L’ARCO DI TRASFORMAZIONE DEL PERSONAGGIO
PRINCIPALE NEL CORTOMETRAGGIO
Che cosa significa, perché è importante e come costruirlo in modo chiaro, credibile ed efficace anche in una storia di pochi minuti
Quando si comincia a scrivere una sceneggiatura, soprattutto di un cortometraggio, è naturale concentrarsi prima di tutto su ciò che accade: un incontro, una scoperta, un litigio, un segreto, un incidente, una decisione, una separazione. Ma una storia cinematografica diventa realmente interessante quando, oltre a raccontare ciò che accade attorno al protagonista, racconta anche ciò che accade dentro di lui.
È qui che entra in gioco l’ARCO DI TRASFORMAZIONE DEL PERSONAGGIO.
Possiamo definirlo in modo molto semplice: l’arco di trasformazione è il percorso attraverso il quale un personaggio, a causa degli eventi della storia, arriva alla fine diverso da come era all’inizio. La trasformazione può riguardare: il modo di pensare; il modo di comportarsi; un rapporto affettivo; una paura; un pregiudizio; un desiderio; un senso di colpa; la capacità di fidarsi; la capacità di amare; il rapporto con se stesso; la capacità di assumersi una responsabilità.
Nel cortometraggio questo percorso deve essere particolarmente preciso, perché abbiamo poco tempo per raccontarlo. Non possiamo permetterci decine di scene per spiegare lentamente la psicologia del protagonista. Dobbiamo far vedere la trasformazione attraverso precise azioni, decisioni, gesti e conseguenze.
* IL PERSONAGGIO NON DEVE SEMPLICEMENTE “CAMBIARE”
Dire che il personaggio all’inizio è triste ed alla fine è felice non significa ancora avere costruito un vero arco. Serve capire: perché è triste? che cosa desidera? che cosa gli impedisce di ottenerlo? che cosa scopre durante la storia? quale scelta compie alla fine che all’inizio non sarebbe stato capace di compiere?
L’arco nasce dalla relazione tra queste domande. Un protagonista ben scritto non cambia perché lo sceneggiatore ha deciso che nell’ultima scena deve essere diverso. Cambia perché la storia lo costringe a confrontarsi con qualcosa che non può più ignorare.
* PRIMA DELLA TRASFORMAZIONE: CHI È IL PERSONAGGIO ALL’INIZIO?
Per costruire un buon arco di trasformazione dobbiamo prima stabilire chiaramente il punto di partenza. Chiediamoci: che tipo di persona è? come affronta normalmente i problemi? che cosa vuole? che cosa teme? che cosa evita? che cosa crede di sapere sulla vita? qual è la sua debolezza? quale comportamento ripete continuamente? quale rapporto non riesce a gestire?
La risposta è il suo stato iniziale.
Esempio: Marco, 52 anni, vive solo. È convinto che chiedere aiuto significhi essere deboli. Quando ha un problema lo nasconde e cerca sempre di risolverlo da solo.
Abbiamo così già una possibile direzione dell’arco. Potremmo arrivare alla fine che Marco accetta finalmente di chiedere aiuto al figlio. La trasformazione è piccola ma chiara. Ed è perfetta per un cortometraggio.
* IL PERSONAGGIO DEVE AVERE UNA MANCANZA
Un arco efficace spesso nasce da una mancanza interiore. Non necessariamente da qualcosa che il personaggio desidera materialmente. Può mancargli, ad esempio, il coraggio; la fiducia; la capacità di perdonare; la capacità di comunicare; la capacità di lasciare andare il passato; la capacità di accettare una perdita o la capacità di riconoscere i propri errori.
Questa mancanza viene spesso definita, nella scrittura cinematografica, need, cioè bisogno. È diverso dal desiderio esterno.
* DESIDERIO E BISOGNO NON SONO LA STESSA COSA
Il personaggio può volere una cosa e avere bisogno di un’altra.
Esempio: Luca vuole convincere la sorella a vendere la casa del padre. Questo è il suo obiettivo esterno.
Ma forse il suo vero problema è che Luca non ha mai accettato il rapporto difficile avuto con il padre. E questo è il suo bisogno interiore.
Durante il cortometraggioLuca potrebbe scoprire una vecchia registrazione. La scolta ed alla fine potrebbe decidere di non firmare immediatamente la vendita. Non perché la casa sia diventata improvvisamente più importante, ma perché lui è cambiato.
Questo è l'Arco di trasformazione.
* LA “BUGIA” CHE IL PERSONAGGIO CREDE
Molti protagonisti iniziano la storia credendo a qualcosa di sbagliato. Non necessariamente una bugia nel senso letterale. Più spesso una convinzione limitante.
Per esempio, il personaggio pensa: “Se mostro le mie emozioni, gli altri mi feriranno.” Oppure: “Le persone se ne vanno sempre.” Oppure: “Per essere rispettato devo avere sempre ragione.” Oppure pensa: “Mio fratello non è mai stato dalla mia parte.” O: “Ormai sono troppo vecchio per cambiare.”
La storia mette progressivamente questa convinzione sotto pressione. Il protagonista dovrà scegliere se continuare a crederci oppure abbandonarla.
* LA VERITÀ CHE IL PERSONAGGIO DEVE SCOPRIRE
All’estremo opposto abbiamo ciò che il personaggio dovrà comprendere.
Per esempio: Bugia iniziale: “Non ho bisogno di nessuno.” Ma la verità finale sarà: “Essere indipendenti non significa rifiutare ogni relazione.”
Oppure: Bugia iniziale: “Mia madre non mi ha mai capito.” E verità finale: “Forse non sapeva dimostrarmi ciò che provava.”
Non è necessario che il personaggio pronunci questa verità. Anzi, nel cinema è spesso molto più efficace mostrarla attraverso una decisione.
* IL CAMBIAMENTO DEVE ESSERE VISIBILE
Questo è fondamentale. Nel cinema non possiamo limitarci a dire: "Ora Giovanni ha capito." Ma dobbiamo mostrarlo sullo schermo.
Per esempio: All’inizio: Giovanni riceve una telefonata del fratello e non risponde.
Ed alla fine: Giovanni prende il telefono e chiama lui il fratello.
Questo è cinema. Due azioni molto semplici mostrano un arco completo.
* IL PRINCIPIO DELLE AZIONI SPECULARI
Un ottimo modo per rendere leggibile l’arco in un cortometraggio consiste nell’utilizzare due situazioni simili: una all’inizio ed una alla fine. Dove in ognuna il protagonista reagisce diversamente.
Esempio: Inizio: Una collega chiede aiuto a Marta. E Marta risponde: «Non ho tempo.» E continua a lavorare.
Nel finale una nuova persona le chiede aiuto. Marta si ferma e risponde: «Aspetta. Ti do una mano.»
Non abbiamo bisogno di un lungo discorso sul cambiamento. Lo vediamo.
* I TRE PRINCIPALI TIPI DI ARCO
Possiamo distinguere almeno tre grandi forme principali.
1. L’ARCO POSITIVO
È probabilmente il più conosciuto. Il protagonista supera, almeno in parte, un proprio limite.
Passa da: paura → coraggio; isolamento → apertura; egoismo → responsabilità; rancore → perdono; diffidenza → fiducia.
Esempio: Un uomo anziano che non parla con il figlio trova casualmente alcune vecchie fotografie. Alla fine decide di telefonargli. Non è necessario che il rapporto sia già risolto.
L’arco può consistere semplicemente nella decisione di fare il primo passo.
2. L’ARCO NEGATIVO
Il personaggio cambia, ma in peggio. All’inizio possiede ancora una possibilità di scegliere diversamente. Alla fine invece cede alla propria debolezza.
Per esempio: Una giovane sceneggiatrice scopre che il collega si è appropriato di una sua idea. Invece di affrontarlo apertamente, decide di vendicarsi rubando il suo nuovo progetto.
La storia può raccontare una progressiva degradazione morale. Nel cortometraggio questo arco può essere molto potente perché produce finali forti e spesso inattesi.
3. L’ARCO PIATTO
Non tutti i protagonisti devono necessariamente trasformarsi. Esiste anche il cosiddetto arco piatto. Il protagonista possiede già una convinzione forte e sarà il mondo intorno a lui a cambiare.
Per esempio: Una giovane infermiera continua a difendere un paziente che tutti considerano difficile. Lei non cambia sostanzialmente. Sono gli altri, progressivamente, a comprendere che aveva ragione.
Nel cortometraggio può funzionare molto bene. Ma bisogna distinguere l’arco piatto da un personaggio che semplicemente non evolve perché la storia è incompleta.
* NEL CORTOMETRAGGIO L’ARCO DEVE ESSERE PIÙ CONCENTRATO
In un lungometraggio possiamo raccontare una trasformazione molto ampia. Un personaggio può: perdere il lavoro; innamorarsi; fallire; riprovare; tradire; pentirsi; ricostruire la propria vita. Cosa che in quindici minuti sarebbe eccessivo. Per un corto è quasi sempre preferibile una trasformazione circoscritta.
Non: Un uomo egoista diventa completamente altruista. Meglio invece un uomo che non presta mai nulla ma decide di lasciare ad un vicino l’oggetto più importante appartenuto al padre.
Il cambiamento è piccolo. Ma può suggerire qualcosa di molto più grande.
* IL CORTOMETRAGGIO RACCONTA SPESSO “IL PRIMO PASSO”
Questo è uno dei principi più utili. Non dobbiamo necessariamente raccontare l’intera trasformazione. Possiamo raccontare il momento in cui comincia.
Per esempio: un uomo non deve necessariamente riconciliarsi completamente con il fratello. Potrebbe semplicemente compiere azioni parziali come: aprire la porta, o rispondere al telefono od accettare un caffè, o restituirgli una fotografia o pronunciare finalmente il suo nome.
Il pubblico comprende che qualcosa è cambiato.
* COSTRUIRE L’ARCO IN 6 PASSAGGI
Una struttura molto semplice per un corto può essere questa.
1. STATO INIZIALE
Mostriamo il personaggio prima che qualcosa cambi. Non attraverso spiegazioni. Attraverso il suo comportamento.
Esempio: Cesare mangia sempre da solo. Quando il vicino lo saluta, risponde appena.
2. EVENTO CHE ROMPE L’EQUILIBRIO
Succede qualcosa che obbliga il protagonista ad affrontare il proprio problema.
Esempio: Arriva una giovane rider con una pizza ordinata per lui da suo figlio.
È un fatto apparentemente piccolo. Ma mette in contatto Cesare con qualcuno.
3. RESISTENZA
Il personaggio prova a continuare a comportarsi come sempre. Questo è molto importante. Le persone raramente cambiano immediatamente. Cesare potrebbe dire alla rider: "La pizza la lasci lì." Non vuole conversare.
4. PRESSIONE
Gli eventi costringono il protagonista a confrontarsi con il proprio limite. La ragazza potrebbe accorgersi che Cesare ha difficoltà ad aprire una bottiglia. Oppure che manca una parte dell’ordine. Oppure comincia a piovere e lei deve aspettare qualche minuto. Nasce così una conversazione.
5. SCELTA
Questo è il cuore dell’arco. La trasformazione deve concretizzarsi in una scelta.
Per esempio: la rider sta per andarsene. Cesare potrebbe semplicemente lasciarla andare. Invece le dice: "Aspetta."
Questo “Aspetta” può essere il momento centrale dell’intero cortometraggio.
6. NUOVO STATO
La scena finale ci mostra che il personaggio non è più esattamente quello dell’inizio. Non serve esagerare. Potremmo vedere Cesare che prende il telefono. Guarda il numero del figlio. Lo chiama.
FINE
* L’ARCO DEVE NASCERE DAL CONFLITTO
Senza conflitto non c’è trasformazione. Un personaggio cambia perché qualcosa rende insufficiente il suo vecchio modo di vivere. Se tutto funziona perfettamente, perché dovrebbe cambiare? Il conflitto può essere quindi: esterno o interiore o relazionale.
- CONFLITTO ESTERNO
Qualcosa impedisce materialmente al protagonista di ottenere ciò che vuole. Per esempio: Marta deve recuperare una scatola custodita in un vecchio deposito ferroviario, ma non sa quale armadietto aprire.
- CONFLITTO RELAZIONALE
Due personaggi vogliono cose differenti. Per esempio: Due fratelli devono decidere cosa fare dell’appartamento del padre appena morto. Uno vuole venderlo. L’altro vuole conservarlo.
- CONFLITTO INTERIORE
Il personaggio è diviso tra due esigenze. Per esempio: Una donna vuole sapere se il compagno la tradisce, ma ha paura di scoprire la verità. Questo può produrre un arco estremamente interessante anche senza grandi eventi esterni.
* LA TRASFORMAZIONE DEVE AVERE UN COSTO
Se cambiare è facilissimo, il cambiamento ha poco valore. Il personaggio deve rinunciare a qualcosa. Può perdere: l'orgoglio; la sicurezza; il controllo; il denaro; un rapporto; un’abitudine; una falsa convinzione.
Per esempio: Un professore ammette davanti alla classe di aver commesso un errore.
Il gesto sembra minimo. Ma per un uomo abituato a mantenere sempre il controllo può essere enorme.
* IL PERSONAGGIO DEVE POTER SCEGLIERE
Una trasformazione è più interessante se nasce da una propria decisione. Se il protagonista cambia soltanto perché le circostanze lo obbligano meccanicamente, l’arco è più debole.
Esempio debole: Marco va dal fratello perché non ha altro posto dove dormire.
Esempio più forte: Marco potrebbe andare in albergo, ma decide di bussare alla porta del fratello con cui non parla da anni.
Nel secondo caso la decisione racconta il cambiamento.
* ATTENZIONE AL CAMBIAMENTO IMPROVVISO
Uno degli errori più frequenti è costruire la maggior parte delle scene in cui il personaggio è un egoista, e poi all'ultima scena è improvvisamente generoso. Manca il processo. Anche in un corto servono piccoli segnali.
Per esempio: prima rifiuta; poi esita; poi osserva; poi quasi interviene; poi finalmente agisce.
Questa progressione rende credibile la trasformazione.
* IL CONCETTO DI “BEAT” DI TRASFORMAZIONE
Possiamo chiamare beat un piccolo momento narrativo. Un arco può essere costruito attraverso micro-beat.
Esempio:
Beat 1 = Marta evita il contatto.
Beat 2 = Marta ascolta.
Beat 3 = Sta per andarsene.
Beat 4 = Si ferma.
Beat 5 = Fa una domanda personale.
Beat 6 = Accetta una risposta che non voleva sentire.
Beat 7 = Compie una scelta diversa dal solito.
È già un arco di trasformazione.
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