primi piani;
- figure intere;
- persone singole;
- elementi sviluppati in altezza;
- comunicazione diretta.
Rende più difficile mostrare contemporaneamente molti personaggi o ambienti molto larghi.
Formato quadrato 1:1
Può essere utile per determinati contenuti sociali, grafiche, interviste brevi e composizioni centrali.
- Progettare direttamente nel formato finale
Non è consigliabile realizzare casualmente un video orizzontale e ritagliarlo successivamente in verticale.
Il ritaglio da effettuare può infatti eliminare:
- un personaggio;
- un gesto;
- un oggetto importante;
- una parte della scenografia;
- un testo;
- la direzione dello sguardo.
Se il video dovrà essere distribuito in più formati, occorre progettare fin dall'inizio delle inquadrature adattabili.
Una soluzione consiste nel mantenere gli elementi principali nella zona centrale dell’immagine, lasciando spazio laterale non indispensabile. Tuttavia, questa strategia generica non deve impoverire la composizione.
Esempio pratico: scena con due personaggi
In formato 16:9, due persone possono essere poste ai lati opposti dell’inquadratura, facendo percepire la distanza emotiva fra loro.
In formato 9:16, la stessa disposizione potrebbe non funzionare. Si potrebbe allora:
- collocare un personaggio in primo piano e l’altro sullo sfondo;
- alternare i primi piani in scene successive;
- utilizzare una composizione verticale.
La piattaforma modifica quindi anche il linguaggio cinematografico.
- Visione con o senza audio
Molti contenuti visualizzati sui social vengono inizialmente riprodotti senza audio. È quindi utile chiedersi se il messaggio rimane comprensibile anche senza ascoltare la voce.
Le possibili soluzioni da utilizzare sono:
- i sottotitoli;
- inserire parole chiave;
- azioni visivamente chiare;
- inserire simboli;
- mostrare solo titoli iniziali;
- fare una grafica essenziale.
In un cortometraggio destinato ad una sala, invece, il suono può e deve svolgere un ruolo molto più immersivo e sottile.
- Distanza dello spettatore dallo schermo
Un testo leggibile su un telefono può risultare troppo piccolo in una sala, e viceversa.
In una presentazione pubblica è necessario utilizzare:
- caratteri grandi;
- contrasto elevato;
- poche parole;
- tempi sufficienti per la lettura.
Su uno smartphone occorre evitare dettagli visivi troppo minuti, perché potrebbero non essere percepiti.
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