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11. COSTRUIRE L’ESCALATION

L’escalation (progressione crescente) è il cuore della commedia. Ogni soluzione deve creare un problema più grande.

Una corretta progressione può essere costruita così:

  1. piccolo imbarazzo;
  2. tentativo di nasconderlo;
  3. nuova complicazione;
  4. menzogna più grande;
  5. rischio pubblico;
  6. crollo finale.

La ripetizione senza variazione annoia. Ogni nuova difficoltà deve aumentare il costo emotivo o pratico.

- Progressione di “Il tavolo delle sette”

Primo livello: Marta e Davide notano piccole incongruenze nelle descrizioni ricevute.

Secondo livello: invece di chiedere chiarimenti, fingono di ricordare particolari mai conosciuti.

Terzo livello: Bianca porta una bottiglia offerta “alla nuova coppia” e scatta una fotografia.

Quarto livello: Marta riceve un messaggio dal vero Luca, che dice di essere davanti al locale.

Quinto livello: Davide vede arrivare Serena e, per non ammettere l’errore, presenta Marta come una collega.

Sesto livello: Luca e Serena vengono fatti sedere allo stesso tavolo, trasformando la cena in un confronto a quattro.

- Progressione di “Il curriculum perfetto”

Primo livello: Giulio traduce male una frase del cliente.

Secondo livello: il suo errore viene interpretato come una richiesta urgente.

Terzo livello: Giulio sostiene di conoscere il programma necessario per modificare la presentazione.

Quarto livello: provoca un blocco del sistema.

Quinto livello: per nascondere il danno, attribuisce il problema ad un attacco informatico.

Sesto livello: Riccardo vuole affidargli ufficialmente la gestione dell’emergenza davanti a tutto l’ufficio.

- Progressione di “Fuori fuoco”

Primo livello: manca un familiare.

Secondo livello: Paolo arriva e nasconde di essersi separato dalla moglie.

Terzo livello: Federica arriva con un vestito quasi identico a quello di Laura.

Quarto livello: Marco rifiuta di togliere le cuffie e di sorridere.

Quinto livello: Gianni riceve una telefonata sul trasferimento lavorativo segreto.

Sesto livello: durante la posa, nonna Ada entra prima del previsto e sente una parte della discussione.

 

12. USARE LA REGOLA DEL TRE

La rule of three (regola del tre) è un principio classico della comicità.

Un elemento viene presentato una prima volta.
Ritorna una seconda volta, creando attesa.
Alla terza volta cambia in modo inatteso.

Esempio semplice:

Prima volta: un personaggio non riesce ad aprire una porta.
Seconda volta: usa una chiave sbagliata.
Terza volta: scopre che la porta era già aperta.

La terza occorrenza deve sorprendere, non limitarsi a ripetere.

* Applicazione

“Il tavolo delle sette”

Davide prova tre volte a raccontare che lavora nel cinema.

Prima volta: dice di occuparsi di suono per produzioni importanti.

Seconda volta: Marta gli chiede di citare un regista con cui ha lavorato e lui cambia argomento.

Terza volta: arriva una telefonata dal vero datore di lavoro e si scopre che registra audiolibri per manuali di elettrodomestici.

La rivelazione può però diventare affettuosa: Marta trova il lavoro meno prestigioso ma più interessante delle bugie.

“Il curriculum perfetto”

Giulio usa tre frasi inglesi imparate a memoria.

La prima sembra funzionare.
La seconda non ha senso nel contesto.
La terza viene pronunciata dal cliente stesso, che gli spiega in italiano che è nato a Bologna.

“Fuori fuoco”

Enrico chiede tre volte alla famiglia di guardare verso l’obiettivo.

La prima volta tutti guardano in direzioni diverse.
La seconda volta qualcuno chiude gli occhi.
La terza volta nessuno guarda la macchina fotografica perché è scoppiata la discussione, ma proprio in quel momento parte lo scatto automatico e nasce la fotografia migliore.

 

13. GESTIRE GLI EQUIVOCI CON CHIAREZZA

Un equivoco funziona quando il pubblico comprende la verità, mentre uno o più personaggi la ignorano.

Se anche il pubblico è confuso, la scena perde comicità.

Bisogna stabilire:

  • chi conosce la verità;
  • chi crede ad una versione falsa;
  • quale informazione manca;
  • quando il pubblico scopre l’errore;
  • quando il personaggio lo comprenderà.

L’equivoco deve essere credibile. Se potesse essere risolto con una domanda semplicissima, bisogna fornire al personaggio una ragione emotiva per non farla.

Marta non domanda subito a Davide come si chiama perché teme di sembrare disattenta e poco interessata.

Giulio non confessa di aver mentito perché considera quel lavoro l’ultima possibilità.

Laura non permette ai familiari di parlare liberamente perché teme che la nonna scopra quanto tutti loro siano divisi.

Non è la mancanza di informazioni a sostenere la commedia. È la paura di affrontare la verità.

 

14. STRUTTURARE UN CORTO DI 20-30 MINUTI

Indicativamente, una pagina di sceneggiatura corrisponde a circa un minuto di film. Un corto di 25 minuti può quindi avere circa 22-27 pagine, a seconda del numero di dialoghi, silenzi ed azioni.

Una struttura utile può essere divisa in otto movimenti.

Movimento 1 - Presentazione

Durata indicativa: 2-3 minuti.

Mostrare protagonista, ambiente, desiderio e difetto.

Movimento 2 - Evento scatenante

Durata indicativa: 2-3 minuti.

La situazione comica ha inizio.

Movimento 3 - Primo tentativo

Durata indicativa: 3 minuti.

Il protagonista prova a risolvere il problema con il proprio metodo abituale.

Movimento 4 - Prima escalation

Durata indicativa: 3-4 minuti.

Il tentativo crea nuove difficoltà.

Movimento 5 - Punto centrale

Il midpoint (punto centrale) cambia il livello del conflitto. La verità sembra sul punto di emergere oppure il protagonista ottiene una falsa vittoria.

Movimento 6 - Crollo

Le menzogne e gli equivoci diventano ingestibili.

Movimento 7 - Climax

Il protagonista deve scegliere tra continuare a fingere e dire la verità.

Movimento 8 - Risoluzione

La conseguenza della scelta produce il finale emotivo e l’ultima battuta comica.

 

15. APPLICARE LA STRUTTURA AGLI ESEMPI

“Il tavolo delle sette”

  1. Marta e Davide si preparano separatamente all’appuntamento.
  2. Bianca li fa sedere insieme.
  3. I due cercano di conoscersi fingendo di riconoscersi.
  4. Le incongruenze aumentano.
  5. Marta comincia a trovare Davide simpatico proprio quando scopre l’errore.
  6. Arrivano i veri appuntamenti.
  7. I quattro si confrontano e tutte le recite crollano.
  8. Marta e Davide escono separatamente, ma si ritrovano alla fermata dell’autobus e decidono di prendere un caffè senza presentazioni preparate.

“Il curriculum perfetto”

  1. Giulio arriva all’ufficio provando frasi motivazionali.
  2. Inizia il colloquio.
  3. La videoconferenza crea la prima prova imprevista.
  4. Giulio inventa competenze sempre nuove.
  5. Sembra aver risolto la crisi grazie a un errore fortunato.
  6. Sara scopre il curriculum originale, molto più modesto.
  7. Giulio confessa davanti a tutti, ma propone una soluzione semplice che nessuno aveva considerato.
  8. Non ottiene il posto per cui si era candidato, ma gli viene offerto un contratto di prova in un ruolo più adatto alle sue capacità reali.

“Fuori fuoco”

  1. Laura prepara il soggiorno.
  2. Il fotografo arriva e comunica il limite di tempo.
  3. I familiari entrano progressivamente portando tensioni e segreti.
  4. Laura tenta di controllarli.
  5. La famiglia ottiene finalmente una posa apparentemente perfetta.
  6. Una telefonata rivela il trasferimento di Gianni e fa esplodere i conflitti.
  7. Nonna Ada interrompe la discussione e chiede di smettere di recitare.
  8. Lo scatto partito accidentalmente durante il caos diventa la fotografia scelta dalla nonna.

 

16. SCRIVERE LE SINGOLE SCENE COMICHE

Ogni scena deve avere:

  • un obiettivo;
  • un ostacolo;
  • un cambiamento;
  • una chiusura efficace.

È utile entrare nella scena il più tardi possibile ed uscirne appena è avvenuto il cambiamento. Questa tecnica viene spesso indicata con enter late, leave early (entrare tardi, uscire presto).

Non è necessario mostrare Marta che arriva, parcheggia, entra, saluta e si siede. Si può iniziare direttamente con Bianca che la accompagna al tavolo sbagliato.

Non serve mostrare Giulio mentre attende dieci minuti. La scena può iniziare con Elena che legge ad alta voce la prima competenza falsa.

Una scena comica può terminare con un button (chiusura comica), cioè una battuta, un gesto od un’immagine che conclude il piccolo movimento comico.

Per esempio:

ELENA
Qui scrive “inglese fluente”.

GIULIO
Fluente nel senso che... non si blocca.

Dal computer arriva una voce in inglese.

Giulio si blocca.

Questa immagine è il button della scena.

 

17. USARE SETUP, PAYOFF E CALLBACK

Il setup (preparazione) introduce un dettaglio.
Il payoff (risultato) lo fa tornare con un nuovo significato.
Il callback (richiamo) riprende una battuta od una gag precedente.

Questi strumenti danno al pubblico la soddisfazione di riconoscere una costruzione.

* Negli esempi

- In “Il tavolo delle sette”, Davide dice all’inizio di odiare le persone che usano frasi preparate. Nel finale, alla fermata, prova a usare una frase romantica e Marta lo interrompe:

MARTA
Questa l’avevi preparata?

DAVIDE
Da almeno tre fermate.

- In “Il curriculum perfetto”, Giulio scrive nel curriculum “grande capacità di lavorare sotto pressione”. Quando tutto crolla, Sara gli chiede:

SARA
Come va sotto pressione?

GIULIO
Sto cercando la superficie.

- In “Fuori fuoco”, Laura continua a ripetere: “Dobbiamo sembrare naturali.” Nel finale, osservando la foto caotica, nonna Ada dice:

ADA
Finalmente sembrate naturali.

 

18. SCRIVERE DIALOGHI COMICI CREDIBILI

Il dialogo comico non deve essere composto soltanto da battute brillanti. Le persone non devono sembrare tutte comici professionisti.

La comicità può nascere, ad esempio, da:

  • una risposta letterale;
  • una importante informazione omessa;
  • un cambio improvviso di argomento;
  • l'eccesso di precisione;
  • una frase pronunciata dalla persona sbagliata;
  • il sottotesto;
  • il silenzio;
  • una ripetizione;
  • il contrasto tra tono e situazione.

Un buon dialogo assegna ad ogni personaggio una voce diversa.

Marta usa parole precise e corregge.
Davide gira intorno alla verità.
Bianca interpreta tutto romanticamente.
Giulio parla troppo quando ha paura.
Sara risponde con poche parole.
Laura dà ordini.
Paolo usa l’ironia per nascondere il fallimento matrimoniale.
Nonna Ada pronuncia frasi semplici che smascherano tutti.

* Esempio di sottotesto comico

MARTA
Mi avevano detto che eri molto spontaneo.

DAVIDE
Lo sono. Mi preparo moltissimo per esserlo.

La frase fa ridere, ma rivela anche il suo bisogno di controllo.

 

19. DARE SPAZIO ALLA COMICITÀ VISIVA

Il cinema non deve affidarsi soltanto alle parole. La visual comedy (comicità visiva) nasce da corpi, oggetti, spazi, entrate, uscite e composizione dell’inquadratura.

Esempi:

  • una sedia troppo bassa durante un colloquio;
  • quattro persone costrette allo stesso piccolo tavolo;
  • una famiglia che non riesce ad entrare nell’inquadratura;
  • un vassoio che passa nel momento sbagliato;
  • un computer che mostra una pagina compromettente;
  • un personaggio che sorride mentre sotto il tavolo cerca di spegnere il telefono;
  • una torta progressivamente rovinata durante una discussione.

La gag visiva deve essere leggibile. Se la macchina da presa taglia troppo o mostra il dettaglio in ritardo, la comicità si perde.

* Gag visive per i tre corti

In “Il tavolo delle sette”, Marta e Davide spostano progressivamente sedie e piatti per accogliere i veri appuntamenti. Alla fine nessuno riesce più a capire quale bicchiere o piatto appartenga a chi.

In “Il curriculum perfetto”, Giulio cerca di imitare Sara mentre usa un programma informatico. Ogni volta che lei muove il mouse, lui ripete il gesto su un computer spento.

In “Fuori fuoco”, Laura tenta di ordinare la famiglia per altezza, ma ogni spostamento nasconde qualcun altro. La nonna, la persona più importante, finisce quasi fuori dall’inquadratura.

 

20. COSTRUIRE IL PUNTO CENTRALE

Il punto centrale non è semplicemente ciò che avviene a metà del film. Deve cambiare il significato della situazione.

Può essere:

  • una falsa vittoria;
  • una prima rivelazione;
  • un cambio di alleanza;
  • l’arrivo di un nuovo personaggio;
  • il momento in cui il protagonista comincia a ottenere ciò che voleva, ma nel modo sbagliato.

* Nei tre esempi

Marta scopre che Davide non è il suo appuntamento originario, ma decide di non dirglielo perché si sta trovando bene con lui. Da quel momento non è più vittima dell’equivoco: ne diventa complice.

Giulio riesce accidentalmente a recuperare una parte della presentazione. Tutti lo considerano competente e Riccardo gli propone già il posto. La menzogna ha funzionato troppo bene.

La famiglia Moretti riesce finalmente a mettersi in posa ed appare perfetta. Proprio in quel momento Laura comprende che la fotografia sta nascondendo tutto ciò che nessuno ha il coraggio di dire.

 

21. PREPARARE IL CROLLO

Il protagonista comico deve arrivare ad un punto in cui non può più sostenere la propria strategia.

Il bugiardo viene scoperto.
Il controllore perde il controllo.
Chi vuole apparire perfetto mostra il proprio fallimento.
Chi evita l’intimità deve esporsi.

Il crollo non deve essere soltanto pratico. Deve colpire la fragilità del personaggio.

Marta teme di essere giudicata e viene accusata da Luca di aver trasformato l’appuntamento in una selezione.

Giulio teme di non valere nulla senza le competenze inventate e scopre che Sara aveva apprezzato proprio le sue soluzioni improvvisate.

Laura teme che la famiglia si disgreghi e sente Gianni dire di aver accettato un lavoro lontano perché in casa non riusciva più a parlare con lei.

La commedia diventa più forte quando, per un breve momento, smette di proteggere il protagonista.

 

22. SCRIVERE IL CLIMAX

Il climax (culmine) non deve essere soltanto la gag più grande. Deve essere il momento in cui il protagonista compie una scelta nuova.

Marta deve smettere di analizzare tutti e dire sinceramente che Davide le piace.

Davide deve confessare di aver esagerato la propria vita.

Giulio deve interrompere la recita, deve ammettere di aver mentito e propone una soluzione senza fingere di essere un esperto.

Laura deve smettere di dirigere la famiglia ed accettare che gli altri parlino, anche davanti alla nonna.

Il climax risolve il conflitto esterno perché affronta il problema interno.

 

23. TROVARE UN FINALE COMICO ED EMOTIVO

Il finale di una commedia deve produrre due soddisfazioni:

  • chiudere il problema narrativo;
  • confermare il cambiamento del personaggio.

È utile conservare un’ultima gag, ma senza cancellare l’emozione.

* Finali degli esempi

“Il tavolo delle sette”

Dopo il disastro della cena, Marta e Davide escono separatamente. Si ritrovano alla fermata dell’autobus. Nessuno dei due vuole più fingere.

DAVIDE
Io mi chiamo davvero Davide.

MARTA
Su questo avevo già dei sospetti.

Decidono di prendere un caffè. Quando arriva l’autobus, Bianca esce dalla trattoria gridando che hanno dimenticato di pagare la bottiglia della “nuova coppia”.

“Il curriculum perfetto”

Giulio non ottiene il posto da responsabile tecnico, ma Elena gli propone un periodo di prova come assistente creativo, perché durante la crisi ha saputo far collaborare persone che normalmente non si parlavano.

Prima di uscire, Giulio chiede se debba inviare un curriculum aggiornato.

ELENA
Questa volta più corto.

GIULIO
Tolgo le lingue.

SARA
Tutte.

“Fuori fuoco”

Nonna Ada sceglie la fotografia scattata accidentalmente durante il litigio. Nella foto Laura sta urlando, Paolo ride, Federica cerca di salvare la torta, Marco guarda finalmente la famiglia invece del telefono e Gianni tiene la mano della moglie.

Laura protesta perché nessuno è venuto bene.

ADA
Non dovevate venire bene. Dovevate essere voi.

Enrico comunica che la foto è leggermente mossa.

ADA
Meglio. Così si vede che siamo ancora vivi.

 

24. MANTENERE IL RITMO

Il timing (tempo comico) riguarda il momento esatto in cui una battuta, uno sguardo od un taglio producono il massimo effetto.

Il ritmo non significa velocità continua. Una pausa può far ridere più di una risposta immediata.

È utile alternare:

  • dialoghi rapidi;
  • silenzi imbarazzati;
  • azioni fisiche;
  • rivelazioni;
  • momenti emotivi;
  • riprese più larghe che permettano di osservare più personaggi.

Un corto di 25 minuti non dovrebbe contenere venticinque minuti di battute. Il pubblico ha bisogno di respirare e di affezionarsi.

La scena emotiva breve può rendere più efficace la scena comica successiva.

 

25. NON CONFONDERE PERSONAGGI COMICI E CARICATURE

Un personaggio può essere esasperato, ma deve restare umano.

La caricatura possiede un solo tratto.
Il personaggio possiede una contraddizione.

Bianca non deve essere soltanto una ristoratrice invadente: può essere una donna divorziata che continua a credere nelle coppie altrui.

Riccardo non deve essere soltanto un capo incompetente: può avere paura che l’azienda chiuda ed allora nasconde l’ansia dietro frasi motivazionali.

Laura non deve essere soltanto una maniaca del controllo: il suo comportamento nasce dalla paura autentica di perdere la famiglia.

La contraddizione genera empatia.

 

26. SCEGLIERE BENE IL BERSAGLIO DELLA COMICITÀ

Una commedia deve sapere di che cosa ride.

È generalmente più efficace ridere:

  • dell’arroganza;
  • della vanità;
  • delle menzogne;
  • dell’ipocrisia;
  • delle regole assurde;
  • delle pretese sociali;
  • del bisogno di apparire perfetti;
  • dei rapporti di potere.

È meno efficace colpire una persona soltanto perché fragile, povera, anziana, straniera od in difficoltà.

In “Il curriculum perfetto” non si ride di un disoccupato. Si ride di un sistema che pretende competenze impossibili e di un candidato che cerca di adeguarsi mentendo.

In “Fuori fuoco” non si ride della crisi familiare. Si ride del tentativo assurdo di nasconderla dietro una fotografia perfetta.

 

27. RISCRIVERE LA COMMEDIA

La prima versione serve a trovare la storia. La comicità nasce spesso nelle riscritture.

Durante la revisione bisogna controllare:

  • la situazione comica inizia presto?
  • il protagonista ha un obiettivo chiaro?
  • ogni scena peggiora o modifica il problema?
  • le battute appartengono davvero ai personaggi?
  • ci sono ripetizioni?
  • l’equivoco è comprensibile?
  • il pubblico conosce abbastanza informazioni?
  • il finale nasce dal carattere del protagonista?
  • le gag visive sono leggibili?
  • esiste un momento emotivamente sincero?

È molto utile organizzare una table read (lettura a tavolino) con alcuni attori. Le battute che sembrano divertenti sulla pagina possono risultare artificiali quando vengono pronunciate.

Durante la lettura non bisogna ascoltare soltanto le risate. Bisogna osservare:

  • dove l’attenzione cala;
  • dove una spiegazione è troppo lunga;
  • dove gli attori inciampano;
  • dove il pubblico anticipa la battuta;
  • dove l’emozione non arriva.

 

28. PREPARARE IL CORTO PER LA PRODUZIONE

Una commedia a basso o medio budget può ottenere ottimi risultati se viene costruita attorno a:

  • una o due location;
  • pochi personaggi;
  • oggetti semplici;
  • dialoghi ben provati;
  • attori con buon ascolto;
  • una regia precisa;
  • un montaggio ritmico;
  • un audio molto pulito.

La commedia soffre particolarmente di un suono debole. Se il pubblico non comprende una parola o non sente una pausa, il tempo comico si perde.

Le prove sono fondamentali. Non devono però rendere la recitazione meccanica. Gli attori devono conoscere il ritmo, ma continuare ad ascoltarsi.

Il regista dovrebbe girare:

  • una versione con il ritmo previsto;
  • una versione leggermente più rapida;
  • una versione più trattenuta;
  • le reazioni e silenzi;
  • i dettagli degli oggetti usati nelle gag.

Il montatore avrà così diverse possibilità.

 

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