METODOLOGIA PER PENSARE, SCRIVERE E CREARE
LE BASI DI UN CORTOMETRAGGIO
Come nasce un’idea cinematografica e come trasformarla progressivamente
in una storia breve, concreta, originale e realizzabile
Scrivere un cortometraggio non significa semplicemente avere una bella idea. Significa soprattutto riuscire a riconoscere, fra le molte intuizioni possibili, quella che contiene già in sé un personaggio, una tensione, una trasformazione e soprattutto una forma visiva.
Questo punto è particolarmente importante perché il cortometraggio dispone di uno spazio narrativo limitato. Non può permettersi facilmente lunghe introduzioni, numerosi personaggi, molte sottotrame o spiegazioni complesse.
Un buon corto tende quindi a concentrarsi su qualcosa di preciso, come:
- un incontro;
- una decisione;
- una scoperta;
- una perdita;
- una bugia;
- un’attesa;
- una promessa;
- un segreto;
- una scelta morale;
- un cambiamento.
La metodologia migliore non consiste dunque nel cercare subito una “grande storia”, ma nel trovare un nucleo narrativo abbastanza piccolo da poter essere raccontato bene ed abbastanza forte da poter lasciare una forte impressione nello spettatore.
* Prima di cercare la storia, capire che cosa si vuole raccontare
Molti sceneggiatori principianti iniziano ponendosi una domanda troppo ampia: Di che cosa potrei fare un cortometraggio?
La domanda può paralizzare, perché le possibilità sono infinite.
È più utile partire da qualcosa di concreto.
Per esempio:
Che cosa mi interessa veramente?
Che cosa mi irrita?
Che cosa mi emoziona?
Quale situazione umana continuo a osservare?
Quale comportamento non riesco a capire?
Quale immagine mi è rimasta impressa?
Quale domanda non possiede per me una risposta semplice?
Una storia spesso comincia molto prima della sceneggiatura. Comincia quando qualcosa nella realtà produce nell’autore una piccola resistenza.
Può essere una persona seduta ogni mattina sulla stessa panchina.
Una donna che parla con il marito morto.
Un bambino che mente per proteggere un compagno.
Un uomo che ogni sera porta a casa due panini pur vivendo solo.
Una ragazza che continua a registrare messaggi vocali senza mai inviarli.
In quel momento non abbiamo ancora una storia, ma abbiamo qualcosa di molto prezioso: una domanda narrativa.
* Partire da un tema
Una delle strade più comuni consiste nel partire da un argomento o da un tema.
Il tema trattato, per esempio, può essere uno di questi:
- solitudine;
- vecchiaia;
- amicizia;
- amore;
- gelosia;
- memoria;
- paura del futuro;
- rapporto con la tecnologia;
- famiglia;
- lutto;
- disoccupazione;
- senso di colpa;
- bisogno di essere riconosciuti.
Il problema è che un tema, da solo, non è una storia.
“La solitudine” non può entrare in una stanza.
“La gelosia” non può prendere un autobus.
“Il rimorso” non può aprire un cassetto.
Per diventare cinematografico, il tema deve trasformarsi in comportamento.
Esempio:
Tema: Solitudine.
Prima trasformazione: Un uomo anziano vive solo.
Ancora troppo generico.
Seconda trasformazione: Un uomo anziano continua ad acquistare due biglietti del cinema ogni domenica.
Ora compare un comportamento.
Terza trasformazione: La cassiera, dopo mesi, gli domanda perché compri sempre due posti.
A questo punto abbiamo già vari elementi, come:
- un personaggio;
- una abitudine;
- un mistero;
- un secondo personaggio;
- un possibile conflitto.
Il tema ha cominciato a diventare una storia.
* Partire da una domanda: “Che cosa accadrebbe se...?”
Questa è una delle tecniche più efficaci.
Si costruisce una domanda ipotetica.
Che cosa accadrebbe se un uomo ricevesse un messaggio proveniente dal proprio telefono del futuro?
Che cosa accadrebbe se due persone che si detestano rimanessero chiuse insieme in ascensore?
Che cosa accadrebbe se un bambino scoprisse che il padre disoccupato continua ogni mattina a fingere di andare al lavoro?
Che cosa accadrebbe se una Intelligenza Artificiale cominciasse a suggerire ad un regista le scene che ancora non ha scritto?
La qualità della domanda dipende soprattutto dalle conseguenze che genera.
Una domanda interessante non dovrebbe produrre soltanto un’immagine curiosa, ma costringere qualcuno a fare qualcosa.
Esempio:
Che cosa accadrebbe se una donna trovasse una lettera scritta dal marito prima di morire?
Questa è ancora una situazione.
Ma se aggiungiamo: La lettera contiene una richiesta che lei non vuole rispettare... allora compare il conflitto.
* Partire da un personaggio
A volte la storia nasce prima dalla persona che dall’avvenimento.
Si immagina qualcuno con una caratteristica forte.
Per esempio: Un uomo che non riesce mai a dire di no.
Oppure: Una donna che conserva tutto.
Un ragazzo che registra continuamente la propria vita.
Un pensionato che finge di lavorare ancora.
Una cameriera che ascolta involontariamente le conversazioni dei clienti.
Il personaggio diventa narrativamente interessante quando si trova nella situazione peggiore possibile per il proprio carattere.
Esempio:
Personaggio: Un uomo incapace di dire di no.
Situazione: Viene scelto come membro di una giuria che deve eliminare uno dei suoi amici da un concorso.
Ora la caratteristica iniziale entra in conflitto con un compito concreto.
La domanda utile è: Qual è la situazione che costringerebbe questo personaggio ad affrontare proprio il proprio limite?
* Partire da un difetto
Un difetto può diventare un ottimo motore narrativo.
Per esempio, potrebbe essere:
- l'orgoglio;
- la gelosia;
- la paura;
- l'ossessione;
- la timidezza;
- il bisogno di controllo;
- l'incapacità di perdonare;
- la dipendenza dal giudizio degli altri.
Il cortometraggio può raccontare il momento in cui quel difetto diventa insostenibile.
Esempio:
Personaggio: Una donna controlla continuamente il telefono del compagno.
Un giorno trova finalmente qualcosa di sospetto.
Potremmo aspettarci una storia di tradimento.
Ma la vera storia potrebbe essere: La donna scopre che il compagno sta preparando segretamente una festa per lei.
Il suo difetto non viene premiato: viene smascherato.
* Partire da un desiderio
Ogni storia acquista energia quando qualcuno vuole qualcosa.
Il desiderio può essere molto semplice.
Il protagonista vuole, ad esempio:
- entrare;
- uscire;
- vincere;
- parlare;
- nascondere;
- recuperare;
- convincere;
- impedire;
- trovare;
- dimenticare;
- farsi perdonare;
- essere ascoltato.
A quel punto bisogna costruire un ostacolo.
Formula essenziale
Qualcuno vuole qualcosa, ma qualcosa o qualcuno glielo impedisce.
Questa semplice struttura contiene già il principio del conflitto.
Esempio:
Una ragazza vuole consegnare una lettera al padre.
Ostacolo: Il padre non vuole più incontrarla.
Nuovo problema: Lei scopre che quello è l’ultimo giorno prima della sua partenza definitiva.
La storia comincia ad avere e controllare una urgenza.
* Partire da una paura
La paura è uno dei motori narrativi più potenti.
Può essere concreta:
- paura di essere licenziati;
- paura di perdere qualcuno;
- paura di essere scoperti;
- paura di una malattia;
- paura di rimanere soli.
Oppure interiore:
- paura di amare;
- paura di cambiare;
- paura di fallire;
- paura di essere giudicati;
- paura di riconoscere una verità.
Il cortometraggio può raccontare il momento in cui il protagonista non può più evitare quella paura.
Esempio:
Un giovane ha paura di parlare in pubblico.
Potrebbe sembrare un tema debole.
Ma immaginiamo che debba tenere il discorso funebre del padre.
Improvvisamente la paura acquista valore emotivo e narrativo.
* Partire da un segreto
Un segreto produce automaticamente tensione perché crea una differenza di conoscenza fra i personaggi.
Uno sa qualcosa che l’altro ignora.
Il segreto può riguardare:
- una relazione;
- una colpa;
- una malattia;
- un errore;
- un oggetto nascosto;
- una decisione;
- una falsa identità;
- un passato sconosciuto.
Il cortometraggio può concentrarsi proprio sul momento in cui il segreto rischia di emergere.
Esempio:
Durante una cena di famiglia, un padre continua a ricevere telefonate che rifiuta.
Gli altri pensano ad un’amante.
In realtà ha appena perso il lavoro e non vuole dirlo ai figli.
La differenza fra ciò che i personaggi pensano e ciò che realmente accade crea il racconto.
* Partire da una bugia
Una bugia è quasi sempre narrativamente interessante perché deve essere mantenuta.
Più la bugia continua, più aumenta il rischio.
Esempio:
Una ragazza racconta alla famiglia di avere finalmente trovato lavoro.
In realtà continua ogni mattina ad uscire di casa e trascorre la giornata in biblioteca.
Un giorno la madre decide di accompagnarla.
La storia nasce dal momento in cui la bugia diventa difficile da sostenere.
* Partire da un oggetto
Gli oggetti sono potentissimi nel cortometraggio perché permettono di rendere concreto un sentimento.
Può trattarsi di:
- una fotografia;
- una chiave;
- un telefono;
- una lettera;
- un giocattolo;
- una videocassetta;
- una tazza;
- un vestito;
- un biglietto;
- un orologio.
La domanda è: Perché questo oggetto è importante per qualcuno?
Esempio:
Una donna trova una chiave nella tasca del cappotto appartenuto al padre.
Non sa che cosa apra.
Il corto potrebbe raccontare la sua ricerca.
Ma la chiave diventa veramente significativa se alla fine apre un luogo che lei aveva sempre creduto inesistente.
* Partire da un luogo
Anche una location può generare una storia.
Per esempio:
- una lavanderia self-service;
- una sala d’attesa;
- una vecchia cucina;
- una stazione;
- un cinema chiuso;
- una scuola vuota;
- un parcheggio;
- un ascensore;
- una camera d’albergo;
- un teatro.
Il luogo diventa narrativo quando contiene una limitazione od una possibilità.
Esempio:
Location: Lavanderia automatica aperta tutta la notte.
Idea: Due sconosciuti aspettano il termine del lavaggio.
Sviluppo: Uno dei due riconosce nella cesta dell’altro una camicia appartenuta alla propria moglie.
Ora la location non è più un semplice sfondo, una location.
È diventata lo spazio del conflitto.
* Partire da un’immagine
Molti cortometraggi possono nascere da una singola immagine.
Per esempio: Un bambino aspetta davanti ad una porta che non verrà mai aperta.
Oppure: Una donna apparecchia per una persona assente.
Un uomo dorme vestito nella propria automobile.
Una ragazza guarda un video in cui appare lei stessa più anziana.
Un anziano danza da solo in una sala vuota.
L’immagine iniziale deve generare una domanda.
Perché?
Chi sta aspettando?
Che cosa è successo?
Che cosa accadrà subito dopo?
Esempio:
Immagine: Una bambina tiene due uova in mano accanto alla nonna che prepara ravioli.
Da sola è soltanto una scena familiare.
Ma immaginiamo che la nonna stia preparando il piatto preferito del marito morto.
Ora l’immagine assume anche un secondo significato.
* Partire da una frase
Talvolta una battuta genera l’intera storia.
Per esempio: “Non aprire quella porta finché non torno.”
Oppure: “Non siamo mai stati fratelli.”
“Questa fotografia è stata scattata domani.”
“Tuo padre non sa che sei qui.”
La domanda successiva è: Chi pronuncia questa frase? A chi? Perché?
E soprattutto: Che conseguenza produce?
Esempio:
Frase: “Questa fotografia è stata scattata domani.”
Possibile storia: Un restauratore riceve una fotografia che mostra l’incendio del proprio laboratorio, datata il giorno successivo.
La storia ha generato immediatamente un problema.
* Partire da un ricordo personale
Le esperienze personali possono produrre storie particolarmente autentiche.
Non è necessario raccontare esattamente ciò che è accaduto.
Si può trasformare:
- il luogo;
- l'età;
- i personaggi;
- il finale;
- il genere;
- il punto di vista.
L’obiettivo non è riprodurre fedelmente il ricordo, ma conservarne la verità emotiva.
Esempio:
Ricordo: Da bambino aspettavo mio padre fuori dal lavoro.
Trasformazione: Un bambino aspetta ogni sera davanti ad una fabbrica chiusa senza sapere che il padre è stato licenziato settimane prima.
La memoria personale è diventata una storia autonoma.
* Partire da una notizia o da un fatto reale
Le cronache possono offrire potenti punti di partenza.
Bisogna però evitare di limitarsi a ricostruire superficialmente l’evento.
È più interessante chiedersi: Quale momento umano si trova dentro questa notizia?
Per esempio, invece di raccontare un grande blackout cittadino, si può raccontare: Due vicini che non si sono mai parlati rimangono bloccati sul pianerottolo senza elettricità.
Il grande evento diventa uno sfondo per una piccola storia.
* Partire da una professione
Un mestiere contiene spesso gesti, ambienti e conflitti già cinematografici.
Per esempio, il lavoro/mestiere di:
- restauratore;
- infermiere;
- fonico;
- montatore;
- custode;
- insegnante;
- tassista;
- fotografo;
- addetto alle pulizie;
- tecnico informatico.
Esempio:
Un fonico ossessionato dal “suono perfetto” registra accidentalmente una conversazione che non avrebbe dovuto ascoltare.
La professione diventa parte del conflitto e non semplice decorazione.
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