Guida al Suono nel Cinema e nel Video

Il Suono è la metà del Cinema che nessuno vede

Microfoni 1 27 3 26 500C'è una frase attribuita a molti grandi del cinema, da Godard a Spielberg, con variazioni sul tema, che dice più o meno questo: se un film ha una buona immagine ed un cattivo suono, lo spettatore lo abbandonerà quasi subito; se ha un'immagine mediocre ed un suono eccellente, lo spettatore lo seguirà fino alla fine. Questa affermazione, che a prima lettura sembra paradossale, rivela una verità profonda sul modo in cui il cervello umano elabora l'esperienza cinematografica: il suono non viene processato consciamente come l'immagine, ma agisce direttamente sullo stato emotivo dello spettatore in modo più immediato, più viscerale e spesso più potente.

Eppure il suono è sistematicamente il reparto più trascurato da chi si avvicina alla produzione video per la prima volta. Un regista alle prime armi investe tempo, denaro e attenzione nella scelta della propria fotocamera, degli obiettivi, delle luci,... e poi riprende il sonoro con il microfono interno della videocamera, ottenendo un audio che suona come una telefonata disturbata registrata in un bagno pubblico. Il risultato è prevedibile e sconfortante: immagini anche belle, completamente distrutte da un audio che non le supporta.

La buona notizia è che la qualità del suono in una produzione video sia professionale, semi-professionale od amatoriale, dipende quasi sempre non dalla quantità di denaro investita ma dalla conoscenza degli strumenti disponibili e dall'intelligenza con cui vengono usati. Esistono microfoni eccellenti a prezzi accessibili, ed un microfono da cento euro usato correttamente produce risultati infinitamente superiori ad un microfono da mille euro posizionato nel modo sbagliato.

Questo articolo vuole essere una guida completa e discorsiva ai principali tipi di microfoni disponibili per videocamere, cineprese e cellulari: ne esploreremo la tecnologia di base, le caratteristiche specifiche, i contesti d'uso ideali ed i vantaggi concreti che ognuno offre al cineasta, dal professionista al principiante entusiasta.

Prima di tutto: come funziona un Microfono

Per capire perché esistano tipi diversi di microfoni e perché ciascuno sia adatto a certi contesti e inadatto ad altri, è utile capire brevemente il principio fisico su cui tutti i microfoni si basano, pur con tecnologie diverse.

Un microfono è fondamentalmente un convertitore di energia: trasforma le variazioni di pressione dell'aria - che è ciò che fisicamente è il suono - in segnali elettrici che possono essere registrati, amplificati e riprodotti. Quando qualcuno parla davanti a un microfono, le sue corde vocali producono onde di pressione che viaggiano nell'aria e raggiungono la membrana del microfono cioè un diaframma sottilissimo e sensibilissimo, facendola vibrare. Queste vibrazioni vengono convertite in segnale elettrico attraverso meccanismi diversi a seconda della tecnologia usata, e questo segnale viene poi inviato al registratore.

Le differenze fondamentali tra i vari tipi di microfoni riguardano tre aspetti principali: la tecnologia di trasduzione (cioè il meccanismo con cui le onde sonore vengono convertite in segnale elettrico), il diagramma polare (cioè la forma geometrica dello spazio da cui il microfono è capace di catturare il suono) e la risposta in frequenza (cioè la capacità del microfono di riprodurre in modo fedele le diverse frequenze dello spettro sonoro, dai bassi profondi agli acuti brillanti).

Capire anche solo intuitivamente questi tre aspetti permette di scegliere il microfono giusto per ogni situazione con una precisione ed una consapevolezza che trasformano radicalmente la qualità del proprio lavoro sonoro.

I Microfoni interni: il punto di partenza ed i suoi Limiti

Prima di esplorare i microfoni esterni, è doveroso parlare dei microfoni interni cioè quelli integrati nelle videocamere, nelle cineprese digitali e nei cellulari, perché sono il punto di partenza di qualsiasi discussione sul suono nella produzione video, e perché capirne i limiti è il primo passo verso la comprensione di perché tutti gli altri tipi di microfoni esistano.

Il microfono interno di una videocamera o di un cellulare è quasi sempre un microfono di qualità molto limitata, posizionato in un luogo fisicamente svantaggioso cioè all'interno o sulla superficie dello stesso corpo macchina che ospita il motore del sistema di messa a fuoco, il sistema di stabilizzazione, il sensore che genera calore, e per questo costantemente esposto a rumori meccanici e interferenze elettromagnetiche che contaminano il segnale audio.
Inoltre, essendo fisicamente distante dalla fonte sonora in quasi tutte le situazioni di ripresa realistiche, il microfono interno cattura una quantità enorme di rumore ambientale rispetto alla voce od al suono che si vuole registrare, producendo quell'effetto tipicamente "cavernoso" e distante che caratterizza l'audio di molte produzioni amatoriali.

Questo non significa che il microfono interno sia completamente inutile. In alcune situazioni specifiche come la ripresa di ambienti, la cattura di atmosfere sonore di contesto, la registrazione di suoni molto vicini alla camera come nel caso di alcuni tipi di video-diario o di vlogging, il microfono interno può produrre risultati accettabili. Ma in qualsiasi contesto in cui il parlato sia fondamentale come un'intervista, un cortometraggio, un documentario, una produzione narrativa di qualsiasi tipo, affidarsi esclusivamente al microfono interno è una scelta che compromette irrimediabilmente il risultato finale.

I Microfoni a condensatore: sensibilità e precisione

I microfoni a condensatore sono la categoria tecnologicamente più raffinata e più utilizzata nella produzione video professionale e semi-professionale. Funzionano attraverso un principio fisico elegante: il diaframma del microfono forma, insieme a una piastra metallica fissa, un condensatore ovvero un componente elettronico capace di immagazzinare carica elettrica. Quando le onde sonore fanno vibrare il diaframma, la distanza tra questo e la piastra varia, producendo variazioni di capacità elettrica che vengono convertite in segnale audio. Per funzionare correttamente, i microfoni a condensatore richiedono una fonte di alimentazione che è generalmente quella che viene chiamata alimentazione phantom, una corrente a 48 volt che viene fornita dall'apparecchiatura di registrazione attraverso il cavo XLR.

I microfoni a condensatore si distinguono per una sensibilità molto alta: captano suoni di bassissima intensità con grande precisione, e per una risposta in frequenza ampia e piatta, il che significa che riproducono fedelmente tutto lo spettro sonoro senza enfatizzare od attenuare artificialmente nessuna gamma di frequenze. Il risultato è un suono naturale, dettagliato, ricco di sfumature, che nella registrazione della voce umana produce una qualità di articolazione e di presenza che nessun'altra tecnologia riesce a replicare con la stessa fedeltà.

Il vantaggio principale dei microfoni a condensatore per la produzione video è quindi la qualità assoluta del suono che producono, particolarmente nella registrazione di voci, dialoghi e musica acustica. Sono lo strumento di scelta per qualsiasi produzione in cui la qualità audio sia una priorità, dalla produzione cinematografica professionale al cortometraggio indipendente di qualità, dall'intervista giornalistica al documentario d'autore.

Il loro limite principale è la sensibilità stessa che li rende così preziosi: essendo estremamente reattivi, i microfoni a condensatore captano tutto ciò che è nell'ambiente cioè non solo la voce del protagonista ma anche il frigorifero che ronza in cucina, la macchina che passa in strada, il condizionatore dell'edificio,... e questo li rende meno adatti a situazioni di ripresa in ambienti rumorosi e non controllati.

I Microfoni dinamici: robustezza e versatilità

I microfoni dinamici funzionano attraverso il principio dell'induzione elettromagnetica: il diaframma è collegato a una bobina di filo conduttore immersa in un campo magnetico, e quando il suono fa vibrare il diaframma, la bobina si muove nel campo magnetico generando una corrente elettrica. È lo stesso principio fisico su cui funziona un altoparlante, in senso inverso.

I microfoni dinamici non richiedono alimentazione esterna per funzionare, a differenza dei condensatori non necessitano dell'alimentazione phantom, e sono costruttivamente molto più robusti, capaci di sopportare urti, umidità, temperature estreme e livelli di pressione sonora molto alti senza danneggiarsi. Hanno una risposta in frequenza generalmente meno estesa di quella dei condensatori (tendono ad attenuare le frequenze molto alte e molto basse) ma questa caratteristica, che in termini tecnici sembra uno svantaggio, diventa un vantaggio concreto in molti contesti di produzione video perché riduce naturalmente i rumori di fondo e i disturbi ambientali.

Nella produzione video i microfoni dinamici trovano il loro uso ideale in situazioni di campo difficile come riprese in esterni con vento, ambienti rumorosi, situazioni in cui il microfono rischia di essere esposto a condizioni fisiche avverse. Sono anche molto usati per la ripresa di strumenti musicali ad alta intensità sonora come batteria, chitarra elettrica attraverso amplificatore, dove la robustezza alla pressione sonora elevata è fondamentale.

Il vantaggio principale di un microfono dinamico in un contesto video è la sua capacità di isolare la fonte sonora principale: la voce o lo strumento, dal rumore ambientale circostante meglio di un condensatore in condizioni difficili, produrendo un suono magari meno raffinato nei dettagli ma più pulito e più utilizzabile in post-produzione.

I Microfoni a nastro: il calore del suono analogico

I microfoni a nastro sono la tecnologia più antica tra quelle ancora in uso nella produzione audio professionale, e producono un suono che molti tecnici del suono e musicisti descrivono come il più "caldo" e il più "naturale" tra tutti i tipi di microfono. Il loro funzionamento si basa su un sottilissimo nastro di alluminio o di lega metallica sospeso tra due magneti: quando le onde sonore fanno vibrare questo nastro, il movimento nel campo magnetico genera una corrente elettrica proporzionale alla variazione di pressione sonora.

Il suono dei microfoni a nastro ha una qualità particolarmente morbida nelle frequenze alte (non tagliente, non artificialmente luminosa come può essere a volte il suono di certi condensatori) ed una risposta in frequenza che molti descrivono come "musicale" nel senso più letterale del termine. Storicamente sono stati ampiamente usati nelle trasmissioni radiofoniche degli anni Quaranta e Cinquanta, il che ha contribuito a creare quell'estetica sonora che il cinema oggi usa deliberatamente per evocare epoche passate.

Nella produzione video contemporanea i microfoni a nastro trovano un uso più limitato rispetto ai condensatori e ai dinamici, principalmente perché sono fragili, costosi e richiedono una gestione molto attenta: un soffio di aria forte può danneggiare permanentemente il nastro. Vengono usati principalmente in produzioni di alto livello per la registrazione di voci narranti, per la creazione di atmosfere sonore con una qualità vintage ricercata, od in contesti di post-produzione per la creazione di paesaggi sonori particolari.

I Microfoni shotgun: il fucile del fonico

Il microfono shotgun (chiamato così per la sua forma allungata che ricorda la canna di un fucile) è probabilmente il microfono più iconicamente associato alla produzione cinematografica e video professionale. Chiunque abbia mai visto un set cinematografico ha visto almeno una volta un'asta con un microfono lungo e sottile puntato verso gli attori dall'alto o dal basso, fuori campo: quello è quasi certamente uno shotgun.

Il principio su cui si basa la direzionalità di uno shotgun è fisicamente ingegnoso: il microfono è dotato di un tubo di interferenza (una serie di fessure laterali lungo il corpo del microfono) che attraverso il principio dell'interferenza sonora cancella selettivamente i suoni che arrivano dai lati, lasciando passare con minima attenuazione solo i suoni che arrivano dall'asse frontale del microfono, cioè direttamente davanti ad esso. Il risultato è un microfono con un diagramma polare estremamente direzionale cioè una zona di captazione molto stretta ed allungata davanti al microfono, che permette di registrare con precisione una fonte sonora specifica anche a distanza relativamente ampia, escludendo la maggior parte del rumore ambientale proveniente dai lati e dal retro.

I microfoni shotgun esistono in due varianti principali di lunghezza che corrispondono a gradi diversi di direzionalità. Gli shotgun corti, generalmente da 15 a 25 centimetri, hanno una direzionalità moderata e sono ideali per l'uso montato direttamente sulla fotocamera o su un rig da ripresa: captano il suono frontale con buona precisione ma mantengono una certa sensibilità laterale che li rende adatti a situazioni in cui la fonte sonora si muove od è imprecisamente posizionata rispetto all'asse del microfono. Gli shotgun lunghi invece dai 30 centimetri in su, con alcuni modelli professionali che superano i 50 centimetri, hanno una direzionalità molto più stretta e sono lo strumento principe del boom operator, il tecnico del suono che opera sul set tenendo l'asta con il microfono sopra o sotto i personaggi durante le riprese.

Il vantaggio fondamentale del microfono shotgun nella produzione video è la combinazione di direzionalità e distanza operativa: permette di catturare il dialogo degli attori mantenendo il microfono fuori campo, cioè fuori dall'inquadratura, ad una distanza di mezzo metro, un metro, a volte anche un metro e mezzo in condizioni acustiche favorevoli, producendo un suono pulito, presente e ben definito. Nella produzione cinematografica professionale lo shotgun su asta è quasi sempre la prima scelta per la registrazione del parlato in interni, integrato con microfoni a contatto nei casi in cui la distanza operativa lo richieda.

Per le videocamere semi-professionali e per le DSLR e mirrorless usate in produzione video, esistono microfoni shotgun compatti progettati specificamente per essere montati sulla slitta porta-accessori della fotocamera (quella che viene chiamata cold shoe) ed alimentati direttamente dalla batteria della camera o da proprie pile interne. Questi microfoni, tra cui i più celebri sono quelli della serie Rode VideoMicro e VideoMic, rappresentano forse il miglior rapporto qualità-prezzo nell'intero panorama dei microfoni per video: con un investimento relativamente modesto trasformano radicalmente la qualità audio rispetto al microfono interno, e sono sufficientemente compatti da non ingombrare né appesantire la camera durante le riprese.

I Microfoni lavalier: la voce incollata al corpo

Il microfono lavalier (chiamato anche lapel mic, clip mic o semplicemente lav) è quel piccolo microfono a capsula che si fissa agli abiti di chi parla, generalmente vicino alla clavicola o nel risvolto di una giacca, e che chiunque abbia visto un telegiornale od un talk show ha certamente notato appuntato sulla cravatta o sul bavero del presentatore.

Fisicamente i microfoni lavalier sono tra i più piccoli esistenti, la capsula ha spesso un diametro inferiore a un centimetro, ma questa dimensione ridotta è frutto di una miniaturizzazione tecnologica sofisticata che non compromette necessariamente la qualità audio. I migliori lavalier professionali producono un suono estremamente pulito ed intelligibile, con una risposta in frequenza ottimizzata per la voce umana e un'ottima capacità di isolare la voce dell'interlocutore dal rumore ambientale.

Il vantaggio principale del microfono lavalier è la distanza costante e ravvicinata dalla fonte sonora, essendo fisicamente attaccato alla persona che parla, mantiene sempre la stessa distanza dalla sua bocca indipendentemente da come questa si muova, giri la testa o cambi posizione nello spazio. Questo produce un segnale audio di livello costante e prevedibile, enormemente più facile da gestire in registrazione ed in post-produzione rispetto ad un microfono su asta che deve inseguire i movimenti dell'attore.

I lavalier esistono in due configurazioni principali. La prima è la versione cablata, cioè il microfono è collegato tramite un cavo sottilissimo ad un registratore o ad un mixer che garantisce la massima qualità del segnale senza perdite di trasmissione ma limita la libertà di movimento dell'utilizzatore. La seconda e più usata nella produzione video moderna è la versione wireless dove il microfono è collegato ad un trasmettitore radio di piccole dimensioni che l'attore porta nascosto negli abiti o nella cintura e che elimina completamente il problema del cavo e permette una libertà di movimento totale.

I sistemi lavalier wireless rappresentano una delle tecnologie più rivoluzionarie della produzione video moderna, e sono oggi disponibili in una gamma di prezzi e qualità estremamente ampia: dai sistemi professionali di fascia alta come i Sennheiser EW series od i Lectrosonics, che costano migliaia di euro ma garantiscono un segnale radio affidabilissimo su lunghe distanze, ai sistemi semi-professionali di fascia media come i Rode Wireless GO o i DJI Mic, che a prezzi molto più accessibili offrono una qualità audio ed una affidabilità radio più che soddisfacenti per la produzione indipendente e semi-professionale.

Nella produzione di cortometraggi e documentari i lavalier wireless di fascia media come il Rode Wireless GO II (che include due trasmettitori ed un ricevitore, permettendo di registrare simultaneamente due parlanti) sono diventati uno strumento quasi indispensabile, perché risolvono elegantemente una delle sfide più complesse della produzione a basso budget: come registrare dialogo di qualità in condizioni di ripresa imprevedibili, con attori che si muovono liberamente, senza la necessità di un boom operator dedicato.

Il limite principale del microfono lavalier è la sua posizione fisica sul corpo dell'attore: essendo montato sul petto invece che vicino alla bocca, il suono che registra è quello della voce filtrata attraverso la risonanza del torace e schermata parzialmente dagli abiti. Questo produce un suono che, rispetto a uno shotgun ben posizionato, può sembrare leggermente meno "presente" e meno naturale. Inoltre i movimenti degli abiti come il fruscio di una giacca o lo sfregamento di una sciarpa, possono produrre rumori parassiti che contaminano il segnale audio e che è necessario gestire in fase di ripresa con un posizionamento attento del microfono e l'uso di schiume fonoassorbenti di protezione.

I Microfoni stereo: la dimensione spaziale del suono

I microfoni stereo sono configurazioni di due o più capsule che catturano simultaneamente il suono da angolazioni diverse, producendo un segnale audio con informazioni spaziali, cioè un suono che ha larghezza, profondità e posizionamento nell'immagine sonora, esattamente come un'immagine fotografica ha larghezza e profondità nell'immagine visiva.

Nella produzione video i microfoni stereo trovano il loro uso principale nella registrazione di ambienti sonori come quello che i professionisti chiamano l'ambiente o l'atmosfera della scena. Ogni luogo ha un proprio carattere sonoro distintivo: una chiesa ha una riverbero lungo e maestoso, una foresta ha un ambiente naturale ricco di dettagli spaziali, una stazione ferroviaria ha un paesaggio sonoro ampio e multidirezionale. Catturare questo ambiente sonoro in stereo e sovrapporlo al dialogo registrato con uno shotgun od un lavalier produce in post-produzione un suono finale di grande naturalezza e ricchezza spaziale.

Per le videocamere consumer e semi-professionali esistono microfoni stereo compatti progettati per essere montati sulla slitta della camera, come i modelli della serie Rode Stereo VideoMic, che offrono una qualità di registrazione ambientale molto superiore al microfono interno della camera. Per i cellulari esistono invece piccoli adattatori stereo che si collegano alla porta USB o jack audio e che permettono di registrare in stereo a qualità molto superiore al microfono integrato.

I Microfoni per cellulare: la Rivoluzione della produzione mobile

Il cellulare è diventato negli ultimi anni uno strumento di produzione video di qualità sempre più sorprendente: alcuni film presentati ai festival internazionali più prestigiosi sono stati girati interamente con iPhone, ma il suo tallone d'Achille rimane quasi sempre il suono. I microfoni integrati nei cellulari moderni, pur essendo tecnologicamente molto più avanzati di quelli di dieci anni fa, soffrono degli stessi limiti strutturali dei microfoni interni di qualsiasi camera: distanza dalla fonte sonora, sensibilità al rumore ambientale, impossibilità di adattarsi dinamicamente alle diverse situazioni di ripresa.

La risposta dell'industria a questa limitazione è stata la creazione di un ecosistema ricco e variegato di microfoni esterni compatibili con i cellulari, disponibili in diverse configurazioni e fasce di prezzo.

La prima categoria è quella dei microfoni che si collegano direttamente allo smartphone tramite il connettore Lightning nel caso di iPhone o USB-C nel caso dei dispositivi Android moderni così eliminando la necessità di convertitori audio esterni. Tra questi i più noti sono il Rode Wireless ME, progettato specificamente per l'uso con smartphone, ed i vari modelli della serie Shure MV, che offrono qualità audio professionale in un formato compatto e compatibile con i dispositivi mobili. Questi microfoni hanno il vantaggio della semplicità operativa: si collegano direttamente al telefono senza necessità di app aggiuntive o configurazioni complesse, e di non richiedere una batteria separata poiché si alimentano attraverso il connettore del telefono.

La seconda categoria è quella dei sistemi lavalier wireless progettati specificamente per i cellulari, tra cui il già citato DJI Mic (disponibile in versione compatibile con iPhone e Android) e il Rode Wireless GO II, che con l'apposito adattatore funziona egregiamente anche con i moderni smartphone. Questi sistemi permettono di girare interviste, documentari e cortometraggi di qualità professionale usando il solo cellulare come camera, senza bisogno di attrezzatura aggiuntiva per il suono oltre al trasmettitore lavalier che l'interlocutore porta appuntato agli abiti.

La terza categoria è quella degli adattatori audio che si interpongono tra il microfono professionale standard, con connettore XLR, ed il cellulare, convertendo il segnale analogico del microfono professionale in segnale digitale compatibile con il dispositivo mobile. Prodotti come il Rode SC6-L od i vari modelli di interfaccia audio compatta della Focusrite permettono di usare con il cellulare la stessa qualità di microfoni professionali normalmente riservati alle produzioni con videocamere dedicate, aprendo possibilità di qualità audio impensabili fino a pochi anni fa per chi lavora con soli dispositivi mobili.

I Microfoni ambisonic: il futuro del suono spaziale

Una categoria più recente e tecnologicamente avanzata è quella dei microfoni Ambisonic ovvero più in generale dei microfoni surround a cattura sferica, che catturano il suono in tutte le direzioni contemporaneamente, producendo un segnale audio tridimensionale che può essere riprodotto su sistemi surround o binaurali con cuffie per creare un'esperienza di ascolto completamente immersiva.

Nella produzione video tradizionale i microfoni Ambisonic come il Sennheiser Ambeo o il Zoom H3-VR trovano applicazione principalmente nella produzione di contenuti per la realtà virtuale ed il video a 360 gradi, dove la corrispondenza tra l'immagine sferica ed il suono sferico è fondamentale per la credibilità dell'esperienza immersiva. Ma anche nella produzione video convenzionale i microfoni Ambisonic stanno trovando un uso crescente per la creazione di ambienti sonori ricchi ed avvolgenti in post-produzione, dove il segnale catturato in campo può essere orientato e modellato per corrispondere esattamente alla prospettiva visiva di ogni inquadratura.

Il paravento e gli accessori: il Microfono da solo non basta

Qualsiasi discussione sui microfoni per la produzione video sarebbe incompleta senza menzionare gli accessori che ne permettono un uso efficace in condizioni reali di ripresa, perché anche il microfono più costoso e tecnologicamente avanzato del mondo produce audio inutilizzabile se esposto al vento senza la protezione adeguata.

Il paravento (chiamato anche deadcat per la versione in pelliccia sintetica o windshield per la versione in schiuma) è una protezione che si monta sopra il microfono e che assorbe le turbolenze d'aria create dal vento prima che raggiungano il diaframma del microfono, eliminando o riducendo drasticamente quel rumore di basso frequenza tipicamente descritto come un rombo od un soffio che rende inutilizzabile qualsiasi ripresa audio in esterni senza protezione. La versione in schiuma (leggera, compatta, economica) è sufficiente per condizioni di vento leggero e per l'uso in interni dove ci sia comunque movimento d'aria. La versione in pelliccia sintetica, quella che sembra una sorta di piccolo animale peloso appesa all'asta del boom, è necessaria per condizioni di vento moderato o forte, e nei set professionali in esterni è praticamente onnipresente.

Il supporto antiurto (chiamato shock mount) è un altro accessorio fondamentale, particolarmente per i microfoni a condensatore: si tratta di un sistema di sospensione elastica che isola il microfono dalle vibrazioni meccaniche del supporto su cui è montato come i passi del boom operator, i movimenti della camera, le vibrazioni del pavimento, ecc. che altrimenti verrebbero trasmesse direttamente al microfono producendo rumori di basso che contaminano il segnale.


* Quale Microfono scegliere: una guida pratica per ogni situazione

Dopo questa esplorazione delle diverse tipologie di microfono è utile offrire una guida pratica e concreta su quale strumento scegliere in base alla situazione specifica di ripresa.

Per un cortometraggio girato in interni con attori che seguono una sceneggiatura e che si muovono in spazi controllati, la combinazione ideale è uno shotgun professionale su asta, gestito da un boom operator anche improvvisato, integrato con lavalier wireless come sistema di sicurezza. Lo shotgun cattura il dialogo con la naturalezza e la presenza che nessun lavalier riesce a replicare completamente, mentre i lavalier garantiscono una registrazione di sicurezza nel caso in cui lo shotgun non possa essere posizionato ottimalmente in alcune inquadrature.

Per un documentario girato in condizioni imprevedibili come interviste sul campo, riprese di persone in movimento, situazioni in cui non è possibile avere un boom operator, il lavalier wireless è la scelta più pratica e più efficace. Il sistema Rode Wireless GO II, con i suoi due trasmettitori, permette di registrare simultaneamente due interlocutori ad una qualità più che soddisfacente con un investimento relativamente contenuto.

Per le riprese in esterni con vento come eventi, manifestazioni, riprese di natura, il microfono dinamico su asta con un buon paravento offre il miglior rapporto tra qualità audio e resistenza alle condizioni ambientali difficili, producendo un suono robusto e pulito anche in condizioni che metterebbero in difficoltà un condensatore.

Per le produzioni interamente realizzate con un cellulare (dal vlogging al documentario mobile) un sistema lavalier wireless compatibile con lo smartphone come il DJI Mic trasforma completamente la qualità audio, portandola ad un livello che il microfono interno del dispositivo non potrà mai avvicinarsi.

Quindi investire nel Suono è investire nella storia

Il suono nel cinema e nel video non è mai stato semplicemente tecnica: è narrativa. È il modo in cui lo spazio di una scena esiste sonoramente oltre i confini dell'inquadratura, è la texture emotiva che accompagna e amplifica ogni immagine, è la presenza fisica della voce umana che porta lo spettatore dentro la storia con una intimità che l'immagine da sola non può raggiungere.

Conoscere i propri strumenti sonori cioè capire quando usare uno shotgun e quando preferire un lavalier, sapere che differenza produce nella resa finale la scelta tra un condensatore ed un dinamico, capire perché un paravento non è un optional ma una necessità, è tutto parte integrante della formazione di qualsiasi cineasta che voglia fare del proprio lavoro qualcosa di più che una serie di belle immagini silenziose.

Perché alla fine, come diceva Robert Bresson, uno dei registi più attenti alla dimensione sonora dell'intera storia del cinema, l'orecchio va più verso il dentro, l'occhio verso il fuori. E ogni storia che voglia davvero entrare dentro lo spettatore deve cominciare dall'ascolto.