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sedia vuota bar 700

* USARE GLI OGGETTI PER RACCONTARE IL CAMBIAMENTO

Nel cortometraggio gli oggetti possono essere molto utili. Una chiave. Una fotografia. Una tazza. Una lettera. Un telefono. Una vecchia registrazione. Un giocattolo. Tutti elementi che possono accompagnare l’arco.

Esempio: all’inizio un uomo trova una fotografia e la mette subito nel cassetto. Alla fine riapre il cassetto e prende la fotografia. 
Il gesto racconta una trasformazione senza dialogo.

 

* IL DIALOGO NON DEVE SPIEGARE L’ARCO

Attenzione a battute come: «Sai, finalmente ho capito che per tutti questi anni ho avuto paura di amare.»

Può funzionare in alcuni casi, ma spesso è troppo esplicita. Meglio: «Rimani ancora cinque minuti.»

Questa frase può raccontare la stessa trasformazione.
Il cinema preferisce spesso la conseguenza emotiva all’analisi psicologica.

 

* L’ARCO PUÒ ESSERE COSTRUITO ANCHE ATTRAVERSO IL SILENZIO

Immaginiamo madre e figlio. All’inizio il figlio evita sempre lo sguardo.

Nel finale la madre gli dice: «Va bene.» Lui finalmente la guarda.

Non serve altro. Uno sguardo può completare l’arco.

 

* LA PRIMA E L’ULTIMA IMMAGINE

Un esercizio eccellente consiste nel chiedersi: Qual è la prima immagine del protagonista? e Qual è l’ultima?

Se sono significativamente differenti, probabilmente abbiamo un arco leggibile.

Per esempio: Prima immagine: Un uomo solo ad un tavolo apparecchiato per una persona.
Ultima immagine: 
Lo stesso uomo aggiunge un secondo piatto.

Potrebbe essere tutta la storia.

Esempio n° 1 – “LA SECONDA TAZZA”

Personaggio: Anna, 70 anni. Ogni mattina entra nello stesso bar e ordina due caffè. Uno per lei. Uno per il marito morto.

Stato iniziale: Non riesce ancora ad accettare la perdita.

Desiderio: Continuare il rituale.

Bisogno: Ricominciare lentamente a vivere.

Evento: Un giovane cliente chiede se può sedersi sulla sedia vuota.

Resistenza: Anna rifiuta. «È occupata.»

Pressione: Il bar è pieno. Il giovane rimane in piedi. Anna osserva la seconda tazzina.

Scelta: Alla fine dice: «Si sieda.»

Finale: Il ragazzo si siede. Anna sposta lentamente la seconda tazzina verso di lui.
Non ha dimenticato il marito. Ma ha riaperto uno spazio nella propria vita.

Questo è un arco perfetto per un corto.


Esempio n° 2 – “LA CHIAVE”

Due fratelli fanno colazione ai lati opposti del tavolo. Tra loro c’è la chiave dell’appartamento del padre morto.

Il fratello maggiore vuole venderlo subito. Il minore continua a rimandare.
Durante la conversazione emerge che entrambi ricordano il padre in maniera completamente diversa.

Alla fine il maggiore prende la chiave. Sembra che abbia deciso di andare immediatamente dall’agente immobiliare.
Invece la porge al fratello e dice: «Andiamoci insieme.»

Il suo arco non consiste nel cambiare opinione sulla vendita. Consiste nel capire che non può affrontare quella perdita da solo.

Piccola trasformazione. Grande significato.


Esempio n° 3: ARCO NEGATIVO

Una giovane attrice chiede aiuto ad una collega più anziana. Dice di voler capire meglio il personaggio.

L’attrice anziana le racconta episodi personali molto intimi. La giovane sembra commossa.

Nel finale scopriamo che ha utilizzato quelle confessioni per costruire la propria interpretazione durante un importante provino senza dire nulla all’altra donna.

All’inizio cercava semplicemente aiuto.
Alla fine ha imparato che può usare emotivamente gli altri per raggiungere il proprio obiettivo.

È un arco negativo.

 

* L’ARCO NON DEVE ESSERE TROPPO GRANDE

Un errore frequente nei cortometraggi è tentare trasformazioni gigantesche.

Per esempio: Un criminale spietato diventa una persona completamente diversa in dodici minuti. Difficile da rendere credibile. 
Meglio: Un uomo abituato ad intimidire tutti decide, per la prima volta, di non usare la violenza quando potrebbe farlo.

È una piccola scelta. Ma è cinematograficamente potente.

 

* NON TUTTI I PERSONAGGI DEVONO AVERE UN ARCO

In un corto di 15 minuti sarebbe spesso controproducente dare una trasformazione completa ad un protagonista; un antagonista; la madre; un amico; un collega ed un vicino.

Bisogna concentrarsi. Il protagonista dovrebbe avere il percorso più leggibile.

Gli altri personaggi possono servire a metterlo alla prova; rivelarne lati differenti; opporvisi; aiutarlo; spingerlo verso la scelta finale.

 

* IL PERSONAGGIO SECONDARIO COME SPECCHIO

Un personaggio secondario può rappresentare ciò che il protagonista potrebbe diventare.

Per esempio: un uomo di 40 anni che evita qualsiasi legame incontra un anziano completamente solo. L’anziano potrebbe rappresentare il suo possibile futuro.

Non dobbiamo dirlo. Lo spettatore lo comprenderà.

 

* IL PERSONAGGIO SECONDARIO COME CONTRASTO

Possiamo costruire due personaggi opposti.

Uno parla sempre. L’altro non parla mai. Uno conserva tutto. L’altro butta tutto. Uno crede nella famiglia. L’altro vuole scappare dalle unioni.

Questo contrasto mette in evidenza il problema del protagonista.

 

* L’ANTAGONISTA PUÒ FAVORIRE LA TRASFORMAZIONE

L’antagonista non deve necessariamente essere un “cattivo”.

Può essere semplicemente la persona che impedisce al protagonista di continuare a comportarsi come prima.
Un figlio può essere antagonista del padre. Una sorella può essere antagonista del fratello. Una giovane collega può mettere in crisi una donna più anziana. 

L’antagonista esercita pressione. La pressione produce scelta. La scelta produce trasformazione.

 

* UNA FORMULA SEMPLICE PER COSTRUIRE L’ARCO

Possiamo sintetizzare tutto con questa sequenza di frasi:

All’inizio il personaggio CREDE ________.
Per questo si COMPORTA ________.
Durante la storia accade ________.
È costretto a scegliere tra ________ e ________.
Alla fine DECIDE ________.
Questa decisione dimostra che ora HA CAPITO / È DIVENTATO ________.

Esempio:
All’inizio Carlo crede che chiedere aiuto significhi essere debole. Per questo nasconde ogni problema. Durante la storia perde le chiavi di casa e rimane chiuso fuori. È costretto a scegliere tra passare la notte in strada oppure telefonare al fratello con cui ha litigato. Alla fine telefona. Questa decisione dimostra che ha cominciato ad accettare la propria vulnerabilità.

Abbiamo già quasi un cortometraggio.

 

15 DOMANDE UTILI PER LO SCENEGGIATORE

Prima di scrivere il corto, possiamo anzi dovremmo rispondere a queste domande:

  1. Chi è il protagonista all’inizio?
  2. Qual è la sua debolezza principale?
  3. Quale convinzione sbagliata possiede?
  4. Che cosa desidera esteriormente?
  5. Di che cosa ha realmente bisogno?
  6. Che cosa teme?
  7. Quale comportamento utilizza per proteggersi?
  8. Quale evento rompe il suo equilibrio?
  9. Come reagisce inizialmente?
  10. Che cosa lo costringe a mettere in dubbio le proprie convinzioni?
  11. Quale possibilità di scelta gli viene offerta?
  12. Che cosa rischia scegliendo di cambiare?
  13. Qual è la decisione finale?
  14. Come posso mostrare il cambiamento senza spiegarlo?
  15. Quale immagine finale dimostra che non è più esattamente la stessa persona?

Se sappiamo rispondere chiaramente, l’arco probabilmente funziona.

 

* GLI ERRORI PIU' FREQUENTI

- IL PERSONAGGIO NON HA UN PROBLEMA INTERIORE

Gli succedono molte cose, ma nessuna lo modifica.

Risultato: trama, ma poca evoluzione.

- IL CAMBIAMENTO ARRIVA SENZA PREPARAZIONE

All’ultimo minuto il protagonista si comporta improvvisamente in modo opposto.

Risultato: trasformazione poco credibile.

- IL PERSONAGGIO SPIEGA TUTTO A PAROLE

La sceneggiatura racconta psicologia invece di mostrarla.

Meglio cercare azioni.

- L’ARCO È TROPPO GRANDE

Il personaggio cambia completamente in pochi minuti.

Meglio una trasformazione più piccola ma credibile.

- NON ESISTE UNA SCELTA FINALE

Succede qualcosa, poi la storia finisce.

Ma il protagonista non prende una decisione.

Spesso manca proprio il momento decisivo dell’arco.

- IL FINALE NON RICHIAMA L’INIZIO

Una buona trasformazione diventa più evidente se possiamo confrontare il protagonista iniziale con quello finale.

 

* UNA REGOLA MOLTO IMPORTANTE: NON CAMBIARE PERSONALITÀ, CAMBIARE COMPORTAMENTO

Un personaggio introverso non deve necessariamente diventare estroverso. Un uomo prudente non deve diventare spericolato. Una donna indipendente non deve diventare dipendente. 

La trasformazione può essere molto più sottile.

Un introverso può trovare il coraggio di parlare una volta. Una persona diffidente può scegliere di fidarsi di qualcuno. Un uomo orgoglioso può chiedere scusa.

L’identità rimane coerente. Cambia il modo di affrontare una situazione.

 

* L’ARCO DEVE ESSERE COERENTE CON IL TEMA

Se il tema del corto è: la difficoltà del perdono allora l’arco potrebbe riguardare: il rancore → la possibilità di perdonare.

Se il tema è: la solitudine potremmo avere: isolamento → apertura.

Se il tema è: la memoria potremmo avere: rifiuto del passato → accettazione.

Se il tema è: l’ambizione potremmo avere: integrità → compromesso.

L’arco è spesso il modo concreto con cui il tema viene vissuto da una persona.

 

* IL FINALE NON DEVE NECESSARIAMENTE ESSERE FELICE

Arco positivo non significa automaticamente finale felice. Una persona può crescere e comunque perdere qualcosa.

Per esempio: una donna trova finalmente il coraggio di confessare il proprio amore. Ma l’altro parte comunque.

Lei ha perso il rapporto. Ma ha superato la paura di dire la verità.

La trasformazione è positiva. Il finale può essere malinconico.

 

* ANCHE UN FINALE APERTO PUÒ COMPLETARE L’ARCO

Immaginiamo ad esempio: un uomo non parla con la figlia da anni.

Nel finale prende il telefono. Digita il numero. Il dito resta sospeso sull'ultimo pulsante che completa il numero.

Fine.

Non sappiamo se chiamerà. Ma il fatto che sia arrivato fin lì può già raccontare un cambiamento.
Bisogna però assicurarsi che l’apertura sia intenzionale e non sembri semplicemente una storia interrotta.

 

IN CONCLUSIONE

L’arco di trasformazione del personaggio principale è il percorso che collega ciò che il protagonista è all’inizio con ciò che diventa, comprende o decide alla fine. Nel cortometraggio non occorre costruire trasformazioni gigantesche. Anzi, quasi sempre funziona meglio una trasformazione piccola, precisa e leggibile. Come: un uomo che risponde ad una telefonata, od una donna che lascia libera una sedia, o due fratelli che decidono finalmente di entrare insieme nella casa del padre, come una madre che smette di parlare ed ascolta, od una ragazza che dice la verità, od un anziano che aggiunge un secondo piatto sulla tavola.

Sono gesti semplici. Ma se sono stati preparati bene, possono contenere un intero arco narrativo.

La domanda fondamentale per lo sceneggiatore dovrebbe quindi essere: Quale cosa il mio protagonista riesce a fare alla fine che, all’inizio della storia, non sarebbe riuscito a fare?

Se la risposta è chiara, concreta, visibile e nasce veramente dagli eventi raccontati, probabilmente abbiamo trovato il cuore della trasformazione. E molto spesso abbiamo trovato anche il cuore stesso del cortometraggio.