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Link alla prima parte dell'articolodonna cappotto AI 2 700

* IL FILMMAKER PUÒ RIPETERE MOLTO PIÙ LIBERAMENTE

Nel cinema tradizionale esiste un momento terribile: “Avremmo dovuto girarla diversamente.”
Quando il set è stato smontato, gli attori sono tornati a casa e la location non è più disponibile, tornare indietro può essere impossibile.

Con una produzione generativa è più facile modificare. Il filmmaker può rendersi conto che al montaggio serve: un primo piano; un dettaglio; una diversa reazione; un’inquadratura della finestra; un establishing shot.

Allora può tentare di generarlo ex novo. Questa flessibilità cambia profondamente il rapporto tra produzione e montaggio.


* LA POSTPRODUZIONE DIVENTA QUASI UNA SECONDA REGIA

Nel cortometraggio AI, produzione e postproduzione tendono a fondersi.

Il filmmaker può generare e montare ed osservare, quindi capire cosa manca, rigenerare, ridoppiare, modificare il suono e ricostruire una scena.

Il montaggio non arriva semplicemente “dopo”. Diventa parte del processo creativo dall’inizio.


* IL SUONO DIVENTA ANCORA PIÙ IMPORTANTE

Una bella immagine generata senza un buon suono può sembrare immediatamente artificiale.
Un ambiente sonoro ben progettato può invece darle vita. Utilizzare il suono dei passi, del traffico lontano, di un frigorifero, o della pioggia, od i respiri dei personaggi, o sentire le sedie spostarsi, fino al rumore dei vestiti o di una voce proveniente dalla stanza accanto.

Il filmmaker che lavora con l’AI scopre rapidamente una grande verità del cinema: l’immagine mostra il mondo, ma spesso è il suono a renderlo credibile.


* IL DOPPIAGGIO E LE VOCI POSSONO ESSERE SPERIMENTATI PRIMA DELLA VERSIONE DEFINITIVA

Una scena può essere provata con una voce giovane; voce più matura; ritmo lento; interpretazione ironica; interpretazione trattenuta. Questo permette un vero casting vocale virtuale.

Successivamente, se il progetto lo richiede, la voce definitiva può anche essere affidata ad un attore o ad un doppiatore.

L’AI non obbliga quindi a rinunciare alla performance umana. Può essere utilizzata anche semplicemente per arrivare più preparati alla registrazione finale.


* È POSSIBILE REALIZZARE VERSIONI IN PIÙ LINGUE

Per un cortometraggio destinato a circuiti internazionali, l’AI può aiutare nella realizzazione di: traduzioni; voci temporanee; doppiaggi; sottotitoli; adattamenti.

Naturalmente una traduzione deve essere controllata da una persona competente. Ma la possibilità di produrre rapidamente versioni differenti può facilitare la distribuzione internazionale.


* PER LO SCENEGGIATORE È UNA RIVOLUZIONE PARTICOLARE

Uno sceneggiatore tradizionalmente consegna un testo e deve aspettare che qualcun altro decida di produrlo.
Con gli strumenti generativi può realizzare alcune scene dimostrative; un teaser; dei trailer concettuali; un proof of concept od addirittura un intero cortometraggio.

Significa che lo scrittore può diventare maggiormente responsabile della forma audiovisiva della propria idea.
È un cambiamento importante.


* MA IL FILMMAKER NON DOVREBBE ABBANDONARE GLI ATTORI REALI

Qui è necessario evitare un equivoco. Il vantaggio dell’AI non dimostra che gli attori siano diventati inutili.

Un attore umano porta sul set l'intuizione; il suo respiro; le microespressioni; l'improvvisazione; la relazione con l’altro interprete,  oltre che un possibile errore (che talvolta serve!).

Può sorprendere il regista. Può trovare qualcosa che non era scritto.
Un personaggio generato deve invece essere guidato attraverso un processo completamente differente.

Per questo la domanda migliore non è: “Il filmmaker dovrebbe smettere di girare con attori?”

La domanda più utile è: “Quali storie possono beneficiare del cinema generativo e quali devono ancora vivere soprattutto attraverso corpi ed interpretazioni reali?”


* LA SOLUZIONE PIÙ INTERESSANTE POTREBBE ESSERE IL CINEMA IBRIDO

Nei prossimi anni è molto plausibile che moltissimi cortometraggi non siano né completamente tradizionali né completamente generati.
Potrebbero contenere attori reali; ambienti generati; estensioni scenografiche; flashback artificiali; scene di sogno; doppiaggio sintetico; VFX assistiti dall’AI; immagini reali modificate; previsualizzazioni AI.

Il regista sceglierebbe ogni volta lo strumento più efficace.
Questo probabilmente rappresenta una prospettiva più interessante rispetto alla semplice contrapposizione: cinema vero contro cinema AI.

 

* UN FILMMAKER ESPERTO PARTE AVVANTAGGIATO

Un principiante può imparare rapidamente a generare immagini sorprendenti.

Ma un filmmaker esperto conosce già cosa è la sceneggiatura; la regia; la continuità; l'asse; i raccordi; la recitazione; la luce; il montaggio; il ritmo; il suono.

Queste competenze diventano estremamente preziose. L’AI può produrre dieci immagini apparentemente bellissime.

Il filmmaker esperto sa riconoscere quale delle dieci appartiene davvero al film. È questa selezione che fa la differenza.


* IL RISCHIO DELLA “BELLA IMMAGINE SENZA FILM”

L’AI rende relativamente facile ottenere immagini spettacolari.
Questo introduce però un pericolo. Il filmmaker può innamorarsi di ogni generazione.
Una donna sotto la pioggia.
Un volto meravigliosamente illuminato.
Una città incredibile.
Una camera spettacolare.

Ma il cortometraggio non è una raccolta di fotografie belle. Serve una struttura. Ogni inquadratura deve avere una funzione.

Un film tradizionale mediocre e un film AI mediocre possono avere lo stesso problema: non sanno veramente cosa stanno raccontando. La tecnologia non lo risolve il problema di base.

 

* LA SCENEGGIATURA DIVENTA ANCORA PIÙ IMPORTANTE

Proprio perché l’AI può generare quasi qualsiasi cosa, diventa necessario avere una sceneggiatura solida.
Senza una struttura, il filmmaker rischia di generare continuamente immagini senza sapere quali utilizzare.

La sceneggiatura deve stabilire chi è il protagonista; che cosa vuole; quale ostacolo incontra; che cosa cambia; dove inizia la scena; dove finisce; quale informazione viene rivelata.

La scrittura diventa il sistema che impedisce alla tecnologia di trasformarsi in puro esercizio visivo.


* ANCHE LA SHOT LIST DIVENTA FONDAMENTALE

Prima di generare una scena conviene stabilire se si vuole un Campo totale, od un piano medio, od un primo piano, od un dettaglio, un controcampo o se inquadrare la reazione.

In questo modo il filmmaker non chiede all’AI semplicemente: “Fammi una scena.” ma le chiede: “Fammi questa precisa inquadratura della scena.”.
Il risultato è molto più controllabile.

 

* È NECESSARIO COSTRUIRE UNA BIBBIA DEI PERSONAGGI

Uno dei problemi ancora delicati del cinema generativo è la continuità.

Un personaggio deve mantenere lo stesso viso, l'età, i capelli, la corporatura, gli abiti e gli accessori.

Per questo conviene preparare prima immagini di riferimentodel frontale, del profilo, dei tre quarti, del mezzo busto e della figura intera del personaggio.

La produzione diventa quasi simile alla preparazione di un vero casting.


* LA CONTINUITÀ DEGLI AMBIENTI DEVE ESSERE PROGETTATA

Lo stesso vale per la scenografia.

Se una cucina appare in sette scene, non dovrebbe cambiare continuamente, ma avere la stessa porta; finestra; tavolo; frigorifero; ecc.
Serve una progettazione preventiva.

L’AI non elimina quindi il lavoro dello scenografo. In un certo senso rende ancora più evidente perché la scenografia debba essere pensata.


* CI SONO ANCHE LIMITI CHE IL FILMMAKER DEVE ACCETTARE

Realizzare un corto con l’AI non significa ottenere automaticamente tutto ciò che viene richiesto.

Possono comparire volti incoerenti; mani problematiche; oggetti che cambiano; movimenti impossibili; testi sbagliati; sincronizzazione labiale imperfetta; rapporti spaziali incoerenti.

Il filmmaker deve imparare a riconoscere quando deve rigenerare o semplificare o tagliare o cambiare inquadratura.

A volte la soluzione migliore non è chiedere alla tecnologia di fare di più. È chiedere meno, ma meglio.


* DIRITTI, IDENTITÀ E TRASPARENZA NON DEVONO ESSERE IGNORATI

Un autore dovrebbe evitare di utilizzare senza autorizzazione l’identità riconoscibile di persone reali o le voci altrui. Lo stesso principio vale per materiali protetti, musiche e altri elementi creativi.

Inoltre, se un festival o una piattaforma stabilisce regole specifiche sull’utilizzo dell’AI, il filmmaker deve verificarle prima di iscrivere l’opera.

La trasparenza può essere una scelta professionale importante. Non diminuisce il valore del film dichiarare che alcuni elementi sono stati generati. Conta il modo in cui sono stati utilizzati.

 

* IL FILMMAKER DOVREBBE FARE ALMENO UN CORTOMETRAGGIO COMPLETO CON L’AI

Per chi lavora già nel cinema, può essere estremamente istruttivo provare almeno una volta a costruire un corto generativo dall’inizio alla fine.

Non soltanto un’immagine. Non soltanto dieci secondi di video. Ma un vero progetto con la sceneggiatura; i personaggi; le inquadrature; la continuità; i dialoghi; il suono; il montaggio; i titoli.

Solo così emergono realmente i vantaggi e i problemi.
Ed è soltanto completando un film che il filmmaker può capire se questa tecnologia appartiene realmente al proprio linguaggio.


* UN BUON PRIMO PROGETTO NON DOVREBBE ESSERE TROPPO COMPLESSO

Per il primo esperimento sarebbe preferibile una storia relativamente breve. Pochi personaggi. Poche location. Azioni semplici. Un tema forte.

Per esempio: un uomo riceve una telefonata inattesa; oppure una donna torna nella casa della madre; o due fratelli devono decidere cosa fare di una vecchia chiave; o un anziano trova una fotografia; oppure una ragazza aspetta qualcuno che non arriva.

Una storia semplice permette di concentrarsi sulla qualità.


* NON BISOGNA USARE L’AI PERCHÉ È NUOVA

Questa è probabilmente la distinzione più importante.
Non dovrebbe esistere il concetto di: “Facciamo un cortometraggio AI perché l’AI va di moda.”

Dovrebbe esistere la motivazione: “Questa tecnologia permette di raccontare questa storia in un modo particolarmente interessante.”

La tecnologia diventa allora linguaggio. E non pubblicità della tecnologia stessa.


* IL VERO VANTAGGIO: ALLARGARE IL CAMPO DEL POSSIBILE

Alla fine, il motivo più importante per cui un filmmaker dovrebbe provare a realizzare un cortometraggio con l’Intelligenza Artificiale non riguarda soltanto il denaro o la velocità.

Riguarda la possibilità di estendere ciò che può immaginare e trasformare in immagini.

Una produzione indipendente può raccontare storie che prima richiedevano mezzi enormi.
Uno sceneggiatore può visualizzare la propria idea.
Un regista può sperimentare senza set.
Un direttore della fotografia può provare differenti schemi di luce.
Un montatore può contribuire alla costruzione già durante la generazione.
Ed un autore può passare più rapidamente dall’idea ad una prima forma cinematografica concreta.

Ma tutto questo funziona soltanto se rimane chiaro un principio basilare: L’AI può produrre immagini. Il filmmaker deve ancora produrre significato.

È lui a decidere quale volto mostrare. Quale nascondere. Quando tagliare. Quando lasciare silenzio. Quando muovere la camera. Quando non muoverla. Quale immagine eliminare anche se è bellissima. Quale imperfezione conservare perché rende il personaggio più vero.

È precisamente per questo che un filmmaker che ha passato anni a dirigere attori reali non dovrebbe vedere l’Intelligenza Artificiale come qualcosa che annulla la propria esperienza.

Potrebbe accadere esattamente il contrario.

Tutta l’esperienza acquisita sul set: nel dirigere una persona, nel cercare la luce, nell’attendere un gesto, nel trovare un’inquadratura, nel costruire il ritmo, può diventare ciò che gli permette di utilizzare la nuova tecnologia meglio di chi conosce soltanto la tecnologia.

Il filmmaker non ha quindi bisogno di scegliere definitivamente tra cinema tradizionale e cinema generativo.

Ha piuttosto l’opportunità di aggiungere un nuovo strumento alla propria grammatica.

E forse la domanda più utile non è più: “Perché dovrebbe passare all’AI?”  ma: “Quale film potrebbe finalmente realizzare, oggi, grazie all’AI, che fino a ieri non avrebbe potuto permettersi nemmeno di tentare?”