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bobina nonno cinema 700

* La domanda fondamentale: “Qual è il momento che vale la pena raccontare?”

Questa domanda può salvare moltissime sceneggiature.

Immaginiamo una storia:  Un uomo perde il lavoro, entra in crisi, lascia la moglie, cambia città, ricomincia da capo ed anni dopo ritrova il figlio.

Probabilmente è troppo ampia per un cortometraggio.
Ma possiamo chiederci:  Qual è il momento decisivo?

Forse:  Il giorno in cui il figlio scopre che il padre è stato licenziato.
Oppure:  L’incontro fra padre e figlio dieci anni dopo.

Ora abbiamo trovato il cortometraggio nascosto dentro una storia più grande.

 

* Cercare l’immagine più forte

Ogni progetto dovrebbe possedere almeno una inquadratura che racchiuda il film.

Può essere, ad esempio: una sedia vuota; due mani che quasi si toccano; una fotografia strappata; una porta socchiusa; un uomo sotto la pioggia; un bambino che aspetta; un telefono acceso nella notte.

Questa immagine non deve necessariamente apparire all’inizio. Può essere il finale.

Ma dovrebbe rappresentare qualcosa di essenziale.

 

* Cercare il cambiamento

La storia esiste quando qualcosa non è più come prima.

Può cambiare una relazione; un’opinione; una decisione; una conoscenza; un equilibrio od un comportamento.

Un corto può terminare anche senza risolvere il problema generale, purché qualcosa sia cambiato.

Esempio:

All’inizio una madre non riesce ad entrare nella camera del figlio morto.

Alla fine entra e apre la finestra. Non ha “superato” il lutto.
Ma ha compiuto un gesto che prima era impossibile.

Questo è già un arco narrativo.

 

* Il personaggio deve prendere almeno una decisione

Una buona storia non dovrebbe dipendere soltanto da ciò che accade al protagonista.

Il personaggio deve contribuire al proprio destino.

La domanda è:  Quale scelta compie?

Non necessariamente una scelta enorme.

Può, ad esempio rispondere ad una telefonata; aprire una lettera; sedersi accanto a qualcuno; mentire; confessare qualcosa; partire o restare.

Il gesto finale dovrebbe essere una conseguenza di ciò che ha vissuto.

 

* Dare un prezzo alla scelta

Le decisioni diventano interessanti quando costano qualcosa.

Se un personaggio può ottenere tutto senza perdere niente, il conflitto è debole.

Esempio:

Un ragazzo vuole confessare un errore.

Se confessare non comporta conseguenze, la decisione è facile.

Se la confessione può far espellere il suo migliore amico, la scelta diventa drammatica.

 

* Utilizzare il contrasto

Il contrasto rende le idee più incisive.

Per esempio utilizzare un funerale durante una giornata bellissima; la dichiarazione d’amore in una lavanderia; un bambino molto serio e l'adulto immaturo; musica allegra durante un addio; una casa coloratissima abitata da una persona depressa.

Il contrasto evita che immagine e sentimento dicano esattamente la stessa cosa.

 

* L’importanza dei limiti produttivi

La creatività aumenta spesso quando si possiedono limiti.

Se sappiamo di avere esclusicamente a disposizione due attori, ed una casa, la possibilità di un parco, e solo una giornata per le riprese e pochi mezzi... possiamo pensare direttamente all’interno di quelle uniche possibilità.

Non è necessariamente una rinuncia.

Molti cortometraggi diventano più forti proprio perché concentrati.

Esempio:

Invece di mostrare una città durante un blackout:  raccontiamo una famiglia all’interno di un solo appartamento.

Il mondo esterno può arrivare attraverso la mancanza di rumori; l'assenza di telefonate; le finestre che mostrano il mondo esterno; radio e tv che non si accendono; e le luci che si spengono, all'inizio della storia.

 

* Una metodologia concreta in dieci passaggi

Quando nasce una nuova idea, può essere utile procedere in questo modo:

Passaggio 1: Scrivere l’intuizione in una frase

Non cercare ancora di renderla perfetta.

Una donna continua a ricevere telefonate dal marito morto.

Passaggio 2: Individuare il tema

Difficoltà di accettare una perdita.

Passaggio 3: Definire il protagonista

Marta, quarantacinque anni, vive sola.

Passaggio 4: Definire il desiderio

Vuole capire chi la sta chiamando.

Passaggio 5: Definire l’ostacolo

Il numero risulta disattivato da un anno.

Passaggio 6: Individuare la progressione

Le telefonate contengono ogni volta un dettaglio più personale.

Passaggio 7: Individuare una scelta

Marta deve decidere se rispondere all’ultima chiamata oppure spegnere definitivamente il telefono.

Passaggio 8: Definire il finale

Scopre che il marito aveva programmato una serie di messaggi prima di morire.

Passaggio 9: Cercare l’immagine finale

Marta spegne il telefono ed apre finalmente le finestre della casa.

Passaggio 10: Verificare la fattibilità

Un personaggio principale.
Un appartamento.
Un telefono.
La voce registrata.
Poche scene.

Il progetto è compatibile con un cortometraggio.


* Scrivere dieci versioni della stessa idea

Uno degli esercizi più utili consiste nel non innamorarsi subito della prima soluzione.

Idea iniziale:  Un uomo trova una fotografia.

Possibili sviluppi:

  1. La fotografia mostra una persona che non ricorda.
  2. La fotografia è stata scattata dentro casa sua.
  3. Nella foto appare lui da bambino con una famiglia sconosciuta.
  4. La fotografia mostra un evento che non è ancora accaduto.
  5. È ritagliata proprio nel punto in cui dovrebbe esserci sua madre.
  6. Sul retro c’è una dedica scritta da lui, ma non riconosce la calligrafia.
  7. La fotografia appartiene ad uno sconosciuto identico a lui.
  8. Ogni giorno cambia leggermente.
  9. Mostra una stanza che esiste ancora.
  10. È l’unica immagine rimasta di qualcuno che lui vuole dimenticare.

Questo esercizio dimostra che una singola intuizione può generare molte storie.


* Non giudicare troppo presto le idee

Nella fase iniziale è utile separare: generazione e valutazione.

Prima si producono le possibilità.
Successivamente si selezionano.

Se giudichiamo immediatamente ogni intuizione, rischiamo di eliminarla prima che possa svilupparsi.

Un’idea apparentemente banale può diventare interessante aggiungendo, ad esempio: un ostacolo; una contraddizione; una scadenza; un segreto, oppure un punto di vista insolito.


* Evitare l’idea “troppo originale” a tutti i costi

L’originalità non significa necessariamente inventare qualcosa che nessuno abbia mai raccontato.

Amore, morte, famiglia, paura, gelosia e amicizia esistono da sempre nella narrativa.

L’originalità può trovarsi in un personaggio specifico, come in un luogo; in un gesto; da un punto di vista; mostrando un dettaglio; parlando di una professione, o di una combinazione inattesa.

Una storia sul lutto può essere originale se raccontata attraverso una donna che continua a cucinare per il marito.

Una storia sull’amore può essere originale se raccontata attraverso due persone che non si toccano mai.


* Evitare di costruire tutto attorno al messaggio

Un errore frequente consiste nel decidere prima:  Voglio dimostrare che la tecnologia è pericolosa.

Poi tutti i personaggi e gli eventi vengono costruiti soltanto per dimostrare quella tesi.

Il risultato rischia di diventare didascalico.

Meglio formulare una domanda:  Quanto siamo disposti a delegare alla tecnologia?

A quel punto la storia può esplorare invece di dimostrare.


* Non spiegare il tema: incarnarlo

Se il corto parla della solitudine, non è necessario che un personaggio dica:  Mi sento solo.

Può, ad esempio: preparare due tazze e lasciare la televisione accesa e chiamare numeri che non rispondono fino a sedersi vicino a sconosciuti.

Il tema deve diventare visibile al pubblico.


* Osservare la realtà

Una delle più importanti metodologie creative non utilizza alcuna tecnica complicata.

Consiste semplicemente nell’osservare ciò che ci capita intorno ed ascoltare come le persone interrompono le frasi; come evitano le domande; come occupano lo spazio; che cosa fanno con le mani; quali oggetti conservano; come mentono; come aspettano; come salutano; e così via.

La sceneggiatura diventa credibile quando contiene dettagli che sembrano vissuti.


* Tenere un archivio delle idee

È molto utile avere un quaderno od un file con sezioni dedicate ai personaggi; alle immagini; alle frasi; alle situazioni; ai luoghi; ai sogni; alle notizie; ai comportamenti osservati; ai finali; agli oggetti particolari.

Non bisogna aspettare di dover scrivere per iniziare a cercare idee.
Le idee migliori spesso nascono dall’incontro di due appunti lontani.

Per esempio:

Appunto 1: Vecchio cinema chiuso.

Appunto 2: Bambino che non ha mai conosciuto il nonno.

Dall’unione potrebbe nascere: Un bambino entra nel cinema abbandonato dove il nonno lavorava come proiezionista e trova una bobina mai proiettata.


* Combinare due elementi lontani

Questa è un’altra tecnica molto fertile.

Prendiamo:

Elemento A: lavanderia.

Elemento B: dichiarazione d’amore.

Nasce una commedia romantica.

Oppure:

Elemento A: laboratorio di restauro.

Elemento B: fotografia del futuro.

Nasce un thriller.

Oppure:

Elemento A: cucina di una nonna.

Elemento B: segreto familiare.

Nasce un dramma.

Le combinazioni insolite producono spesso idee più interessanti delle singole componenti.


* Le cinque domande finali per selezionare un’idea vincente

Quando abbiamo molte idee, possiamo valutarle attraverso cinque criteri.

Mi interessa veramente?

Scrivere richiede tempo. Una storia scelta soltanto perché “sembra cinematografica” può perdere rapidamente forza.

Riesco a immaginarla?

Se vedo già luoghi, volti, gesti ed oggetti, probabilmente la storia possiede un potenziale visivo.

Esiste un conflitto?

Qualcuno vuole qualcosa ed incontra una resistenza?

Esiste una trasformazione?

Alla fine qualcosa sarà diverso?

Posso realizzarla?

Numero di personaggi, location, effetti, durata e mezzi sono compatibili?

Una grande idea irrealizzabile può essere conservata per il futuro.

Una buona idea realizzabile oggi può diventare un vero cortometraggio già oggi.


Una formula pratica per costruire rapidamente la base

Si può provare a completare questa frase:

Un/una _______________________________
vuole _______________________________,
ma ___________________________________.
Per riuscirci deve ____________________,
rischiando ____________________________.
Alla fine _____________________________.

Esempio:

Un montatore di trentacinque anni vuole terminare durante la notte il proprio primo cortometraggio, ma scopre che un file audio anticipa di novanta secondi ciò che sta per accadere. Per impedire un evento previsto dalla registrazione deve decidere se fidarsi della tecnologia, rischiando di provocare proprio ciò che cerca di evitare. Alla fine comprende che l’ultimo file contiene la propria voce.

In poche righe abbiamo:

  • il protagonista;
  • l'obiettivo;
  • l'ostacolo;
  • il meccanismo narrativo;
  • il rischio;
  • un possibile finale.

Questa è già una base solida.

 

* Tre brevi idee nate con tre metodologie differenti

Idea n°1: Partenza da un oggetto

Titolo provvisorio: “La seconda chiave”

Dopo la morte del padre, una donna trova due chiavi identiche nel suo portachiavi. Una apre la casa che conosce. L’altra conduce ad una piccola stanza affittata segretamente per anni, piena di fotografie che raccontano una parte della vita paterna di cui lei non sapeva nulla.

Tema: identità e memoria.


Idea n°2: Partenza da una routine

Titolo provvisorio: “Alle sette e ventitré”

Ogni mattina, alle 7:23, due sconosciuti attraversano lo stesso parco e si salutano senza fermarsi.
Un giorno uno dei due non arriva.
Il giorno successivo l’altro decide di aspettarlo.

Tema: legami invisibili e solitudine urbana.


Idea n°3: Partenza da un dilemma

Titolo provvisorio: “Cinque minuti”

Un tecnico scopre che un video generato dall’Intelligenza Artificiale mostra un incidente che avverrà fra cinque minuti.
Può intervenire, ma l’unico modo per impedirlo richiede di mettere in pericolo un’altra persona.

Tema: responsabilità e previsione.


In conclusione

La creazione di un cortometraggio non comincia con la sceneggiatura.

Comincia molto prima, quando l’autore osserva qualcosa nella realtà, immagina una possibilità, incontra una contraddizione o sente che una domanda merita di essere esplorata.

Le idee possono quindi nascere da:  temi; personaggi; desideri; paure; segreti; bugie; oggetti; luoghi; 
immagini; 
frasi; ricordi; notizie; mestieri; errori; relazioni; scadenze; regole; finali; dilemmi; assenze; gesti; suoni; routine; eccetera...

Non esiste un’unica strada corretta.

Esiste però un criterio importante: prima o poi l’idea deve diventare azione.

Qualcuno deve volere qualcosa.
Qualcosa deve impedirglielo.
Una scelta deve avere un prezzo.
Ed alla fine qualcosa deve essere diverso.

Il compito dello sceneggiatore non consiste necessariamente nel trovare la storia più grande.

Consiste nel trovare il momento più significativo all’interno di una storia possibile.

Un cortometraggio può nascere da una guerra, ma anche da una tazza lasciata sul tavolo.

Può parlare della fine del mondo attraverso una finestra.
Può raccontare un grande amore attraverso due mani che non arrivano mai a toccarsi.
Può raccontare un lutto attraverso un piatto apparecchiato in più.

La vera metodologia creativa consiste nell’imparare a guardare una piccola situazione e domandarsi:

Chi c’è qui?
Che cosa vuole?
Che cosa gli impedisce di ottenerlo?
Che cosa non mi sta dicendo?

E soprattutto: quale immagine potrebbe far comprendere tutto questo senza doverlo spiegare?

Quando queste domande iniziano ad avere una risposta, non abbiamo ancora una sceneggiatura.

Ma abbiamo qualcosa di altrettanto importante:   le fondamenta di un cortometraggio.