Scrivere un cortometraggio ambientato ad Halloween
Perché Halloween è un terreno narrativo così fertile
Halloween offre allo sceneggiatore qualcosa di molto prezioso: per una sola notte il mondo normale accetta volontariamente di diventare anormale. Le persone modificano il proprio aspetto, indossano maschere, entrano in case altrui, chiedono dolci a sconosciuti, decorano strade e negozi con simboli della morte, trasformano zucche in volti illuminati e utilizzano paura e oscurità come elementi di divertimento.
Dal punto di vista cinematografico è straordinario perché consente di introdurre elementi fantastici senza doverli giustificare immediatamente. Un uomo con il volto coperto può essere semplicemente travestito. Oppure no.
Una figura immobile davanti ad un portone può appartenere ad una festa. Oppure essere lì da cinquant'anni.
Una bambina che parla con qualcuno che nessun altro vede può stare giocando. Oppure vedere realmente qualcuno.
Halloween vive continuamente in questa ambiguità.
È inoltre una festa fondata sul concetto di confine: tra luce e oscurità, vita e morte, identità reale e identità costruita, paura e divertimento, memoria e presente.
Per questo i cortometraggi più interessanti ambientati ad Halloween non dovrebbero limitarsi a utilizzare zucche, maschere e scheletri come decorazione. Dovrebbero fare in modo che la festa diventi parte integrante del conflitto.
La maschera può nascondere, ma può anche permettere di dire la verità.
Il travestimento può rendere invisibili, ma può anche rendere finalmente visibili.
La presenza simbolica dei morti può diventare occasione per parlare di chi non siamo riusciti a salutare.
Il “dolcetto o scherzetto” può essere trasformato in una scelta morale.
Persino una grande città offre enormi possibilità: migliaia di persone mascherate permettono all'elemento soprannaturale di camminare letteralmente accanto alla gente senza essere riconosciuto.
Da questi principi nascono le tre storie seguenti.
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Prima storia - Titolo: "LA MASCHERA DI MIA MADRE"
- Genere
Drammatico - fantasy - mistero emotivo.
- Logline
La notte di Halloween, una restauratrice quarantenne trova nella casa appena ereditata dalla madre morta una vecchia maschera che permette a chi la indossa di vedere per pochi minuti le persone così come erano nel momento in cui le aveva amate di più.
Decide di utilizzarla per rivedere la madre. Ma ciò che la maschera le mostra mette in crisi il ricordo sul quale ha costruito tutta la propria vita.
- Personaggi principali
Clara, 43 anni, restauratrice di fotografie. Precisa, elegante, razionale. È abituata a recuperare immagini rovinate, ma non ha mai saputo restaurare realmente il rapporto con la madre.
Anna, 68 anni, madre di Clara, morta alcuni mesi prima. Compare soltanto attraverso ricordi e attraverso l'effetto ambiguo della maschera. Clara la ricorda come una donna severa, trattenuta e incapace di dimostrare affetto.
Marco, 46 anni, fratello maggiore di Clara. Più istintivo e meno rancoroso. Ha elaborato il lutto in modo differente.
Sofia, 9 anni, figlia di Marco. È l'unica che tratta la maschera come se fosse semplicemente un gioco.
* La storia
Roma, pomeriggio del 31 ottobre. Clara torna nell'appartamento della madre per completare lo sgombero prima della vendita. La casa è quasi vuota.
Fuori, bambini mascherati cominciano già a riempire le strade.
Clara lavora rapidamente perché non desidera trascorrere la sera lì. Dentro un armadio trova una scatola che non ricorda di avere mai visto. All'interno c'è una vecchia maschera di cartapesta dipinta a mano. Ha l'aspetto di un volto femminile sorridente.
Sofia, arrivata con il padre, vuole provarla. Clara glielo impedisce.
Sul fondo della scatola trova una fotografia della madre giovanissima durante una festa di Halloween organizzata molti anni prima da alcuni amici stranieri. Indossa esattamente quella maschera.
Sul retro della fotografia è scritto: “Per vedere qualcuno devi smettere di guardarlo come lo ricordi”.
Clara pensa che sia una frase poetica e senza particolare significato.
Marco invece ricorda che la madre raccontava una vecchia storia: la maschera permetteva di vedere una persona nel momento in cui ci aveva amato maggiormente. Clara ironizza.
Quando rimane sola, però, la curiosità prevale. Indossa la maschera davanti allo specchio. Per alcuni secondi non accade nulla.
Poi, nel riflesso, alle sue spalle compare sua madre. Clara si volta. Non c'è nessuno.
Nello specchio, invece, Anna è ancora lì. È molto più giovane. Tiene una bambina appena nata. Clara comprende di essere quella bambina.
La visione scompare. Clara toglie immediatamente la maschera.
Quando Marco ritorna, Clara gli racconta quello che è successo. Lui pensa che il lutto la stia suggestionando.
Clara vuole riprovare. Questa volta pensa intenzionalmente alla madre negli ultimi anni. Appare nuovamente Anna. Ma non guarda Clara. Sta parlando al telefono. Clara sente una frase: “Non voglio che sappia quanto ho paura”. La visione si interrompe.
Clara ricorda improvvisamente una discussione avvenuta pochi mesi prima della morte della madre.
Era convinta che Anna non volesse essere aiutata perché troppo orgogliosa. Forse stava semplicemente cercando di proteggerla.
Clara vuole continuare ad utilizzare la maschera. Marco tenta di fermarla.
Ogni visione dura meno della precedente. Clara vede momenti che non aveva mai conosciuto. La madre che conserva un disegno fatto da lei bambina. La madre che piange dopo una loro telefonata. La madre che racconta orgogliosamente a una vicina il lavoro della figlia.
Clara comprende quanto il proprio ricordo fosse incompleto.
Ma poi arriva una visione diversa. Anna è giovane. Sta litigando violentemente con il marito. La piccola Clara ascolta dietro una porta. Anna guarda verso quella porta e dice: “Non voglio che mia figlia diventi come me.” Clara interpreta la frase come un rifiuto. Distrutta, strappa la maschera dal volto.
La sera è ormai arrivata.
Sofia entra nella stanza indossando un piccolo costume da fantasma. Trova la zia seduta sul pavimento. La bambina prende la maschera.
Prima che Clara possa fermarla, la indossa. Sofia guarda verso Clara. Sorride. Dice di vedere una bambina.
Clara domanda chi sia. Sofia risponde: “Sei tu.”
Clara comprende lentamente. La maschera non mostra la persona amata. Mostra il momento nel quale chi la indossa ha ricevuto più amore.
Quindi tutte le immagini viste non appartenevano alla memoria di Clara. Appartenevano all'amore di Anna.
Clara torna all'ultima visione. Rimette la maschera. Rivede la madre durante il litigio. Questa volta la scena prosegue qualche secondo in più. Anna completa la frase: “Non voglio che mia figlia diventi come me. Voglio che sia libera.”
Clara chiude gli occhi. Quando li riapre, lo specchio mostra soltanto lei.
* Sette scene fondamentali
Scena 1 - Il ritrovamento
Sofia osserva la maschera.
Sofia:
«Fa paura.»
Clara:
«No. È soltanto brutta.»
Marco:
«Le cose possono essere entrambe.»
Scena 2 - La scritta
Clara legge il retro della fotografia.
Clara:
«“Per vedere qualcuno devi smettere di guardarlo come lo ricordi.”»
Marco:
«Mamma diceva sempre cose strane.»
Clara:
«Mamma non diceva quasi niente.»
Scena 3 - La prima apparizione
Clara vede Anna nello specchio con lei neonata.
Clara:
«Mamma?»
Anna non reagisce.
Clara toglie la maschera.
Lo specchio torna vuoto.
Scena 4 - Il confronto con Marco
Clara:
«L'ho vista.»
Marco:
«Hai visto quello che volevi vedere.»
Clara:
«Io non volevo vederla.»
Marco:
«È questo che continui a raccontarti.»
Scena 5 - La frase incompleta
Nella visione Anna dice:
Anna:
«Non voglio che mia figlia diventi come me.»
Clara toglie la maschera.
Clara:
«Ecco. Questa almeno è vera.»
Scena 6 - Sofia
Sofia indossa la maschera e guarda Clara.
Sofia:
«Ti vedo piccola.»
Clara:
«Perché?»
Sofia:
«Non lo so. Però qualcuno ti tiene forte.»
Clara comprende.
Scena 7 - La frase completa
Anna continua:
Anna:
«Voglio che sia libera.»
Clara sussurra:
Clara:
«Lo sono diventata.»
Poi, dopo una pausa:
Clara:
«Solo che non te l'ho mai detto.»
- Finale
La mattina seguente Marco arriva per portare via le ultime scatole. La maschera è sul tavolo.
Marco:
«La buttiamo?»
Clara la prende.
Ci aspettiamo che la conservi.
Invece la consegna a Sofia.
Clara:
«Le cose che servono a ricordare non devono restare chiuse negli armadi.»
Sofia la mette nello zaino.
Clara apre tutte le tende della casa.
Per la prima volta l'appartamento viene invaso dalla luce.
- Temi
Memoria selettiva. Rapporto madre-figlia. Lutto. Amore non dichiarato. Perdono. Differenza tra ciò che è accaduto e ciò che ricordiamo. Halloween come possibile incontro simbolico tra vivi e morti.
* Idee per lo sceneggiatore
Non bisognerebbe spiegare mai esplicitamente se la maschera sia davvero magica. Clara potrebbe essere semplicemente una donna travolta dai ricordi.
Le visioni devono durare pochissimo. È importante che ogni visione modifichi leggermente il giudizio che Clara possiede sulla madre.
L'oggetto magico non deve risolvere il dolore: deve obbligarla a guardarlo diversamente.
* Idee per il regista
Quasi tutto il corto può essere girato in un unico appartamento.
Le visioni potrebbero comparire principalmente attraverso specchi e superfici riflettenti. Questo permette di evitare costosi effetti visivi.
Non bisognerebbe utilizzare dissolvenze “da sogno”. Meglio tagli secchi e improvvisi.
* Indicazioni agli attori
Clara deve contenere l'emozione per gran parte del film.
Se piange già alla prima apparizione, non rimane spazio per l'evoluzione.
Anna deve apparire naturale, non spettrale.
Più sembra una persona vera, più la scena diventa inquietante ed emotiva.
* Idee per la Fotografia
Nel presente: colori leggermente freddi, casa quasi svuotata, luce autunnale.
Per le visioni: leggerissimo aumento di calore e saturazione, senza effetto seppia.
La maschera potrebbe contenere piccoli dettagli arancioni e rossi, gli unici colori intensi della casa.
* Idee per il Montaggio
Ritmo lento all'inizio. Le visioni devono essere brevissime, quasi subliminali.
Nel finale bisogna rimanere più a lungo sul volto di Clara.
Niente musica immediatamente dopo la frase “Voglio che sia libera”. Lasciare il silenzio.
* Durata e struttura produttiva
Durata consigliata: 16-18 minuti.
La suddivisione potrebbe essere:
0-3 minuti: arrivo nell'appartamento, presentazione dei rapporti familiari, ritrovamento della maschera.
3-7 minuti: prima apparizione e incredulità.
7-12 minuti: nuove visioni, progressiva trasformazione del ricordo della madre.
12-15 minuti: falsa rivelazione della frase “Non voglio che mia figlia diventi come me”.
15-17 minuti: Sofia utilizza la maschera e Clara comprende il vero meccanismo.
17-18 minuti: frase completa, liberazione emotiva e finale.
- Struttura produttiva
È il corto meno costoso dei tre.
Location principali: una sola abitazione, preferibilmente appartamento ampio con corridoio, specchi e finestre; eventuale brevissimo esterno.
Cast effettivo: quattro interpreti principali. Per Anna giovane può essere utilizzata la stessa attrice opportunamente caratterizzata, oppure una seconda interprete.
Comparse: quasi nessuna. Eventuali bambini mascherati possono comparire soltanto fuori dalla finestra o nel portone.
Giornate di ripresa consigliate: 2.
Prima giornata: tutte le scene del presente.
Seconda giornata: visioni, dettagli della maschera, fotografia, inserti e finale.
Effetti visivi: limitati. Si possono ottenere molte apparizioni direttamente in ripresa attraverso riflessi, composizione, fuori campo e montaggio.
Reparto minimo: regista, DOP/operatore, assistente camera, fonico, gaffer/elettricista, scenografo/props, trucco-costumi, assistente di produzione.
Budget indicativo: basso.
- Sunto suggerimenti tecnici
Lo sceneggiatore dovrebbe mantenere le visioni brevi. Il regista può sfruttare specchi e superfici riflettenti. Gli attori devono evitare melodramma. La fotografia può differenziare presente e memoria soprattutto attraverso temperatura e contrasto. Il montaggio dovrebbe utilizzare suoni che anticipano le visioni prima ancora che compaiano le immagini.
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Link alla seconda parte
* ATTENZIONE: Le idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarla ed a personalizzarla, arricchendola con dettagli e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare questa bozza in una nuova sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.










