GUIDA AL CASTING PER PERSONAGGI COMICI VERI
Realizzare un buon cortometraggio comico è spesso più difficile di quanto possa sembrare. In un dramma, anche una piccola esitazione, un silenzio od una certa rigidità interpretativa possono talvolta essere assorbiti dalla situazione. Nella commedia, invece, basta pochissimo per perdere il ritmo, anticipare una battuta, trasformare un personaggio in una macchietta o rendere artificiale una situazione che sulla pagina funzionava perfettamente.
Per questo, quando affrontiamo il casting di una commedia, non dovremmo cercare semplicemente interpreti che “fanno ridere”. Dovremmo cercare attori capaci di rendere vero un personaggio dentro una situazione comica.
A nostro giudizio è questa la distinzione fondamentale. Un personaggio comico non dovrebbe sapere di essere comico. Per lui quello che sta accadendo è serio, urgente, importante, e perfino tragico. È spesso proprio questa serietà a far ridere lo spettatore.
Se un uomo sta disperatamente cercando di nascondere alla moglie una torta caduta sul pavimento cinque minuti prima dell'arrivo degli ospiti, per lui non è una gag. È un problema.
E quando l'attore comincia a recitare pensando “Adesso devo far ridere” molto spesso la commedia comincia a funzionare meno.
Partire dal personaggio e non dall'attore divertente
Prima ancora di pubblicare un annuncio di casting, noi dovremmo conoscere con precisione i nostri personaggi.
Non basta scrivere: “Marco, 40 anni, simpatico e buffo.” perchè una descrizione del genere ci aiuta pochissimo.
Dovremmo piuttosto sapere chi è Marco, cosa vuole, cosa teme, come reagisce quando perde il controllo e se parla velocemente oppure lentamente; se è consapevole della propria goffaggine; se è convinto di essere molto intelligente; se gli altri personaggi lo rispettano oppure lo sopportano; se la comicità nasce da ciò che dice oppure da ciò che fa.
Un personaggio può essere comico perché è troppo sicuro di sé. Un altro perché prende tutto alla lettera. Un altro perché vuole mantenere una dignità che la situazione gli sottrae continuamente. Un altro ancora perché parla pochissimo e guarda gli altri.
Prima del casting dovremmo quindi identificare la sorgente della comicità.
NON CERCHIAMO “IL COMICO”: CERCHIAMO IL PERSONAGGIO
È uno degli errori più frequenti. Si legge una sceneggiatura comica e si pensa: “Serve qualcuno molto divertente.”
Non necessariamente. Potrebbe servire qualcuno assolutamente serio.
Pensiamo ad un impiegato rigidissimo che deve affrontare una situazione sempre più assurda. Se scegliamo un interprete che fin dall'inizio cerca continuamente la gag, perdiamo contrasto.
Se invece troviamo un attore che sembra realmente convinto della propria rispettabilità, ogni piccolo incidente può diventare molto più divertente.
Nella commedia spesso funziona questo principio: più il personaggio crede sinceramente nella situazione, più lo spettatore può divertirsi.
CAPIRE DA DOVE NASCE LA COMICITÀ DEL CORTO
Prima di scegliere gli attori, noi dovremmo capire che tipo di commedia stiamo realizzando.
Una commedia degli equivoci richiede qualità differenti rispetto ad una commedia surreale.
Una dark comedy richiede interpreti capaci di non sottolineare troppo la battuta.
Una commedia sentimentale può aver bisogno soprattutto di chimica tra i protagonisti.
Una farsa richiede precisione ritmica e fisica.
Una commedia di situazione può funzionare attraverso naturalezza assoluta.
Se il regista non comprende la natura della propria comicità, rischia di scegliere interpreti eccellenti ma inadatti al tono.
IL PERSONAGGIO COMICO DEVE AVERE UN OBIETTIVO SERIO
Una delle migliori verifiche durante il casting è domandarsi: l'attore sta realmente cercando di ottenere qualcosa oppure sta soltanto interpretando una battuta?
Immaginiamo questa scena: un marito deve convincere la moglie che il cane ha distrutto il divano. In realtà è stato lui.
Un attore mediocre potrebbe preoccuparsi soprattutto di pronunciare bene le battute divertenti.
Un attore più interessante cercherà realmente di convincerla.
La comicità nascerà dalla paura; dalla menzogna; dalla strategia; dal fallimento.
Il regista dovrebbe quindi dare indicazioni di obiettivo, non indicazioni generiche di comicità.
Non suggerire all'attore: “Fallo più divertente.”
Meglio spiegare: “Devi convincerla che non hai assolutamente nulla da nascondere.”
La seconda indicazione produce comportamento. La prima produce spesso caricatura.
IL TIMING COMICO NON È SEMPLICEMENTE “FARE UNA PAUSA”
Si parla continuamente di timing comico, ma spesso in modo superficiale. Il timing non significa inserire una pausa prima della battuta.
Significa sapere: quando parlare; quando non parlare; quando guardare; quando reagire; quando interrompere; quanto aspettare.
Talvolta la battuta funziona perché viene pronunciata immediatamente. Talvolta perché viene ritardata. Talvolta perché il personaggio non risponde affatto.
Per questo al provino non dovremmo ascoltare soltanto le parole. Dovremmo osservare la gestione del tempo.
LA REAZIONE PUÒ ESSERE PIÙ DIVERTENTE DELLA BATTUTA
Questo è uno degli elementi più importanti da valutare. Molti attori arrivano al casting concentrandosi sulla propria battuta. Noi dovremmo invece osservare cosa fanno quando parla l'altro personaggio.
Un ottimo interprete comico sa ascoltare. Lo vediamo: capire qualcosa; fraintenderla; trattenere una reazione; preparare una risposta; rinunciare a dirla.
Questi piccoli momenti diventano preziosissimi nel montaggio. Per questo, durante il casting, dovremmo sempre registrare anche chi non sta parlando.
EVITARE CHI “SEGNALA” LA BATTUTA
Esiste un comportamento molto riconoscibile.
L'attore sa che una frase dovrebbe essere divertente e la prepara. Cambia voce. Fa una piccola pausa. Guarda l'altro. Pronuncia la battuta. Aspetta.
È come se dicesse allo spettatore: “Questa è la frase su cui dovresti ridere.” E spesso è proprio questo a uccidere la comicità.
Noi dovremmo cercare interpreti capaci di attraversare la battuta senza segnalarla.
Molte frasi comiche funzionano meglio quando vengono dette come se fossero assolutamente normali.
LA COMICITÀ NASCE SPESSO DALLA VERITÀ
Un interprete veramente interessante riesce a rendere credibile perfino una situazione assurda.
Immaginiamo un uomo che entra in ufficio con una gallina perché non ha trovato nessuno a cui affidarla.
L'attore non dovrebbe pensare: “Quanto è buffa questa scena!”
Il personaggio potrebbe essere sinceramente convinto che sia l'unica soluzione possibile.
Proprio questa logica interna produce comicità. Noi dovremmo quindi cercare attori capaci di credere nell'assurdo.
NON CONFONDERE ENERGIA CON COMICITÀ
Un attore può essere esuberante; rapido; rumoroso; pieno di gesti.
Ma questo non significa che sia comico.
A volte la persona più divertente del casting è quella più immobile. Una persona che reagisce semplicemente al caos degli altri può diventare il centro della scena.
Per questo consigliamo di provare anche interpreti apparentemente lontani dall'idea iniziale.
IL CASTING CONTRO-TIPO
Può essere estremamente interessante.
Immaginiamo un personaggio scritto come: uomo nervoso, debole, continuamente in difficoltà.
Potremmo cercare un attore fisicamente imponente ed apparentemente autorevole. Il contrasto tra il corpo ed il comportamento potrebbe rendere il personaggio molto più interessante.
Oppure una donna apparentemente fragile potrebbe interpretare il personaggio più aggressivo della storia.
Il casting non dovrebbe semplicemente confermare ciò che era già scritto. Può arricchirlo.
IL VOLTO COMICO
Non esiste naturalmente un “volto comico” universale. Ma esistono volti capaci di raccontare moltissimo con una variazione minima. Nel cortometraggio, soprattutto in primo piano, questo è prezioso.
Un sopracciglio. Uno sguardo. Un piccolo movimento della bocca. Una pausa. Tutti possono essere più efficaci di un gesto enorme.
Noi cercheremmo quindi attori con leggibilità espressiva, non necessariamente interpreti che deformano continuamente il volto.
LA COMMEDIA FISICA
Se il cortometraggio contiene una componente fisica, il casting deve verificarla realmente. Come cadere. Inciampare. Manipolare oggetti. Entrare ed uscire rapidamente. Muoversi in uno spazio ristretto.
La comicità fisica richiede tecnica. Un attore non dovrebbe mettersi realmente in pericolo per ottenere una gag.
Il regista dovrebbe valutare la coordinazione; il controllo; la ripetibilità; e, naturalmente, la sicurezza.
Un movimento divertente deve poter essere ripetuto in più take senza perdere precisione.
LA RIPETIBILITÀ È IMPORTANTISSIMA
Una gag fisica può essere straordinaria alla prima prova. Ma se l'attore non riesce a ripeterla, il montaggio diventa problematico.
Pensiamo ad una scena nella quale il personaggio prende una tazza; fa cadere un cucchiaino; si volta; risponde.
Se nei diversi take i tempi cambiano completamente, il montatore avrà difficoltà a raccordari.
Noi dovremmo quindi valutare anche la capacità di mantenere una certa continuità.
IL PROVINO NON DEVE ESSERE TROPPO LUNGO
Per un cortometraggio è spesso più utile preparare una breve scena di una o due pagine piuttosto che sottoporre all'attore dieci pagine di copione.
La scena dovrebbe permettere di osservare l'obiettivo; il dialogo; la reazione; il silenzio; e l'eventuale movimento.
In pochi minuti possiamo già capire molto.
PREPARARE UNA SCENA DI CASTING CHE METTA DAVVERO ALLA PROVA L'ATTORE
Non scegliamo necessariamente la scena più divertente della sceneggiatura.
Scegliamo quella che permette di verificare le qualità decisive.
Se il personaggio deve essere autoritario ma insicuro, la scena dovrebbe contenere entrambi gli elementi.
Se deve mentire male, facciamolo mentire.
Se deve trattenere la rabbia, non scegliamo una scena in cui grida semplicemente.
Il provino deve testare il personaggio, non soltanto l'attore.
CHIEDERE DUE VERSIONI DELLA STESSA SCENA
Questo è uno dei migliori strumenti di casting. Prima lasciamo che l'attore interpreti liberamente. Poi diamo una direzione completamente differente.
Per esempio: prima versione: “Sei molto agitato.”
Seconda versione: “Non vuoi assolutamente far capire a nessuno che sei agitato.”
Il testo rimane identico. Il risultato può cambiare completamente.
Qui scopriamo una qualità fondamentale: l'attore sa ricevere una direzione?
L'ATTORE BRAVO NON È NECESSARIAMENTE L'ATTORE GIUSTO
Può accadere che un interprete sia tecnicamente eccellente, ma non appartenga a questo film. Questa distinzione è importante.
Noi non dovremmo giudicare chiedendoci “È bravo?” ma dovremmo giudicare: “È giusto per questo personaggio, dentro questo film, insieme a questi altri interpreti?”
È un criterio completamente differente.
TESTARE LA CAPACITÀ DI RIDURRE
Durante un callback chiederei quasi sempre: “Rifacciamola facendo la metà.”
Non significa necessariamente parlare più piano.
Significa fare meno gesto; meno intenzione evidente; meno sottolineatura.
Poi, eventualmente chiedere: “Ed ora ancora la metà.”
È sorprendente vedere quanto spesso la versione più trattenuta diventi più divertente davanti alla telecamera.
La commedia cinematografica non è quella teatrale. Un primo piano vede tutto.
MA NON DOBBIAMO ELIMINARE L'ENERGIA
Ridurre non significa rendere tutto neutro. Un personaggio può avere energia altissima.
Può gridare; correre; gesticolare. Ma deve essere motivato dalla situazione. Il problema non è l'eccesso in sé.
È l'eccesso senza necessità narrativa.
IL DEADPAN
Una forma di comicità particolarmente cinematografica è il deadpan: l'attore mantiene una grande serietà mentre accade qualcosa di assurdo. Non tutti gli interpreti riescono a farlo.
Al provino può essere molto interessante chiedere una scena apparentemente assurda con una sola indicazione: “Non cercare mai di essere divertente.” Alcuni attori miglioreranno immediatamente.
L'IMPROVVISAZIONE
L'improvvisazione può essere utile nel casting, ma dovrebbe essere utilizzata con uno scopo.
Non semplicemente: “Inventate qualcosa di divertente.”
Meglio dare una situazione; un obiettivo; un ostacolo.
Per esempio: un uomo deve far uscire il collega dall'ufficio senza rivelargli che dietro la porta c'è sua moglie.
Ora gli attori hanno qualcosa da giocare. L'improvvisazione ci permette di osservare l'ascolto; la reattività; la fantasia; la capacità di restare nel personaggio.
NON CONFONDERE UN BRAVO IMPROVVISATORE CON UN BRAVO ATTORE PER IL CORTO
Un attore può essere straordinariamente divertente improvvisando, ma incapace di rispettare il testo.
Se il cortometraggio richiede dialoghi precisi, questo può diventare un problema.
Viceversa un attore molto disciplinato può apparire meno esplosivo in improvvisazione, ma essere perfetto nel film.
Dobbiamo quindi sapere prima quanto spazio vogliamo concedere.
IL TEST DI CHIMICA
Quando la comicità nasce dalla relazione tra due personaggi, il casting individuale non basta.
Dobbiamo vederli insieme. Una coppia comica può funzionare grazie alla differenza. Uno parla molto. L'altro quasi niente. Uno è impulsivo. L'altro metodico. Uno sembra enorme. L'altro minuto.
Ma la vera domanda è: si influenzano realmente?
Se l'energia di uno non modifica mai l'altro, difficilmente nascerà una buona coppia comica.
LA COMICITÀ È RELAZIONE
Molte scene non sono divertenti perché un personaggio è divertente. Sono divertenti perché due persone interpretano la stessa situazione in modi incompatibili.
Immaginiamo: un uomo pensa di trovarsi a un colloquio di lavoro; l'altra persona pensa che lui sia un tecnico venuto a riparare il climatizzatore.
Nessuno dei due deve “fare ridere”. Devono perseguire seriamente i propri obiettivi. La comicità nascerà dallo spettatore che conosce l'equivoco.
IL PERSONAGGIO “SPALLA”
La spalla non è un interprete di serie B. Spesso è determinante.
La sua funzione può essere quella di reagire; rimanere seria; alimentare l'equivoco; far emergere l'altro personaggio.
Un grande protagonista comico con una spalla debole può diventare molto meno efficace.
Per questo il casting deve dedicare la stessa attenzione all'intero ensemble.
LO STATUS
Uno degli strumenti più utili nella commedia è il rapporto di status. Chi domina la scena? Chi cerca approvazione? Chi pensa di essere superiore? Chi invece lo è veramente?
La comicità può cambiare completamente quando lo status si ribalta. Un direttore umilia un dipendente.
Arriva qualcuno e scopriamo che il dipendente è il nuovo proprietario dell'azienda.
Il corpo, la voce e lo sguardo degli attori devono rendere leggibile questo cambio.
LA VOCE
Anche il modo di parlare può diventare parte della comicità. Non significa necessariamente utilizzare voci strane.
Può essere parlare con estrema precisione; con monotonia; velocità; con pause; volume e scelta delle parole.
Un personaggio che descrive una situazione assurda con un tono burocratico può essere molto più divertente di uno che urla.
Durante il casting ascoltiamo quindi la musicalità della voce.
ACCENTI E DIALETTI
Possono essere molto efficaci, ma devono appartenere al personaggio. Non dovrebbero essere aggiunti soltanto per far ridere.
Se utilizziamo un accento regionale, chiediamoci: da dove viene realmente il personaggio? perché parla così? lo fa sempre?
L'accento deve rimanere coerente e non trasformarsi in caricatura.
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