CHARLIE CHAPLIN: PERCHÉ I SUOI FILM SONO
ANCORA UNA LEZIONE FONDAMENTALE DI CINEMA

The Kid Charles ChaplinQuando si parla di Charlie Chaplin è riduttivo definirlo semplicemente un grande attore comico. Chaplin appartiene a quella rarissima categoria di autori che hanno contribuito non soltanto a realizzare grandi film, ma a definire il linguaggio stesso del cinema.

Era attore, regista, sceneggiatore, produttore e, in molti lavori, anche compositore. La figura di Charlot - il Little Tramp, il vagabondo con bombetta, bastone, baffetti e scarpe troppo grandi - divenne una delle immagini più riconoscibili della cultura cinematografica mondiale. Charlie Chaplin ha contribuito in modo determinante all'affermazione del Cinema come grande forma d'arte e di spettacolo del Novecento, mentre la sua opera attraversa più decenni e trasformazioni radicali del mezzo cinematografico, dal muto al sonoro.

La grandezza di Chaplin nasce soprattutto da una contraddizione apparente: faceva ridere raccontando cose spesso terribili come povertà, fame, disoccupazione, solitudine, abbandono, industrializzazione, potere, vecchiaia e morte.

Chaplin comprende molto presto che comicità e dramma non sono necessariamente opposti. Una situazione dolorosa può diventare comica senza smettere di essere dolorosa. Ed una scena comica può improvvisamente commuovere senza sembrare appartenere ad un altro film.

È una lezione ancora oggi fondamentale per chi vuole scrivere o dirigere un cortometraggio.

Analizziamo quindi alcuni film decisivi, non come una classifica, ma come tappe attraverso le quali comprendere che cosa Chaplin abbia aggiunto al linguaggio cinematografico mondiale.

 

* THE KID - IL MONELLO

Titolo originale: The Kid
Titolo italiano: Il monello
Anno: 1921
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin

The Kid è il primo lungometraggio di Chaplin come protagonista-regista e rappresenta uno dei momenti nei quali la comicità cinematografica comincia chiaramente a dimostrare di poter sostenere anche una vera struttura drammatica. E' una riuscitissima fusione di umorismo e pathos, mentre il sito ufficiale di Chaplin lo presenta come un'unione innovativa di sentimento e slapstick.

La storia è apparentemente semplicissima. Charlot trova un bambino abbandonato e finisce per crescerlo. Tra i due nasce un rapporto padre-figlio non biologico, costruito attraverso gesti quotidiani, povertà, espedienti e solidarietà.

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: COMMEDIA E SENTIMENTO NELLA STESSA SCENA

È questo, a nostro avviso, l'aspetto da osservare maggiormente. Chaplin non realizza prima una scena comica e successivamente una scena drammatica. Spesso le due cose convivono.

Il bambino rompe un vetro. Charlot arriva poco dopo proponendosi come vetraio. Fa ridere.

Ma quella stessa attività ci racconta anche come due poveri sopravvivano in una società nella quale non possiedono praticamente nulla.

Quando invece le autorità vogliono portare via il bambino, il tono cambia senza che i personaggi cambino natura. Il vagabondo comico diventa improvvisamente un padre disperato.

Il pubblico crede emotivamente alla scena perché il rapporto tra i due è stato costruito attraverso azioni, non attraverso spiegazioni.

Chaplin lavorò con estrema precisione: secondo il suo archivio ufficiale, per The Kid girò una quantità di pellicola enormemente superiore a quella poi utilizzata, segno della sua ricerca insistente della forma esatta della scena.

- LA LEZIONE PER UN CORTOMETRAGGIO

Non bisogna scrivere: "Marco ama molto suo figlio." ma bisogna mostrarlo.
Marco conserva per lui l'ultima fetta di pane. Gli sistema una scarpa rotta. Finge di non avere freddo per lasciargli il cappotto.

Chaplin insegna che un sentimento raccontato attraverso un gesto è quasi sempre più cinematografico dello stesso sentimento spiegato attraverso una battuta.

 

* THE GOLD RUSH - LA FEBBRE DELL'ORO

Titolo originale: The Gold Rush
Titolo italiano: La febbre dell'oro
Anno: 1925
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin

La storia porta il suo personaggio nella corsa all'oro del Klondike, dove fame, freddo, isolamento e desiderio di ricchezza diventano materiale per una delle sue commedie più celebri. Qui troviamo alcune immagini entrate nella storia del cinema. La scarpa cucinata e mangiata come se fosse una pietanza. I lacci trattati come spaghetti. La danza dei panini infilzati sulle forchette. La capanna in equilibrio sul precipizio.

Qui Chaplin riesce a ricavare comicità da condizioni estremamente dure come fame, solitudine e freddo. 

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: TRASFORMARE GLI OGGETTI

Questo è uno dei grandi segreti di Chaplin.
Un oggetto non è mai necessariamente soltanto ciò che è. Una scarpa diventa una cena. Due panini diventano piedi di ballerina. Un bastone può diventare strumento elegante, arma, sostegno o elemento coreografico. È immaginazione visiva.

Chaplin non ha bisogno di spiegare la povertà del protagonista. Gli basta fargli mangiare una scarpa. Quell'azione contemporaneamente racconta della fame, della povertà, della dignità, dell'immaginazione e della comicità.

- LA LEZIONE PER CHI SCRIVE

Prima di aggiungere un altro dialogo, osserva gli oggetti presenti nella scena. Una chiave. Un ombrello. Una tazza. Un telefono. Una sedia. Una fotografia.

Domandati: "Come può questo oggetto diventare parte dell'azione?"
È una domanda molto chapliniana e ancora straordinariamente moderna.

 

* CITY LIGHTS - LUCI DELLA CITTÀ

Titolo originale: City Lights
Titolo italiano: Luci della città
Anno: 1931
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin

Il film viene realizzato quando il cinema sonoro si è già imposto. Chaplin sceglie però di mantenere sostanzialmente la pantomima, utilizzando musica ed effetti sonori senza trasformare Charlot in un normale personaggio parlante. City Lights è considerato uno dei risultati più compiuti nell'unione di comicità e pathos.

La storia ruota intorno all'amore di Charlot per una giovane fioraia cieca, che per un equivoco crede che lui sia ricco. Charlot non corregge l'equivoco. Cerca invece di aiutarla.

E qui Chaplin costruisce una delle più belle idee della sua poetica: essere scambiati per qualcun altro e diventare, attraverso le proprie azioni, migliori dell'immagine che gli altri hanno costruito di noi.

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: IL FINALE

Il finale di City Lights dovrebbe essere studiato da qualsiasi sceneggiatore. La ragazza ha recuperato la vista. Possiede un negozio di fiori. Charlot, uscito di prigione, è ancora poverissimo.

Lei inizialmente non lo riconosce. Poi gli tocca la mano. E comprende.

Quasi tutto ciò che serve è contenuto in un gesto. La scena evita una lunga spiegazione. Non serve: "Sono io, quello che ti ha aiutata." Non serve un flashback. Non serve un monologo. Il contatto della mano richiama la memoria del personaggio.

Il riconoscimento diventa contemporaneamente fisico ed emotivo.
Il mondo del Cinema considera proprio quella conclusione uno degli elementi più celebri del film. 

- LA LEZIONE PER IL CORTOMETRAGGIO

Un finale forte non deve necessariamente contenere un colpo di scena. Può contenere un riconoscimento.
Lo spettatore comprende qualcosa. Il personaggio comprende qualcosa. E magari entrambi lo comprendono nello stesso istante.

Questo può essere molto più potente di una sorpresa artificiale.

 

* MODERN TIMES - TEMPI MODERNI

Titolo originale: Modern Times
Titolo italiano: Tempi moderni
Anno: 1936
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin

È l'ultima apparizione cinematografica del Little Tramp. Pur essendo realizzato nell'epoca del sonoro, Modern Times rimane in gran parte costruito attraverso pantomima, musica ed effetti. Quando finalmente sentiamo la voce di Charlot, egli canta una canzone composta da parole senza significato preciso: un modo ingegnoso per farlo "parlare" senza legarlo ad una lingua particolare.

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: L'UOMO CONTRO LA MACCHINA

L'immagine di Chaplin intrappolato negli enormi ingranaggi della fabbrica è diventata emblematica perché traduce un concetto astratto in un'immagine immediatamente leggibile. Chaplin avrebbe potuto scrivere un dialogo sulla disumanizzazione del lavoro industriale.

Fa qualcosa di molto più cinematografico. Trasforma letteralmente l'uomo in un ingranaggio. Il film è proprio come una commedia costruita sull'ansia generata dalla meccanizzazione e dal lavoro industriale.

È una straordinaria lezione di metafora visiva.

- INVECE DI DIRE, MOSTRA

Supponiamo di voler raccontare un impiegato schiacciato dal lavoro contemporaneo.
Possiamo fargli dire: "Non ce la faccio più, questo lavoro mi sta soffocando." oppure possiamo mostrarlo davanti a: quattro monitor; tre telefoni; notifiche continue; stampante; smartphone; videoconferenza.

O mentre cerca inutilmente di bere un caffè.
Questa seconda soluzione discende esattamente dalla grande tradizione della comicità visiva di Chaplin.

 

* THE GREAT DICTATOR - IL GRANDE DITTATORE

Titolo originale: The Great Dictator
Titolo italiano: Il grande dittatore
Anno: 1940
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin

È il primo vero lungometraggio parlato di Chaplin. Il progetto viene sviluppato dal 1938 ed il film venne presentato a New York nell'ottobre 1940, in un contesto internazionale già segnato dalla guerra in Europa mentre gli Stati Uniti non erano ancora entrati nel conflitto. Chaplin interpreta sia il dittatore Adenoid Hynkel sia un barbiere ebreo perseguitato dal regime; il film è una satira del nazismo e della retorica autoritaria.

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: USARE LA COMICITÀ CONTRO IL POTERE

La celebre scena nella quale Hynkel danza con un enorme globo gonfiabile contiene quasi tutta la poetica politica del film. Il dittatore sogna il dominio mondiale. Chaplin trasforma quel sogno in un balletto infantile.

L'uomo apparentemente potente diventa ridicolo. Il mondo diventa un giocattolo. Quando il globo esplode, l'immagine completa la battuta. Non serve una spiegazione.

È satira attraverso movimento, oggetto, ritmo e montaggio. Il film culmina poi in un discorso apertamente umanista e democratico, segnando una cesura deliberata rispetto alla tradizionale comunicazione muta di Charlot.

- UNA LEZIONE IMPORTANTE

La satira cinematografica funziona particolarmente bene quando non si limita a dichiarare: "Quest'uomo è ridicolo." Deve mostrarne il ridicolo attraverso il comportamento. Chaplin trasforma la pomposità in movimento fisico.

Ed è una lezione valida ancora oggi per qualunque sceneggiatore che voglia affrontare potere, autorità o conformismo senza trasformare il film in una lezione recitata.

 

* MONSIEUR VERDOUX

Titolo originale: Monsieur Verdoux
Titolo italiano: Monsieur Verdoux
Anno: 1947
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Idea originaria: Orson Welles

Qui Chaplin compie una trasformazione radicale. Non abbiamo più Charlot. Henri Verdoux è un ex impiegato che sposa donne facoltose e le uccide per impossessarsi del loro denaro.
L'idea iniziale derivava da Orson Welles e fu acquistata da Chaplin, che sviluppò poi la sceneggiatura; il film porta infatti il riconoscimento dell'idea originaria a Welles.

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: LA COMMEDIA NERA

Chaplin utilizza qui qualcosa di apparentemente incompatibile con la commedia: un assassino seriale.

Il sito ufficiale di Chaplin descrive Monsieur Verdoux come una delle sue commedie più nere e sottolinea come il film metta in relazione il crimine individuale con forme di violenza organizzata su scala molto più ampia. Qui il riso diventa scomodo. Ed è proprio questo il valore del film.

Non stiamo più ridendo perché Charlot inciampa. Ridiamo e subito dopo ci domandiamo: "Perché ho riso?" È uno degli strumenti più potenti della dark comedy, la commedia nera.

- PER UNO SCENEGGIATORE CONTEMPORANEO

La commedia nera non consiste nel prendere un argomento tragico e aggiungere battute. Consiste nel creare una situazione nella quale la logica del personaggio è contemporaneamente: comprensibile ed assurda ed inquietante.

Il pubblico oscilla così continuamente tra partecipazione e rifiuto. Questa instabilità è parte del fascino di Monsieur Verdoux.

 

* LIMELIGHT - LUCI DELLA RIBALTA

Titolo originale: Limelight
Titolo italiano: Luci della ribalta
Anno: 1952
Regia: Charles Chaplin
Sceneggiatura: Charles Chaplin

Chaplin interpreta Calvero, un artista di music-hall un tempo famoso ed ormai dimenticato, che aiuta la giovane ballerina Terry a ritrovare fiducia in se stessa ed a tornare sul palcoscenico. Chaplin impiegò più di due anni nella scrittura e sviluppò inizialmente la vicenda in forma narrativa molto estesa prima di trasformarla in una sceneggiatura. 

Nel film appare inoltre Buster Keaton, offrendo uno degli incontri simbolicamente più importanti tra due giganti della comicità del cinema muto.

- L'ELEMENTO DETERMINANTE: IL TEMPO CHE PASSA

Se il giovane Chaplin raccontava soprattutto la lotta per sopravvivere, qui affronta un'altra lotta: accettare che il proprio tempo possa essere finito.
Calvero aiuta Terry a ricominciare proprio mentre lui deve confrontarsi con il declino.

Il film parla quindi dell'artista, del successo, del fallimento, della paura di essere dimenticati e della necessità di trasmettere qualcosa a chi viene dopo.

La critica mise già all'epoca in evidenza la malinconia centrale di Limelight ed il suo rapporto con il declino ed il trascorrere del tempo.

È significativo che un autore diventato famoso per un personaggio apparentemente eterno termini una parte fondamentale della propria carriera ragionando proprio sulla fine dell'applauso.

 

* CHE COSA RENDE CHAPLIN COSÌ IMPORTANTE NELLA STORIA DEL CINEMA

La vera eredità di Chaplin non consiste semplicemente nell'avere inventato grandi gag. È molto più ampia. Ha dimostrato che il corpo dell'attore può raccontare pensieri complessi. Ha mostrato che commedia e tragedia possono convivere. Ha trasformato oggetti quotidiani in strumenti narrativi. Ha utilizzato il montaggio e il ritmo per costruire comicità. Ha costruito personaggi comprensibili oltre le barriere linguistiche. Ha affrontato povertà, industrializzazione, autorità, solitudine e vecchiaia senza rinunciare allo spettacolo.

E soprattutto ha dimostrato che un regista può controllare in maniera profondamente personale scrittura, interpretazione, messa in scena, ritmo e musica, anticipando l'idea moderna del filmmaker-autore. 


* UNA LEZIONE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE PER CHI REALIZZA CORTOMETRAGGI

Chaplin è utilissimo da studiare proprio oggi, anche se lavoriamo con camere digitali, smartphone, DaVinci Resolve od intelligenza artificiale. Perché insegna qualcosa che nessuna tecnologia può sostituire: la chiarezza dell'idea.

Prendiamo alcune delle sue immagini. Un povero mangia una scarpa. Un uomo finisce negli ingranaggi di una macchina. Un dittatore gioca con il mondo come con un pallone. Una ragazza cieca riconosce una persona toccandogli la mano. Un vecchio artista guarda una giovane ballerina continuare lo spettacolo.

Sono idee visive semplicissime. Ma contengono un film intero.

È precisamente questa capacità che consiglieremmo di esercitare a chiunque voglia scrivere un cortometraggio.

Prima di pensare alla cinepresa bisogna chiedersi: qual è l'immagine che contiene la mia storia?

Se il tuo corto parla di solitudine, non limitarti a scrivere che il protagonista è solo. Trova la sua sedia vuota.
Se parla di lavoro alienante, trova il suo ingranaggio.
Se parla di un amore impossibile, trova il suo fiore.
Se parla di potere, trova il suo pallone.

Questa è forse una delle lezioni più moderne che possiamo ancora ricevere da un regista nato nell'Ottocento.


* GUARDARE CHAPLIN DA SCENEGGIATORE E NON SOLTANTO DA SPETTATORE

Quando rivedi questi film, suggeriamo di non chiederti soltanto: "Mi fa ridere?" Osserva invece come è costruita la scena.

Puoi concentrarti, in particolare, su sette aspetti:

  1. osserva quando entra il problema nella scena;
  2. guarda come Chaplin utilizza un oggetto;
  3. conta quante informazioni vengono date senza dialogo;
  4. osserva come una gag viene preparata prima di produrre il risultato;
  5. individua il momento in cui il comico diventa drammatico;
  6. osserva dove Chaplin decide di interrompere la scena;
  7. chiediti quale immagine ricordi ancora il giorno dopo.

Quest'ultima domanda è particolarmente importante. Il cinema mondiale ricorda ancora Chaplin dentro gli ingranaggi. Ricorda la danza dei panini. Ricorda il globo del dittatore. Ricorda il tocco della fioraia.

Non perché queste immagini siano tecnicamente complicate. Ma perché forma e significato coincidono perfettamente.

IN CONCLUSIONE

Se dovessimo riassumere l'importanza cinematografica di Charlie Chaplin in una sola idea, diremmo che: Chaplin ha dimostrato che un gesto semplicissimo può contenere contemporaneamente una gag, un personaggio, un'emozione e un'idea sul mondo.

Il monello dimostra come comicità e sentimento possano diventare una cosa sola.

La febbre dell'oro trasforma la miseria in invenzione visiva.

Luci della città raggiunge un'intensità emotiva enorme attraverso un gesto minimo.

Tempi moderni trasforma un problema sociale in metafora fisica.

Il grande dittatore utilizza la comicità come strumento di satira politica.

Monsieur Verdoux porta Chaplin verso la commedia nera e moralmente inquietante.

Luci della ribalta trasforma l'artista stesso in materia del racconto.

Sono film molto diversi, ma tutti partono dallo stesso principio: prima viene l'essere umano. Poi viene la gag. Poi la macchina da presa. Poi la tecnica.

Ed è probabilmente per questo che, dopo oltre un secolo, molte scene di Chaplin continuano a funzionare anche per uno spettatore che non conosce il cinema muto, non conosce il contesto storico e magari non ha mai visto prima un suo film.

Perché prima ancora di parlare una lingua cinematografica, i suoi film parlano una lingua umana.