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Kit n° 2 - Titolo: "LA DONNA CHE PRESTAVA I RICORDI"
- Genere
Fantasy drammatico contemporaneo.
- Logline
A Milano, una bibliotecaria di cinquantadue anni scopre di poter ascoltare per pochi secondi i ricordi delle persone quando tocca gli oggetti che hanno dimenticato sui tavoli.
Quando apprende che la biblioteca verrà trasformata in uno spazio commerciale, decide di restituire quei ricordi ai loro proprietari.
Ma l'ultimo oggetto appartiene a qualcuno che lei aveva deliberatamente cancellato dalla propria vita.
- La protagonista
Elena Riva, 52 anni, bibliotecaria. Vive in una routine rassicurante. Non ama sorprese. Non possiede social. Non utilizza quasi mai lo smartphone. Ma conosce perfettamente il posto di ogni libro.
Da qualche mese avverte uno strano fenomeno: toccando alcuni oggetti dimenticati dagli utenti, vede brevi frammenti della loro memoria. Non sappiamo se sia realmente magia. Potrebbe anche trattarsi del modo attraverso il quale Elena ricostruisce mentalmente le vite altrui. Questa ambiguità deve rimanere.
- Personaggi principali
Samir, 19 anni, studente universitario di origine marocchina, frequentatore abituale della biblioteca. Intelligente, ironico, osservatore.
Davide, 55 anni, fratello di Elena. Non si parlano da undici anni.
Livia, 40 anni, dirigente incaricata di comunicare la trasformazione della biblioteca. Non è cinica: rappresenta semplicemente una città che cambia.
- La storia
Milano, tardo pomeriggio. Elena chiude lentamente una grande biblioteca di quartiere. Sistema una sedia lasciata fuori posto. Trova sul tavolo un guanto da bambino. Lo prende. Lo tiene in mano. Per un istante sente una risata e vede mentalmente neve che cade.
Lascia immediatamente il guanto. Tutto torna normale. Sappiamo che non è la prima volta. Elena conserva gli oggetti dimenticati in una scatola senza dire nulla a nessuno.
Il giorno successivo Livia comunica al personale che la biblioteca chiuderà. L'edificio verrà trasformato in uno spazio commerciale e culturale "multifunzionale".
Elena chiede cosa significhi. Livia risponde: «Significa che non ci saranno più libri.» Quella sera Elena guarda la scatola degli oggetti. Decide che prima della chiusura vuole restituirli. Con l'aiuto di Samir cerca i proprietari. Un mazzo di chiavi viene restituito a un anziano. Una fotografia ritorna a una ragazza. Una sciarpa torna a una donna che non ricordava nemmeno di averla persa.
Ogni oggetto produce in Elena un brevissimo frammento di memoria. Samir comincia a sospettare che Elena sappia cose impossibili. Le chiede come faccia. Elena risponde semplicemente: «I libri insegnano ad osservare.»
Rimane un ultimo oggetto. Un vecchio accendino. Elena sa già a chi appartiene. Era di Davide, suo fratello. Lo aveva lasciato nella biblioteca undici anni prima, il giorno del loro ultimo litigio.
Elena non ha mai tentato di restituirlo. Samir comprende che quello non è un oggetto smarrito. È un oggetto trattenuto.
Elena finalmente telefona al fratello. Davide arriva la sera precedente alla chiusura. I due rimangono soli tra gli scaffali. Elena gli restituisce l'accendino. Davide le dice di aver smesso di fumare dieci anni prima.
Elena sorride per la prima volta. Prima di consegnarglielo lo tocca. Ci aspettiamo un ricordo del fratello.
Elena invece vede se stessa, più giovane, mentre ride insieme a lui. Comprende che l'oggetto non custodiva soltanto la memoria di Davide. Custodiva anche la sua.
Il giorno successivo la biblioteca chiude. Samir arriva davanti all'edificio. Trova Elena seduta sul marciapiede con una piccola scatola. Dentro ci sono libri che stavano per essere eliminati. Elena ne prende uno e glielo porge.
Samir domanda: «Anche questo contiene un ricordo?» Elena risponde: «No. Quello dobbiamo ancora farlo.»
* Esempi di scene determinanti
Scena 1 - Il primo ricordo
Elena prende il guanto. Una risata infantile. Neve. La mano della madre. Poi silenzio.
Elena sussurra:
Elena:
«Non è mio.»
È una frase piccola che acquisterà significato più avanti.
Scena 2 - La chiusura
Livia:
«La città cambia.»
Elena:
«Anche le persone.»
Livia:
«È normale.»
Elena:
«Non ho detto che fosse un bene.»
Scena 3 - Samir scopre qualcosa
Samir:
«Lei sapeva che quelle chiavi erano di quell'uomo.»
Elena:
«C'era scritto il nome.»
Samir:
«No.»
Elena lo guarda.
Samir:
«Ho controllato.»
Scena 4 - Il fratello
Davide:
«Perché mi hai chiamato dopo undici anni?»
Elena mostra l'accendino.
Davide:
«Per questo?»
Elena:
«No. Per tutto il resto.»
Scena 5 - Il finale
Samir prende il libro.
Samir:
«Che ricordo c'è dentro?»
Elena:
«Nessuno.»
Pausa.
Elena:
«È libero.»
- Finale valido ma inaspettato
Ci aspettiamo che Elena utilizzi il proprio dono per custodire il passato. Invece comprende che vivere significa anche creare ricordi nuovi.
La biblioteca fisica chiude, ma Elena smette di considerare la memoria come qualcosa da conservare passivamente.
- Temi
Memoria. Perdita. Famiglia. Trasformazione urbana. Libri e identità. Paura del cambiamento. Perdono.
* Suggerimenti allo sceneggiatore
Non bisogna spiegare mai l'origine del potere. L'ambiguità rende il corto più elegante.
I ricordi dovrebbero durare pochissimo: un'immagine, un rumore, un gesto. Non veri flashback narrativi.
La fantasia deve entrare in una realtà assolutamente quotidiana.
* Suggerimenti al regista
Le visioni non dovrebbero utilizzare dissolvenze stereotipate.
Meglio raccordi brevissimi come la mano sull'oggetto; un suono; una immagine; e ritorno.
L'effetto deve sembrare quasi un'interferenza.
* Suggerimenti agli attori
Elena deve essere interpretata senza misteriosità artificiale. Lei non è una maga. È una bibliotecaria che convive con qualcosa che non comprende.
Il rapporto con Samir deve svilupparsi quasi come quello tra due persone appartenenti a generazioni differenti ma ugualmente curiose.
* Suggerimenti al Direttore della Fotografia
Nel presente: colori neutri, verdi desaturati, crema, luce naturale.
Per i ricordi: non necessariamente seppia. Meglio differenziarli con maggiore saturazione, contrasto leggermente ridotto e movimento più libero.
Solo l'accendino può avere un piccolo tono caldo, riconoscibile.
* Suggerimenti al montatore
Le visioni devono interrompere il ritmo senza sembrare videoclip. Una durata anche inferiore al secondo può essere sufficiente.
Si può utilizzare il suono prima dell'immagine del ricordo. Questo creerà una piccola anticipazione percettiva.
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