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LA COMMEDIA NON DEVE UMILIARE IL PERSONAGGIO
Anche quando gli accade qualcosa di ridicolo, dovremmo continuare a percepirlo come una persona.
Questo è particolarmente importante nelle commedie che coinvolgono l'aspetto fisico; l'età; la disabilità; l'origine od il modo di parlare.
La comicità dovrebbe nascere dalla situazione, dal carattere o dal conflitto, non dalla semplice esistenza della persona.
Un personaggio può essere ridicolo. Ma non dovrebbe essere disumanizzato.
CERCARE LA VULNERABILITÀ
Molti grandi personaggi comici possiedono una fragilità. Vogliono sembrare forti. Vogliono essere amati. Vogliono essere rispettati. Vogliono evitare di essere scoperti.
Questa vulnerabilità rende lo spettatore partecipe. Un personaggio esclusivamente buffo può stancare. Un personaggio divertente che rischia qualcosa invece ci interessa.
Nel casting cercheremmo quindi sempre un momento nel quale l'attore possa mostrare qualcosa di vero sotto la comicità.
NON TUTTE LE BATTUTE DEVONO FUNZIONARE AL PROVINO
Questo può sembrare paradossale. Una battuta può non produrre una grande risata nel casting e funzionare perfettamente dopo grazie all'inquadratura; al controcampo; al montaggio; alla musica; al ritmo.
Per questo non dovremmo scegliere un attore contando semplicemente quante volte ha fatto ridere la stanza.
Dobbiamo vedere se possiede il materiale cinematografico necessario.
REGISTRARE SEMPRE I PROVINI
La memoria inganna. Un attore può impressionarci immediatamente.
Rivedendolo il giorno dopo potremmo scoprire i suoi gesti ripetitivi; gli eccessi; o problemi di ascolto.
Al contrario, un interprete che sembrava meno appariscente può diventare estremamente interessante sullo schermo.
Il casting cinematografico dovrebbe essere giudicato anche attraverso la camera, perché sarà attraverso la camera che lo vedrà il pubblico.
IL PRIMO PIANO DEL CASTING
Dedicheremmo una parte del provino ad un'inquadratura abbastanza stretta dove vogliamo vedere gli occhi; il pensiero; l'ascolto e la reazione.
Un attore che funziona perfettamente in campo medio potrebbe sembrare troppo costruito in primo piano.
Il cinema riduce la distanza.
TESTARE ANCHE IL SILENZIO
Un esercizio molto efficace consiste nel togliere le battute.
Per esempio: “Hai appena scoperto che la persona davanti a te sta mentendo. Non puoi dirglielo.”
In dieci secondi nessuna parola. Vediamo cosa accade.
L'attore che deve continuamente fare qualcosa potrebbe avere difficoltà.
Quello che riesce a pensare davanti alla macchina da presa può risultare molto interessante.
IL CALLBACK
Il primo provino serve soprattutto ad individuare le possibilità. Il callback dovrebbe essere molto più specifico.
A quel punto noi conosciamo già il suo aspetto, la sua voce, la sua presenza.
Possiamo quindi lavorare su scene reali; sul partner; sulle direzioni; sui costumi; sui movimenti.
Il callback non dovrebbe semplicemente essere un ripetere il primo provino.
UN POSSIBILE METODO DI VALUTAZIONE
Per evitare di scegliere esclusivamente sulla base dell'impressione immediata, possiamo utilizzare una semplice scheda con delle voci determinanti a cui assegnare dei punteggi da 1 a 5, ovvero:
- credibilità del personaggio;
- capacità di ascolto;
- timing;
- naturalezza;
- capacità di non sottolineare la battuta;
- reazioni;
- adattamento alle indicazioni;
- precisione fisica;
- chimica con gli altri;
- presenza in primo piano;
- continuità e ripetibilità;
- comprensione del tono della commedia.
Non deve diventare una formula matematica. Serve soprattutto a ricordarci perché un attore ci sembra adatto.
- UN ESEMPIO DI CASTING
Immaginiamo un cortometraggio intitolato “Il regalo sbagliato”.
Paolo, 48 anni, deve portare alla moglie un regalo per il loro anniversario. Per errore prende il pacco destinato all'amante del suo collega. Il contenuto è compromettente.
La moglie apre il pacco. Una scelta superficiale sarebbe cercare un attore molto buffo per Paolo.
Noi cercheremmo invece qualcuno che sappia interpretare un uomo normale che vuole apparire innocente, che non comprende inizialmente cosa stia succedendo, che progressivamente realizza di stare dentro un disastro e che cerca di salvarsi inventando spiegazioni sempre peggiori.
Durante il casting potremmo chiedergli tre versioni della stessa scena.
Prima: Paolo è molto agitato.
Poi: Paolo non deve far capire di essere agitato.
Infine: Paolo è convinto che la propria spiegazione assurda sia perfettamente credibile.
Probabilmente la terza versione potrebbe diventare la più divertente.
EVITARE LA COMICITÀ URLATA
Nel cortometraggio il tempo è poco. Questo può spingere il regista a voler chiarire immediatamente che “Questo è il personaggio buffo.”
È spesso un errore. Possiamo, anzi dobbiamo permetterci di scoprirlo progressivamente.
Un uomo assolutamente serio può diventare sempre più assurdo.
Questo sviluppo è molto più interessante di un personaggio che entra già gridando la propria comicità.
COSTRUIRE UNA CURVA DELLA COMICITÀ
Non tutto il corto deve avere la stessa intensità.
Possiamo partire dalla normalità. Poi trovae un piccolo problema. E dopo una complicazione. Quindi un tentativo di soluzione. E ritrovarci con uuovo problema, e l'escalation, il climax.
Il casting deve quindi verificare se l'attore sa crescere. Se parte già al massimo, non avrà più spazio.
CHIEDERE ALL'ATTORE DI PARTIRE PIÙ BASSO
Durante le prove, una delle indicazioni più utili può essere: “In questa scena non sai ancora quanto diventerà grave.”
È fondamentale.
Un attore che conosce tutta la sceneggiatura può inconsciamente anticipare il disastro.
Il personaggio invece vive soltanto il presente.
LA SORPRESA DEVE SEMBRARE NUOVA
Se il personaggio trova una persona nascosta nell'armadio, l'attore ha naturalmente già letto la scena.
Ma il personaggio no. Questa differenza è basilare.
Durante il casting osserviamo se l'attore riesce realmente a ricevere l'informazione.
Non vogliamo un attore che pensa “adesso recito la sorpresa.”
Vogliamo un attore che vede, capisce e quindi reagisce.
LA COMMEDIA NEL MONTAGGIO
Anche il casting dovrebbe tenere conto del montaggio.
Talvolta la migliore battuta è la reazione dell'altro.
Per questo un attore che sa creare piccole reazioni precise offre al montatore molto materiale.
Uno sguardo di mezzo secondo può diventare il momento più divertente del film.
NON SCEGLIERE SOLO IN BASE ALLA SOMIGLIANZA CON IL PERSONAGGIO IMMAGINATO
Durante la scrittura tutti noi costruiamo mentalmente un volto. Poi arriva un attore completamente differente.
E potrebbe essere proprio la scelta migliore, se possiede l'energia; la verità; il ritmo; la chimica, ovvero potremmo trovare un diverso attore per cui vale la pena riconsiderare alcune caratteristiche del personaggio.
Il casting è anche una riscrittura.
ADATTARE IL PERSONAGGIO ALL'ATTORE
Quando troviamo l'interprete giusto possiamo modificare l'età; la professione; anche alcune battute; i gesti; alcuni piccoli elementi biografici.
Non significa tradire la sceneggiatura. Significa utilizzare ciò che l'attore offre. A volte una caratteristica inattesa può diventare fondamentale nel film.
ATTENZIONE ALL'ECCESSO DI IMPROVVISAZIONE SUL SET
Quando un attore è naturalmente molto divertente, il regista può essere tentato di lasciarlo improvvisare continuamente.
Il cortometraggio rischia di perdere il ritmo; la struttura e la durata pensata inizialmente.
La soluzione migliore può essere girare prima una versione fedele. Poi concedere una o due take libere.
In montaggio avremo entrambe e potremo sceglire.
LA COMMEDIA HA BISOGNO DI PRECISIONE
Dietro una scena apparentemente spontanea può esserci, anzi dovrebbe esserci enorme precisione.
Quando entra una battuta. Quando l'altro guarda. Quando cade l'oggetto. Quando avviene il taglio.
Per questo un buon attore comico non è soltanto spontaneo. È anche tecnico, sa ripetere, sa modificare, sa aspettare, sa accelerare, sa togliere l'eccesso, quando richiesto.
LE PROVE PRIMA DELLE RIPRESE
Per un cortometraggio comico consigliamo fortemente almeno qualche prova.
Non per irrigidire gli attori, ma per trovare il giusto ritmo; le azioni e le pause e le interruzioni da compiere.
Durante le prove si può scoprire che una battuta scritta non serve. Oppure che la reazione più divertente nasce dopo.
È meglio scoprirlo prima del set.
NON PROVARE FINO A ESAURIRE LA FRESCHEZZA
La commedia ha bisogno anche di sorpresa.
Se una scena viene ripetuta cinquanta volte durante le prove, gli attori possono cominciare a recitarne soltanto il meccanismo.
Noi proveremmo abbastanza da comprendere la struttura, ma lasceremmo una parte di freschezza per le riprese.
* LA REGIA DEGLI ATTORI COMICI
Una volta scelto il cast, cercheremmo di evitare di dare all'attore indicazioni come: “più comico”; “più buffo”; “fammi ridere”.
Utilizzeremmo invece verbi e obiettivi come: convincilo; nascondilo; provocalo; calmalo; seducila; difenditi; fingi; distrailo.
Queste indicazioni permettono all'attore di agire come desidera il regista.
IL REGISTA NON DOVREBBE RIDERE A OGNI TAKE
Questo può sembrare un dettaglio, ma è importante. Se il regista ride sempre, l'attore può cominciare inconsciamente a cercare l'approvazione.
La performance può diventare più grande. Il regista deve giudicare ciò che serve al film, non diventare il pubblico del set.
L'ATTORE DEVE POTER SBAGLIARE
Durante il casting e le prove dovremmo creare uno spazio nel quale l'interprete possa proporre qualcosa senza paura. Una soluzione apparentemente sbagliata potrebbe rivelarsi straordinaria.
Se l'attore teme continuamente il giudizio del regista, diventa prudente. E la prudenza raramente produce grandi scoperte comiche.
CHE COSA CERCHEREMMO ALLA FINE
Per un protagonista comico di un cortometraggio non sceglieremmo necessariamente la persona che ha provocato più risate durante il provino.
Cercheremmo quella capace di farci pensare: “Crediamo veramente che questa persona si trovi in questo guaio.”
Se crediamo al personaggio, possiamo ridere con lui, di lui, della situazione oppure dell'assurdità. Ma prima dobbiamo credergli. Questa è la base.
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Fare il casting per una commedia significa cercare qualcosa di molto più complesso di un attore divertente.
Noi dovremmo cercare interpreti capaci di credere profondamente nella situazione; avere un obiettivo; ascoltare; reagire; gestire il tempo; non anticipare; non sottolineare ed essere tecnicamente precisi; modificarsi sotto indicazione; costruire relazioni credibili.
Il vero personaggio comico non entra in scena dicendo: “Guardatemi, sono divertente.” Ma entra perché deve risolvere un problema. E molto spesso è proprio la sua disperata serietà nel tentare di risolverlo a farci ridere.
Per questo, a nostro giudizio, la domanda decisiva durante un casting non dovrebbe essere: “Questo attore è abbastanza comico?” ma dovrebbe essere: “Questo attore riesce a rendere vera una situazione così precisa, così seria per il personaggio e così assurda per noi da diventare inevitabilmente divertente?”
Quando la risposta è sì, probabilmente abbiamo trovato qualcosa di molto più prezioso di un semplice attore che sa fare battute. Abbiamo così trovato un vero personaggio comico da Cinema.









