Il significato dei COLORI nei Film e nei Cortometraggi

Come il colore può raccontare un personaggio, modificare
un'emozione e diventare parte della filosofia visiva di un film

Colori Cinema 500Quando pensiamo alla fotografia cinematografica, è facile considerare il colore soprattutto come una qualità estetica dell'immagine: una scena può apparire calda, fredda, brillante, desaturata, elegante oppure cupa. In realtà, nel cinema più consapevole, il colore può svolgere una funzione molto più profonda.

Noi possiamo utilizzarlo per orientare lo sguardo dello spettatore, distinguere luoghi ed epoche, accompagnare l'evoluzione di un personaggio, anticipare un pericolo, creare disagio, suggerire attrazione, raccontare un ricordo e perfino esprimere la visione del mondo sulla quale si fonda l'intero film.

Quando questo avviene, il colore smette di essere una semplice decorazione e diventa linguaggio cinematografico.

Un buon Direttore della Fotografia, insieme al regista, allo scenografo, al costumista e successivamente al colorist, non dovrebbe quindi chiedersi soltanto: "Quali colori stanno bene insieme?"

La domanda più interessante diventa: "Che cosa deve far sentire e comprendere allo spettatore questa combinazione di colori?"

È da qui che nasce una vera strategia cromatica.

Il colore non possiede un significato universale

Prima di tutto dobbiamo evitare una semplificazione molto diffusa. Rosso uguale amore. Rosso uguale pericolo. Blu uguale tristezza. Verde uguale speranza. Giallo uguale felicità.

Se utilizzassimo il colore come un semplice dizionario simbolico, il cinema diventerebbe rapidamente prevedibile.

Il rosso può indicare sì passione, ma può anche suggerire sangue, aggressività, potere, desiderio, religione, festa, erotismo o allarme.

Il blu può essere malinconico, ma anche rassicurante, tecnologico, notturno, spirituale o distante.

Il verde può evocare natura e rinascita, ma anche malattia, artificialità, contaminazione o qualcosa di inquietante.

Il significato nasce quindi dal contesto.

Noi non dovremmo chiederci: "Che cosa significa il rosso?" ma dovremmo chiederci: "Che cosa significa il rosso in questo film, per questo personaggio, in questo preciso momento?"

È una differenza fondamentale.

Il colore come sistema

Un film può costruire nel tempo un proprio vocabolario cromatico.

Se ogni volta che un personaggio ricorda la propria infanzia compare una tonalità calda e leggermente dorata, dopo alcune scene lo spettatore può iniziare ad associare quel colore alla memoria senza che nessuno glielo spieghi.

Se invece il mondo professionale del protagonista viene sempre rappresentato attraverso grigi, verdi freddi e luce artificiale, il semplice passaggio ad una casa illuminata da toni caldi può raccontare immediatamente un cambiamento di spazio emotivo.

Il colore diventa quindi un sistema di associazioni. Più questo sistema è coerente, meno è necessario renderlo evidente.


* Tonalità, saturazione e luminosità

Quando parliamo di colore nel cinema non dovremmo limitarci a dire "rosso" o "blu". Esistono almeno tre caratteristiche fondamentali.

La tonalità è il colore vero e proprio: rosso, verde, blu, giallo.

La saturazione indica quanto quel colore appare intenso oppure attenuato.

La luminosità riguarda quanto appare chiaro o scuro.

Lo stesso rosso molto saturo può risultare aggressivo e sensuale.
Un rosso scuro e poco saturo può invece apparire antico, doloroso o malinconico.
Un rosa chiarissimo può produrre un effetto completamente diverso pur appartenendo alla stessa famiglia cromatica.

Per questo il lavoro fotografico non consiste soltanto nello scegliere un colore, ma nel determinarne anche intensità e valore luminoso.


* Colori caldi e colori freddi

La distinzione tra caldo e freddo è una delle più utilizzate. Tra i colori generalmente percepiti come caldi troviamo i rossi; gli arancioni; i gialli; l'ambra.

Tra quelli percepiti come freddi abbiamo i blu; il ciano; alcuni verdi.

Ma anche questa classificazione deve essere utilizzata con intelligenza. Una cucina illuminata da luce calda può suggerire casa e protezione.
La stessa luce color ambra, utilizzata in una stanza soffocante e sovraesposta, può trasmettere oppressione.

Una notte blu può essere romantica. Ma può anche diventare minacciosa.

È la relazione tra colore, scena e narrazione che produce il significato.


* Il colore e il genere cinematografico

Ogni genere possiede alcune tradizioni cromatiche, anche se naturalmente non siamo obbligati a rispettarle.

Nel thriller sono frequenti i contrasti elevati; i verdi freddi; il ciano; ombre profonde; accenti rossi.

Nel dramma possiamo trovare invece palette (insiemi cromatici) più controllate; colori leggermente desaturati; toni naturali; variazioni progressive.

Nella commedia spesso funzionano i colori più aperti; una saturazione moderata; contrasti meno aggressivi; palette riconoscibili.

Nell'horror il colore può diventare fortemente espressivo con i rossi; verdi malati; blu innaturali; assenza quasi totale di colore.

Nel racconto romantico possiamo utilizzare toni caldi e morbidi, ma non necessariamente. Una storia d'amore dolorosa può essere quasi interamente costruita su colori freddi.

Il genere offre quindi una tradizione visiva dalla quale partire. Ma non dovrebbe diventare una formula.

 

* Il colore deve partire dalla sceneggiatura

A nostro giudizio questo è uno degli aspetti più importanti.

La palette non dovrebbe essere inventata soltanto dopo aver scelto le location. Dovrebbe nascere già dalla lettura della sceneggiatura.

Se la storia racconta il progressivo isolamento di una donna, potremmo immaginare che il mondo iniziale sia relativamente caldo e che, scena dopo scena, la temperatura cromatica si sposti verso toni più freddi.

Se un personaggio sta riscoprendo la vita, potremmo fare l'opposto.

Il colore può quindi possedere un vero arco narrativo, esattamente come il protagonista.


* Il colore può cambiare insieme al personaggio

Immaginiamo una donna che all'inizio del cortometraggio vive una vita rigidamente controllata.
Il suo appartamento potrebbe essere dominato dal colore bianco, e dal grigio con punte di blu freddo.
Costumi sobri. Pochissimi accenti.

Durante la storia incontra qualcuno che mette in discussione quella rigidità.
Progressivamente potrebbero entrare il colore ocra, il rosso, il verde, e la luce naturale.

Non è necessario trasformare improvvisamente il film in una tavolozza multicolore. Basta introdurre lentamente variazioni.

Alla fine, anche senza rendersene conto, lo spettatore potrebbe percepire che il mondo del personaggio è cambiato.
Questo è un utilizzo realmente cinematografico del colore.

 

* Il colore come elemento di contrasto

Un singolo colore può diventare fortissimo quando tutto ciò che lo circonda appartiene a un'altra gamma.

Immaginiamo una scena quasi completamente grigia. Un cappotto rosso apparirà immediatamente importante.
Non è necessario ingrandirlo od illuminarlo enormemente o spiegarlo.

Il colore guida già lo sguardo.

Da Direttori della Fotografia dovremmo sempre ricordare che l'attenzione dello spettatore può essere guidata anche cromaticamente.


* Colori complementari

Due colori vengono definiti complementari quando si trovano in posizione opposta nella ruota cromatica.

Tra le combinazioni più note ci sono il blu e l'arancione; il rosso ed il verde; il giallo ed il viola.

Il cinema contemporaneo utilizza frequentemente queste opposizioni perché producono forte separazione visiva.

La celebre combinazione teal and orange (ciano e arancione) funziona anche perché i toni caldi della pelle possono emergere rispetto a sfondi più freddi.

Il problema nasce quando questo schema viene applicato automaticamente a qualsiasi film.
Se tutti i cortometraggi assumono la stessa combinazione cromatica, il colore smette di raccontare la storia e comincia semplicemente ad imitare altri film.


* Colori analoghi

I colori analoghi sono invece vicini tra loro sulla ruota cromatica.

Per esempio giallo e arancione e rosso.
Oppure blu e ciano e verde.

Producono generalmente maggiore armonia rispetto ai complementari.
Possono essere molto efficaci nei drammi intimisti, nei ricordi, nelle storie romantiche o in quelle situazioni nelle quali vogliamo che il colore avvolga lo spettatore invece di creare una forte opposizione.


* Monocromia

Un film o una sequenza possono essere costruiti quasi attorno a un'unica famiglia cromatica.

Non significa che tutto debba essere letteralmente dello stesso colore. Significa invece che un determinato tono domina la scenografia, i costumi, la luce, il grading (elaborazione finale del colore).

L'effetto può essere fortissimo. Proprio per questo richiede disciplina.


* Esempi cinematografici: quando il colore diventa filosofia del film

Alcuni grandi film permettono di capire molto chiaramente come il colore possa superare la semplice funzione estetica.

* Vertigo - La donna che visse due volte

Nel film Vertigo di Alfred Hitchcock, del 1958, il rapporto tra verde e rosso possiede una funzione fondamentale.
Il verde viene associato ripetutamente a Madeleine ed alla dimensione quasi spettrale dell'ossessione del protagonista.

Una delle immagini più celebri mostra Judy avvolta dalla luce verde proveniente dall'esterno.
Non siamo semplicemente davanti a una luce "bella".
Il verde contribuisce a trasformare quella donna reale nell'immagine mentale della donna desiderata.
Scottie non sta più semplicemente guardando una persona. Sta cercando di ricostruire un fantasma.

Il colore diventa quindi parte della filosofia stessa del film: l'amore trasformato in ossessione per un'immagine impossibile.

Il rosso, in altri momenti, introduce invece energia, desiderio e pericolo. L'opposizione cromatica lavora insieme alla psicologia.

* Schindler's List - Schindler's List

Il film di Steven Spielberg del 1993 è quasi interamente in bianco e nero. Proprio per questo la bambina con il cappotto rosso acquista una forza straordinaria. Il colore non viene utilizzato per abbellire.

Viene utilizzato per selezionare moralmente un'immagine.
Tra la massa, lo spettatore individua una persona. Una bambina.

Il dramma storico immenso acquista improvvisamente una dimensione individuale.
Quando quel rosso riappare successivamente, assume un peso completamente differente.

Il principio che possiamo ricavare è importantissimo: un colore diventa tanto più potente quanto più è raro.

Se tutto fosse stato rosso, quel cappotto non avrebbe avuto la stessa forza.

* The Matrix - Matrix

Nel primo The Matrix dei Wachowski, del 1999, la realtà simulata viene fortemente associata ad una dominante verde.
Non si tratta semplicemente di un'estetica tecnologica.
Il verde richiama visivamente un monitor; il codice; l'artificialità; il mondo elettronico.

Quando i personaggi si trovano fuori dalla simulazione, la fotografia cambia.
Lo spettatore comprende così immediatamente, anche inconsciamente, in quale livello della realtà si trova.

Il colore costruisce quindi la filosofia centrale del film: la distinzione tra realtà percepita e realtà effettiva.

È un magnifico esempio di come una scelta cromatica possa aiutare perfino la comprensione narrativa di una storia complessa.

* Hero

In Hero di Zhang Yimou, del 2002, il colore diventa addirittura struttura narrativa. Differenti versioni degli avvenimenti vengono raccontate attraverso palette differenti: rosso, blu, bianco, verde.

Il film non utilizza quindi il colore soltanto per creare atmosfera. Lo utilizza per differenziare le versioni; le memorie; le interpretazioni; le possibili verità.

La variazione cromatica diventa una sorta di linguaggio filosofico sul rapporto tra racconto e verità.

È un insegnamento particolarmente importante per un filmmaker: una stessa scena può assumere un significato completamente differente modificando il sistema cromatico.

* In the Mood for Love - In the Mood for Love

Nel film di Wong Kar-wai del 2000, il colore partecipa profondamente alla costruzione del desiderio trattenuto.
Vengono usati rossi intensi, verdi, ambra, Interni densi, costumi estremamente controllati.

Il colore non è semplicemente romantico. È sensuale e insieme soffocante.
I protagonisti vivono un sentimento che non riesce a liberarsi completamente.
Gli spazi stretti, i corridoi, le pareti e i colori avvolgenti contribuiscono a creare questa sensazione.

In questo film la filosofia cromatica potrebbe essere sintetizzata così: il desiderio esiste ovunque, ma non riesce mai ad aprirsi completamente.

Il colore diventa quindi quasi una materia fisica che circonda i personaggi.

* Le fabuleux destin d'Amélie Poulain - Il favoloso mondo di Amélie

Nel film di Jean-Pierre Jeunet del 2001, verdi, rossi e gialli costruiscono una Parigi fortemente soggettiva.
Non stiamo osservando semplicemente una città realistica. Stiamo osservando Parigi attraverso la sensibilità della protagonista.

Questo è un punto fondamentale.
Il colore può raccontare non soltanto com'è un luogo, ma anche come un personaggio lo percepisce.

Nel film di Jeunet la realtà viene leggermente trasformata. Diventa più calda; fiabesca; eccentrica; sentimentale.
La palette diventa parte dell'immaginazione di Amélie.

* Suspiria

Nel film Suspiria di Dario Argento del 1977, l'uso di colori saturissimi ed innaturali è uno degli elementi fondamentali dell'esperienza. Rossi intensi. Blu. Verdi. Magenta.

Non si cerca un realismo naturalistico. Al contrario.
Il film costruisce un mondo in cui il colore sembra continuamente avvertirci che qualcosa non appartiene alla normalità.
L'ambiente appare quasi fiabesco, ma è una fiaba malata e minacciosa.

È un insegnamento importantissimo: il colore non deve sempre imitare la realtà. Può creare una nuova realtà.

* Mad Max: Fury Road - Mad Max: Fury Road

George Miller costruisce nel film del 2015 un mondo estremamente saturo.
Il deserto non è semplicemente marrone. Diventa quasi arancione. Il cielo può essere violentemente blu. La notte assume una componente fredda e innaturale.

Questa esagerazione contribuisce alla dimensione mitologica del racconto.
Non siamo semplicemente nel deserto. Siamo in un universo di sopravvivenza estremo.

Il colore lavora insieme al montaggio, alla scenografia ai costumi, all'azione.
E contribuisce a trasformare la realtà in leggenda.

* Moonlight

In Moonlight di Barry Jenkins, del 2016, il colore svolge una funzione profondamente emotiva.
Blu, ciano, viola e luci calde convivono creando una fotografia che non vuole semplicemente riprodurre naturalisticamente gli ambienti.

I colori partecipano alla costruzione dell'identità, della vulnerabilità e dei ricordi del protagonista.
Particolarmente importante è il rapporto tra colore e pelle. La luce non appiattisce i volti, ma ne valorizza la profondità.

Questo film ci ricorda che una palette deve sempre dialogare con le persone che vengono fotografate, non soltanto con le pareti e gli oggetti.

* Traffic

Anche Traffic di Steven Soderbergh, del 2000, offre un esempio molto didattico.
Le differenti linee narrative vengono distinte anche attraverso trattamenti cromatici differenti.
Una parte può apparire più fredda. Un'altra molto calda.

Lo spettatore riconosce rapidamente il mondo narrativo al quale appartiene la scena. Il colore svolge quindi una funzione quasi grammaticale. Non serve soltanto a emozionare.

Serve anche a organizzare il racconto.

 

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