storyboard 01L’importanza dello storyboard

nella preparazione di un cortometraggio

Lo storyboard è uno degli strumenti più importanti nella preparazione di un film, di un cortometraggio, di uno spot, di un videoclip o di qualsiasi opera audiovisiva che richieda una costruzione precisa delle immagini. Spesso viene considerato soltanto come una sequenza di disegni preparatori, una specie di fumetto tecnico da realizzare prima delle riprese. In realtà è molto di più. Lo storyboard è il primo spazio in cui la sceneggiatura smette di essere soltanto parola scritta e comincia a diventare cinema.

Una sceneggiatura racconta azioni, personaggi, ambienti, dialoghi, pause, conflitti, emozioni. Lo storyboard prende tutto questo materiale narrativo e lo traduce in immagini concrete. Non sostituisce la sceneggiatura, ma la interpreta visivamente. È il ponte tra la pagina ed il set. Permette al regista, al direttore della fotografia, all’aiuto regista, allo scenografo, al montatore, al produttore e agli attori di capire non solo che cosa accade in una scena, ma come lo spettatore dovrà vederlo.

Per parlarne, in questo articolo useremo una idea-esempio: il cortometraggio potrebbe intitolarsi “Il tavolo lungo”. La storia è semplice: dopo la morte della madre, tre fratelli adulti si ritrovano nella vecchia casa di famiglia per decidere cosa fare dell’abitazione e degli oggetti rimasti. Tutto avviene attorno a un lungo tavolo da pranzo. Nessuno riesce davvero ad avvicinarsi agli altri. I personaggi parlano, discutono, evitano certi ricordi, si accusano, si interrompono. Il formato 16:9 diventa fondamentale perché permette di raccontare la distanza orizzontale tra loro: sedie vuote, estremità del tavolo, corpi separati, sguardi laterali, silenzi che attraversano lo spazio. In questo caso il formato panoramico non è solo una scelta tecnica, ma il modo naturale per rappresentare una famiglia divisa.

Questa idea ci aiuta a capire una cosa essenziale: uno storyboard non serve soltanto a disegnare “cosa si vede”. Serve a decidere che rapporto esiste tra i personaggi dentro lo spazio.

Nel caso di “Il tavolo lungo”, la domanda visiva principale non sarebbe: dove mettiamo la macchina da presa? La domanda vera sarebbe: quanto lontani devono apparire i fratelli tra loro? Devono stare nello stesso quadro o separati in inquadrature diverse? Il tavolo deve unire o dividere? Lo spazio vuoto tra una sedia e l’altra deve sembrare normale o doloroso? Il formato 16:9 deve essere usato per mostrare una famiglia riunita od una famiglia che, pur stando nella stessa stanza, rimane emotivamente distante?

Lo storyboard nasce proprio per rispondere a domande di questo tipo.


Lo storyboard come pensiero visivo del film

La prima funzione dello storyboard è costringere il regista a pensare per immagini. Questo sembra scontato, ma non lo è. Molti progetti nascono da buone idee narrative, buoni dialoghi, buone intenzioni tematiche, ma non sempre possiedono una vera idea visiva. Lo storyboard obbliga a trovare una forma cinematografica.

Disegnare una scena significa decidere dove si trova la macchina da presa, quale porzione di spazio viene mostrata, quale personaggio domina il quadro, quale resta ai margini, quale oggetto diventa importante, quanto vuoto esiste tra i corpi, quale parte dell’ambiente racconta qualcosa che i dialoghi non dicono.

Prendiamo una scena di “Il tavolo lungo”. Sulla pagina potremmo leggere: “I tre fratelli siedono a tavola e discutono della vendita della casa”. È una frase semplice, ma visivamente può diventare molte cose diverse.

Potremmo disegnare un’inquadratura larga in 16:9 con i tre personaggi seduti distanti, uno all’estrema sinistra, uno al centro, uno all’estrema destra. Il tavolo attraversa tutto il quadro come una linea di separazione. Oppure potremmo disegnare un primo piano di una mano che stringe un vecchio mazzo di chiavi. Oppure potremmo mostrare una sedia vuota al centro dell’inquadratura, lasciando i fratelli ai bordi, come se l’assenza della madre fosse più importante della loro presenza.

Queste scelte non sono secondarie. Sono già regia.

Lo storyboard non deve essere una gabbia rigida, ma una mappa. Durante le riprese potranno nascere soluzioni migliori, intuizioni degli attori, possibilità offerte dalla location, imprevisti di luce o di spazio. Però arrivare sul set senza storyboard significa spesso perdere tempo, girare troppo, dimenticare inquadrature necessarie, coprire male una scena o scoprire in montaggio che manca proprio il passaggio visivo decisivo.

Uno storyboard ben preparato non blocca la creatività. La protegge. Permette di improvvisare con maggiore lucidità, perché la struttura visiva di base è già chiara.


Che cosa rappresenta davvero uno storyboard

Lo storyboard rappresenta la sequenza visiva del film prima che il film venga girato. Ogni vignetta corrisponde ad una possibile inquadratura o ad un momento fondamentale di un’inquadratura. Non deve per forza disegnare ogni singolo istante della scena, ma deve mostrare i passaggi essenziali della narrazione visiva.

In una scena semplice, lo storyboard può contenere poche vignette: un campo medio, un dettaglio, un primo piano, una reazione, un’inquadratura dell’oggetto che cambia il senso della scena. In una scena complessa, invece, può contenere molte più immagini, soprattutto se ci sono movimenti di macchina, entrate e uscite di campo, cambi di posizione, gesti importanti, effetti sonori, oggetti narrativi o rapporti spaziali delicati.

Lo storyboard rappresenta anche il ritmo emotivo della scena. Non è solo una lista di immagini. È una progressione di attenzione. Stabilisce quando lo spettatore deve sapere una cosa, quando deve aspettare, quando deve guardare un volto, quando deve guardare un oggetto, quando deve percepire lo spazio, quando deve sentire il peso del silenzio.

In “Il tavolo lungo”, per esempio, lo storyboard potrebbe raccontare l’evoluzione del rapporto familiare attraverso la posizione dei corpi. All’inizio i fratelli sono lontani, separati dal tavolo. Nella parte centrale il conflitto aumenta e l’inquadratura in 16:9 può accentuare le linee orizzontali: il tavolo, le pareti, le cornici, le sedie vuote. Nel finale, magari, uno dei personaggi non risolve tutto con un discorso, ma compie un gesto: si alza, prende la sedia e la sposta accanto ad un altro fratello. Lo storyboard deve prevedere quell’avvicinamento, perché è lì che la storia diventa immagine.

Il formato 16:9 è particolarmente adatto a questo tipo di racconto perché permette di lavorare sulla larghezza, sulle distanze laterali, sulle relazioni tra più personaggi nello stesso quadro. Una famiglia riunita intorno ad un tavolo può apparire compatta o frantumata a seconda della composizione. Lo storyboard serve a decidere questa frantumazione prima di arrivare sul set.


Lo storyboard non richiede di essere grandi disegnatori

Uno degli errori più comuni è pensare che lo storyboard debba essere disegnato benissimo. Non è necessario. Certo, uno storyboard raffinato può essere utile, soprattutto nelle produzioni più strutturate, dove deve comunicare rapidamente una visione a molti reparti. Ma per un cortometraggio indipendente ciò che conta davvero non è la bellezza del disegno. Conta la chiarezza.

Uno storyboard può essere fatto con figure semplici, sagome, linee, frecce, rettangoli, appunti. Un personaggio può essere rappresentato da un ovale e da un corpo stilizzato. Un tavolo può essere una lunga forma rettangolare. Una finestra può essere un rettangolo sulla parete. Una sedia vuota può essere disegnata in modo essenziale, purché sia comprensibile.

L’importante è che chi legge lo storyboard capisca che tipo di inquadratura si vuole ottenere. Un volto vicino deve sembrare vicino. Un personaggio isolato ad un’estremità del tavolo deve apparire davvero distante dagli altri. Una sedia vuota al centro deve risultare importante. Se un personaggio guarda fuori campo verso un altro, la direzione dello sguardo deve essere chiara. Se la camera compie un movimento laterale lungo il tavolo, bisogna indicarlo con una freccia.

La qualità di uno storyboard non sta nel disegno elegante, ma nella sua capacità di evitare fraintendimenti.

Se in una scena di “Il tavolo lungo” vogliamo che la sorella maggiore sia visivamente separata dagli altri due fratelli, lo storyboard deve mostrarlo con chiarezza. Non basta scrivere “è distante”. Bisogna disegnare la distanza. Bisogna far vedere che una parte del tavolo rimane vuota, che tra lei e gli altri c’è uno spazio carico di tensione. Il disegno può essere semplice, ma deve essere leggibile.


Come si comincia a disegnare uno storyboard

Prima di disegnare, bisogna leggere la sceneggiatura non come scrittori, ma come registi. Questo significa cercare le immagini necessarie. In ogni scena bisogna individuare il cuore visivo. Non tutte le azioni hanno lo stesso peso. Non tutte le battute meritano un primo piano. Non tutti i dettagli devono essere mostrati.

La domanda iniziale dovrebbe essere: qual è l’immagine senza la quale questa scena perderebbe il suo senso?

Nel caso di “Il tavolo lungo”, immaginiamo una scena in cui uno dei fratelli trova sotto la tovaglia una piccola bruciatura lasciata anni prima dalla madre con una candela. La scena, sulla pagina, potrebbe essere dialogata. Ma lo storyboard deve chiedersi quale sia l’immagine fondamentale. Forse non è il volto del personaggio che ricorda. Forse è il dettaglio della sua mano che solleva la tovaglia. Forse è la bruciatura al centro del tavolo. Forse è lo sguardo degli altri due che si fermano improvvisamente. Forse è il tavolo intero, visto in campo largo, che da semplice mobile diventa archivio di una vita familiare.

Quando si disegna, bisogna ragionare per passaggi emotivi. Lo storyboard non è una traduzione meccanica della sceneggiatura, ma una lettura visiva della scena. Se la scena dice “i fratelli capiscono che stanno litigando non per la casa, ma per il dolore”, lo storyboard deve decidere come si vede questa comprensione. Attraverso un silenzio? Attraverso un campo largo in cui nessuno parla? Attraverso una sedia vuota? Attraverso un dettaglio di tre tazze rimaste sul tavolo? Attraverso uno sguardo laterale?

Il disegno nasce da queste decisioni.


Gli elementi che uno storyboard utile deve contenere

Uno storyboard perchè sia utile alla produzione deve contenere informazioni chiare. Ogni vignetta dovrebbe avere uno spazio visivo, cioè il disegno dell’inquadratura, ed uno spazio descrittivo, cioè brevi indicazioni su ciò che accade e su come deve essere ripreso.

La vignetta deve mostrare la composizione del quadro. Bisogna capire dove si trova il personaggio, quanto spazio esiste intorno a lui, se è centrale o laterale, se è ripreso da vicino o da lontano, se guarda verso destra o verso sinistra, se un oggetto è in primo piano, se una finestra o una porta dominano lo spazio.

Nel formato 16:9 è particolarmente importante segnare la distribuzione laterale degli elementi. Il 16:9 permette di collocare più personaggi dentro lo stesso quadro e di creare rapporti tra loro senza ricorrere subito al montaggio. In una scena familiare attorno ad un tavolo, questo significa decidere se i personaggi sono vicini, lontani, simmetrici, sbilanciati, isolati, compressi ai bordi oppure raccolti al centro.

Accanto o sotto al disegno è utile indicare il tipo di inquadratura: campo lungo, campo medio, piano americano, mezza figura, primo piano, primissimo piano, dettaglio. Queste definizioni aiutano la troupe a capire la distanza emotiva e tecnica dell’immagine.

È utile indicare l’angolazione della macchina da presa: frontale, laterale, leggermente dall’alto, leggermente dal basso, a livello del tavolo, dall’estremità della stanza, dietro una porta socchiusa. In “Il tavolo lungo”, una camera posta all’estremità del tavolo può trasformare il mobile in una linea prospettica che separa i personaggi. Una camera laterale può mostrare i fratelli come figure disposte su una stessa linea, incapaci di guardarsi frontalmente. Una camera più alta può far apparire il tavolo come una mappa familiare, piena di oggetti e di assenze.

Bisogna poi indicare eventuali movimenti di macchina. Se la camera resta fissa, lo si può scrivere. Se scorre lateralmente, avanza, arretra, segue un personaggio che si alza o passa da una sedia vuota a un volto, bisogna segnalarlo con frecce e note brevi. Anche un movimento apparentemente semplice può cambiare il senso della scena. Un lento movimento laterale lungo il tavolo può far percepire la distanza tra i fratelli. Un avvicinamento ad una sedia vuota può far sentire la presenza dell’assenza. Una camera fissa può costringere i personaggi a restare dentro il proprio disagio.

Lo storyboard dovrebbe indicare anche le entrate e le uscite di campo. Questo è importante quando lo spazio è abitato da più personaggi. Se un fratello si alza e attraversa il quadro per prendere una scatola di fotografie, bisogna sapere da dove entra, dove si ferma, che cosa copre, quale parte del tavolo lascia scoperta. Il formato può valorizzare questi movimenti laterali, ma solo se sono progettati.

Gli oggetti fondamentali devono essere riconoscibili. Nel nostro esempio, il mazzo di chiavi, una vecchia tovaglia, una scatola di fotografie, una sedia vuota, un servizio di piatti, una bottiglia, una lettera, un orologio fermo, una fotografia della madre. Se un oggetto ha valore narrativo, nello storyboard deve comparire chiaramente. Non basta disegnarlo genericamente. Deve avere una posizione precisa nel quadro.

Le note sonore possono essere molto utili. Lo storyboard non è solo immagine muta. Può contenere indicazioni come “rumore delle sedie trascinate”, “ticchettio dell’orologio”, “silenzio dopo la frase”, “telefono che vibra sul tavolo”, “pioggia contro la finestra”, “voce proveniente dalla stanza accanto”. Questi elementi aiutano il regista ed il montatore ad immaginare il ritmo complessivo della scena.

È utile inserire anche riferimenti alla luce, almeno quando la luce ha un valore narrativo. Non serve scrivere uno schema tecnico completo, ma si può indicare se la scena è illuminata da una finestra laterale, da una lampada sopra il tavolo, da una luce serale, da un neon freddo, da una luce domestica calda ma insufficiente. Il direttore della fotografia userà queste indicazioni per trasformare il disegno in un piano luce concreto.

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