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* Un esempio completo per un cortometraggio
Immaginiamo di costruire una mappa per Marta, 39 anni, restauratrice di fotografie antiche. La storia dura circa 15 minuti. Marta deve svuotare l'appartamento del padre morto prima della vendita.
Utilizziamo ora in pratica la mappa.
Intelligenza
Marta è estremamente analitica. Come restauratrice osserva minimi dettagli.
Nota i graffi; le date; i particolari; i ritocchi.
Questa capacità diventa parte della trama quando nota qualcosa di anomalo in una fotografia del padre.
Emozioni
Marta prova molto dolore, ma rifiuta di mostrarlo. Quando è turbata, lavora. Mette in ordine. Pulisce. Sistema. Quindi non la facciamo piangere immediatamente.
La vediamo riordinare ossessivamente una stanza.
Creatività
Sa ricostruire immagini danneggiate. Questa professione diventa metafora: cerca di ricostruire anche il passato familiare.
Scelte
Scopre una fotografia che rivela un segreto del padre. Allora deve decidere se mostrarla alla madre oppure distruggerla.
Qui la storia raggiunge il climax.
Relazioni
Con la madre è protettiva. Con il padre morto era conflittuale. Con il fratello è competitiva.
Potremmo decidere di utilizzare soltanto la madre nel corto per mantenere semplicità.
Linguaggio
Marta parla in modo preciso. Non dice: «Forse.» Lei dice: «Sì.» oppure: «No.»
Ma quando deve parlare del padre comincia a utilizzare frasi incomplete. Ecco che il linguaggio rivela una crepa.
Ora abbiamo un personaggio. Non una biografia.
* COME TRASFORMARE LA MAPPA IN SCENE
La domanda decisiva è questa: Come portiamo tutto questo nella sceneggiatura senza spiegarlo?
Per ogni ramo della mappa possiamo inventare una piccola prova narrativa.
Ad esempio, per Marta:
intelligenza: nota un dettaglio nella fotografia;
emozione: evita di piangere sistemando compulsivamente gli oggetti;
creatività: ricostruisce una parte mancante della foto;
scelta: decide se consegnarla alla madre;
relazione: il modo in cui parla con la madre cambia;
linguaggio: alla fine riesce finalmente a dire una frase che prima non riusciva a pronunciare.
Questa sequenza potrebbe costituire quasi l'intera struttura del cortometraggio.
- La mappa prima e dopo la storia
Un altro utilizzo molto efficace consiste nel preparare due mappe.
Mappa A: personaggio all'inizio.
Mappa B: personaggio alla fine.
Non tutto deve cambiare. Ma qualcosa dovrebbe farlo.
Per esempio: all'inizio Marta usa l'intelligenza per controllare le emozioni.
Alla fine utilizza l'intelligenza per comprendere, ma accetta di provare ciò che non può controllare.
All'inizio evita qualsiasi conflitto con la madre. Alla fine le dice la verità.
All'inizio utilizza un linguaggio preciso per proteggersi. Alla fine riesce a pronunciare una frase imperfetta ma sincera.
Questa differenza è l'arco di trasformazione.
- Il personaggio piatto può utilizzare ugualmente la mappa
Non tutti i protagonisti devono cambiare.
Esistono personaggi con arco piatto, cioè personaggi che mantengono una convinzione fondamentale e cambiano le persone attorno a loro.
Anche in questo caso la mappa è utile. Possiamo chiederci: quale valore non abbandonerà mai?quale parte della propria personalità viene messa alla prova?quale relazione cambierà a causa sua?
La trasformazione può appartenere al mondo invece che al protagonista.
- La mappa dell'antagonista
Un altro errore è realizzare una mappa dettagliatissima del protagonista e descrivere l'antagonista semplicemente come un "cattivo." Dovremmo invece applicare lo stesso metodo.
L'antagonista possiede l'intelligenza; le emozioni; la creatività; fa scelte; ha relazioni; ha il suo linguaggio.
Se riusciamo a comprenderlo, diventa molto più interessante. Il migliore antagonista spesso pensa sinceramente di avere ragione.
- La mappa dei personaggi secondari deve essere più semplice
Non tutti necessitano dello stesso livello di approfondimento.
In un cortometraggio sarebbe controproducente costruire dieci pagine psicologiche per il barista che compare trenta secondi.
La profondità dovrebbe essere proporzionata alla funzione.
Per il protagonista: una mappa completa.
Per l'antagonista o secondo personaggio principale: mappa abbastanza articolata.
Per i personaggi secondari: soltanto i rami necessari. Se c'è una comparsa: funzione narrativa essenziale.
- Una mappa mentale non deve trasformarsi in una prigione
Questo è fondamentale. Se abbiamo scritto: "Il protagonista è timido" non significa che debba comportarsi timidamente in ogni singola scena. Le persone sono contraddittorie.
Un uomo timidissimo può diventare improvvisamente coraggioso quando qualcuno minaccia il figlio.
Quella contraddizione non distrugge il personaggio. Anzi, lo rende interessante.
La mappa deve aiutarci a scoprirlo. Non impedirgli di sorprenderci.
- La domanda più importante: che cosa cambia sotto pressione?
Conosciamo veramente un personaggio quando qualcosa va male.
Finché tutto funziona, molte persone possono apparire gentili; equilibrate; razionali.
Poi arriva il conflitto.
È lì che vediamo l'intelligenza; l'emozione; la creatività; la scelta; le relazioni ed il linguaggio entrare contemporaneamente in azione.
Per questo, dopo aver costruito la mappa, dobbiamo mettere il protagonista sotto pressione.
- Un ottimo esercizio: lo stesso problema per tre personaggi
Immaginiamo, ad esempio: Tre persone scoprono che il treno partirà tra cinque minuti ed hanno perso il biglietto.
Personaggio A: ragiona metodicamente e ripercorre tutto ciò che ha fatto.
Personaggio B: va nel panico e accusa gli altri.
Personaggio C: inventa rapidamente una soluzione.
La situazione è identica. Il comportamento la trasforma in tre scene differenti. Questo dimostra quanto la storia dipenda dal personaggio.
- Un secondo esercizio: togliere i dialoghi
Dopo aver scritto una scena, possiamo eliminare temporaneamente tutte le battute.
Ora domandiamoci: riusciamo ancora a capire qualcosa del personaggio?
Se la risposta è no, probabilmente abbiamo affidato troppo al linguaggio verbale.
Intelligenza, emozioni, creatività, scelte e relazioni devono essere visibili anche attraverso le azioni; gli sguardi; le distanze; gli oggetti; le pause.
- Un terzo esercizio: cambiare una sola area della mappa
Prendiamo una storia già scritta. Cambiamo soltanto una caratteristica.
Per esempio: il protagonista non è più impulsivo. È estremamente razionale.
Che cosa cambia? Probabilmente cambiano i dialoghi e le decisioni; il ritmo; i conflitti ed il finale.
Questo ci permette di capire se abbiamo costruito una storia realmente legata al protagonista oppure una trama nella quale potrebbe entrare chiunque.
* Nel cortometraggio ogni caratteristica deve lavorare più volte
Poiché il tempo è limitato, consigliamo di scegliere caratteristiche capaci di svolgere più funzioni.
Se Marta è restauratrice di fotografie, allora la professione racconta il carattere; produce azioni visive; crea un oggetto narrativo; genera la scoperta; diventa metafora del rapporto con il passato.
Un elemento che svolge cinque funzioni... È perfetto per un cortometraggio.
- Non raccontare la mappa allo spettatore
Questo è forse il consiglio più importante. La mappa appartiene allo sceneggiatore. Lo spettatore non deve conoscerla.
Non dovrebbe esistere una scena nella quale un personaggio dice: «Io sono una persona molto razionale ma ho difficoltà a esprimere i miei sentimenti.» Sarebbe quasi sempre una scorciatoia da non applicare. Meglio mostrarlo.
Qualcuno lo abbraccia. Lui rimane rigido. Poi, appena l'altro esce, prende il suo cappotto che ha lasciato sulla sedia e lo stringe per un secondo. Non abbiamo spiegato nulla. Abbiamo raccontato moltissimo.
- La mappa mentale come strumento di riscrittura
È particolarmente utile anche dopo la prima stesura.
Rileggiamo la sceneggiatura e chiediamoci: l'intelligenza del personaggio modifica realmente qualcosa? Le sue emozioni producono azioni? Utilizza creatività quando affronta i problemi? Compie una vera scelta? Le relazioni cambiano durante la storia? Il suo linguaggio è riconoscibile?
Se una parte della mappa non compare mai nelle scene, abbiamo due possibilità. O quella caratteristica è inutile, oppure abbiamo dimenticato di drammatizzarla.
- Un metodo pratico che consigliamo
Per costruire rapidamente un personaggio da cortometraggio possiamo utilizzare sei domande fondamentali:
- INTELLIGENZA: come affronta normalmente un problema?
- EMOZIONI: quale sentimento cerca maggiormente di nascondere?
- CREATIVITÀ: che cosa fa quando la soluzione normale non funziona?
- SCELTE: quale decisione non vorrebbe mai essere costretto a prendere?
- RELAZIONI: davanti a quale persona diventa diverso da come appare agli altri?
- LINGUAGGIO: che cosa non riesce mai a dire direttamente?
Se le risposte sono interessanti, abbiamo già una base molto solida.
E soprattutto possiamo trasformare ciascuna risposta in una scena.
- La mappa deve portare verso il climax
La migliore utilizzazione della mappa mentale consiste infine nel far convergere tutte le aree nella scelta conclusiva.
Il climax ideale non mette alla prova soltanto l'obiettivo esterno. Mette alla prova l'intera persona.
Un protagonista intelligente deve affrontare qualcosa che non può risolvere soltanto con la logica.
Un personaggio che nasconde i sentimenti deve essere costretto a mostrarne uno.
Una persona creativa deve scoprire che non può aggirare qualsiasi problema.
Qualcuno che non chiede mai aiuto deve decidere se farlo.
Una persona incapace di dire "ti voglio bene" potrebbe arrivare proprio al momento nel quale quella frase diventa necessaria.
A quel punto la mappa mentale smette di essere uno schema preparatorio. È diventata struttura drammatica.
In conclusione
Una buona Mappa Mentale del Personaggio non serve a costruire una persona perfettamente catalogata.
Serve a costruire una persona capace di produrre storia.
Noi dovremmo utilizzarla per comprendere come pensa; come ricorda; come prova emozioni; come le nasconde; come inventa soluzioni; come sceglie; come reagisce alle conseguenze; come cambia con le persone; come parla; come ascolta e soprattutto cosa accade quando tutte queste parti entrano in conflitto.
In un cortometraggio questa operazione diventa ancora più preziosa perché non abbiamo tempo per lunghe spiegazioni. Dobbiamo fare in modo che una singola scena possa raccontare contemporaneamente più aspetti.
Un gesto può mostrarci un'emozione.
Una scelta può rivelare un valore.
Una battuta può raccontare una relazione.
Un oggetto può contenere un passato.
Una soluzione può mostrarci l'intelligenza e la creatività.
Un silenzio può dirci ciò che il personaggio non riesce a confessare.
Per questo, prima di iniziare a scrivere la sceneggiatura, possiamo mettere al centro della pagina il nome del protagonista e costruire attorno a lui sei grandi rami: intelligenza - emozioni - creatività - scelte - relazioni - linguaggio.
Poi, per ciascuno, non dovremmo limitarci a scrivere una qualità. Dovremmo porci una domanda molto più cinematografica: “Come possiamo far vedere questa caratteristica allo spettatore senza spiegargliela?”
Quando troviamo la risposta, non stiamo più compilando la mappa mentale di un personaggio.
Stiamo già cominciando a scrivere le scene del nostro cortometraggio.



















































































































































































