film Perfetti Sconosciuti 2016 01In una sera qualunque, sette amici di vecchia data decidono di sedersi a cena e fare un gioco apparentemente innocente: mettere i propri telefoni al centro del tavolo e condividere con tutti, in tempo reale, ogni messaggio, ogni chiamata, ogni notifica che arriva... e da quel momento in poi niente sarà più come prima, perché ciò che sembrava un divertimento si trasforma rapidamente in una bomba ad orologeria capace di far saltare in aria matrimoni, amicizie e identità costruite in anni di silenzi e menzogne. Paolo Genovese confeziona con Perfetti Sconosciuti una commedia feroce e dolente al tempo stesso, ambientata quasi interamente in un unico appartamento, che con la precisione di un bisturi mette a nudo la fragilità delle relazioni umane nell'era digitale, dimostrando che lo smartphone non è lo strumento del tradimento ma solo lo specchio impietoso di chi siamo davvero quando pensiamo di non essere guardati. Un film che ti fa ridere, ti fa stare a disagio e ti fa tornare a casa in silenzio a fissare il tuo telefono, chiedendoti quante vite stai conducendo in segreto, e quante ne stanno conducendo, in silenzio, le persone che ami.

Ora ti proponiamo tre basi di sceneggiatura distinte, tutte ambientate a Roma (come in qualunque altra città), tutte costruite sul nucleo tematico di fondo che rende Perfetti sconosciuti così fertile da rielaborare: il contrasto tra vita pubblica, privata e segreta.
Non copiano il film, ma ne assorbono la lezione più potente: basta uno spazio chiuso, un gruppo umano ben scritto ed una regola narrativa semplice per far esplodere verità, maschere, desideri e paura.

Abbiamo differenziato anche i generi, così diamo una idea tra cui scegliere la direzione che interessa di più: un thriller psicologico; una commedia agrodolce; oppure un dramma sentimentale.

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film Perfetti Sconosciuti 2016 02
1° idea - Titolo: L’ULTIMO MESSAGGIO IN VIVA VOCE

- Genere

Thriller psicologico, dramma da camera, tensione morale

- Logline

Durante una cena in un attico romano affacciato sul Tevere, cinque ex compagni di liceo accettano per gioco di condividere ad alta voce ogni messaggio e chiamata ricevuti per un’ora; ma quando arriva un audio anonimo che sembra collegarli a un fatto avvenuto vent’anni prima, la serata si trasforma in una resa dei conti claustrofobica.

- Storia

Andrea, oggi avvocato brillante e controllato, invita a cena quattro ex compagni del liceo nel suo elegante appartamento a Roma, convinto di organizzare una serata di riconciliazione tra amici che non si vedono davvero da anni.
Con lui arrivano Marta, ginecologa sposata e apparentemente impeccabile; Luca, giornalista radiofonico ironico e sfuggente; Serena, insegnante di lettere che nasconde una tensione costante; e Davide, imprenditore in crisi, molto più fragile di quanto finga.
A metà cena, dopo vino, frecciate e ricordi, nasce una sfida: per un’ora tutti i telefoni restano sul tavolo e ogni messaggio, chiamata o nota vocale verrà ascoltata o letta davanti a tutti.
Il gioco all’inizio sembra innocuo e perfino liberatorio.
Saltano fuori bugie sentimentali, debiti, piccoli tradimenti, infedeltà digitali, doppie vite professionali.
Ma il tono cambia quando sul telefono di Andrea arriva un audio anonimo.
Una voce distorta pronuncia cinque nomi, i loro, e poi dice una frase precisa: “Non avete dimenticato. Avete solo smesso di dirlo.”
Il gruppo si blocca.
Serena impallidisce.
Luca cerca di ridere, ma è il primo a perdere il ritmo.
Davide vuole andarsene, ma Andrea insiste per restare.
Poco a poco emerge che tutti erano presenti, vent’anni prima, la notte in cui un loro compagno di scuola sparì dopo una festa sul litorale romano.
Il caso fu archiviato come allontanamento volontario, ma nessuno di loro ha mai davvero raccontato tutto.
Il gioco dei telefoni diventa allora una macchina infernale.
I messaggi recenti si mescolano ai sensi di colpa antichi.
Marta scopre che il marito le mente.
Serena viene smascherata su una relazione clandestina con il fratello della vittima scomparsa.
Luca riceve chiamate insistenti da un numero non salvato.
Andrea viene accusato di aver organizzato la cena non per nostalgia, ma perché da giorni riceve minacce.
Ogni personaggio cerca di proteggere la propria versione dei fatti, ma l’audio successivo è ancora peggiore: contiene un frammento registrato quella notte, una discussione, una spinta, un tonfo, e una voce che sembra proprio quella di uno di loro.
La paranoia cresce.
L’appartamento, da luogo elegante e civile, si trasforma in una stanza di interrogatorio reciproco.
Alla fine emerge che la scomparsa non fu un omicidio pianificato, ma un incidente coperto da omissioni, vigliaccheria e accordi silenziosi.
Tutti sono colpevoli in modo diverso.
Quando la polizia suona alla porta, si crede che il misterioso ricattatore abbia parlato.
Ma il colpo finale è un altro: il numero anonimo appartiene al figlio adolescente di Davide, che ha scoperto vecchie cassette e conversazioni del padre.
Non voleva denunciarli.
Voleva solo sapere che tipo di adulti fossero davvero.
La vera condanna non è giudiziaria: è il crollo definitivo dell’immagine che ciascuno aveva costruito di sé.

- Personaggi principali

Andrea

45 anni, avvocato penalista, raffinato, controllato, ospite della cena.
È il più lucido in apparenza, ma anche quello che ha più bisogno di tenere ogni cosa sotto controllo. Ferita principale: ha costruito la propria vita sulla gestione delle verità altrui e ora non sa più reggere la propria.

Marta

43 anni, ginecologa, sposata, madre, donna rigorosa.
Ha il tono di chi giudica poco, ma registra tutto. Ferita principale: si è convinta che la correttezza basti a salvarla dal caos.

Luca

44 anni, giornalista radiofonico, brillante, seduttivo, sfuggente.
È il personaggio che usa l’ironia come arma di autodifesa. Ferita principale: non affronta nulla che possa obbligarlo a essere definitivo.

Serena

43 anni, insegnante di lettere, separata, apparentemente la più fragile.
È quella che porta il dolore più vero e più antico. Ferita principale: si è sempre attribuita una colpa più grande di quella reale, ma non abbastanza da confessare tutto.

Davide

45 anni, piccolo imprenditore, indebitato, padre.
Cerca continuamente approvazione. Ferita principale: ha sempre scelto il silenzio quando sarebbe servito il coraggio.

     5 scene con battute chiave

Scena 1 - Il gioco dei telefoni

ANDREA
Per un’ora niente filtri.
Vediamo se siamo ancora amici senza montaggio.

LUCA
Noi non siamo mai stati amici.
Siamo stati giovani insieme, che è molto più ambiguo.

Scena 2 - Arriva il primo audio anonimo

VOCE DISTORTA
Non avete dimenticato.
Avete solo smesso di dirlo.

SERENA
Spegni tutto.

ANDREA
No.
Adesso si resta.

Scena 3 - Primo crollo morale

MARTA
Sapete qual è il problema?
Che ci siamo abituati a sembrare persone decenti.
E adesso ci offende la verità.

LUCA
No.
Ci offende che la verità abbia una memoria migliore della nostra.

Scena 4 - Riemerge il fatto del passato

DAVIDE
Non l’abbiamo ucciso.

SERENA
No.
Abbiamo fatto una cosa peggiore.
Abbiamo aspettato che sparisse da solo anche dai nostri discorsi.

Scena 5 - La rivelazione finale

ANDREA
Perché l’hai fatto?

FIGLIO DI DAVIDE
Per sentire se una volta tanto dicevate le cose intere.
A scuola ci dite sempre che dobbiamo prenderci la responsabilità.
Volevo vedere se lo fate anche voi.

- Finale inaspettato

Non è un adulto a ricattarli, non è un poliziotto, non è il “ritorno del morto”.
È il figlio di uno di loro ad aver messo in moto tutto, dopo aver trovato vecchi nastri e aver capito che gli adulti attorno a lui vivevano su una menzogna fondativa.
Il corto si chiude su un’immagine secca: i telefoni ancora sul tavolo, ma nessuno li tocca più.
Per la prima volta, non servono segreti digitali: bastano i loro volti.

- Temi trattati

Verità e omissione.
Colpa condivisa.
Memoria e responsabilità.
La differenza tra errore e vigliaccheria.
La generazione adulta vista dagli occhi dei figli.
L’amicizia corrotta dal tempo.
L’identità pubblica come costruzione difensiva.

- Suggerimenti allo sceneggiatore

Scrivi ogni personaggio con una menzogna presente e una colpa passata.
Non rivelare tutto insieme: fai emergere il passato a strappi, come una ferita che non vuole aprirsi.
Tieni i dialoghi tesi ma realistici: meno frasi “perfette”, più frasi che sembrano dette per difendersi.
Il gioco dei telefoni è solo il detonatore: il vero film è sul passato mai elaborato.

- Suggerimenti al regista

Usa la stanza come una trappola progressiva.
All’inizio la macchina può essere fluida, elegante, civile; poi più statica, più stretta, più ravvicinata.
Sfrutta pause, bicchieri, mani, notifiche, riflessi, schermi accesi sul tavolo.
Non cercare il thriller “di genere” urlato: è più forte se sembra possibile.

- Suggerimenti al direttore della fotografia

Parti da una luce calda da cena elegante romana.
Poi lascia che il film scivoli lentamente verso contrasti più freddi e ombre più dure.
I telefoni devono diventare piccole fonti luminose invasive.
Usa riflessi su vetri e superfici lucide per moltiplicare i volti: il tema è la duplicazione dell’identità.

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film Perfetti Sconosciuti 2016 03
2° idea - Titolo: 7 POSTI A TAVOLA, 8 SEGRETI

- Genere

Commedia agrodolce, corale, sentimentale, satirica

- Logline

In una trattoria di Roma Nord, sette amici quarantenni si ritrovano per festeggiare il divorzio “felice” di una di loro, ma una cameriera sbaglia a consegnare i menù e finisce per distribuire a ciascuno una busta anonima con un segreto scritto dentro.

- Storia

La storia si svolge in una sola sera, in una trattoria storica di Roma, tra tovaglie bianche, vini, porzioni abbondanti e una tensione emotiva che cresce dietro la commedia.
I protagonisti sono sette amici che si frequentano da anni, con il classico equilibrio fragile fatto di cene, battute e reciproca sopportazione.
La serata nasce per celebrare il “divorzio sereno” di Claudia, architetta energica, che si vanta di essersi separata in modo adulto e finalmente civile.
Con lei ci sono Paolo, ex marito ironico e ambiguo; Giulia, psicologa che dispensa equilibrio e non ne ha; Stefano, attore di spot pubblicitari in costante crisi economica; Elisa, imprenditrice culinaria che finge sicurezza assoluta; Riccardo, avvocato matrimonialista che non ha mai amato davvero nessuno; e Nora, traduttrice, apparentemente marginale, ma capace di osservare tutto.
Poco prima dell’ordinazione, una cameriera distribuisce per errore sette buste chiuse, credendole parte di un gioco organizzato per il compleanno di un tavolo vicino.
Dentro ogni busta c’è una frase-segreto: una verità su uno dei presenti.
All’inizio tutti ridono, convinti che sia una trovata ridicola.
Poi uno legge la sua e cambia espressione.
Piano piano si capisce che qualcuno, tra loro, ha preparato quella trappola.
Le buste non contengono pettegolezzi generici, ma dettagli troppo precisi: un tradimento, una gravidanza interrotta mai detta, un debito, una relazione nascosta, una finta diagnosi raccontata per manipolare qualcuno, un amore mai confessato.
La commedia si accende proprio nel tentativo dei personaggi di restare civili mentre tutto sfugge.
Si litiga sul vino, sul conto, sui posti a sedere, sulla cameriera, ma in realtà ognuno combatte con la paura che venga aperta la busta successiva.
Il divorzio sereno di Claudia e Paolo si rivela una messa in scena.
Riccardo, il più cinico, viene smascherato come l’unico ancora segretamente innamorato di uno dei presenti.
Giulia, psicologa dell’armonia, si scopre dipendente dall’idea di essere necessaria.
Stefano ha mentito sul lavoro e vive mantenuto da una donna che il gruppo derideva senza saperlo.
Nora sembra l’elemento laterale, ma è in realtà colei che conosce tutti meglio di quanto loro conoscano sé stessi.
Il colpo di scena finale è che non è stata Nora a organizzare le buste, come tutti sospettavano, ma la stessa cameriera, che aveva sentito le loro cene per mesi lavorando lì e ne aveva ricostruito la rete di menzogne.
Non per vendetta, ma per disgusto: “Venite sempre qui a parlare d’amore come se fosse un hobby, e intanto vi fate a pezzi con il tovagliolo sulle ginocchia.”
Alla fine nessuno esce davvero distrutto, ma nessuno è più elegante come all’inizio.
E forse, proprio per questo, tutti per la prima volta sono più veri.

- Personaggi principali

Claudia

42 anni, architetta, energica, brillante, apparentemente risolta.
Vuole dimostrare che anche il fallimento può essere gestito con stile.
Ferita: non accetta di essere ancora emotivamente legata all’ex marito.

Paolo

44 anni, consulente creativo, ex marito di Claudia, ironico, seduttivo, sfuggente.
Fa il disinvolto per non mostrare di aver perso più di quanto dica.

Giulia

41 anni, psicologa, elegante, diplomatica.
È quella che analizza tutti pur di non farsi analizzare.

Stefano

43 anni, attore mancato/volto pubblicitario, comico naturale del gruppo.
Dietro la leggerezza porta vergogna economica e paura di essere irrilevante.

Elisa

40 anni, imprenditrice, energica, efficiente.
Sembra la più libera, ma è la più abituata a comandare per non dipendere.

Riccardo

45 anni, avvocato matrimonialista, cinico, intelligente.
È il personaggio più tagliente e più solo.

Nora

42 anni, traduttrice, osservatrice, laterale solo in apparenza.
Ha il dono di capire il tono delle stanze prima ancora delle parole.

La Cameriera

30 anni circa, presenza apparentemente secondaria.
Diventa il detonatore morale del film.

   5 scene con battute chiave

Scena 1 – Il brindisi iniziale

CLAUDIA
Brindiamo alla civiltà.
Ci siamo lasciati senza urlare, senza avvocati, senza piatti rotti.

PAOLO
Sì, solo con il lento veleno della superiorità reciproca.

Scena 2 – La prima busta aperta

GIULIA
“Uno di voi usa il dolore degli altri per sentirsi indispensabile.”
Ma che significa?

RICCARDO
Significa che la serata è migliorata improvvisamente.

Scena 3 – Esplode il finto equilibrio

ELISA
Il problema non è il segreto.
Il problema è che ognuno di noi ha sempre voluto sembrare il personaggio giusto nel film degli altri.

STEFANO
Io al massimo sembravo un figurante pagato male.

Scena 4 – La confessione di Riccardo

RICCARDO
Io divorzio le persone da quindici anni.
Sapete perché sono bravo?
Perché riconosco l’istante preciso in cui uno smette di dire “noi”
e comincia a dire “io che sopporto te”.

Scena 5 – Rivelazione della cameriera

CAMERIERA
Non vi conosco davvero.
Ma vi sento da mesi.
Ogni volta arrivate qui vestiti bene, ordinate bene, parlate bene...
e vi trattate come gente che si deve una versione migliore di sé.

Mi facevate tristezza.

- Finale inaspettato

Non è uno dei sette a organizzare il gioco, ma una cameriera che li ha osservati per mesi.
Il finale non chiude con rotture definitive, ma con una sospensione amara e ironica: i sette restano seduti in silenzio davanti al caffè, finalmente senza personaggio.

- Temi trattati

Maschera sociale.
Falsa maturità affettiva.
Il gruppo come teatro.
Eleganza e menzogna.
Divorzio, amicizia, dipendenza emotiva.
Il bisogno di apparire “risolti”.
La comicità come autodifesa.

- Suggerimenti allo sceneggiatore

La forza qui è nel ritmo.
Ogni busta deve far saltare una gerarchia e cambiare le alleanze al tavolo.
Scrivi battute con doppia funzione: far ridere e ferire.
La cameriera non deve sembrare subito “importante”: il finale funziona se arriva da un angolo morto del film.

- Suggerimenti al regista

Punta su tempi comici precisi, ma lascia che il disagio resti dopo le risate.
La trattoria deve diventare un ring elegante ma popolare.
Usa il rumore di fondo del locale per isolare il tavolo come una piccola arena.
La scena finale va giocata quasi senza musica.

- Suggerimenti al direttore della fotografia

Luce calda, piena, da locale vissuto.
All’inizio inquadrature corali aperte, poi più strette, frontali, quasi da interrogatorio conviviale.
Rosso vino, legno, bianco sporco, ambra: palette da commedia adulta che si incrina.
Le buste devono diventare oggetti visivi centrali.

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film Perfetti Sconosciuti 2016 04
3° idea - Titolo: LE CASE CHE NON DICIAMO

- Genere

Dramma sentimentale, intimo, corale

- Logline

Tre coppie e una donna sola si ritrovano in un appartamento romano messo in vendita, la casa dove avevano condiviso gli anni universitari; tra stanze svuotate e scatoloni, ognuno è costretto a confrontarsi con la distanza tra la vita che mostra e quella che avrebbe voluto vivere.

- Storia

La vicenda si svolge in una sola giornata, in un appartamento del quartiere San Lorenzo a Roma, ormai vuoto, polveroso, in vendita.
Anni prima quella casa era stata il centro della loro giovinezza: feste, amori, studi, tradimenti, progetti, promesse di restare uniti.
Ora i protagonisti vi tornano per aiutare l’ultima proprietaria, Irene, a svuotarla prima della consegna all’agenzia immobiliare.
Irene è rimasta l’unica a vivere davvero lì.
Con lei arrivano Lorenzo e Chiara, oggi sposati ma emotivamente esausti; Marco e Valentina, apparentemente la coppia più moderna e libera; e Fabio, separato, che porta con sé una calma di superficie.
L’appartamento, pieno di oggetti, vecchi CD, fotografie, bicchieri spaiati, mura segnate, diventa un archivio emotivo.
Non c’è un gioco esplicito come nei kit precedenti, ma una regola implicita: ogni stanza riapre un’identità.
In cucina riaffiorano i ruoli di cura e dipendenza.
Nel corridoio le vecchie foto rivelano chi stava con chi prima che le coppie attuali nascessero.
In camera da letto si scopre che Irene e Chiara avevano avuto una relazione mai davvero elaborata.
Fabio, che tutti trattavano come l’amico simpatico e fallito, rivela di essere stato l’unico a voler davvero comprare l’appartamento per salvarlo, ma nessuno gli ha creduto capace.
Lorenzo confessa a Marco di non essere infelice in assoluto, ma di vivere da anni nella versione più prudente di sé stesso.
Valentina, che sembrava la più libera, ammette di aver costruito una vita molto fotogenica ma poco sentita.
Chiara è il personaggio che più di tutti vive tra pubblico e segreto: moglie, professionista, donna apparentemente risolta, ma ancora legata a una possibilità affettiva mai nominata.
Irene, che sembrava custodire solo la casa, custodiva invece tutte le verità che gli altri hanno evitato di dirsi.
Alla fine, l’appartamento non è solo uno spazio da svuotare: è la prova concreta che nessuno di loro è diventato la persona che racconta di essere.
Il finale inatteso è che Irene non sta vendendo casa per necessità economica, ma perché è malata e non ha voluto dirlo a nessuno.
Non ha convocato gli amici per nostalgia, ma per vedere se almeno una volta sarebbero riusciti a stare in una stanza senza fingersi sistemati.
La chiusura è sobria: le chiavi restano sul tavolo, ma nessuno se ne va subito.
Per la prima volta, il silenzio tra loro è meno falso.

- Personaggi principali

Irene

42 anni, traduttrice/editor freelance, unica rimasta nella vecchia casa.
È la custode del passato e la più coraggiosa nel guardarlo.
Ferita: ha fatto della memoria una casa più stabile del presente.

Chiara

41 anni, architetta, sposata con Lorenzo.
Elegante, composta, emotivamente compressa.
Ferita: ha sacrificato parti decisive di sé per costruire una vita ordinata.

Lorenzo

43 anni, insegnante universitario, intelligente, mite.
Sembra l’uomo più corretto, ma è il più rinunciatario.

Marco

42 anni, fotografo commerciale, convivente con Valentina.
Esibisce leggerezza, ma teme il vuoto più di tutti.

Valentina

39 anni, curatrice di contenuti digitali, brillante, sofisticata.
La sua vita è ben narrata, ma poco abitata.

Fabio

43 anni, separato, tecnico del suono, ironico.
Tutti lo leggono come incompiuto, ma è il più onesto.

   5 scene con battute chiave

Scena 1 – Rientro nella casa

IRENE
Non toccate subito niente.
Le case vuote si offendono se entri troppo in fretta.

FABIO
O siamo noi che ci offendiamo perché ci ricordano chi eravamo senza stipendio e
con più coraggio.

Scena 2 – Foto nel corridoio

VALENTINA
Eravamo bellissimi.

CHIARA
No.
Eravamo convinti che il futuro ci dovesse qualcosa.

Scena 3 – Vecchia camera da letto

IRENE
Qui dentro non dormiva mai nessuno davvero.
Si aspettava, si piangeva, si faceva finta di sapere chi si era.

LORENZO
Tu parli di una stanza come se fosse una deposizione.

Scena 4 – Confronto tra Chiara e Irene

CHIARA
Noi non ci siamo perse.
Abbiamo smesso di nominarci.

IRENE
È lo stesso modo elegante in cui gli adulti chiamano una rinuncia.

Scena 5 – Rivelazione finale di Irene

FABIO
Perché ci hai chiamati davvero?

IRENE
Perché volevo vedere se almeno adesso, con le pareti quasi nude,
avevate il coraggio di entrare senza arredarvi subito di bugie.

- Finale inaspettato

Irene rivela che sta vendendo casa perché è malata e non vuole affrontare la cura lì dentro.
Non cercava aiuto pratico, ma verità.
Il film finisce con il gruppo in soggiorno vuoto, senza più scatole da spostare e senza parole abbastanza comode.

- Temi trattati

Memoria e identità.
Le vite alternative mai vissute.
Il passato come casa mentale.
Amori non risolti.
La differenza tra sistemarsi e scegliersi.
Malattia taciuta.
Le versioni pubbliche di sé.
L’intimità come luogo di verità e omissione.

- Suggerimenti allo sceneggiatore

Il film vive di stanze e risonanze, non di colpi di scena continui.
Scrivi gli oggetti come detonatori di memoria.
Ogni stanza deve far emergere un livello diverso del gruppo.
Il segreto di Irene va preparato senza melodramma.

- Suggerimenti al regista

La casa deve diventare il settimo personaggio.
Muovi la macchina con delicatezza, come se stesse riscoprendo i luoghi insieme ai protagonisti.
Più il film va avanti, più togli appoggi: meno rumore, meno movimento, più corpi nello spazio vuoto.
Il finale deve restare sobrio, quasi trattenuto.

- Suggerimenti al direttore della fotografia

Luce naturale o molto credibile, con polvere, controluce morbidi, toni beige, verde spento, grigi caldi.
La casa deve sembrare vissuta e in smantellamento.
Ogni stanza può avere una dominante emotiva leggermente diversa.
Nel finale lascia entrare più aria e meno “bellezza”: il vuoto è il vero look della scena conclusiva.

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Nota finale sul metodo dei tre kit

Tutti e tre le basi di sceneggiature funzionano bene per un corto da circa 15 minuti se tieni presente una regola molto importante:  non devi raccontare tutta la vita dei personaggi, ma il momento in cui la loro costruzione pubblica si incrina.

Per farli funzionare davvero:

- scrivi gruppi piccoli ma distinti,
- dai a ciascun personaggio una maschera e una ferita,
- usa una regola narrativa semplice che faccia saltare il controllo,
- costruisci dialoghi che abbiano sottotesto, non solo informazione,
- fai in modo che il finale non “spieghi tutto”, ma cambi la lettura di ciò che si è visto.

Le caratterizzazioni sono: 

per tensione: L’ULTIMO MESSAGGIO IN VIVA VOCE
per accessibilità e ritmo: SETTE POSTI A TAVOLA, OTTO SEGRETI
per profondità emotiva e festival: LE CASE CHE NON DICIAMO

* ATTENZIONELe idee presentate in questo articolo sono solo spunti iniziali di idee da sviluppare ulteriormente. Vi invitiamo a selezionarne una e a personalizzarla, arricchendola con dettagli, personaggi secondari e sviluppando o modificando l'idea base. Qualora decideste di ampliare una di queste bozze in una sceneggiatura completa e di realizzarla, vi preghiamo di comunicarcelo. Saremo lieti di promuovere la vostra opera sul nostro sito.