J cut e L cut

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* L'audio: il montaggio invisibile

Il montaggio audio è la metà del montaggio che nessuno vede e che tutti sentono. Gli studi sulla percezione cinematografica hanno dimostrato ripetutamente che lo spettatore attribuisce alla qualità dell'immagine difetti che in realtà appartengono all'audio, e viceversa. Un audio mal montato distrugge un'immagine eccellente. Un audio eccellente salva un'immagine mediocre.

Concetto fondamentale: Audio diegetico

Tutti i suoni che "esistono" nel mondo della storia: voci, passi, rumori ambientali, musica che viene da una radio in scena. Lo spettatore li sente come parte della realtà del film.

Concetto fondamentale: Audio extradiegetico

Suoni che il montatore aggiunge e che i personaggi non sentono: la colonna sonora, la musica di commento. Lo spettatore li sente come commento emotivo alla storia, non come parte di essa.

Tecnica avanzata: Audio in anticipo: J-cut

Il suono della scena successiva inizia mentre si vede ancora l'immagine della scena precedente. Crea un effetto di trascinamento narrativo potentissimo: lo spettatore "entra" nella scena successiva prima ancora di vederla.

Tecnica avanzata: Audio in ritardo: L-cut

L'immagine cambia ma il suono della scena precedente continua sulla nuova immagine. Spesso usato nei dialoghi: si vede chi ascolta mentre si sente ancora chi parla. Crea connessione emotiva e naturalezza.

Tecnica avanzata: Silenzio come strumento

Il silenzio totale (o quasi) per 2-4 secondi è uno degli strumenti più potenti del montaggio audio. Crea un vuoto che il pubblico riempie con la propria emozione. Va usato raramente e con precisione chirurgica.

Errore comune: Rumori ambiente discontinui

Se tra un take e l'altro il rumore ambiente cambia (vento, traffico, riscaldamento), il taglio si sente anche senza vederlo. Si corregge con una traccia di "room tone" cioè il silenzio ambientale registrato sul set, che riempie i buchi in modo uniforme.

Room tone - tono ambiente (termine tecnico)

Il "room tone" (tono della stanza) è una registrazione di 30-60 secondi del silenzio di un luogo effettuata sul set, senza nessuno che parla. Ogni ambiente ha il suo "silenzio" unico: il respiro acustico della stanza, il fruscio dell'aria, il ronzio lontano della città. In fase di montaggio, questa traccia viene usata per colmare i buchi tra le battute e rendere uniforme l'audio anche quando si cambiano take. Un cortometraggio girato senza room tone è quasi impossibile da montare bene nell'ambito del sonoro.


* La musica: quando metterla e quando no

La musica è lo strumento più potente e più abusato del montaggio. Il rischio principale è usarla per "salvare" scene che non funzionano da sole, ed il risultato è sempre lo stesso: lo spettatore sente che qualcosa non va, anche se non sa dire cosa. La musica non sostituisce l'emozione: la amplifica. Se l'emozione non c'è nella scena, la musica non la crea ma la simula, e la simulazione si sente.

La regola della musica nel cortometraggio

Prima di aggiungere della musica ad una scena, visionarla tre volte in silenzio totale. Se nella terza visione senti ancora che la scena funziona cioè che l'emozione è lì, nelle immagini e nelle voci, allora la musica la porterà ad un livello superiore. Se nella terza visione senti che la scena è sempre piatta senza musica, il problema è nella scena, non nell'assenza di musica. Risolvi prima la scena. Poi, eventualmente, aggiungi la musica.

 

* La continuità: il collante invisibile

La continuità (in italiano anche "raccordo") è la coerenza visiva e narrativa tra un'inquadratura e l'altra. Lo spettatore non deve accorgersi dei tagli: per questo gli elementi visibili nella scena devono essere coerenti tra riprese diverse dello stesso momento.

Raccordo di sguardo continuità

Quando il personaggio A guarda verso destra, il personaggio B (che sta guardando A) deve guardare verso sinistra. Se si inverte questa logica, lo spettatore percepisce un senso di disorientamento spaziale e non sa più dove sono i personaggi in relazione tra loro. Il raccordo di sguardo è la regola di continuità più importante nella costruzione di un dialogo.

Asse dei 180° = linea immaginaria continuità

La "regola dei 180 gradi" stabilisce che, in una scena con due o più personaggi, la telecamera deve sempre stare dalla stessa parte di una linea immaginaria tracciata tra loro. Se si attraversa quella linea (si "rompe l'asse"), i personaggi sembrano cambiare posto tra loro sullo schermo, creando disorientamento. In montaggio, quando ci sono riprese "fuori asse", bisogna inserire un'inquadratura neutrale di raccordo oppure sfruttare creativamente il disorientamento come scelta espressiva consapevole.

Errore critico

Il problema di continuità più difficile da correggere in fase di montaggio è quello degli oggetti di scena: un bicchiere che cambia posizione tra un take e l'altro, un attore che tiene qualcosa nella mano destra nella prima ripresa e nella sinistra nella seconda. Questi errori si vedono immediatamente e rompono l'immersione dello spettatore. Se li trovi nel materiale, l'unica soluzione è cercare un angolo di ripresa od un taglio diverso che li nasconda, od accettare l'errore e costruire il montaggio in modo che non sia mai visibile nella stessa inquadratura.

 

* Le tecniche avanzate che fanno la differenza

Montare sull'emozione, non sulla logica

Il montaggio logico risponde alla domanda: "questa scena mostra quello che deve mostrare?" Il montaggio emotivo risponde alla domanda: "questa scena fa sentire allo spettatore quello che deve sentire?" Sono domande diverse, e spesso hanno risposte diverse. Una scena logicamente completa può essere emotivamente vuota. Una scena apparentemente incompleta ed interrotta prima della risposta, tagliata prima della fine, può essere emotivamente devastante.

La regola pratica: ogni volta che sei incerto su dove tagliare, chiediti cosa prova lo spettatore in quel momento e cosa vuoi che provi nel momento successivo. Il taglio va nel punto in cui la transizione emotiva è al massimo e non nel punto in cui l'informazione narrativa è completa.

Il potere delle inquadrature di raccordo

Le inquadrature di raccordo (spesso chiamate "cutaway", cioè "inquadrature di taglio") sono immagini che non mostrano i personaggi principali ma l'ambiente, gli oggetti, i dettagli. Servono a tre cose: nascondere i problemi di continuità, dare respiro visivo al racconto, e, se scelte bene, aggiungere un livello di significato che il dialogo da solo non potrebbe raggiungere.

Cutaway = inquadratura di raccordo termine tecnico

Un "cutaway" è un'inquadratura che interrompe la scena principale per mostrare qualcosa di correlato come un dettaglio ambientale, un oggetto significativo, una reazione di un personaggio secondario, uno sguardo fuori campo. Non fa avanzare la trama direttamente, ma aggiunge contesto, crea ritmo, nasconde tagli difficili e può amplificare il significato emotivo della scena principale in modo che nessun dialogo potrebbe fare.

L'inizio in medias res

In latino, "in medias res" significa "nel mezzo delle cose" cioè iniziare una storia già in corso, senza presentazione. Nel montaggio, questo significa che il film non deve aprirsi con le scene di "setup" (preparazione, introduzione dei personaggi, stabilimento del luogo) se queste scene non hanno una tensione propria. Il film deve iniziare nel momento più interessante possibile cioè il momento in cui qualcosa sta già accadendo ed il contesto viene rivelato gradualmente. Questa scelta di montaggio trasforma spettatori distratti in spettatori attivi fin dal primo secondo.

Scena di setup = stabilimento termine narrativo

Le scene di "setup" (preparazione) o "establishing" (stabilimento) sono quelle che presentano allo spettatore il mondo del film: chi sono i personaggi, dove si trovano, qual è la situazione di partenza. Sono necessarie, ma spesso occupano troppo tempo e troppa energia del montaggio. In un cortometraggio di 20 minuti, il setup non deve superare i 3/4 minuti, e deve contenere già elementi di tensione o conflitto, non essere pura descrizione.

Il finale: dove il montaggio decide tutto

Il finale di un cortometraggio è il punto in cui le decisioni di montaggio hanno il maggiore impatto sulla memoria dello spettatore. Due sono i principi tecnici fondamentali: primo, il film deve finire prima che lo spettatore sia pronto a vederlo finire e non dopo. La sensazione di "volevo ancora" è l'obiettivo. La sensazione di "stava già per finire" è il fallimento. Secondo, l'ultima immagine del film ovvero l'ultimo fotogramma prima del nero, deve essere scelta con la stessa cura con cui un poeta sceglie l'ultima parola di una poesia. È quella che resta.

Il test del finale

Finito il montaggio del film, guarda solo gli ultimi 90 secondi con gli occhi di chi non ha visto nulla prima. Chiedi: questo finale porta da qualche parte, o si limita a fermarsi? C'è una risonanza tra l'ultima immagine e la prima? Se la risposta a entrambe è sì, il finale funziona. Se l'ultima immagine è puramente "di servizio" come un personaggio che se ne va, una porta che si chiude, un'auto che parte, considera se esiste un'immagine più ricca e più aperta nel materiale che hai già girato.


* La revisione: il lavoro che si fa da soli

Uno dei momenti più importanti del processo di montaggio non avviene al computer: avviene quando ci si allontana dal film per almeno 24 ore o meglio 48 ore, e poi lo si rivede come se fosse la prima volta. Dopo giorni passati sullo stesso materiale, il montatore smette di vedere il film: vede le sue intenzioni, non il risultato. La distanza temporale ripristina lo sguardo fresco che è l'unico strumento di verifica efficace.

Un secondo strumento fondamentale è la visione con un pubblico, anche di una sola persona, che non conosca il progetto. Non per raccogliere consigli su cosa cambiare ma per osservare dove si muovono, dove smettono di guardare lo schermo, dove ridono in modo inaspettato, dove sembrano confusi. Il corpo dello spettatore dice tutto quello che la sua cortesia non direbbe mai.

Ricapitolando: 

  • Hai visto tutto il grezzo prima di iniziare a tagliare?
  • Il rough cut è più lungo del film finito di almeno 20-30%?
  • Ogni scena fa almeno due cose contemporaneamente (trama + caratterizzazione)?
  • Hai provato a tagliare le prime due scene e vedere se il film funziona ancora?
  • Il suono ambiente è continuo tra i tagli? Hai registrato il room tone sul set?
  • Hai visionato il film in silenzio totale prima di aggiungere una musica?
  • La continuità degli sguardi e delle posizioni è coerente nelle scene di dialogo?
  • Hai aspettato almeno 24 ore prima della revisione finale?
  • Hai mostrato il film a qualcuno che non sa nulla del progetto?
  • L'ultima immagine del film è stata scelta con la stessa cura della prima?


* Il montaggio è riscrivere il film

C'è un detto tra i montatori professionisti: il film viene scritto tre volte: la prima sulla carta, durante la sceneggiatura; la seconda sul set, durante le riprese; la terza in sala di montaggio. Questa terza scrittura è l'unica che vede il pubblico. Ed è l'unica in cui si può davvero scegliere cosa il film deve essere: non cosa si era pianificato che fosse, ma cosa il materiale reale, con tutto il suo imprevisto e la sua verità, permette che diventi per il pubblico.
Il montatore che capisce questo non è un tecnico che assembla clip: è un autore che riscrive con immagini già esistenti. Ed è in questa riscrittura che è paziente, coraggiosa ed onesta, che i film mediocri diventano buoni, ed i film buoni diventano piccoli grandi capolavori.

 

Ricapitolando, queste sono le principali regole a cui attenersi: 

  • Hai visto tutto il grezzo prima di iniziare a tagliare?
  • Il rough cut è più lungo del film finito di almeno 20-30%?
  • Ogni scena fa almeno due cose contemporaneamente (trama + caratterizzazione)?
  • Hai provato a tagliare le prime due scene e vedere se il film funziona ancora?
  • Il suono ambiente è continuo tra i tagli? Hai registrato il room tone sul set?
  • Hai visionato il film in silenzio totale prima di aggiungere una musica?
  • La continuità degli sguardi e delle posizioni è coerente nelle scene di dialogo?
  • Hai aspettato almeno 24 ore prima della revisione finale?
  • Hai mostrato il film a qualcuno che non sa nulla del progetto?
  • L'ultima immagine del film è stata scelta con la stessa cura della prima?


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L'articolo si apre con il principio più ignorato di tutto il processo: guardare l'intero girato prima di toccare qualsiasi cosa, spiegando perché la prima visione è l'unico momento in cui il montatore vede con gli occhi dello spettatore, e perché quello sguardo va protetto e annotato.

Segue la spiegazione delle cinque fasi del montaggio (dalla visione del grezzo al picture lock), con la definizione chiara di ogni termine tecnico: clip, take, rough cut, seleziona. Ogni termine ha la sua casella dedicata con la spiegazione in italiano corrente, senza gergo non spiegato.

La sezione sui tipi di taglio descrive sei strumenti diversi con la funzione narrativa di ciascuno e il contesto d'uso preciso. Poi arriva la sezione sul ritmo, che è la più difficile da insegnare e la più importante da capire: cinque leggi operative concrete, con la spiegazione del "timing del taglio" fino al livello del singolo fotogramma.

L'audio occupa una sezione intera, con la distinzione tra suono diegetico ed extradiegetico, la spiegazione dei J-cut e L-cut, il concetto di room tone con la sua funzione pratica, e la regola della musica cioè quella che dice quando metterla e soprattutto quando non metterla.

Le sezioni finali coprono la continuità (raccordo di sguardo, regola dei 180°, errori di oggetti di scena), le tecniche avanzate, e il processo di revisione con la checklist operativa in dieci punti. Il tutto si chiude con il principio che unifica tutto: il montaggio è la terza scrittura del film, e l'unica che il pubblico vedrà mai.