PERCHÉ REALIZZARE UN CORTOMETRAGGIO CON
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Perché anche un filmmaker abituato a dirigere attori reali può trovare nella nuova tecnologia uno strumento creativo importante

storyboard AI 700Per un filmmaker che ha sempre lavorato in maniera tradizionale, con attori, attrici, direttore della fotografia, fonico, scenografo, costumista e montatore, l’idea di realizzare un cortometraggio attraverso l’Intelligenza Artificiale può inizialmente sembrare quasi una rinuncia al Cinema. Potrebbe apparire come il tentativo di sostituire ciò che per decenni ha costituito il cuore di un set: persone vere davanti e dietro la macchina da presa.

In realtà il problema può essere affrontato da un punto di vista completamente diverso.

Realizzare un cortometraggio con l’AI non significa necessariamente abbandonare il cinema tradizionale. Significa imparare ad utilizzare un nuovo sistema di produzione delle immagini e dei suoni, esattamente come in passato i filmmaker hanno dovuto imparare ad utilizzare il digitale, il montaggio non lineare, gli effetti visivi, le cineprese leggere, i droni e successivamente gli smartphone.

Per un regista che conosce già il cinema, l’Intelligenza Artificiale può diventare particolarmente interessante proprio perché possiede già ciò che la tecnologia non può fornire automaticamente: un criterio narrativo.

Sa perché scegliere un primo piano.
Sa quando un personaggio deve tacere.
Sa quale luce può essere coerente con una determinata situazione.
Sa che una carrellata non deve essere realizzata soltanto perché è possibile realizzarla.
Sa riconoscere quando una scena possiede tensione e quando invece è semplicemente bella da vedere.

L’AI può quindi diventare non il sostituto del filmmaker, ma un enorme ampliamento della sua possibilità di costruire il film.


* IL PRIMO GRANDE VANTAGGIO È POTER REALIZZARE STORIE CHE PRIMA SAREBBERO RIMASTE NEL CASSETTO

Uno dei problemi più comuni del cortometraggio indipendente è sempre stato il rapporto tra idea e possibilità produttiva.
Uno sceneggiatore può immaginare una splendida storia ambientata in una grande stazione ferroviaria.
Poi arriva la produzione. Con i permessi. Le comparse. I trasporti. Le assicurazioni. I macchinari. i rumori. I tempi limitati. I costi.

Improvvisamente quella scena diventa quasi impossibile. La sceneggiatura viene modificata. La stazione diventa una stanza. Le cinquanta comparse diventano tre persone.
Il progetto viene progressivamente adattato non alle necessità della storia, ma alle disponibilità economiche.

Con la generazione audiovisiva questo rapporto può cambiare.

Una stazione, una nave, una grande piazza, un paesaggio innevato, una città negli anni Sessanta od una strada completamente deserta possono diventare almeno teoricamente realizzabili anche per una produzione molto piccola.

Questo non significa che la generazione sia semplice od automaticamente perfetta.
Significa però che il limite produttivo si sposta.

Il filmmaker non deve più domandarsi immediatamente: “Quanto costa questa scena?”
Può cominciare chiedendosi: “È davvero questa la scena migliore per raccontare la storia?”

È una differenza enorme.

 

* IL FILMMAKER TORNA A ESSERE MOLTO VICINO ALL’IDEA ORIGINALE

Nel cinema tradizionale esiste sempre una distanza tra ciò che lo sceneggiatore immagina e ciò che alla fine viene realizzato.
Una location non è sempre esattamente quella desiderata. Il cielo cambia. Un costume non è disponibile. L’appartamento trovato è troppo piccolo. Un’automobile d’epoca costa troppo. Un attore è disponibile soltanto una giornata.

Sono normali problemi di produzione.
Con l’AI molte variabili possono essere controllate già attraverso la progettazione.

Se la storia richiede: una cucina italiana degli anni Cinquanta; od una finestra esattamente sul lato sinistro; o un tavolo al centro; oppure una luce naturale di mezzogiorno; ed una donna che prepara la pasta,... il filmmaker può tentare di costruire proprio quella situazione.

Può naturalmente essere necessario generarla più volte.
Ma il rapporto con l’immagine diventa molto simile ad un processo di progressiva definizione dell’immaginazione.


* L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CONSENTE DI PROVARE SENZA GIRARE

Questa probabilmente è una delle possibilità più importanti. Nel cinema tradizionale ogni prova può costare. Costa spostare la macchina. Costa tempo cambiare un’ottica. Riposizionare le luci. Rifare il trucco. Ricreare una scenografia. od anche ripetere una scena.

Con gli strumenti generativi il filmmaker può sperimentare molte alternative prima di prendere una decisione definitiva.
Ad esempio, può vedere la stessa scena in varie prospettive: in campo lungo; in piano medio; inquadrata con un 35 mm; con un’apparenza da 85 mm; con luce laterale; con controluce; con camera fissa; con lento avvicinamento.

Questa possibilità ha un grande valore sia didattico che creativo.

Il filmmaker può chiedersi: Quale versione racconta meglio la scena?
Non deve necessariamente accettare la prima immagine tecnicamente riuscita.
Può confrontare. Ed è proprio il confronto che sviluppa la regia.


* DIVENTA POSSIBILE PREVISUALIZZARE IL FILM PRIMA DI PRODURLO

Anche quando il cortometraggio finale verrà girato con attori reali, l’AI può essere estremamente utile.
Può costruire una vera previsualizzazione cinematografica.
Lo sceneggiatore può vedere le scene. Il regista può verificare le inquadrature. Il DoP può discutere la luce. Lo scenografo può comprendere gli spazi. Il costumista può valutare palette e abiti. Il montatore può perfino costruire un primo ritmo della sequenza.

Il risultato può diventare una specie di storyboard evoluto.
Non più soltanto disegni. Ma immagini, movimenti, dialoghi temporanei, musica,montaggio.

Prima ancora di girare realmente una scena, l’intera troupe può sapere molto meglio quale film sta cercando di costruire.


* PER IL REGISTA È UN LABORATORIO STRAORDINARIO

Un filmmaker può utilizzare l’AI per esercitarsi continuamente sulla regia senza aspettare di avere una troupe disponibile. Ad esempio, può prendere una scena molto semplice: una donna entra in casa e trova una lettera.

E provare decine regie differenti, come queste:

Versione uno: campo lungo fisso.
Versione due: camera alle spalle.
Versione tre: primo piano immediato.
Versione quattro: prima viene mostrata la lettera.
Versione cinque: la lettera non viene mai mostrata.
Versione sei: camera a mano.
Versione sette: silenzio assoluto.
Versione otto: musica.

Il filmmaker può osservare come cambia il significato.

Questo tipo di sperimentazione, realizzato tradizionalmente, richiederebbe tempo, attori, spazio e attrezzatura, oltre che un budget elevato.
Con l’AI può diventare quasi uno studio quotidiano.


* È POSSIBILE REALIZZARE UN CORTOMETRAGGIO CON UNA TROUPE MOLTO RIDOTTA

Un corto tradizionale può richiedere numerose figure professionali. Un progetto generativo può essere organizzato anche da una sola persona o da un piccolo gruppo.

Questo cambia radicalmente l’accesso alla produzione.

Un giovane filmmaker può così iniziare a provare.
Come uno sceneggiatore che non possiede una troupe può visualizzare una propria storia.
Come regista può sviluppare un progetto pilota.
Come autore può creare un proof of concept da presentare successivamente ad una produzione.

Non significa che tutte le professionalità cinematografiche diventino inutili.

Accade piuttosto qualcosa di interessante: le loro competenze diventano conoscenze da trasferire nel processo generativo.

Chi conosce la fotografia saprà descrivere meglio la luce.
Chi conosce scenografia e costume individuerà gli errori.
Chi conosce il montaggio saprà selezionare le generazioni utili.
Chi sa dirigere gli attori riconoscerà immediatamente quando un’espressione è falsa.

La competenza continua quindi a fare la differenza.


* IL COSTO PUÒ DIMINUIRE, MA SOPRATTUTTO CAMBIA LA STRUTTURA DEI COSTI

Dire semplicemente che “con l’AI un film costa poco” sarebbe impreciso. Un buon cortometraggio generativo richiede comunque tempo; software; generazioni; montaggio; suono; eventuale doppiaggio; correzioni; competenze.

Ma vengono drasticamente ridotte od eliminate alcune delle spese tradizionali. Per esempio il noleggio di determinate location; i viaggi; il trasporto della troupe; la costruzione di scenografie molto particolari; l'uso di comparse; alcune tipologie di effetti visivi; riprese in condizioni pericolose.

Per una produzione indipendente questo può rendere possibile una storia che altrimenti non sarebbe mai stata realizzata.


* IL FILM PUÒ ATTRAVERSARE EPOCHE DIVERSE

Una delle possibilità creative più evidenti riguarda il tempo storico. Una storia può iniziare nel 2026. Poi passare al 1968. Successivamente mostrare lo stesso luogo nel 1945.

Nel cinema tradizionale bisognerebbe affrontare e risolvere tutte le problematiche dei costumi; dei mezzi; delle insegne; degli arredi; delle automobili; delle comparse; dell'architettura con rimozione digitale di elementi moderni.

Con i giusti strumenti generativi diventa possibile progettare questi cambiamenti con maggiore libertà.
Un cortometraggio sulla memoria può quindi diventare molto più ambizioso.


* SI POSSONO MOSTRARE LUOGHI IMPOSSIBILI

Il vantaggio diventa ancora più evidente quando la storia contiene immagini impossibili da fotografare. Come un quartiere come appariva sessant’anni fa. Una città completamente vuota. Un personaggio immerso nel proprio ricordo. Un sogno. Un ambiente surreale. Una stanza che lentamente si modifica. Una persona adulta che osserva se stessa da bambina.

Queste situazioni possono diventare parte integrante del racconto invece di essere escluse per ragioni produttive.


* IL RISCHIO DIVENTA UNA VARIABILE CREATIVA PIÙ FACILE DA GESTIRE

Il cinema richiede spesso prudenza. in momenti come inseguimenti, incendi, forti temporali, personaggi vicino al traffico. Sono tutte situazioni fisicamente pericolose.

Un filmmaker responsabile deve mettere sempre la sicurezza del cast artistico e tecnico prima dell’immagine da realizzare.
L’AI può permettere di rappresentare alcune situazioni senza esporre nessuno ad un rischio reale.
Questo non significa che sostituirà completamente stunt, effetti speciali o VFX.

Ma offre un’alternativa interessante soprattutto per produzioni molto piccole.


* ANCHE GLI ANIMALI DIVENTANO PIÙ FACILI DA GESTIRE NARRATIVAMENTE

Girare un film con un animale richiede tanto tempo; una lunga preparazione; un addestramento; molte ripetizioni; sicurezza per tutti.
Se il film richiede un comportamento estremamente preciso, la difficoltà aumenta.

Con l’AI è possibile progettare almeno alcune situazioni altrimenti molto complicate.
Anche qui resta necessario verificare la credibilità.

Un cane generato che si comporta in modo anatomicamente o comportamentalmente sbagliato può distruggere immediatamente la scena.

La tecnologia amplia le possibilità, ma non sostituisce la conoscenza.


* IL CONTROLLO DELLA LUCE DIVENTA QUASI “SCRITTO”

Un Direttore della Fotografia tradizionale lavora concentandosi sulla posizione; sull'intensità; diffusione; temperatura; contrasto...
Nel sistema generativo queste caratteristiche possono essere descritte.

Per esempio: Interno cucina, tardo pomeriggio. Luce naturale principale proveniente dalla finestra sul lato sinistro. Ombre morbide sul lato opposto dei volti. Lampade della cucina spente. Contrasto delicato.

Questo significa che l’illuminazione diventa parte esplicita del progetto già nella fase di generazione.
È particolarmente utile per chi vuole studiare fotografia.


* SI PUÒ CERCARE LA COERENZA VISIVA PRIMA DELLE RIPRESE

Uno dei rischi del cortometraggio indipendente è ottenere scene singolarmente belle ma visivamente molto differenti: una scena calda, una molto fredda, una fortemente contrastata, una piatta.

L’AI permette invece di sviluppare prima una vera bibbia visiva.
Il filmmaker può stabilire: la palette; il contrasto; il tipo di luce; le focali apparenti; la composizione dell'immagine; la profondità di campo; i movimenti di camera.

Il film può quindi nascere già con una precisa grammatica visiva.


* PUÒ ESSERE UN MODO ECCEZIONALE PER CAPIRE QUANTO CONTA LA PRECISIONE

Paradossalmente, l’AI insegna molto rapidamente che una richiesta generica produce spesso un’immagine generica. Scrivere: “Una donna triste in una stanza” offre poco controllo.
Scrivere invece: “Donna italiana di quarantacinque anni seduta al bordo del tavolo, immobile, guarda una fotografia fuori campo, luce naturale laterale da finestra a sinistra, tardo pomeriggio, palette leggermente desaturata, fotografia da dramma intimista” significa già compiere numerose scelte cinematografiche.

Il filmmaker viene quindi costretto a definire meglio ciò che vuole. E questo può migliorare anche il suo lavoro tradizionale.


* L’AI NON ELIMINA LA REGIA: LA RENDE ANCORA PIÙ EVIDENTE

Quando tutto è potenzialmente possibile, diventa ancora più importante sapere che cosa non fare.

Il filmmaker potrebbe chiedere una camera che vola; un tramonto spettacolare; una location immensa; centinaia di comparse; un movimento circolare; della nebbia; una pioggia; fuochi d’artificio...

Ma se la scena parla di una madre che aspetta il figlio, forse serve soltanto una cucina; un orologio; una fotografia; un volto.

Qui emerge la vera Regia. La tecnologia offre tantissime possibilità. Il regista decide quali eliminare.

 

_______________________________________
Link alla seconda parte dell'articolo

 

 

 

IL FILMMAKER PUÒ ITERARE MOLTO PIÙ LIBERAMENTE

Nel cinema tradizionale esiste un momento terribile:

“Avremmo dovuto girarla diversamente.”

Quando il set è stato smontato, gli attori sono tornati a casa e la location non è più disponibile, tornare indietro può essere impossibile.

Con una produzione generativa è più facile modificare.

Il filmmaker può rendersi conto al montaggio che serve:

un primo piano;

un dettaglio;

una diversa reazione;

un’inquadratura della finestra;

un establishing shot.

Può tentare di generarlo.

Questa flessibilità cambia profondamente il rapporto tra produzione e montaggio.

LA POSTPRODUZIONE DIVENTA QUASI UNA SECONDA REGIA

Nel cortometraggio AI, produzione e postproduzione tendono a fondersi.

Il filmmaker può:

generare;

montare;

osservare;

capire cosa manca;

rigenerare;

ridoppiare;

modificare il suono;

ricostruire una scena.

Il montaggio non arriva semplicemente “dopo”.

Diventa parte del processo creativo dall’inizio.

IL SUONO DIVENTA ANCORA PIÙ IMPORTANTE

Una bella immagine generata senza un buon suono può sembrare immediatamente artificiale.

Un ambiente sonoro ben progettato può invece darle vita.

Passi.

Traffico lontano.

Un frigorifero.

Pioggia.

Respiri.

Sedie.

Rumore dei vestiti.

Una voce proveniente dalla stanza accanto.

Il filmmaker che lavora con l’AI scopre rapidamente una grande verità del cinema:

l’immagine mostra il mondo, ma spesso è il suono a renderlo credibile.

IL DOPPIAGGIO E LE VOCI POSSONO ESSERE SPERIMENTATI PRIMA DELLA VERSIONE DEFINITIVA

Una scena può essere provata con:

voce giovane;

voce più matura;

ritmo lento;

interpretazione ironica;

interpretazione trattenuta.

Questo permette un vero casting vocale virtuale.

Successivamente, se il progetto lo richiede, la voce definitiva può anche essere affidata a un attore o a un doppiatore.

L’AI non obbliga quindi a rinunciare alla performance umana.

Può essere utilizzata anche semplicemente per arrivare più preparati alla registrazione finale.

È POSSIBILE REALIZZARE VERSIONI IN PIÙ LINGUE

Per un cortometraggio destinato a circuiti internazionali, l’AI può aiutare nella realizzazione di:

traduzioni;

voci temporanee;

doppiaggi;

sottotitoli;

adattamenti.

Naturalmente una traduzione deve essere controllata da una persona competente.

Ma la possibilità di produrre rapidamente versioni differenti può facilitare la distribuzione internazionale.

PER LO SCENEGGIATORE È UNA RIVOLUZIONE PARTICOLARE

Uno sceneggiatore tradizionalmente consegna un testo e deve aspettare che qualcun altro decida di produrlo.

Con gli strumenti generativi può realizzare:

scene dimostrative;

teaser;

trailer concettuali;

proof of concept;

addirittura un intero cortometraggio.

Significa che lo scrittore può diventare maggiormente responsabile della forma audiovisiva della propria idea.

È un cambiamento importante.

MA IL FILMMAKER NON DOVREBBE ABBANDONARE GLI ATTORI REALI

Qui è necessario evitare un equivoco.

Il vantaggio dell’AI non dimostra che gli attori siano diventati inutili.

Un attore umano porta sul set:

intuizione;

errore;

respiro;

microespressioni;

improvvisazione;

relazione con l’altro interprete.

Può sorprendere il regista.

Può trovare qualcosa che non era scritto.

Un personaggio generato deve invece essere guidato attraverso un processo completamente differente.

Per questo la domanda migliore non è:

“Il filmmaker dovrebbe smettere di girare con attori?”

La domanda più utile è:

“Quali storie possono beneficiare del cinema generativo e quali devono ancora vivere soprattutto attraverso corpi e interpretazioni reali?”

LA SOLUZIONE PIÙ INTERESSANTE POTREBBE ESSERE IL CINEMA IBRIDO

Nei prossimi anni è molto plausibile che moltissimi cortometraggi non siano né completamente tradizionali né completamente generati.

Potrebbero contenere:

attori reali;

ambienti generati;

estensioni scenografiche;

flashback artificiali;

scene di sogno;

doppiaggio sintetico;

VFX assistiti dall’AI;

immagini reali modificate;

previsualizzazioni AI.

Il regista sceglierebbe ogni volta lo strumento più efficace.

Questo probabilmente rappresenta una prospettiva più interessante rispetto alla semplice contrapposizione:

cinema vero contro cinema AI.

UN FILMMAKER ESPERTO PARTE AVVANTAGGIATO

Un principiante può imparare rapidamente a generare immagini sorprendenti.

Ma un filmmaker esperto conosce già:

sceneggiatura;

regia;

continuità;

asse;

raccordi;

recitazione;

luce;

montaggio;

ritmo;

suono.

Queste competenze diventano estremamente preziose.

L’AI può produrre dieci immagini apparentemente bellissime.

Il filmmaker esperto sa riconoscere quale delle dieci appartiene davvero al film.

È questa selezione che fa la differenza.

IL RISCHIO DELLA “BELLA IMMAGINE SENZA FILM”

L’AI rende relativamente facile ottenere immagini spettacolari.

Questo introduce però un pericolo.

Il filmmaker può innamorarsi di ogni generazione.

Una donna sotto la pioggia.

Un volto meravigliosamente illuminato.

Una città incredibile.

Una camera spettacolare.

Ma il cortometraggio non è una raccolta di fotografie belle.

Serve una struttura.

Ogni inquadratura deve avere una funzione.

Un film tradizionale mediocre e un film AI mediocre possono avere lo stesso problema:

non sanno veramente cosa stanno raccontando.

La tecnologia non lo risolve.

LA SCENEGGIATURA DIVENTA ANCORA PIÙ IMPORTANTE

Proprio perché l’AI può generare quasi qualsiasi cosa, diventa necessario avere una sceneggiatura solida.

Senza una struttura, il filmmaker rischia di generare continuamente immagini senza sapere quali utilizzare.

La sceneggiatura deve stabilire:

chi è il protagonista;

che cosa vuole;

quale ostacolo incontra;

che cosa cambia;

dove inizia la scena;

dove finisce;

quale informazione viene rivelata.

La scrittura diventa il sistema che impedisce alla tecnologia di trasformarsi in puro esercizio visivo.

ANCHE LA SHOT LIST DIVENTA FONDAMENTALE

Prima di generare conviene stabilire:

Campo totale.

Piano medio.

Primo piano.

Dettaglio.

Controcampo.

Reazione.

In questo modo il filmmaker non chiede all’AI:

“Fammi una scena.”

Le chiede:

“Fammi questa precisa inquadratura della scena.”

Il risultato è molto più controllabile.

È NECESSARIO COSTRUIRE UNA BIBBIA DEI PERSONAGGI

Uno dei problemi ancora delicati del cinema generativo è la continuità.

Un personaggio deve mantenere:

viso;

età;

capelli;

corporatura;

abiti;

accessori.

Per questo conviene preparare prima immagini di riferimento:

frontale;

profilo;

tre quarti;

mezzo busto;

figura intera.

La produzione diventa quasi simile alla preparazione di un vero casting.

LA CONTINUITÀ DEGLI AMBIENTI DEVE ESSERE PROGETTATA

Lo stesso vale per la scenografia.

Se una cucina appare in sette scene, non dovrebbe cambiare continuamente:

porta;

finestra;

tavolo;

frigorifero.

Serve una progettazione preventiva.

L’AI non elimina quindi il lavoro dello scenografo.

In un certo senso rende ancora più evidente perché la scenografia debba essere pensata.

CI SONO ANCHE LIMITI CHE IL FILMMAKER DEVE ACCETTARE

Realizzare un corto con l’AI non significa ottenere automaticamente tutto ciò che viene richiesto.

Possono comparire:

volti incoerenti;

mani problematiche;

oggetti che cambiano;

movimenti impossibili;

testi sbagliati;

sincronizzazione labiale imperfetta;

rapporti spaziali incoerenti.

Il filmmaker deve imparare a riconoscere quando:

rigenerare;

semplificare;

tagliare;

cambiare inquadratura.

A volte la soluzione migliore non è chiedere alla tecnologia di fare di più.

È chiedere meno, ma meglio.

DIRITTI, IDENTITÀ E TRASPARENZA NON DEVONO ESSERE IGNORATI

Un autore dovrebbe evitare di utilizzare senza autorizzazione l’identità riconoscibile di persone reali o le voci altrui.

Lo stesso principio vale per materiali protetti, musiche e altri elementi creativi.

Inoltre, se un festival o una piattaforma stabilisce regole specifiche sull’utilizzo dell’AI, il filmmaker deve verificarle prima di iscrivere l’opera.

La trasparenza può essere una scelta professionale importante.

Non diminuisce il valore del film dichiarare che alcuni elementi sono stati generati.

Conta il modo in cui sono stati utilizzati.

IL FILMMAKER DOVREBBE FARE ALMENO UN CORTOMETRAGGIO COMPLETO CON L’AI

Per chi lavora già nel cinema, può essere estremamente istruttivo provare almeno una volta a costruire un corto generativo dall’inizio alla fine.

Non soltanto un’immagine.

Non soltanto dieci secondi di video.

Un vero progetto con:

sceneggiatura;

personaggi;

inquadrature;

continuità;

dialoghi;

suono;

montaggio;

titoli.

Solo così emergono realmente i vantaggi e i problemi.

Ed è soltanto completando un film che il filmmaker può capire se questa tecnologia appartiene realmente al proprio linguaggio.

UN BUON PRIMO PROGETTO NON DOVREBBE ESSERE TROPPO COMPLESSO

Per il primo esperimento sarebbe preferibile una storia relativamente breve.

Pochi personaggi.

Poche location.

Azioni semplici.

Un tema forte.

Per esempio:

un uomo riceve una telefonata inattesa;

una donna torna nella casa della madre;

due fratelli devono decidere cosa fare di una vecchia chiave;

un anziano trova una fotografia;

una ragazza aspetta qualcuno che non arriva.

Una storia semplice permette di concentrarsi sulla qualità.

NON BISOGNA USARE L’AI PERCHÉ È NUOVA

Questa è probabilmente la distinzione più importante.

Non dovrebbe esistere:

“Facciamo un cortometraggio AI perché l’AI va di moda.”

Dovrebbe esistere:

“Questa tecnologia permette di raccontare questa storia in un modo particolarmente interessante.”

La tecnologia diventa allora linguaggio.

E non pubblicità della tecnologia stessa.

IL VERO VANTAGGIO: ALLARGARE IL CAMPO DEL POSSIBILE

Alla fine, il motivo più importante per cui un filmmaker dovrebbe provare a realizzare un cortometraggio con l’Intelligenza Artificiale non riguarda soltanto il denaro o la velocità.

Riguarda la possibilità di estendere ciò che può immaginare e trasformare in immagini.

Una produzione indipendente può raccontare storie che prima richiedevano mezzi enormi.

Uno sceneggiatore può visualizzare la propria idea.

Un regista può sperimentare senza set.

Un direttore della fotografia può provare differenti schemi di luce.

Un montatore può contribuire alla costruzione già durante la generazione.

E un autore può passare più rapidamente dall’idea a una prima forma cinematografica concreta.

Ma tutto questo funziona soltanto se rimane chiaro un principio.

L’AI può produrre immagini. Il filmmaker deve ancora produrre significato.

È lui a decidere quale volto mostrare.

Quale nascondere.

Quando tagliare.

Quando lasciare silenzio.

Quando muovere la camera.

Quando non muoverla.

Quale immagine eliminare anche se è bellissima.

Quale imperfezione conservare perché rende il personaggio più vero.

È precisamente per questo che un filmmaker che ha passato anni a dirigere attori reali non dovrebbe vedere l’Intelligenza Artificiale come qualcosa che annulla la propria esperienza.

Potrebbe accadere esattamente il contrario.

Tutta l’esperienza acquisita sul set — nel dirigere una persona, nel cercare la luce, nell’attendere un gesto, nel trovare un’inquadratura, nel costruire il ritmo — può diventare ciò che gli permette di utilizzare la nuova tecnologia meglio di chi conosce soltanto la tecnologia.

Il filmmaker non ha quindi bisogno di scegliere definitivamente tra cinema tradizionale e cinema generativo.

Ha piuttosto l’opportunità di aggiungere un nuovo strumento alla propria grammatica.

E forse la domanda più utile non è più:

“Perché dovrebbe passare all’AI?”

ma:

“Quale film potrebbe finalmente realizzare, oggi, grazie all’AI, che fino a ieri non avrebbe potuto permettersi nemmeno di tentare?”