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L'illuminazione in chiave alta o bassa nel cinema

High Key Harry film cortometraggiL'illuminazione in chiave alta e in chiave bassa sono due approcci contrastanti nell'illuminazione cinematografica, utilizzati per creare diverse atmosfere e sensazioni visive nei film.

Vediamo cosa significano:

  1. Illuminazione in chiave alta (High-Key Lighting): L'illuminazione in chiave alta è caratterizzata da una distribuzione uniforme e intensa della luce nella scena. In questa tecnica, la maggior parte della scena è ben illuminata, con poche o nessuna area di ombra. Questo stile di illuminazione è spesso utilizzato per creare un'atmosfera chiara, aperta, gioiosa e rassicurante.

Tonalità, saturazione e luminosità del Colore

La tonalità, la saturazione e la luminosità (detta anche "value" o "brightness") sono tre componenti fondamentali del colore. Questi tre elementi aiutano a definire e a descrivere le caratteristiche di un colore specifico.

La Luminosità ed il Contrasto nel cinema

La Luminosità ed il Contrasto nel cinema corometraggio 1La luminosità e il contrasto sono due elementi chiave nella fotografia e nella cinematografia che influenzano l'aspetto e l'atmosfera di un'immagine o di un film. Vediamo di cosa si tratta:

  1. Luminosità: La luminosità si riferisce al livello di illuminazione generale presente in un'immagine o in una scena cinematografica. Una scena luminosa avrà una maggiore quantità di luce, mentre una scena scura avrà meno luce. La luminosità è influenzata dalla quantità di luce naturale presente nella scena o dalla luce artificiale utilizzata dal regista o dal direttore della fotografia.

Cos'è la fotografia nel cinema?

É lo studio delle luci finalizzato all’illuminazione, alla resa coloristica e in generale al cosiddetto “look & feel” di un film, che comprende oltre alle cose sopracitate anche altre caratteristiche di un’immagine (che sia fissa o in movimento), per esempio la scala di grigio (massimo nero e massimo bianco), la caduta della luce, quanto é morbida o dura, la temperatura del colore e altri aspetti.

La sezione aurea nel cinema

La sezione aurea nel cinema 1La sezione aurea, nota anche come rapporto aureo o proporzione divina, è un concetto matematico e estetico che si basa su una proporzione particolare, indicata approssimativamente dal numero φ (phi), che è pari a circa 1,6180339887. Questa proporzione è considerata esteticamente piacevole e armoniosa ed è stata utilizzata in diversi campi artistici, compreso il cinema.

Binari cinematografici, cosa sono e come si usano

I binari cinematografici, noti anche come binari di dolly o binari di tracciamento, sono una struttura metallica su cui viene montato un dolly (un carrello su cui poggia la videocamera) per effettuare movimenti fluidi e stabili della telecamera durante le riprese cinematografiche.

Ecco come vengono utilizzati i binari cinematografici:

  1. Preparazione: Prima di iniziare le riprese, è necessario installare i binari cinematografici sulla superficie desiderata. I binari possono essere posizionati su supporti speciali o montati su treppiedi per garantire stabilità. È importante assicurarsi che i binari siano saldamente fissati al suolo o agli supporti in modo da evitare movimenti indesiderati durante le riprese.

Microfoni per la ripresa cinematografica

Nella ripresa cinematografica, l'audio di alta qualità è fondamentale per accompagnare le immagini. Ecco alcuni tipi di microfoni comunemente utilizzati per la ripresa cinematografica:

  1. Microfono a condensatore shotgun: Questo tipo di microfono è molto comune nella ripresa cinematografica. È direttivo, cattura principalmente il suono dalla direzione in cui è puntato e riduce i suoni indesiderati provenienti dalle altre direzioni. Il microfono a condensatore shotgun può essere montato sulla videocamera o su un boom pole (asta telescopica) tenuto dall'operatore del suono.

Il Crane cosa è e a cosa serve

crane jib film cortometraggiIl crane, noto anche come gru cinematografica o jib, è un dispositivo meccanico utilizzato nell'industria cinematografica per realizzare riprese aeree fluide e dinamiche. Il crane è essenzialmente una struttura a braccio che permette di sollevare la telecamera in altezza, estendendo il suo raggio d'azione e consentendo movimenti fluidi e precisi in tutte le direzioni.

Usare la regola dei Terzi (teoria)

regola dei terzi cortometraggi film fotoLa regola dei terzi è un principio di composizione visiva utilizzato nella fotografia e nel cinema per creare inquadrature bilanciate e interessanti. La regola dei terzi suddivide l'immagine in nove parti uguali, utilizzando due linee orizzontali e due linee verticali immaginarie. Gli elementi chiave dell'immagine sono posizionati lungo queste linee o nei loro punti di intersezione, noti come "punti di forza". Ecco come puoi applicare la regola dei terzi:

Uso professionale del Ciak

ciak cinema cortometraggi filmIl "ciak" è un termine comune nell'industria cinematografica che si riferisce alla clapperboard o slateboard, un dispositivo utilizzato per sincronizzare l'audio e il video durante le riprese. È un elemento essenziale per segnare l'inizio di una scena o di una ripresa e fornisce informazioni cruciali per la fase di montaggio. Ecco alcune informazioni sull'uso del ciak:

Piano di Lavorazione di un Cortometraggio o Film

PRIMA ANALISI DELLA SCENEGGIATURA: Serve una prima lettura per determinare le location di registrazione del film e per elencare tutti i fabbisogni delle varie scene: presenza degli attori, materiali occorrenti, costumi e trucchi necessari, ecc...

Tecniche di riprese: Effetto Vertigo

Effetto Vertigo film cortometraggio ilcortoQuesta tecnica di ripresa deve il suo nome al regista Alfred Hitchcock che la utilizzò per la prima volta nel suo film "La donna che visse due volte" (1958) col titolo originario emblematico: Vertigo (Vertigine), per creare un senso di vertigine all'attore protagonista James Steward, che soffre di acrofobia (ovvero di vertigini).
L’effetto Vertigo (chiamato pure dolly zoom, ed anche brevemente zolly) è la tecnica cinematografica che consiste in una struttura di alternanza di uno zoom in avanti e di una carrellata all'indietro. Permette di ottenere un forte effetto visivo e psicologico di destabilizzazione. L'effetto può essere costruito pure all'incontrario con uno zoom all’indietro e di una carrellata in avanti,

L'effetto contrario fu utilizzato dal regista Steven Spielberg nel film "Lo squalo" (1975): il capo della polizia Martin Brody interpretato da Roy Scheider è sulla spiaggia affollata e quando l'acqua del mare diventa rossa la sua paura viene visualizzata un potente dolly zoom sul suo volto.

Come dare tridimensionalità ad una ripresa cinematografica

Per dare tridimensionalità a una ripresa cinematografica, è possibile sfruttare una serie di tecniche e strategie per creare una percezione di profondità e spazialità nell'immagine. Ecco alcune delle tecniche principali:

Il CIAK serve davvero? anche per un cortometraggio?

ciak cortometraggioIl Ciak è quella tavoletta di legno, oggi anche in plastica, dove si scrivono tante informazioni, come: il nome del regista, il titolo del film, il nome del direttore della fotografia, il nome della produzione, la data di quando si gira la scena, se si sta girando in un interno od esterno, se la scena è ambientata di giorno o di notte, ma soprattutto il numero di scena che si sta girando, e quante volte quella scena è stata girata. Tutte queste informazioni servono al montatore quando si trova tante di scene da montare, prima prese da molte pizze di pellicole, oggi da molti hard disk o schede di memoria, che vengono numerate con un numero che appare pure sul Ciak.

Il compito del ciakkista è quello di gestire la compilazione della tavoletta annotando le cifre riguardanti il numero di scena che si sta girando, l'inquadratura ed il numero di volte che è stata effettuata quella ripresa. Se sentiamo il ciakkista dire "Dieci, due" significa che si sta riprendendo la scena 10 per la seconda volta. SE il regista non è contento del risultato o se uno degli attori si ferma, sbaglia una battuta, bisogna ripetere la scena ed il ciakkista annucerà: "Dieci, tre". E così via.

A volte, una scena deve essere ripresa con 2 o più inquadrature diverse, allora il ciakkista inserisce anche il numero dell'inquadratura che si deve girare, e dirà, ad esempio: "Dieci, due, due", intendendo che si sta riprendendo per la Scena 10, la seconda inquadratura per la seconda volta. SE la ripresa deve essere ripetura, dirà: "Dieci, due, tre", mentre se è perfetta, probabilmente (a secondo di quanto prevede la sceneggiatura) dirà: "Dieci, tre, uno". Semplice, no?

Una figura che è sempre presente in collegamento col ciakkista, oltre che con il regista, è la segretaria di edizione... cioè la figura professionale che si occupa di registrare il risultato di ogni singola ripresa del film (utilizzando il bollettino di edizione), riportando per ogni ciak effettuato il commento del regista (come "buona" o "da riserva") che sarà poi utile nella fase di montaggio.

 

 

 

Aggiungere dinamismo nei video con la tecnica dei jump cuts

I "jump cuts" sono una tecnica di montaggio video in cui due o più inquadrature simili o quasi identiche vengono unite, creando un effetto di salto o discontinuità visiva. Questa tecnica può essere utilizzata per creare un senso di dinamismo o per enfatizzare una transizione temporale o emotiva nel video.

Come utilizzare la tecnica del Time Lapse

La tecnica del "time-lapse" è una tecnica cinematografica che consiste nell'accelerare la riproduzione di un evento che si verifica nel corso del tempo, creando un effetto di passaggio temporale rapido. Questa tecnica è ampiamente utilizzata per mostrare processi lunghi o eventi che normalmente si svolgono molto lentamente, come il sorgere e il tramontare del sole, la crescita di una pianta o il movimento delle nuvole nel cielo.

Ecco come puoi utilizzare la tecnica del time-lapse:

  1. Attrezzatura necessaria: Avrai bisogno di una fotocamera (ideale una reflex digitale o una mirrorless) che consenta di impostare manualmente le impostazioni dell'otturatore, un treppiede stabile per mantenere la fotocamera ferma durante le riprese e, preferibilmente, un intervalometro o un telecomando per scattare foto in modo programmato.

  2. Scelta del soggetto: Scegli un soggetto interessante o un evento che si svolge nel corso del tempo. Puoi optare per soggetti naturali come il movimento delle stelle nel cielo, il cambiamento delle stagioni o il traffico in una città, oppure puoi creare scene artificiali come la costruzione di un edificio o la preparazione di un pasto.

  3. Impostazioni della fotocamera: Configura la fotocamera in modalità manuale per avere il controllo completo delle impostazioni. Imposta la sensibilità ISO al livello più basso (solitamente 100 o 200) per ridurre il rumore nell'immagine. Seleziona un'apertura dell'obiettivo adeguata (solitamente tra f/8 e f/16) per ottenere una profondità di campo sufficiente. Imposta un tempo di esposizione più lungo per catturare la luce nel corso del tempo (tipicamente da 1 a 30 secondi, a seconda della velocità dell'evento).

  4. Intervallo di scatto: Decide l'intervallo tra uno scatto e l'altro. Questo dipende dalla durata dell'evento e da quanto veloce desideri che sia il time-lapse. Ad esempio, se vuoi registrare il movimento delle stelle, potresti scattare una foto ogni 20-30 secondi. Se stai catturando il movimento delle nuvole, potresti scattare una foto ogni 2-5 secondi.

  5. Stabilità: Assicurati che la fotocamera sia stabile su un treppiede solido e che non venga disturbata durante le riprese. Utilizza anche un telecomando o un intervalometro per evitare di toccare la fotocamera durante lo scatto.

  6. Riprese continue: Inizia il processo di ripresa e lascia la fotocamera scattare foto in modo continuo per il periodo desiderato. Può richiedere molto tempo, quindi assicurati di avere batterie sufficienti e spazio di archiviazione per le foto.

  7. Post-produzione: Dopo aver catturato tutte le foto, importale in un software di editing video come Adobe Premiere Pro o Final Cut Pro. Organizza le immagini in sequenza e crea un video time-lapse. Puoi regolare la velocità del time-lapse durante la post-produzione per ottenere l'effetto desiderato.

  8. Aggiungi musica o suoni: Puoi arricchire il tuo time-lapse aggiungendo una colonna sonora o effetti sonori che si adattano al tuo soggetto.

  9. Rendering e condivisione: Una volta completato il montaggio, rendi il tuo video time-lapse in alta risoluzione ed inseriscilo nel tuo cortometraggio per mostrare, ad esempio, il passaggio di tempo tra due scene, oppure l'avvenimento di un fatto particolare... vi ricordate del fiore nel film E.T. L'extraterrestre?

Il time-lapse è una tecnica cinematografica affascinante che può trasformare eventi apparentemente banali in sequenze visivamente sorprendenti e coinvolgenti. Sperimenta con soggetti diversi e tempi di scatto per creare i tuoi impressionanti time-lapse.

 

Le tecniche di ripresa che ogni buon Direttore della Fotografia dovrebbe conoscere

Un bravo regista si riconosce dalla capacità di trasformare semplici inquadrature di un paio di attori sul set in qualcosa di cinematografico, evocativo e talvolta addirittura iconico. Un’operazione questa piena di fascino, quasi un sortilegio. In realtà, queste tecniche sono il risultato della applicazione rigorosa di una serie di principi, per così dire, scientifici con cui il Direttore della Fotografia aiuta il Regista.

Il ciak: una tavoletta indispensabile

Ciak 768x559Il ciak dà il “la” alle riprese, ad ogni singola ripresa di ogni singola scena ed è affascinante che una cosa quasi insignificante come un ciak sia in realtà di vitale importanza per capire come assemblare le scene girate.

Un po’ di storia

Il nome “ciak” deriva semplicemente dal suono che produce l’asticella mobile quando viene battuta sulla tavoletta (o lavagna) sulla quale sono riportati i dati principali della scena che sta per essere girata. In origine veniva chiamato clapperboard e la sua paternità viene fatta risalire a Frank Thring che lo utilizzò per la prima volta negli anni 30 nei suoi studi a Melbourne. Come tutte le cose anche il ciak si è evoluto nel corso degli anni: da tavola in legno scritta con il gesso a lavagna nera sempre scritta con il gesso fino ad arrivare alle lavagne in plexiglass scritte con i pennarelli per poi culminare con il ciak “elettronico” con tanto di led luminosi. Le scritte sul ciak sono rimaste praticamente invariate e quindi su questa tavoletta vediamo riportato il titolo della produzione (film, serie TV o cortometraggio che sia), il numero della scena, il numero di volte in cui è stata ripetuta, la macchina -o le macchine- da presa che sono incaricate di riprendere la scena, il nome del regista e del tecnico che riprende, la data della ripresa e l’ambientazione (interno giorno, esterno giorno ecc…).

Motore, ciak, azione!

È questo il grido di rito prima dell’inizio delle riprese di una scena, è questo ciò che risuona in un set per far capire che si sta registrando. Successivamente al grido “Motore!” esclamato dal regista, il ciacchista batte il ciak nell’inquadratura della macchina da presa in modo che si sappia qual è la scena e quante volte è già stata registrata. Facciamo un esempio: 130 quarta vuol dire che di quella serie tv o di quel film si sta girando la 130esima scena e lo si sta facendo per la quarta volta. Sembrerà assurdo ma il numero di volte che viene ripetuto il ciak per una stessa scena dipende da molti fattori: il budget, il regista, le condizioni meteo, gli attori… Il budget e il regista sono, in linea di massima, i due punti principali: con un budget ristretto non ci si può permettere di girare numerose volte una scena, al contrario con un regista puntiglioso si potrebbero fare moltissimi ciak per una stessa scena.

Analizziamo alcuni ciak

Sulla base di ciò che ho illustrato nei due paragrafi precedenti volevo analizzare due foto di ciak che ho trovato su internet. Premetto che uno dei due è di un film spagnolo e l’altro è di una serie TV che deve ancora andare in onda. Sono stata costretta a fare queste scelte riguardo i ciak da analizzare perché, sebbene in rete ce ne siano molti, molto spesso sono difficili da leggere perché poco nitidi o per nulla a favore di camera.

Ciak numero uno:

Partiamo subito con l’analisi del primo ciak: la produzione si intitola “Tu hijo” (prod.) ed è diretta da Miguel Ángel Vivas (director). Il tecnico addetto alle riprese è Pedro J. Márquez (camera), il ciak è stato battuto il 12-2-18 ed è un esterno giorno (day ext., nell’angolo in basso a destra). Passando alle informazioni che riguardano la scena: è la numero 53-3 (scene) ed è la terza volta che viene ripetuto il ciak (take). L’ultima informazione che abbiamo è che la pellicola su cui si sta registrando è la numero due (roll).

Ciak numero due:

Proseguiamo ora con il secondo ciak: si tratta de “Il commissario Ricciardi” (prod.), diretta da Alessandro D’Alatri (director). L’addetto alle riprese è Davide Sondelli (camera), la scena è stata girata il 23-05 del 2019 (date) ed è un esterno giorno (ext day). Passando alle informazioni sulla scena: è la numero 1084-1 (scene), è la prima volta che viene registrata (take) e la camera addetta alle riprese è la A, con il rullino numero uno (roll). Questo ciak ci dà un’altra informazione: la casa di produzione, ovvero la “Clemart s.r.l.”.

Com’è stato analizzare questi ciak? Spero sia stato utile e divertente, per me lo è stato!

Alcune curiosità

  • Esistono due tipi di ciak, uno italiano e uno statunitense. Il primo ha l’asticella posizionata in basso mentre il secondo ha l’asticella posizionata in alto.
  • La frase completa prima di iniziare le riprese prevede anche l’inserimento della parola “partito” tra “motore” e “ciak” in modo da far capire che si sta effettivamente registrando, nonché l’inserimento della parola “luci” prima ancora di gridare “motore”. In generale, però, il grido più conosciuto prevede solo “motore, ciak, azione!”.
  • Alle volte può rendersi necessario un ciak in coda e, quindi, il ciacchista deve attendere la fine della ripresa di quella scena prima di poter battere il ciak nell’inquadratura.

Cosa ne pensate? Conoscevate la storia di questo utilissimo strumento?

Articolo di Ilaria per sarascrive.com


Ciak in coda

Per vari motivi, in certe inquadrature può essere impossibile battere il ciak all'inizio; si effettua allora il ciak in coda, cioè alla fine dell'inquadratura, dopo che è stato dato l'ordine di "Stop": questa variazione è caratterizzata dal ciak tenuto capovolto davanti all'obiettivo.

 

L’uso pratico del green screen

Se vuoi entrare a far parte del mondo dei filmmaker devi sapere da subito che le riprese realizzate usando uno sfondo verde o blu fanno la differenza, perché ad esso puoi sostituire sfondi personalizzati degni di Hollywood. Segui i consigli di due registi come Martin Vavra e Mitch Apley e poi affidati ad Ultra Key di Adobe Premiere Pro per un risultato da urlo.

Cosa imparerai:

  • Cosa si intende per green screen e chroma keying
  • Perché usare un green screen
  • Breve storia dello schermo verde
  • Come funziona il green screen
  • Come usare il green screen: suggerimenti e trucchi
  • Schermo verde: domande ricorrenti

Cosa si intende per green screen e chroma keying.

Il green screen o schermo verde, detto anche chroma key (che si potrebbe tradurre con intarsio a chiave colore), è una tecnica che viene utilizzata per sostituire lo sfondo di un video. Si gira una scena usando come sfondo un telo di un colore compatto e uniforme, in modo che il soggetto in primo piano sia poi facilmente separabile in fase di postproduzione e lo sfondo possa essere sostituito con ciò che si preferisce.

Square green screen surrounded by lights

La scelta del verde dipende dal fatto che in genere non ci sono toni di carnagione o colori naturali di capelli che siano verdi, quindi si rischia meno di cancellare parti essenziali dei soggetti in primo piano durante la fase di ritocco. Si tratta anche di un colore che contrasta con la maggior parte dei nostri oggetti quotidiani. In alternativa si può utilizzare uno schermo blu, che risulta più adatto specialmente quando lo sfondo è scuro, come ad esempio in una scena notturna.

Perché usare un green screen.

Usare uno schermo verde consente di effettuare riprese di persone e azioni e di aggiungere in una fase successiva sfondi, effetti visivi, dettagli che sono difficili da trovare o che magari neppure esistono nella realtà. 

Tu giri la tua scena con lo schermo verde e poi, grazie a programmi e software, rimuovi il verde attraverso la tecnica del chroma keying, che è un sistema ormai integrato nella maggior parte dei software di video montaggio e streaming. In fase di post produzione puoi sostituire lo schermo verde con un’immagine fissa oppure con immagini in movimento, come un video, che può persino essere in presa diretta. 

Per spiegare meglio di cosa si tratti, possiamo affidarci a una definizione della Infocus Film School, secondo la quale il green screen è una tecnica di effetti visivi, grazie alla quale due immagini o video vengono sovrapposti per ottenere effetti migliori.

Digital film camera capturing a character performing in front of a green screen

I vantaggi di questo sistema sono numerosi:

  • Girare in studio con un green screen costa decisamente meno che organizzare viaggi e trasferimenti per una intera troupe.
  • Si possono “ambientare” le riprese anche in luoghi normalmente non aperti al pubblico, visto che basta aggiungere in post produzione uno sfondo che ritragga questi luoghi, che siano musei, sedi militari, palazzi privati.
  • Con il green screen puoi collocare la tua storia in un mondo avveniristico e basta pensare ai film della serie Matrix per rendersene conto.
  • Si riescono a creare personaggi irreali, come animali antropomorfi oppure esseri mitologici, facendo indossare agli attori alcuni abiti del colore del green screen, che poi vengono rimossi in postproduzione e sostituiti da sagome paurose e fantascientifiche elaborate al computer. Per farti un’idea, pensa solo ai draghi e alle creature mostruose del Signore degli Anelli.

Breve storia dello schermo verde.

La tecnica del green screen o chroma keying è nata molti anni fa con l’obiettivo di poter ricreare in studio una qualsiasi ambientazione, che sia reale, come una foresta tropicale, oppure visionaria come un pianeta dello spazio profondo. Il primo ad utilizzarla è stato Larry Butler nel 1940 per il film “Il ladro di Bagdad”, grazie a quale ha vinto l’Oscar per gli effetti speciali. 

Anche “L’impero colpisce ancora” di George Lucas ha usato la stessa tecnica e vinto agli Oscar. Dopo i primi successi, questo sistema è stato utilizzata spessissimo nell’industria cinematografica, per simulare il volo di Superman, ad esempio, o per realizzare più velocemente e a costi ridotti alcune delle scene corali di combattimento dei film della Marvel.

Digital film camera capturing a character performing in front of a green screen

Anche la televisione, poi, si è convertita al green screen, che viene sfruttato, ad esempio, per le previsioni del tempo, sostituendo allo schermo verde la mappa con le perturbazioni, oppure nei dibattiti televisivi. 

Di recente, infine, molti influencer, youtuber e twitcher hanno iniziato a sfruttare questo sistema per rendere i loro video più interessanti, ponendo sullo sfondo immagini, se non addirittura video degli sponsor che rappresentano.

Come funziona il green screen.

Se la teoria è chiara, passiamo ora all’aspetto pratico. Come funziona il green screen? Quando avrai completato le riprese, devi importare i file nel computer, che dovrà avere un programma per il montaggio come ad esempio Adobe Premiere Pro, che è uno dei più usati anche in ambito green screen. Cerca di procedere secondo questi passaggi.

1.  Per prima cosa controlla il colore del tuo video e se necessario procedi a lavorare sulla nitidezza, il contrasto e la saturazione.

2.  Il secondo momento prevede di cancellare il verde, usando appunto la funziona del Chroma Keying. Attraverso questo comando, qualsiasi cosa con la specifica tonalità di colore verde viene separata da tutto il resto della cornice e diventa trasparente.

3.  L’ultima fase è quella della scelta del nuovo sfondo, che può essere un’immagine fissa oppure un video e che va posizionata sotto la clip video che hai “ripulito” dal verde. In questo modo il nuovo sfondo apparirà dietro il soggetto, che si trova in primo piano.

Come usare il green screen: suggerimenti e trucchi.

Per usare al meglio il green screen devi tenere conto anche di una serie di accorgimenti, che potrebbero contribuire a rendere migliore il risultato dei tuoi video. I “trucchi” che seguono sono stati definiti dai nostri esperti Martin Vavra, Mitch Aplin e Gerry Holtz

Crea un perfetto green screen.

Se vuoi creare uno schermo verde perfetto, hai diverse possibilità. Puoi usare una parete, un pannello mobile, un telo a tinta unica che vengono collocati dietro ad uno o più dei soggetti che hai intenzione di filmare. 

Alcuni creativi hanno anche pensato di riprendere i loro protagonisti davanti a un green screen prodotto con liquido verde: una scelta originale! Va detto che in commercio esistono una serie di kit per il green screen cui ci si può affidare, ma non sempre si tratta di strumenti di qualità elevata. 

Per tale ragione, se decidi di percorrere questa strada, il consiglio è quello di puntare su strumentazioni di buon livello. Qualunque sfondo tu scelga, ricorda che il colore verde che lo caratterizza deve nascondere tutto il resto e diventare uniforme, quasi piatto, senza nessuna ruga o increspatura, ma anche senza riflessi o luci che possano modificare il suo effetto. 

Illumina la scena.

Secondo Martin Vavra conviene affittare due luci da 1000 watt per illuminare un qualunque schermo verde. Ti conviene anche procurarti un sistema di diffusione, come ad esempio Softbox, perché la luce prodotta sia omogenea. Se vuoi potenziare l’effetto nel tuo set, devi utilizzare anche una lampada da 650 watt e una da 500 watt, sempre abbinate a un sistema di diffusione.

Replacing a green screen background in a digital video editing program

Chi ha intenzione di spendere meno, potrebbe provare ad usare delle lenzuola bianche per cancellare le ombre e mantenere la luce uniforme. Con questi strumenti, il soggetto del video sarà illuminato meglio, in modo da distaccarsi a pieno dallo sfondo e rendere più semplice la sua sostituzione.

“Come principiante, vale la pena prendere in affitto luci per un centinaio di dollari. Il solo fatto di prendere questa decisione salverà il tuo progetto”. Martin Vavra

Prepara e metti in luce il tuo soggetto.

Il più grande errore che si può fare quando si lavora con un green screen è illuminare lo schermo e il soggetto come una cosa sola. L’attenzione deve invece essere posta soprattutto sullo schermo, che va illuminato in modo uniforme. Per riuscirci, puoi usare luci diffuse e non direzionali, che vadano a colpire lo schermo dall’alto. 

Square green screen surrounded by lights

L’importante, come già accennato, è che queste lampade siano davvewro di alta qualità e professionali. Un sistema utile per misurare l’illuminazione sullo schermo è quello di utilizzare monitor specifici che percepiscano il livello nei diversi punti del set e consentano di renderlo omogeneo.

Controlla la prospettiva.

Quando organizzi la scena da riprendere, tieni conto del fatto che il soggetto in primo piano dovrà essere in prospettiva anche nel momento in cui lo schermo verde viene sostituito da un’immagine o da un video diverso. 

Replacing a green screen background in a digital video editing program

Per evitare che sia sfasato rispetto ad esso, prova a disporre il soggetto il più lontano possibile dallo schermo verde in modo da non avere sovrapposizioni ridicole, ma anche da differenziare l’impatto della luce e da prevenire che i toni verdi si riversino fuori dallo schermo e sui bordi delle persone in primo piano .

Attento a vestiti e accessori.

Fai attenzione agli abiti e agli accessori. Ricordati che se sono verdi devono essere allontanati dall’immagine, altrimenti ci saranno ripercussioni sul risultato finale, nel momento in cui con il chroma key verrà eliminati il green screen ma anche tutto ciò che è verde e lo circonda.

Replacing a green screen background in a digital video editing program

Se qualcuno si presenta sul set con una cravatta verde, per esempio, l’utilizzo dell’Ultra Key nel software di editing finirà per creargli un buco al centro del petto. Anche colori che assomigliano un po’ al verde possono rivelarsi rischiosi. Infine, devi tenere a mente che gli oggetti riflettenti o gli specchi possono diventare un problema, visto che riverberano il verde e creano nell’immagine aloni di un colore destinato a scomparire. 

“Ho visto persone presentarsi con dei pantaloni cachi leggermente verdognoli. Quello che succede è che sembrano semi-trasparenti”. Mitch Apley

Aggiungi uno sfondo.

Una volta che il tuo videoclip su schermo verde o blu è stato filmato, sei pronto a usare un programma di editing video o un software per lo schermo verde per rimuovere lo sfondo colorato e aggiungere la tua nuova scena. Segui questi consigli per garantire un montaggio senza problemi in Adobe Premiere Pro.

Replacing a green screen background in a digital video editing program
  • Blocca il tuo contenuto prima di inserire il filmato. Prima di dedicare del tempo a modificare lo sfondo dello schermo verde o anche a fare la correzione del colore sul tuo filmato, completa un montaggio di massima. Non avrebbe davvero nessun senso procedere a queste operazioni complesse su fotogrammi che poi verranno tagliati.
  • Usa lo strumento Ultra Key. Una volta che le tue riprese sono state scelte e i fotogrammi inutili eliminati, usa lo strumento Ultra Key di Adobe Premiere Pro per far scomparire lo sfondo verde. Apri il pannello Effetti e poi la scheda Chiave ultra. Usa lo strumento contagocce per scegliere il tuo colore chiave, selezionando un’area sullo schermo verde o blu. 

Di regola, il programma dovrebbe cancellare automaticamente tutto il verde, ma nel caso questo non accadesse o rimanessero delle sbavature ricordati che ci sono i cursori Matte Generation, Matte Cleanup, Spill Suppression e Color Correction, che possono essere utilizzati per regolare eventuali macchie e problemi.

Come ritoccare sfondo e il video.

Quando il nuovo sfondo è stato posizionato, esistono ancora spazi di movimento per adattarlo meglio alle tue esigenze. Come? Ad esempio, si può aggiungere maggiore profondità al campo, rendendo lo sfondo un po’ meno nitido e più “morbido”.

Replacing a green screen background in a digital video editing program

Oltre che sulla messa a fuoco, poi, si può lavorare sul colore. Gli strumenti a disposizione sono davvero tanti e occorre solo riflettere su come ottenere l’effetto che sognavi e poi “giocare” un po’ con il programma per ottenerlo.

“C’è solo una cosa a cui pensare: come sarebbe quello sfondo se fosse davvero lì quando l’ho girato? Come faccio a regolarlo?” Gerry Holtz

Green screen: domande ricorrenti.

Le informazioni fornite sino ad ora sono numerose, ma di certo ci sono altri dubbi che stanno sorgendo nella tua mente, che ormai ha voglia di mettersi alla prova con questa tecnica. Ecco alcune dei dubbi più comuni.

Come si elimina uno sfondo usando il green screen? 

Per riuscire ad eliminare uno sfondo usando il green screen devi affidarti alla funzione Chiave cromatica, che si trova nel pannello di comando del tuo programma e seguire pochi passaggi. 

Seleziona un video di sovrapposizione, usa la chiave cromatica, scegli il colore da eliminare e poi giustapponi il nuovo sfondo che avrai prescelto. La qualità del software cui ti affidi renderà più semplice tutta l’operazione, dunque meglio affidarsi a chi ha maggiore esperienza in questo settore, come Adobe Premiere Pro.

Cosa posso usare in alternativa a un green screen?

Nel caso in cui tu abbia un oggetto di scena o una persona verde in primo piano, l’uso del green screen diventa difficile. L’alternativa è uno schermo blu. Quest’ultima opzione, tra l’altro, funziona meglio anche nel caso in cui si abbia uno sfondo a bassa luminosità. 

Lo schermo blu viene utilizzato nello stesso identico modo di quello verde. Non c’è da stupirsi: in fondo l’importante è che si tratta di uno sfondo che utilizza un colore compatto, che non vada in conflitto con le tonalità prevalenti del primo piano.

I collaboratori di Adobe per il green screen.

Martin Vavra è un regista, produttore e sceneggiatore. Ha conseguito premi in diversi festival internazionali

Mitch Apley è un filmalker e regista di lunga esperienza. Cresciuto in Nebraska, adora viaggiare

Gerry Holtz è un produttore e regista di video, esperto nella cura del colore e nel montaggio. Famosi i suoi video musicali

Articolo dal sito adobe.com

Il Green Screen: cos’è, a cosa serve e come funziona

Da “Il Ladro di Bagdad” (1940), fino ai recentissimi Star Wars e The Avengers, gli effetti cinematografici realizzati tramite Green e Blue Screen hanno caratterizzato le storie più incredibili  arrivate sul piccolo e grande schermo.

Oggi vogliamo introdurvi a questa fondamentale tecnica. Vi spiegheremo come funziona il Green Screen e come potrete applicarlo ai vostri progetti.

I meno esperti potrebbe pensare che con i propri mezzi sia difficile ottenere dei buoni risultati, non è così. Con la giusta conoscenza, tempo e dedizione chiunque può creare effetti credibili tramite questa tecnica.Prima che vi gettiate a capofitto nella realizzazione di effetti epici e mirabolanti vogliamo spiegarvi come funziona esattamente lo screening.

La Tecnica del green screen

Il Green Screen è una scorciatoia del settore utilizzata per facilitare un processo chiamato Chroma Keying o chiave cromatica. Questo processo viene utilizzato per unire due sorgenti video attraverso una precisa tonalità del colore. Esso consente di rimuovere un colore (il Chroma Key) da una clip permettendo così all’immagine in secondo piano di venire in superficie. Questa immagine di sfondo viene chiamata Plate e più essa si fonde con il tuo filmato superiore, più credibile risulterà l’effetto.

Potete utilizzare qualsiasi colore come Chroma Key, il blu e il verde sono i più utilizzati in quanto non sono presenti nelle tonalità della pelle umana. Questo è molto importante poiché la maggior parte dei video si concentra sulle persone come soggetto principale. L’utilizzo di una tonalità più calda come il rosso o l’arancione potrebbe causare alcuni effetti indesiderati.

Ricordate che qualsiasi oggetto in scena che corrisponda al Chroma Key scomparirà in fase di post produzione.

La tecnica con schermo verde può essere utilizzata anche in applicazioni più pratiche, ad esempio quando si desidera sovrapporre una grafica ad un soggetto – si pensi alle previsioni del tempo o per un semplice mantello dell’invisibilità. Se vi diciamo Harry Potter vi viene in mente qualcosa?

La Storia del green screen

Nonostante il Chroma Keying moderno si basi su software per computer, la tecnica nasce già agli inizi del 1900. Quando il cinema era ancora ai suoi albori, i primi registi sperimentarono effetti di compositing (la combinazione di elementi visivi provenienti da fonti separate in singole immagini) utilizzando esposizioni multiple. La naturale evoluzione di questa tecnica fu il “black matte”, mascherine prima nere e poi blu che permisero di separare il soggetto dallo sfondo come nel classico di John P. Fulton del 1933, “The Invisible Man”.

Man mano che la tecnica maturava, divenne un pilastro fondamentale per le produzioni cinematografiche. Il film del 1951 di John Huston, La Regina d’Africa, ad esempio,  utilizzava lo schermo blu per rappresentare alcuni dei momenti più strazianti del film. La tecnica era però ancora grezza, un contorno luminoso rivelava inequivocabilmente l’artificio sul viso di Bogart in alcune scene.

Oggi la tecnica del Green Screen è stata perfezionata, il filmato con il Chroma Key si fonde perfettamente con il Plate di sfondo grazie a miglioramenti tecnologici e tecniche di acquisizione più sofisticate. Le fotocamere digitali moderne possono acquisire le immagini con maggiore fedeltà dei colori e il software dedicato al chroma keying consente un maggiore controllo della gamma cromatica. Con questi strumenti i registi odierni possono raccontare storie incredibili, storie con un elaborazione pazzesca. Sappiamo benissimo che gli attori de “Lo Hobbit” non visiteranno mai Rivendell, ma i nostri occhi ci raccontano qualcosa di diverso.

Le problematiche del green screen

Il Green Screen è una tecnica chiave nelle produzioni cinematografiche contemporanee ma esistono anche alcune situazioni per le quali l’utilizzo di questa tecnica ha qualche controindicazione. Ci vuole molta pianificazione, tempo e sforzi per ottenere un chroma keying efficace, per non parlare della grande mole di lavoro in post-produzione.

Se avete l’opportunità di girare la vostra scena senza l’utilizzo di un Green Screen, questa è la strada che vi consigliamo di percorrere. Se avete bisogno di un soggetto sulla spiaggia e vivete nei pressi di una località marittima andate a girare direttamente sulla costa. Mentre se la vostra necessità è quella di riprendere un personaggio che cammini sulla superficie lunare, il Green Screen è l’unica opzione viabile. Ci sono tantissimi esempio di cattivo utilizzo anche nelle produzioni ad alto budget. Utilizzate questa tecnica solamente quando sentirete di padroneggiarla in tutte le sue componenti.

Articolo da travelmediahouse.com

Dietro l’inquadratura: come comporre un’immagine cinematografica?

Come comporre un’immagine cinematografica?

‘Ogni singola inquadratura nel Cinema usa la composizione. Ma quelle immagini che ci colpiscono, che ci stupiscono, ci evocano emozioni non solo perché sono belle, ma perché sono portatrici di significato.’

Oggi parliamo di composizione.

Ma cos’è la composizione? 

Quando scattiamo una foto guardiamo nel mirino della macchina fotografica e “componiamo” l’immagine. Ovvero ci preoccupiamo di includere ed escludere alcuni elementi per meglio guidare lo sguardo del pubblico verso ciò che vogliamo far vedere. In questo caso si parla di inquadrature fotografiche.

Questo avviene anche nel cinema, dove si parla invece di inquadrature cinematografiche e, più in generale, nel mondo dell’audiovisivo.

Non da meno, nel video per matrimonio, è importantissimo l’uso che facciamo della composizione.

Non basta inquadrare i soggetti e tenerli sempre al centro dell’inquadratura, dobbiamo sapere come una determitata composizione influenzarà il pubblico a seconda di dove decidiamo di mettere la camera.

Agli albori del cinema la composizione ha tratto ispirazione dal teatro.

I registi infatti componevano le inquadrature (che fosse una commedia o un dramma) basandosi nel modo in cui erano abituati a fare in teatro, con un’esposizione basilare degli attori e degli oggetti, in un piano bidimensionale, dove tutto era esposto in un modo elementare.

Ma la composizione deve essere intesa come uno strumento per accentuare gli elementi più importanti di un’immagine, che guida l’attenzione dello spettatore nel posto giusto.

Si può dire infatti che attrarre l’attenzione dello spettatore è l’intento principale della composizione.

Come comporre un’immagine cinematografica quindi?

Vediamo quali sono gli elementi fondamentali che caratterizzano la composizione:

  • I movimenti

Ciò che si muove attira l’attenzione dello spettatore. Il movimento infatti vince sempre su tutti gli altri elementi. E’ proprio una reazione istintiva, l’occhio segue ciò che si muove. In questa famosa inquadratura cinematografica lo sguardo va subito sul bambino che vola sulla bici, mentre tutto il resto rimane fermo e fa da semplice sfondo.

  • La grandezza

https://www.doweddingfilms.com/wp-

Ciò che è più grande viene messo in risalto e acquista maggiore importanza all’interno della scena. Hitchcock a tal proposito ha detto: “La dimensione di un oggetto nell’inquadratura deve essere uguale alla sua importanza nella storia”. In questo esempio vediamo un’inquadratura dall’alto, in cui il soggetto è molto più vicino alla macchina da presa rispetto alle figure sullo sfondo. Così facendo il regista sta sottolineando l’importanza di questa figura, che probabilmente sarà uno dei protagonisti della storia.

  • La luminosità 

Le figure più chiare e luminose attirano l’attenzione, soprattutto se lo sfondo è scuro. Nel cinema infatti una figura importantissima è il direttore della fotografia, che si occupa esclusivamente di “illuminare” le scene. Qui possiamo notare che la luce che viene dall’alto fa emergere i visi dei personaggi, mentre lo sfondo è in penombra, aiutando lo spettatore a seguire meglio il dialogo.

  • Il colore

Altro elemento fondamentale, il colore influenza moltissimo l’attenzione dello spettatore. L’occhio infatti è attratto dalle figure che hanno dei colori più caldi se il contesto ha delle tonalità prevalentemente fredde. In molti film si sceglie l’uso di colori complementari o opposti per meglio veicolare la storia e le sensazioni volute al pubblico. In questa inquadratura tutto è blu, tranne il colore della pelle della donna e la sedia rossa, siamo sicuri che la spettatore li noterà entrambi.

  • La nitidezza

Ciò che è “a fuoco” prevale su ciò che è sfocato e poco  nitido. In termini tecnici si parla di “profondità di campo” e si può notare in tutte le scene in cui un soggetto è in primo piamo e lo sfondo è sfocato. In questa inquadratura il regista vuole farci soffermare sul viso del personaggio, per meglio apprezzarne le emozioni. Basta sfocare tutto ciò che c’è dietro e il gioco è fatto!

Altro elemento fondamentale è la disposizione, ovvero dove sono posizionate le figure all’interno del nostro quadro.

  • La disposizione accentrata

Viene usata quando mettiamo il soggetto al centro, spesso usando delle simmetrie. Così facendo il soggetto attrae subito l’attenzione e la mantiene sempre, dando all’inquadratura una certa stabilità.

  • La disposizione gerarchica

Si ha quando vi sono più personaggi all’interno di una inquadratura e ognuno ha un suo “peso”. E’ possibile infatti comporre l’immagine facendo sì che un personaggio sia più vicino alla camera o si muova rispetto ad un altro/altri che sta sullo sfondo o che sia fermo. In questo modo stabiliamo una gerarchia di importanza tra le figure.

  • La disposizione equilibrata

In questo caso le figure hanno la stessa importanza e lo spettatore può passare da una all’altra in modo indifferente. Spesso questo si ha nei dialoghi, dove non c’è una predominanza netta di un personaggio sull’altro.

  • La disposizione sbilanciata

In questo caso si ha che volutamente il vuoto, o lo sfondo o altri elementi hanno più spazio del personaggio. Componendo per esempio l’inquadratura in modo che la figura sia relegata in un angolo o in un lato estremo del quadro si ottiene una sensazione di “squilibrio”, di instabilità, di oppressione.

Decidere il posizionamento dei soggetti (ad esempio degli sposi in un video di matrimonio) attraverso il mirino di una videocamera non è semplicemente una decisione tecnica, è un una decisione espressiva.

Come dice Lewis, comporre un’immagine cinematografica equivale a creare una metafora eterna, infatti il cinema nella sua forma più pura è narrazione visiva, basata sul processo di evocare sentimenti e sensazioni mediante immagini in movimento.

Se vuoi approfondire ti segnalo questo video di Lewis Bond, che spiega molto bene alcuni concetti fondamentali sulla composizione e il suo utilizzo (in inglese).

In questo video Lewis ci parla di Controllo Artificiale-> Controllo estetico (dove dovremmo guardare) e Controllo Primario-> Come guidare le dinamiche di potere (quale soggetto detiene più peso nella narrazione in quel momento temporale).

Se vuoi invece imparare come comporre un’immagine cinematografica in modo efficace per i tuoi video contattami, ti saprò guidare passo passo alla comprensione e all’utilizzo della composizione per i tuoi lavori.

Puoi dare un’occhiata ai miei corsi di videomaking a Roma cliccando qui. Sono specializzato in video per matrimonio, ma i concetti che insegno sono generici e valgono per tutti i tipi di produzioni audiovisive.

Credo che sia per un videomaker di matrimonio che per un filmmmaker è importante padroneggiare l’arte della composizione per poterne sfruttare al massimo la potenza e produrre immagini ‘efficaci’ in termini sia estetici che narrativi. 

Articolo di doweddingfilms.com email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Esempio di Fabbisogno di Scena

UNA GIORNATA SICURA Fabbisogno SCENE 1 12 di Renato Francisci

Come si fa a trovare una location per girare un corto?

Non hai specificato se il corto è girabile in esterno o se il posto deve avere requisiti particolari.
In generale la regola base è: chiedi in giro.

Magari qualcuno che conosci ha un locale che puoi usare durante il suo giorno di chiusura, magari esiste un parco vicino casa tua che è abbastanza grande da tenerne sotto controllo una parte per un periodo di tempo limitato. Poi esistono le biblioteche o le case storiche; in genere al massimo ti chiedono un’offerta o ti danno una tariffa di riferimento che sicuramente varia a seconda del tipo di corto che stai girando. Esistono anche teatri che ospitano attività ludiche o corsi di teatro organizzati. In genere i responsabili di questi corsi si lasciano coinvolgere e sono propensi anche a darti una mano quando si tratta trovare le location.
Puoi pensare anche a delle ludoteche o posti per bambini che magari possono essere disponibili in un giorno particolare in cui le attività sono spostate altrove.

Le cose a cui devi fare attenzione sono tutte relative alla coerenza: se devi girare in un interno controlla bene tutti gli elementi presenti in una scena e nella scena successiva (compresi particolari come occhiali da sola o bracciali sugli attori).

Quando giri in interno ricordati che in ogni caso lo spettatore non sa che stanza c’è accanto a quella che viene inquadrata. Quindi non hai bisogno di girare tutto il film nella stessa casa, anche se la sceneggiatura ti impone di cambiare stanza e passare dal bagno alla cucina. Non importa dove sono collocate nel mondo queste due stanze se tu non farai notare che si tratta di posti diversi.

In esterno invece la difficoltà relativa alla coerenza è data dal sole e dalle ombre: presta sempre attenzione a cosa è presente in una scena e cosa no (ombre incluse) specialmente se per esigenze logistiche devi tornare sullo stesso posto in uno o più giorni diversi.

Spero di averti un po’ aiutato in quest’impresa (capisco quanto possa essere difficoltoso trovare il posto adeguato). Buona fortuna!

di Silvia Messina per Quora.com

Come trovare della musica gratuita da utilizzare nei cortometraggi?

Provando a cercare “royalty-free music” su Google e troverai vari siti, fra cui:

  • Download Royalty Free Music from Musopen.org
  • Royalty Free Music by Bensound
  • Jamendo Music | Download di musica libera
  • Thousands of Albums. Completely Free. Completely Legal.
  • Free Music Archive
  • Audio Archive : Internet Archive

Bisogna in ogni caso leggere attentamente le condizioni d’uso di ogni brano  per essere certo di non violare gli eventuali diritti d’autore.

La regola dei TERZI

La regola dei terzi è una guida per aiutarvi a mettere in risalto nel miglior modo possibile il soggetto.  Quando guardate attraverso il mirino o direttamente il monitor LCD della fotocamera, questa operazione vi aiuta a immaginare sulla scena un reticolo suddiviso in terzi. Il reticolo suddivide l'immagine in nove quadrati, che vengono creati sovrapponendo quattro linee sull'immagine che vedete.

GLOSSARIO CINEMATOGRAFICO

ADATTAMENTO. Rielaborazione di un testo narrativo, teatrale, radiofonico e anche di una notizia di cronaca o di un servizio giornalistico, compiuto in modo da dar luogo ad una sceneggiatura cinematografica.

ANGOLO DI RIPRESA. Posizione della macchina da presa. Si distingue in: normale, quando la cinepresa è sullo stesso piano dell’oggetto ripreso; rialzata, quando la cinepresa riprende dall’alto; abbassata, quando la cinepresa riprende dal basso.

ART DIRECTOR. Direttore delle costruzioni sceniche ossia lo scenografo.

ATTACCO. Il modo di passare da un’inquadratura all’altra.

ATTORE. Interpreta il personaggio previsto nella sceneggiatura scritta. Viene scelto dal regista. Può essere sostituito da una controfigura nelle scene più pericolose o acrobatiche. Gli attori che non pronunciano battute sono le comparse.

CAMERA. Macchina da presa o cinepresa con cui si fissano sulla pellicola le immagini in movimento.

CAMPO. È la quantità di spazio mostrata dall’inquadratura. Il campo può essere: lunghissimo, quando abbraccia, nelle riprese degli esterni, un grandissimo spazio e offre una visione di insieme del luogo, sicché le figure umane o non sono presenti o appaiono a notevole distanza, distinguendosi a malapena; lungo, quando negli esterni la figura umana resta di dimensioni limitate; medio, quando la figura, pur avendo maggior rilievo, non arriva a toccare con testa e piedi i margini superiore e inferiore del quadro; totale, quando si riporta la totalità di un interno con tutti i personaggi che vi agiscono (p.es. il totale di una piazza o di uno studio); fuori campo è tutto ciò che, escluso dal campo, si intuisce tuttavia essere presente nei sei luoghi intorno al campo (cioè ai quattro lati del campo, dietro la scenografia, dietro la cinepresa). Il campo è usato spesso per costruire forti effetti drammatici e se ne intuisce la presenza e la natura per mezzo delle espressioni dei personaggi o dei movimenti di macchina. Campo/controcampo: tecnica della ripresa e del montaggio consistente nel far seguire a un’inquadratura un’altra analoga, ma presa dall’angolo opposto. È usata spesso nella ripresa di un dialogo, di un duello, ecc. per contrapporre un personaggio all’altro.

CARRELLATA. Movimento compiuto spostando la macchina da presa montata su binari ove viene posto un carrello o su un’altra piattaforma (p.es. il pied de poule, un carrello mobile a tre ruote, oppure la cameracar, quando la camera è fissata su un’auto o su una moto). Il movimento può essere in avanti o indietro, in ferrovia laterale, in ascensore laterale, aerea, per riprese dall’alto, in circolare (girando attorno al soggetto). Carrellata ottica: l’effetto di allontanamento o avvicinamento ottenuto azionando lo zoom, anche molto velocemente.

CAST. S’intendono tutti gli attori, principali e secondari, che partecipano a un film.

CASTING. Distributore delle parti: è incaricato di scegliere gli attori giusti di un film, proponendoli al regista e al produttore..

CIAK. Strumento di legno a forma di tavoletta munito, nella parte inferiore, di un’asta battente, sulla quale sono scritti il titolo del film, i nomi del regista e del direttore della fotografia, il numero della scena, dell’inquadratura e della ripresa che si ci accinge a girare. Viene ripreso in testa a ogni inquadratura per semplificare il montaggio. Il ciak si batte davanti all’obiettivo quando il regista pronuncia le parole: “Motore, azione!”, che seguono le parole “Silenzio! Si gira!”.

CINEASTA. Chiunque collabori in qualche modo, esclusi di solito gli attori, alla realizzazione di un film.

CINEMATOGRAFO. Dal greco kinéo (muovo) e grapho (scrivo), un apparecchio inventato nel 1895 dai fratelli francesi Auguste e Louis Lumière, con cui si riuscì per la prima volta a proiettare su uno schermo una successione di immagini fotografiche in movimento. Il loro primo filmato di un minuto s’intitolava L’uscita dalle fabbriche Lumière.

CINETOSCOPIO. Apparecchio per proiezioni cinematografiche che nella parte superiore aveva un’apertura sulla quale uno spettatore per volta poteva osservare scorrere velocemente la pellicola del film, che per la prima volta era costituita da un nastro di celluloide. Fu inventato da Thomas Alva Edison, l’inventore della lampadina.

CLIMAX. Momento culminante di un film.

CODA. Pezzo di pellicola nera o bianca posta all’inizio o alla fine dei rulli per permettere il caricamento.

COLONNA SONORA. Spazio laterale di una pellicola riservato alla registrazione dei suoni. Si ottiene attraverso il mixage su un’unica colonna di almeno tre colonne fino ad allora separate: quella dei dialoghi, quella della musica e quella dei rumori. La colonna dei dialoghi non è quasi mai quella registrata durante le riprese, perché può contenere facilmente degli errori (rumori accidentali, l’attore sbaglia la battuta…). La colonna della musica è composta definitivamente a film montato, poiché i tempi della musica devono corrispondere a quelli della scena.

COLORE. Il primo film a colori, prodotto nel 1935 dalla casa cinematografica statunitense RKO, fu girato dal regista Rouben Mamoulian. S’intitolava Becky Sharp.

CONTROTIPO. Procedimento mediante cui si ottengono pellicole con immagini negative, stampandole da una copia positiva, denominata in gergo “lavanda” per il suo colore azzurro violetto. I controtipi negativi permettono di stampare nuove copie perfette del film.

COPIA DI LAVORAZIONE. È la prima copia positiva del film ottenuta in sede di montaggio, ancora consistente in due colonne, quella del visivo e quella del sonoro.

COPIONE. Il testo della sceneggiatura di un film, raccolto e dattiloscritto in una specie di libro che viene distribuito al regista, gli attori, al montatore, ecc.

DETTAGLIO. Tipo di primissimo piano che coglie un particolare di una persona o di un oggetto.

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA. Si occupa dell’illuminazione, della posizione della cinepresa, della scelta del tipo di pellicola ecc. Da lui dipendono le maestranze: macchinisti, elettricisti, operatori.

DISSOLVENZA. Effetto visivo cui si ricorre per passare da un’inquadratura dall’altra del film senza stacco netto. Consiste nel far lentamente apparire o svanire l’immagine, variandone la luminosità; in apertura il soggetto appare progressivamente dal fondo; in chiusura viene fatto scomparire gradatamente, oscurandolo. Quando l’immagine scompare e contemporaneamente ne compare un’altra, si ha la dissolvenza incrociata, usata di solito per significare il passaggio del tempo o la contemporaneità di due azioni in luoghi diversi.

DISTRIBUTORE. Chi acquista dal produttore i diritti di sfruttamento del film, lo noleggia agli esercenti, lo trasforma in un dvd o in un prodotto televisivo, e di solito finanzia la relativa campagna pubblicitaria. Questa figura può anche coincidere con quella del produttore.

DOLLY. Attrezzo costituito da una piccola gru (dolly) montata su un carrello, utilizzato dall’operatore, che vi alloggia con la camera, per compiere dei movimenti laterali, verticali e orizzontali.

DOPPIAGGIO. Operazione svolta dai doppiatori, che sostituiscono la voce degli attori con la propria, specie quando si vuole tradurre un film straniero. Ma un attore può anche doppiare la propria stessa voce all’interno di uno studio, che permette una maggiore affidabilità del sonoro. Col doppiaggio si può anche dotare la pellicola cinematografica di una colonna sonora diversa da quella registrata durante la lavorazione del film.

EFFETTI SPECIALI. Possono essere sonori o visivi. Quelli sonori sono sono ottenuti per riprodurre suoni che non costituiscono né il dialogo, né la musica di un film e generalmente corrispondono a rumori di ambienti: passi, apertura e chiusura di porte, pioggia o vento, rumori di veicoli, ecc. Quelli visivi sono ottenuti al fine di creare immagini irreali, illusionistiche, di dimensioni diverse dal reale o non più esistenti. Alcuni effetti si ottengono durane le riprese, altri in laboratorio. Sono molto usati nel cinema fantascientifico e catastrofico.

EFFETTO NOTTE. Tecnica di ripresa, detta anche “notte americana”, consistente nel far sì che una ripresa, effettua di giorno, passi per una ripresa notturna.

ESERCENTE. La persona o la ditta che gestisce l’amministrazione di una sala cinematografica.

ESPRESSIONISMO. Corrente cinematografica tedesca in cui la realtà viene distorta con scene fantastiche o addirittura mostruose, in atmosfere cupe, oscure. Il film di Robert Wiene, Il gabinetto del dottor Caligari, viene ritenuto il capostipite di questo genere. Molto famosi furono Nosferatu il vampiro (1922) e Metropolis (1926).

FICTION. Termine prevalentemente televisivo che sta ad indicare tutto ciò che è racconto immaginario, e che quindi non è documentario, dibattito, telegiornale ecc.

FLASHBACK. Lampo all’indietro della memoria. E’ il mezzo narrativo a cui in un film si ricorre per interrompe la continuità cronologica del racconto e introdurvi un fatto avvenuto precedentemente nella realtà, nel sogno o nel ricordo. Si realizza generalmente col montaggio, per mezzo di uno stacco netto o di una dissolvenza incrociata. Può essere brevissimo o molto lungo.

FLASHFORWARD. Un flash in avanti, nel futuro, con l’immaginazione, quando si prevedono come possibili determinati eventi.

FLOU. Effetto ottico di sfocatura dell’immagine, tale da sfumarne i contorni. Vi si ricorre per immergere cose o figure nella vaghezza del sogno o del ricordo. Si ottiene per mezzo di filtri o velatini di garza.

FOTOGRAMMA. Ognuno dei quadri in cui è suddivisa la pellicola impressionata. Scorrendo alla velocità di 24 al secondo, i fotogrammi proiettati danno l’impressione del movimento.

FUOCO. In cinematografia è il punto di massima nitidezza raggiunto dall’immagine destinata ad essere al centro dell’attenzione dello spettatore.

GAG. Invenzione visiva o verbale, di breve durata, che nel corso di un film genera improvvisa ilarità.

GENERI. I generi principali della cinematografia sono: western, poliziesco, horror, musical, avventura, animazione, comico, fantascientifico, guerra, storico…

GIORNALIERI. Il materiale cinematografico stampato che il regista, gli attori e i tecnici sono soliti farsi proiettare giornalmente per una visione di controllo.

GRANDANGOLO. Obiettivo che allarga il normale angolo visuale tendendo a deformare le zone laterali.

GRU. Apparecchiatura di grandi dimensioni destinata a far compiere alla macchina da presa ampi movimenti verticali, orizzontali e trasversali, combinati talvolta con quelli del carrello. È detta anche dolly.

HAPPY END. Il lieto fine di un film. Tipico nei film western è “l’arrivo dei nostri”, cioè la cavalleria che ha la meglio sugli indiani.

HOLLYWOOD. Cittadina della California che già negli anni 1907-08 divenne la capitale mondiale del cinema. Era stata scelta da molti importanti produttori perché il clima mite consentiva di girare scene in esterni quasi in ogni stagione dell’anno. Inoltre vi erano enormi spazi a disposizione e molta manodopera a basso costo. A Hollywood si decise per la prima volta la realizzazione industriale dei film, che prevedeva la standardizzazione dei generi (western, melodramma, avventura, commedia ecc.), la professionalità di tutti gli operatori, la creazione del divismo degli attori e delle attrici, l’impiego della pubblicità per commercializzare il prodotto su scala mondiale.

ILLUMINAZIONE. Può essere di tipo naturale (luce solare) o artificiale (riflettori, lampade, faretti). La gestione dell’illuminazione spetta al direttore della fotografia.

INQUADRATURA. È la quantità di spazio registrato dalla cinepresa (paesaggio, figure, oggetti…) in un certo tempo: più inquadrature girate in una stessa unità spaziale danno vita alla scena. L’inquadratura è anche l’insieme di fotogrammi girati senza interruzione. E’ l’immagine mobile o fissa corrispondente allo spazio colto dall’obiettivo della macchina da presa. Può essere ripresa dall’alto, dal basso, obliqua, a piombo, rovesciata... E’ oggettiva se riproduce la realtà come la vede l’occhio del regista; soggettiva se riproduce la realtà come la vede l’occhio di un personaggio. Più inquadrature o più scene, girate anche in ambienti molto diversi, fanno una sequenza.

LUMIÈRE. Cognome dei due fratelli francesi (Auguste e Louis) che inventarono nel 1895 la cinematografia. Girarono in pochi anni circa 1500 film, tutti brevi documentari, ma, nonostante il successo ottenuto, abbandonarono la produzione già nel 1901. Famosissimo resta il loro primo documentario apparso a Parigi il 28 dicembre 1895, L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat: la ripresa quasi frontale di un treno che entrava nella stazione terrorizzò a tal punto gli spettatori che, credendo d’essere investiti, fuggirono dalla sala.

MÉLIÈS. L’illusionista e prestigiatore francese, Georges Méliès (1861-1938), fu il primo a creare dei film utilizzando un sistema di montaggio di più scene. Questo gli permise di realizzare i primi trucchi cinematografici, passando dal genere documentaristico a quello fantastico. Un film di 10-15 minuti poteva avere una pellicola lunga anche 500 metri. Nello studio cinematografico che allestì a Montreuil, vicino a Parigi, girò più di 500 film, utilizzando per la prima volta degli attori e quindi inventando una narrazione cinematografica diretta dalla figura del “regista”. Il suo film più famoso fu Il viaggio sulla Luna (1902), di trenta scene futuristiche, i cui i singoli fotogrammi erano stati colorati a mano.

MIXAGGIO. Fase della lavorazione del film durante la quale il doppiaggio, la registrazione degli effetti fonici e della musica vengono miscelati su un unico nastro magnetico che costituisce la colonna sonora definitiva.

MONTAGGIO. Fase della lavorazione di un film in cui le inquadrature e le sequenze più espressive, fra le molte girate, vengono congiunte fra di loro. Il montaggio è uno dei momenti centrali della creazione di un film, perché determina la natura e il ritmo del racconto. Può essere di vari tipi: lineare, un seguito di inquadrature e sequenze secondo un ordine logico e cronologico; alternato o incrociato: incollate di seguito inquadrature o sequenze simultanee, ma ambientate in luoghi diversi, per dare l’impressione, con un’alternanza veloce delle immagini, che le azioni si siano svolte nello stesso tempo; parallelo, quando le immagini riproducono azioni contrapposte, ma senza rapporti temporali; descrittivo, quando vengono introdotte immagini che non hanno preciso riferimento spazio-temporale con le altre, cui sono giuntate; alla Griffith (nome di un regista americano), quando due azioni contemporanee, ma di ambiente diverso, sono rapidamente alternate fin quando si congiungono. Il montaggio può avvalersi del flash-back, interrompendo il corso degli eventi con un salto nel passato; o del flash-forward, anticipando eventi che accadranno in seguito. Il montaggio collega anche fra loro le immagini secondo criteri diversi: stacco, dissolvenza in chiusura, dissolvenza in apertura, dissolvenza incrociata, piano sequenza.

MOVIMENTO DI MACCHINA. Gli spostamenti della macchina da presa, siano panoramiche, carrellate, gru o dolling o movimenti compositi.

MOVIOLA. Tavolo attrezzato per il montaggio del film.

NEOREALISMO. Corrente cinematografica italiana del secondo dopoguerra, che rifiuta i canoni della cinematografia fascista e si concentra sulla rappresentazione della vita reale, specie negli aspetti di emarginazione e povertà, in luoghi realmente esistenti: gli stessi attori spesso non erano professionisti e parlavano l’italiano usato nelle strade. Il film che segna la nascita di questa corrente è Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini. Altri film molto famosi furono Sciuscià, Paisà, Ladri di biciclette, La terra trema…

OPERATORE. Detto anche cameraman, è colui che manovra la macchina da presa seguendo le direttive del direttore della fotografia (quando le due persone non coincidono).

PAN FOCUS. Procedimento di ripresa che mette a fuoco tutti i particolari di un’inquadratura.

PANORAMICA. Movimento orizzontale, verticale o obliquo, ottenuto ruotando la macchina da presa attorno al suo asse, in modo da cogliere tutto il panorama di spazi esterni, compresi oggetti o figure che vi si muovono, come lo sguardo circolare di una persona. Indica anche la ripresa che ne risulta. Si dice “panoramica a schiaffo” un rapido movimento della macchina da un’inquadratura a un’altra.

PEAK. Il “picco” di un film televisivo, cioè un momento di grande tensione nella storia, che spesso purtroppo viene usato per un’interruzione pubblicitaria.

PIANO. È costituito dalle inquadrature in cui predomina l’elemento umano. I piani sono di diverso tipo: primissimo piano, quando compare solo il volto dell’attore o un oggetto molto ravvicinato; primo piano, quando appare il volto e una parte del busto dell’attore; mezza figura, quando l’attore è ripreso dalla cintola in su; figura intera, quando l’attore tocca i margini superiore e inferiore del quadro; piano americano, quando la figura è ripresa dalle ginocchia in su (tipica nei duelli dei film western); particolare, quando appare solo un particolare del corpo umano (bocca, mani…); dettaglio, quando compare solo un particolare di un oggetto o di un animale. Il piano di ascolto ha un uso prevalentemente televisivo, in quanto indica l’inquadratura di chi ascolta la persona che sta parlando: in genere trova impiego nell’intervista. Il piano sequenza è un’unica inquadratura che segue il soggetto in modo uniforme, senza tagli o stacchi di ripresa: in tal modo si evita il montaggio in moviola. Tempo cinematografico e tempo reale coincidono. Quando si usava la pellicola, il massimo di girato possibile era di 11 minuti, l’equivalente di una bobina di 300 metri. Il film di Hitchcock, The rope (Nodo alla gola), è stato girato così, utilizzando una serie di trucchi tra una bobina e l’altra.

PLOT. È l’intreccio, la storia principale di un film. Il subplot sono le storie secondarie.

PRODUTTORE. Chi fornisce i capitali necessari alla realizzazione di un film, ne organizza la produzione e la porta a termine.

PROFONITA’ DI CAMPO. Possibilità di avere a fuoco tutto lo spazio all’interno di un’inquadratura.

QUADRO. Lo spazio di schermo cinematografico occupato durante la proiezione del fotogramma.

REGISTA. Trasforma la sceneggiatura scritta in un film, scegliendo e dirigendo gli attori sul set. Può avvalersi della collaborazione di un aiutoregista.

REMAKE. Rifacimento parziale o totale di un film, generalmente di grande successo, compiuto a distanza di tempo, conservando la trama o aggiornandolo e cambiando i dialoghi, gli interpreti e il regista.

RIPRESA. L’atto di riprendere con la camera un’immagine e di registrarla sulla pellicola cinematografica: panoramica, carrellata, carrellata ottica, ripresa a mano, dolling, ripresa aerea o subacquea sono varie forme di ripresa cinematografica. Non è quasi mai unica: la stessa immagine può essere ripresa decine di volte, finché non si raggiunge il miglior risultato. La ripresa a mano avviene quando la cinepresa è manovrata dall’operatore senza un punto d’appoggio: una specifica macchina da presa, detta steadycam, viene fissata, tramite un’imbracatura, al cineoperatore, permettendogli di mantenere stabile l’inquadratura.

RUMORISTA. Tecnico specializzato nella riproduzione di qualunque tipo di rumore.

SCALETTA. Fase di elaborazione del testo scritto di un film fra il soggetto e il trattamento. Fornisce indicazioni generali sulla suddivisione della materia in blocchi narrativi ed elenca in sintesi l’ordine delle scene più importanti.

SCENA. Ogni momento della rappresentazione cinematografica in cui i fattori scenografici, fissi e mobili, interni o esterni, generalmente non subiscono mutazioni. Le scene di una storia cinematografica sono definite dai set, cioè dai luoghi in cui si svolge l’azione. Le scene vanno numerate, indicate ad ogni cambiamento di set, devono anche indicare la luce necessaria all’azione.

SCENEGGIATURA. La fase finale di elaborazione del testo scritto di un film che, relativamente ad ogni scena, contiene tutte le indicazioni necessarie alle riprese, le azioni degli attori, le battute del dialogo, gli interventi della musica (colonna sonora e rumori di fondo), le indicazioni atmosferiche, le descrizioni degli ambienti. Deriva dalla stesura del soggetto, attraverso le fasi intermedie della scaletta e del trattamento. Le scene devono essere numerate e contrassegnate da precise indicazioni di tempo e luogo. Lo sceneggiatore viene aiutato da storiografi di professione quando il film tratta argomenti di tipo storico.

SCENOGRAFIA. L’arte della realizzazione degli ambienti naturali, costruiti, adattati, in cui dovrà svolgersi l’azione di un film. Le scene possono essere allestite dallo scenografo sia in esterni che in teatri di posa (studi cinematografici), oppure direttamente al computer.

SEGRETARIA DI EDIZIONE. Chi, durante le riprese sul set, prende nota, cronometrandoli, dei tempi di lavorazione, di tutti i particolari della scena (abiti, posizione degli attori e degli oggetti), perché non vengano commessi errori quando si gireranno, a distanza di ore o di giorni, inquadrature successive della stessa sequenza.

SEQUENZA. E’ un insieme di inquadrature che costituiscono un tutt’uno dal punto di vista del racconto. Godono di una relativa autonomia quasi come un capitolo di un romanzo. Si ha il piano-sequenza quando più scene si succedono senza stacchi in una sola inquadratura grazie ad un unico e continuo movimento della macchina da presa; il piano-sequenza abolisce quindi la pratica del montaggio. Generalmente si girano prima le sequenze degli interni, poi quelle degli esterni, per evitare continui spostamenti del cast.

SET. Il luogo, convenientemente allestito, in cui si compiono le riprese di un film, in un teatro di posa o all’aperto.

SOGGETTO. L’argomento di un film, contenuto in poche pagine con l’indicazione della trama, dei luoghi, dei tempi e dei personaggi. Il soggetto può derivare da un’opera letteraria, musicale o teatrale, da un fatto storico o di cronaca o della fantasia di un autore che lo ha scritto proprio in vista dell’utilizzazione cinematografica.

SONORO. Il primo film sonoro, prodotto nel 1927 dalla casa cinematografica statunitense Warner Bros, fu girato dal regista Alan Crosland. S’intitolava Il cantante di jazz, il cui attore principale fu Al Jolson.

STACCO. Il passaggio da un’inquadratura all’altra, senza legami, senza soluzione di continuità, anzi spesso a contrasto: p.es. da un interno silenzioso e in ombra a un esterno pieno di luce e rumore.

STEADYCAM. Macchina da presa fissata addosso all’operatore con una imbragatura particolare: ha una specie di braccio che permette alla macchina di ruotare, ottenendo effetti straordinari. È usata di regola con un grand’angolo e richiede molta abilità.

STORYBOARD. Il racconto di un film o anche di una scena fatto con inquadrature disegnate. È usato soprattutto negli spot televisivi.

TECNICO DEL SUONO. Si occupa di registrare la colonna sonora, che comprende, oltre ai rumori, il parlato (dialoghi, eventuale voce fuori campo…) e la musica vera e propria.

TELECAMERA. La telecamera è in grado di sostituire la pellicola. L’immagine prodotta non è più chimica ma elettronica. La telecamera permette al regista di rivedere immediatamente il girato.

TELEFILM. In inglese serials, in americano series. Una serie di film televisivi che hanno in comune il personaggio e l’ambiente. Ogni telefilm ha in genere una storia con un inizio e una fine. Una serie di telefilm in chiave comica è detto sit-com (situation comedy), ma vi sono anche le telenovelas, l’equivalente televisivo dei romanzi d’appendice, che raccontano storie private, d’amori e lacrime.

TENDINO. Mezzo cinematografico per passare da un’inquadratura alla successiva nascondendo progressivamente una parte della scena e facendo apparire la seguente.

THRILLER. Termine generico (da thrill, brivido) con cui si definisce un film fortemente emotivo, che mette lo spettatore in uno stato ansioso, proponendogli situazioni che possono avere una conclusione tragica.

TRASPARENTE. Uso degli effetti speciali visivi ottenuto proiettando su uno schermo translucido di vetro o di plastica, posto dietro gli attori, una scena girata in precedenza, la quale viene a fare da sfondo a quella che si sta girando. Vi si ricorre per simulare una corsa in automobile, un volo in aeroplano, ecc.

TRATTAMENTO. Fase di elaborazione del testo scritto di un film fra scaletta e sceneggiatura. Fornisce indicazioni sempre più dettagliate sull’azione dei personaggi, l’ordine della durata delle sequenze, l’argomento dei dialoghi.

TROUPE. L’insieme di tutti coloro che sono impegnati nella lavorazione di un film: regista (di regola si avvale di un aiutoregista), attori e comparse (spesso coadiuvati da controfigure), tecnici (scenografo, direttore della fotografia, rumorista, tecnico del suono, doppiatori).

TRUKA. Stampatrice ottica con cui si possono ottenere effetti speciali in sede di stampa: trucchi, effetti ottici particolari, rallentamenti e accelerazioni, eliminazione di errori di ripresa ecc.

TV MOVIE. Film prodotti espressamente per la televisione.

VOCE FUORI CAMPO. Nella colonna del dialogo, quando si vuole indicare chi parla, si scrive il nome del personaggio in lettere maiuscole e quindi quello che dice. Ma se scrive accanto al nome FC (Fuori campo, oppure Off), allora vuol dire che le parole sono dette da qualcuno che in quel momento non è inquadrato. Una voce fuori campo può anche essere semplicemente la voce interiore di un attore che pensa e che non muove le labbra.

ZOOM. Obiettivo a lunghezza focale variabile che permette di ottenere effetti di avvicinamento e di allontanamento dagli oggetti di scena senza che si debba spostare la macchina da presa.

Aggiungi tagli in asse alla produzione dei tuoi video

Cosa si intende per taglio in asse?

Nella realizzazione di film, un taglio in asse è una modifica a un singolo scatto in sequenza che fa sembrare che l’azione faccia un balzo in avanti nel tempo. Dopo il taglio, il soggetto può apparire in una posizione o atteggiamento diversi, oppure la posizione della fotocamera può essere leggermente diversa. Questo stile di taglio è una notevole deviazione dalle convenzioni standard del montaggio di continuità, secondo cui l’angolo della fotocamera deve cambiare di almeno 30 gradi da una clip alla successiva.

Breve storia del taglio in asse

Nei primi anni del ‘900, il filmmaker Georges Méliès scoprì il taglio in asse usandolo per ritrarre trucchi di magia. Con i tagli che apparivano senza interruzioni, Méliès faceva scomparire e riapparire magicamente i personaggi.

Fai un salto nel 1959 con Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard. Godard ruppe le regole con chiari tagli in asse nella stessa sequenza. Durante una scena di guida, l’angolo della fotocamera rimane uguale, sopra la spalla del personaggio Patricia sul sedile del passeggero, ma lo scenario nello sfondo cambia repentinamente.

L’effetto della discontinuità è volto a disorientare l’osservatore e catturare l’attenzione sulla natura artificiale del filmato. Alcuni affermano che Godard sia stato forzato dal produttore ad effettuare tagli drastici al film, così lo tagliò a caso per ripicca, creando involontariamente uno dei film più influenti della Nouvelle Vague francese.

Da Godard, i filmmaker hanno usato tagli in asse in infiniti modi creativi. Questi tagli possono funzionare con effetti drammatici o comici per mostrare il passaggio del tempo mentre un personaggio cambia posizioni in una singola inquadratura. Possono usare una singola posizione della fotocamera per mostrare un personaggio che percorre una grande distanza senza che il pubblico veda ogni passo. I tagli in asse possono anche ritrarre il punto di vista di un personaggio ubriaco o disorientato senza ricorrere ad effetti speciali. 

Quando usare i tagli in asse

L’uso più contemporaneo del taglio in asse si ha in YouTube, dove autori di video di teste parlanti sono tagliati in asse per saltare pause o errori sgraziati. Il pubblico moderno è abituato a questa tecnica, quindi puoi eseguire il montaggio nella post produzione invece di cercare di ottenere una ripresa perfetta.

“Le persone hanno pochi riempitivi conversazionali oppure faranno una pausa per pensare un attimo e nessuno vuole vedere questi vuoti, quindi puoi tagliare quelle parti e accelerare il video”, afferma il videografo Nick Cann.

Nei video pubblicitari, i tagli in asse possono aggiungere energia al messaggio. “Un taglio in asse può mandare avanti l’azione di un video e accelerare il battito cardiaco dell’osservatore, che si entusiasma ed è più coinvolto. Non c’è perdita di tempo, non ci sono punti morti”, afferma Cann.

Basta non esagerare. Filmati troppo discontinui diventano irritanti e difficili da guardare. Analogamente al taglio di corrispondenza e allo stacco, il taglio in asse è uno strumento cinematografico che deve essere usato con moderazione.

Come usare il taglio in asse in Adobe Premiere Pro

Un modo per applicare tagli è fare clic su Comando + K su Mac o Ctrl + K su PC, per dividere la clip in corrispondenza del fotogramma dove si trova la linea di scansione. È facile da usare quando trovi una sezione che vuoi tagliare mentre esamini i filmati. Per tagliare le tracce audio insieme ai filmati video, fai clic su Maiusc + Comando/Ctrl + K.

Per realizzare tagli con lo strumento Lametta, segui questi passaggi.

1. Trascina i filmati video nella timeline.

2. Assicurati che l’impostazione Calamita sia abilitata e l’audio bloccato in modo che le clip possano incastrarsi in posizione l’una accanto all’altra e l’audio rimanga sincronizzato dopo aver fatto il taglio.

3. Fai clic sullo strumento Lametta (oppure premi C) e fai clic sul punto nella clip in cui vuoi iniziare il taglio.

4. Fai di nuovo clic sullo strumento e fai un taglio nel punto in cui vuoi riavviare l’azione.

5. Per selezionare ed eliminare in modo semplice i segmenti, usa Alt/Option (a seconda del sistema operativo) + Canc per avvicinare lo spazio tra clip mentre effettui i tagli.

6. Per affinare ancora di più i tagli, ingrandisci o rimpicciolisci sulla timeline (tocca il tasto +) e ripeti il lavoro con Lametta.

Finestra della timeline di Adobe Premiere Rush sovrapposta a un’immagine di una persona che grattugia qualcosa in una ciotola
 
 
 

Come usare il taglio in asse in Adobe Premiere Rush

Con Premiere Rush, puoi usare un dispositivo mobile per aggiungere tagli in asse ai tuoi video.

1. Vai al punto nei filmati dove vuoi iniziare il taglio in asse.

2. Tocca l’icona delle forbici nel menu in fondo per iniziare il taglio.

3. Passa avanti al punto in cui vuoi che l’azione riprenda.

4. Tocca di nuovo l’icona delle forbici. Seleziona la clip appena creata e tocca l’icona del cestino.

Come evitare un taglio in asse

I filmmaker hanno sviluppato molti modi per eliminare errori o pause imbarazzanti senza ricorrere ai tagli in asse. Puoi tagliare un’altra scena e magari incrociare le due scene oppure puoi tagliare in B-roll. Se, nel tuo film a New York, due personaggi sono seduti su una panchina di Central Park, puoi staccare sui filmati di una scena al parco. 

 

da https://www.adobe.com/

La regola dei 30 gradi

La regola dei 30 gradi è alla base dell' editing del film: è la regola che afferma che la videocamera deve spostarsi di almeno 30 gradi  in due riprese successive dello stesso soggetto. Se l'inquadratura si sposta di meno di 30 gradi, il risultato potrebbe interdire il pubblico e fargli credere che in fase di montaggio ci siano stati dei problemi, per esempio problemi di ripresa che si vogliono correggere affiancando nuovi fotogrammi, invece di riprendere di nuovo l'intera scena. Per questo motivo il regista deve cambiare di posizione alla videocamera per più di 30 gradi, in modo da non sembrare un taglio saltato. Mentre in fotografia, che è un unico fotogramma, il fotografo può e deve spostarsi anche di pochi gradi per ottenere l'immagine migliore, nel cinema questo non è possibile per non disorientare gli spettatori.

Riassumendo, il passaggio da una inquadratura all'altra di uno stesso soggetto, deve essere di almeno 30 gradi: una angolatura inferiore non sarebbe armoniosa, fluida

Quando si applica la regola dei 30 gradi, però è importante ricordarsi che il movimento della videocamera deve rimanere su un lato del soggetto per seguire e non saltare la regola dei 180 gradi. La regola deve essere applicata anche quando un soggetto che si muove viene ripreso da diversi punti in vari momenti del suo percorso: la sua traiettoria stabilisce una linea che delimita due campi: le riprese vanno effettuate esclusivamente o alla sua destra o alla sua sinistra. 

Inoltre, quando si vuole cambiare di poco una inquadratura, è importante anche avvicinarsi od allontanare la videocamera dal soggetto pure senza spostarsi sull'asse, cioè sulla direzione videocamera-soggetto inquadrato, e questo si può fare anche modificare la lunghezza focale dell'obiettivo di almeno 20 mm ad ogni movimento (cioè per esempio aggiungere o togliere 20 mm nella zoommata di inquadratura), per esempio un allontanamento sull'asse dal Primo Piano al Piano Medio o viceversa.

Talvolta i registi a volte infrangono le regole della tecnica cinematografica convenzionale per ottenere degli effetti particolari, ma bisogna studiarli bene e provarli più volte.

 

Il montaggio hollywoodiano e la regola dei 180 gradi

Tra le due scuole fondamentali di cinema, quella hollywoodiana e quella sovietica di Ejzenstejn, la prima prende il sopravvento diventando il cosiddetto cinema classico. Se Ejzenstejn puntava al condurre lo spettatore verso un ragionamento che lo portasse alla crescita, spesso mediante l’utilizzo del montaggio parallelo come in «Sciopero», dove creò un parallelismo tra le rivendicazioni sociali sfociate in disastro e la macellazione di un bue in un mattatoio, il cinema hollywoodiano aveva scelto la strada opposta.

«Living in a movie», il corto di Muccino girato con lo smartphone

È piccolo, pratico, potente e piace tanto anche ai registi. Sul set dell’ultimo corto di Gabriele Muccino, «Living in a movie», non c’erano telecamere. L’unico strumento di ripresa era lo Xiaomi Mi 11 5G, uno smartphone che veniva impugnato da lui stesso e dagli operatori a mano libera. «Lo schermo dello smartphone mi permette di vedere subito se l’inquadratura che ho in mente corrisponde a quella della ripresa — racconta il regista —. Il telefono è un mezzo democratico, con cui si possono realizzare film e corti di qualità con un costo ridottissimo e tempi molto più brevi».

Tempo e denaro sono i due punti nodali degli «smartphone movie». Malik Bendjelloul per il suo documentario premio Oscar «Searching for Sugar Man» (2012) ha usato un telefono e un’app da due euro che simula una vecchia cinepresa 8 mm. Aveva finito il budget ed era l’unico modo per proseguire la lavorazione. Anche il capostipite dei film girati con un cellulare è nato per carenza di fondi. È «Sms Sugar Man» del sudafricano Aryan Kaganof del 2008, che non ha guadagnato la palma di primo «smartphone movie» solo perché gli smartphone ancora non c’erano (aveva usato otto Ericsson W900i).

L’assenza di fondi si unisce all’arte in «Tangerine», capolavoro del cinema indipendente del 2015. Sean Baker era stato costretto a girarlo con tre iPhone 5s perché non poteva permettersi telecamere di alta qualità ma ha saputo fare di necessità virtù. Il film è girato all’interno di un’angusta caffetteria americana dove le telecamere professionali non sarebbero potute entrare ma uno smartphone sì (e chiusa la lavorazione uno l’ha venduto per pagare l’affitto di casa). Un’altra «indie» come Jennifer Zhang ha fatto tutto col telefono: il suo «Charon» è stato anche montato con un’app.

Sono però le piccole dimensioni del telefono ad aver stregato i registi che non hanno problemi di budget: possono muoversi liberamente sul set, creare un maggior contatto con gli attori, nasconderlo per scene «rubate». C’è chi lo usa a mano libera, chi lo mette sul cavalletto e chi sfrutta il gimbal, lo stabilizzatore che tiene il telefono sempre puntato sul soggetto, ma anche chi sperimenta. Nel thriller psicologico «Unsane» (2018) di Steven Soderbergh ci sono scene di psicosi in cui si vede la protagonista muoversi senza sosta mentre viene inquadrata in viso e sulla nuca. Un artificio possibile grazie a un’imbragatura ideata sul set che manteneva i telefoni all’altezza della testa senza pesare sull’attrice.

Un altro sperimentatore come Gondry è riuscito a proporre le sue magie anche sul piccolo dispositivo: si stenta a credere che per il corto «Détour» abbia usato solo degli iPhone. «Nessuno si è accorto della differenza. Solo gli addetti ai lavori possono coglierla» aveva detto l’81enne Claude Lelouch del suo «I migliori anni della nostra vita», di cui un terzo è girato con lo smartphone. Il cellulare ha ancora tanti limiti, primo tra tutti le ottiche — in «Tangerine» Baker ha usato una lente anamorfica da 100 euro — ma compensa con l’intelligenza artificiale. I dispositivi attuali come il Mi 11 usato da Muccino hanno algoritmi che ricostruiscono digitalmente la ripresa per renderla più simile alla realtà. «La possibilità di girare di notte, senza alcuna luce aggiuntiva e avere tutto così bello, illuminato e vivo era una novità anche per il direttore della fotografia», racconta il regista che per ora però è cauto: «Tornerò a utilizzare lo smartphone per fare film solo se ce ne sarà bisogno. Rimango affezionato alla cinepresa».

Il link del video è:   https://www.youtube.com/watch?v=hSeHlAycvg4


Articolo del 7 marzo 2021 di Alessio Lana  per corriere.it

Girare un FILM con un TELEFONINO – I parte

Se sentite l’urgenza di narrare qualcosa di forte e non avete i mezzi, da oggi potrete creare la vostra opera grazie ad un semplice telefonino. Con il costo di una cena tra amici, vi sarà possibile raccontare storie avvincenti per il grande schermo con una ottima qualità fotografica.

I due film più rappresentativi del nuovo Cinema 3.0, girati con un iPhone, sono “Searching for Sugar Man” che ha vinto un Oscar, e “Tangerine” che ha conquistato il Sundance. Ma il dispositivo della Apple ucciderà l’industria di Hollywood? - PARTE PRIMA 
La rivoluzione in atto, quella che offre la possibilità a ciascuno di noi di diventare un regista e di realizzare un prodotto professionale senza una attrezzatura prosumer da migliaia di euro, porta con sé un grave rischio. Che tutti possano illudersi di essere registi grazie a gioiellini all’avanguardia e si improvvisino novelli Truffaut. La democratizzazione dell’arte non vuol dire imbarcarsi con uno smartphone in un’avventura per cui non si hanno né le competenze, né la vocazione o le capacità. 
Fatto questo preambolo, non si può negare che l’audiovisivo oggi stia vivendo una profonda mutazione estetica. 
Un precursore della new wave digitale è stato sicuramente Rage, realizzato con uno smartphone della Mela nel 2009 da Sally Potter, la regista di Orlando. 
Nel 2011 il regista Hooman Khalili, 37 anni, gira un altro lungometraggio con uno smartphone: Olive. Il film vede come protagonista niente meno che l’attrice vincitrice del Golden Globe, Gena Rowlands. Khalili usa un cellulare Nokia N8, adatta la fotocamera ad alta risoluzione con una lente da 35 mm e infine monta lo smartphone su un treppiede. E il gioco è fatto. 
Olive racconta di “una bambina che trasforma la vita di tre persone senza pronunciare una sola parola”. L’intero budget, non molto a dire il vero, perché ammonta a meno di 500.000 dollari, è stato fornito da due benefattori estranei alla comunità dello spettacolo e noti per la loro filantropia. 
Poi è stata la volta del maestro coreano Park Chan-Wook con Night Fishing, un cortometraggio a basso budget che vince il Festival di Berlino nel 2013. Il regista di Old Boy ci riprova con Paranmajang, un horror costato meno di 100mila euro, e interamente realizzato con un iPhone4. 
Nello stesso anno esce The Commuter, un corto girato con un Nokia N8, con tanto di cammeo con Pamela Anderson.
Ma a segnare un vero e proprio spartiacque è nel 2013 il successo planetario di Searching for Sugar Man. A metà tra mockumentary, dramma e thriller, Searching for Sugar Man racconta la leggendaria epopea di Sixto Diaz Rodriguez, un cantautore folk americano. Due suoi fan ricostruiscono la sua vita avventurosa, il fallimento negli Usa e il successo in Sud Africa dove è diventato un’icona popolare, e cercano di appurare la verità sulla sua morte, aiutandosi con i testi delle canzoni e frammenti di interviste. Il regista Malik Bendjelloul documenta i loro sforzi, che daranno esiti imprevedibili.   
«Ho cominciato a girare su Super 8», spiega Bendjelloul. «Ma la pellicola è molto costosa e ho esaurito il budget del film. Rimanevano altre scene da filmare, poi mi sono accorto che il risultato che cercavo poteva essere raggiunto con un’app da un dollaro». Cellulare alla mano, lo svedese Bendjelloul ci ha impiegato quattro anni per realizzare la sua docu-fiction sospesa tra la realtà e la finzione, usando la app 8MM Vintage Camera. Si tratta di una specie di Instagram per il video, che applica filtri capaci di dare un tono retrò ai filmati iPhone. Quello che Bendjelloul non poteva certo immaginare è che il suo Searching for Sugar Man avrebbe vinto un premio al più importante festival del cinema indipendente USA, il Sundance, e avrebbe conquistato l’ambita statuetta degli Oscar, e poi avrebbe mietuto tante recensioni positive su carta, sul web e su siti specializzati come “Rotten Tomatoes”, dove ha registrato punteggi altissimi. 
Nel 2014 Uneasy lies the mind sfrutta ancor una volta le capacità dell’iPhone 5, il più attrezzato dal punto di vista dell’hardware per lavorare le immagini, e racconta un classico plot a tinte horror. 
La premessa è abbastanza convenzionale. Un gruppo di amici si riunisce in una casa di montagna, per il compleanno del protagonista. 
Dopo poco cominciano ad emergere invidie e paranoie fino a livelli estremi, alimentati da alcol e droghe.
Dal punto di vista tecnico, il regista Ricky Fosheim ha aggiunto all’Apple solo un obiettivo Turtle Back per ottenere un look modaiolo “a fuoco/sfocato” da cinema ed evita il piattume della lente in dotazione. 
Per girare Fosheim ha optato per Filmic Pro, un’app che rispetto alla videocamera standard consente di personalizzare diverse impostazioni (come il frame rate) e può impostare livelli di compressione del filmato. Uneasy lies the mind ha raccolto tramite Kickstarter i 10.000 dollari necessari alla sua realizzazione ed in breve è diventato un caso mediatico. 
Nel 2015 arriva Tangerine. Il film è presentato al Sundance Film Festival, un festival che conferma il suo apprezzamento per la tecnologia povera, ed è girato con un iPhone 5S. E’ stata una decisione che lo scrittore e regista Sean Baker ha adottato per mantenere ridotto il budget. Tangerine è stato girato in widescreen 2:35:1, e con una fluidità che non ci si aspetterebbe da un dispositivo portatile. 
Baker dice che lo smartphone è stato un “buon partner”. “E’ stato sorprendentemente facile. – spiega il regista indie. – Non abbiamo mai perso alcun filmato”. Oltre all’iPhone, Baker ha utilizzato una app da 8 dollari, la Filmic Pro, che gli ha permesso un maggiore controllo sul fuoco, sull’apertura e sulla temperatura del colore. 
Tangerine è ambientato in un’assolatissima Los Angeles ben lontana dall’iconografia classica. Alla vigilia di Natale una ragazza transessuale, prima di tornare sul marciapiede, apprende dalla sua migliore amica che il suo ragazzo/protettore l’ha tradita con una donna cisgender bianca (“una donna con vagina e tutto il resto”). Da questo momento la protagonista andrà a caccia della rivale, ferita nei sentimenti e nell’orgoglio personale. In Tangerine il colore viene reso con una qualità sorprendente, in maniera anti-naturalistica. Nelle inquadrature infuocate c’è un arancione carico, di un cromatismo esasperato, che spiazza lo spettatore.
Davvero la gloriosa tradizione di Hollywood morirà per colpa di un telefonino? Televisione, cinema, pubblicità e web cambieranno pelle? L’intero reparto produttivo si evolverà in virtù dei nuovi supporti tecnologici? E’ ancora presto per dirlo. Intanto, i comparti fotografici di Apple e Samsung stanno sviluppando nuove risorse – basti pensare che i nuovi top di gamma registrano video in 4K. Con l’ausilio di lenti ottiche, una steadycam e qualche app di supporto, i filmaker della new wave 3.0 sono in grado di creare video di fattura professionale, con immagini nitide e senza movimenti bruschi. Quindi è lecito pensare che un domani lo smartphone diventerà lo strumento preferito per fare cinema.
Nel circuito festivaliero stanno correndo ai ripari e si moltiplicano le competizioni per una nuova generazione di cineasti, i cosiddetti “registi col cellulare”. Il Festival Pocket Films in Francia, il Festival del Cinema di iPhone, il Mobile Film Festival negli Stati Uniti e il Festival Internazionale del Film Smartphone in Sud Corea sono tutti dedicati a film girati solamente con un telefonino. 
E le novità italiane? Ci sono film nostrani realizzati con uno smartphone?
Un titolo per tutti. Wax - We are the X del 36enne Lorenzo Corvino è stato girato attraverso la soggettiva di un cellulare. Il regista ci racconta la storia di due giovani italiani e di una ragazza francese inviati a Montecarlo per le riprese di uno spot. Il viaggio si trasforma in un'avventura inaspettata. Tra gli attori,  oltre ad Andrea Sartoretti, spicca la partecipazione di Rutger Hauer. 
Wax - We are the X mescola diversi generi e il risultato è molto interessante. “La tecnologia è il pretesto per capire cosa mi permette nella mia linea espressiva di sentirmi a mio agio; nel mio caso, è stato il cellulare. – dice Corvino. – Nei vari sopralluoghi che facevo, quando mi trovavo a vampirizzare e voracizzare i set dove mi trovavo per imparare, filmavo tutto con un cellulare e mi portavo sempre dietro una penna con cui scrivevo su un taccuino: cellulare e taccuino proprio come quelli di Livio e Dario nel film. Ho applicato il mio modo di essere pioniere di me stesso nelle esperienze che facevo per poi usarle come mezzo espressivo. Sono partito da un unico intento, quello di raccontare una storia, ma non ho mai pensato: Uso lo smartphone per creare un linguaggio nuovo. Mi sono semplicemente chiesto quale fosse il mezzo migliore per raccontare una storia.”
Un altro esperimento degno di nota è il film Zero Bagget, nato da un’idea di Michele Coppini, che per realizzarlo ha utilizzato il suo Samsung Galaxy S5. 
Il fiorentino Coppini non ha trovato produttori che promuovessero la sua idea di una serie TV e allora ha creato una storia che ruota attorno al suo tentativo di vendere l'idea, alle delusioni patite nell’ambiente dello spettacolo e alla voglia di non arrendersi. Zero Bagget risulta così uno sgangherato atto d’amore rivolto alla creatività in generale, un inno alla passione per il cinema. Una passione che non si esaurisce neppure dopo l’ennesima porta che ti chiudono in faccia. E questo grazie al piccolo insignificante cellulare che porti nella tasca.

Articolo di Alessio Billi del
19 ottobre 2016 per colpidiscena.blogspot.com
 

6 consigli per girare un film con un iPhone

Da High Flying Bird di Steven Soderbergh a Tangerine di Sean Baker, sono diversi i produttori cinematografici che hanno deciso di avventurarsi nella realizzazione di un film o semplice cortometraggio, sfruttando esclusivamente il sensore fotografico degli iPhone. Infatti, che sia un modello appena lanciato o già in commercio da alcuni anni, la qualità dei filmati girati con il melafonino è piuttosto elevata e, se associata ad alcuni accessori esterni come pannelli luminosi e microfoni, potrebbe farci ottenere risultati piuttosto soddisfacenti.

«La prima volta che ho preso in mano una telecamera avevo 16 anni mentre oggi anche i giovanissimi se la trovano “in tasca”. Senza togliere nulla alle camere e produzioni tradizionali, per i filmmaker indie l’iPhone diventa la possibilità di sperimentare con le inquadrature, di rendere le produzione più snelle ed economiche e persino liberare il cast di elementi di scena che potrebbero distrarli dalla performance» spiega Giovanni Labadessa, produttore cinematografico e co-founder del Nòt Film Fest affiancato da Alizé Latini e Noemi Bruschi: un festival dedicato al cinema indipendente internazionale oramai giunto alla quarta edizione. «Due icone indie hanno scelto la videocamera del loro smartphone per girare tre dei loro film. È il caso di Unsane e High Flying Bird di Steven Soderbergh oppure Tangerine di Sean Baker. Questo ci mostra concretamente quanto quell’idea possa garantire qualità. Ovviamente però, tutto questo funziona solo se applicato a un idea di estetica cinematografica e una visione registica affine a questo nuovo formato. Infine, l’iPhone permette a giovanissimi di avere a disposizione uno strumento potentissimo per crescere come produttori di film: sono quindi curioso di vedere cosa si prospetta per il cinema del futuro» conclude Labadessa.

Sul tema, inoltre, è Lorenzo Follari, regista e sceneggiatore italiano che vive e lavora a Stoccolma e co-fondatore della società di produzione Harvest Film AB a commentare: «Un iPhone è solo la camera: l’ultima cosa a cui pensare se si vuol fare un buon prodotto. Può sembrare strano ma quando si gira un film o un cortometraggio la camera è solo lo strumento di cattura dell’immagine. Quello che è importante è tutto ciò che gli si pone davanti. Da questo punto di vista, dunque, una camera vale l’altra e in un momento in cui la tecnologia va così veloce anche lo smartphone diventa dunque un valido strumento di ripresa - con i suoi pregi ma anche con i suoi limiti. Un normale smartphone permette a chiunque di cimentarsi come filmmaker, e questo è forse ciò che di più importante ci sia. Girare con il proprio telefono in buona qualità permette a chiunque abbia una buona idea di realizzare un prodotto, di sperimentare sul set e di essere creativo, senza bisogno di costi stratosferici. La tecnologia rende dunque il cinema, il fare cinema, aperto a tutti. Le idee contano, non l’attrezzatura».

Pertanto, se vi piace l'idea di realizzare un buon film utilizzando il melafonino, l'impresa non sarebbe poi così impossibile ma senza dubbio è necessario prendere in considerazione alcuni accorgimenti per catturare le scene in modo corretto. Esistono, infatti, alcune applicazioni - come FiLMiC Pro - che ci permettono di settare la videocamera dell'iPhone come una normale camera o reflex, regolando i parametri in maniera analitica a seconda del risultato che vogliamo ottenere, così come app e servizi utili per la fase di pre-produzione o strumenti per catturare l'audio in modo corretto: «Per realizzare un ottimo film utilizzando solamente il proprio iPhone, è fondamentale per prima cosa prestare molta attenzione al suono da catturare nel momento in cui filmiamo una scena. Gli adattatori del microfono e i microfoni multipli che registrano il suono separatamente sono strumenti fondamentali per aiutarci in questo e permetterci quindi di ottenere un perfetto audio per il nostro film» ci spiega Peter Baxter, regista e produttore inglese oltre che fondatore dello Slamdance Film Festival - un'alternativa indipendente al Sundance Film Festival - e conclude «Una cosa molto importante da segnalare sul tema è che filmare con un iPhone abbassa l'inibizione degli attori esordienti e non professionisti, permettendo al regista di catturare i momenti significativi in ogni modo possibile!».

Quindi, quale opportunità migliore per produrre un film anche senza possedere attrezzature costosissime? Nella gallery potrete scoprire 6 consigli di Lorenzo Follari per girare un film con iPhone nel modo migliore.

Utilizza un'app professionale

Per le riprese, una buona applicazione da utilizzare è FiLMiC Pro: un'applicazione di produzione di film incredibilmente avanzata per iOS e Android che permette di sfruttare al massimo il proprio dispositivo trasformandolo in una videocamera professionale. Tra i vari benefici, offre maggior controllo sulla fotocamera del telefono, consentendo la modifica manuale dell'esposizione, ISO, velocità dell'otturatore, messa a fuoco e zoom. Filmic Pro, ad esempio, è stata utilizzata da Steven Soderbergh per realizzare High Flying Bird. Foto di PhotoMIX Company da Pexels

Imposta i parametri manuali

A seconda dell’app che utilizziamo è importante imparare a settare le impostazioni in maniera manuale e non automatica, come se stessimo utilizzando una videocamera professionale o reflex. In questo modo potremo sperimentare al massimo senza affidarci alle impostazioni automatiche già proposte dal telefono che purtroppo non ci fanno esprimere a pieno la nostra creatività.

Fai attenzione al suono

Il suono è tanto importante quanto le immagini, pertanto quando giriamo un video con iPhone ricordiamoci di utilizzare le app e strumenti esterni che ci permettono una presa perfetta dell'audio, così che la qualità di quest’ultimo rispecchi quella del video

I tool di pre-produzione

L’aiuto regia, insieme a tutto il reparto di produzione, ha a disposizione un infinito numero di app per organizzare le riprese in modo professionale ma anche rapido e immediato. Un regista o un direttore della fotografia può avere il viewfinder in un app - per decidere magari quale lente sia più adatta ad una determinata inquadratura. Un gaffer, invece, può controllare con SunSeeker dove si trova il sole a qualunque momento del giorno e in qualsiasi location, così da calibrare le riprese esterne utilizzando al meglio la luce naturale oppure una segretaria di edizione avrà le sue note sullo smatphone - o iPad di solito - grazie ad una comoda applicazione.

La post-produzione

Ci sono varie app che ci possono aiutare ad eseguire la post-produzione come Adobe Premiere Rush, una versione lite di Premiere Pro disponibile per i dispositivi iOS gratuitamente. Grazie alle funzioni offerte, i registi possono scattare, modificare e condividere i loro video in un unico dispositivo, aprendo i file Rush direttamente in Premiere. La timeline, inoltre, è molto intuitiva e consente agli utenti di organizzare video, audio, grafica e foto, regolare l'audio, migliorare il colore, aggiungere titoli, transizioni o addirittura voci fuori campo.

Sfrutta i servizi in cloud

È una buona idea organizzare il lavoro in maniera più facile e veloce utilizzando un'app dedicata anziché la carta: in questo modo la condivisione sarà istantanea e tutte le modifiche verrranno comunicate in tempo reale a tutti. Per troupe di 40-50 o più persone, avere tutti i documenti aggiornati dal vivo in un cloud è ormai indispensabile!


ARTICOLO di  Jader Liberatore del
2 ottobre 2021  per vanityfair.it

 

FILMARE IN VIDEO: breve prontuario

Le seguenti indicazioni sono valide sia per i video realizzati con apparecchiature amatoriali, sia quelli prodotti da apparecchiature di tipo professionale. Si tenga conto, comunque, che è solo la continuità con cui viene utilizzata la strumentazione tecnica a garantire la produzione di un filmato di qualità via via migliore.

Ecco le regole da seguire:
# Focalizzare in precedenza lo sviluppo della storia, stendendo a tavolino uno story-board. Insieme allo story-board conviene fare un elenco di materiali che servirà per le riprese, luci, microfoni, camera e cavalletto, etc.

# Registrare per circa un minuto una base di nero, ponendo il tappo davanti l’obbiettivo.

# Quando la telecamera lo consente, fare sempre il bilanciamento del bianco in manuale sul filtro esatto a secondo delle condizioni di luce: 3200° Kelvin con luce artificiale e quando si riprende al tramonto o all’alba, 5500° Kelvin con luce solare. Se si effettua una ripresa al sole o all’ombra, la temperatura colore cambia, in questo caso bisogna avere l’accortezza di fare di volta in volta il bilanciamento del bianco con la luce ottimale di ripresa, poiché le due situazioni hanno differenti e marginali dominanti di colore. Sulla neve o nelle giornate di sole estivo, intorno al mezzogiorno, molte volte bisogna inserire un filtro ND che riduce sensibilmente la luce che arriva in macchina. Nelle nuove camere digitali il bianco si può selezionare tra vari preset: luce artificiale, sole, nuvole etc., nella funzione manuale si riesce ad ottenere un bianco giusto ricordandosi che il foglietto bianco, la parete o qualsiasi oggetto bianco deve essere illuminato correttamente dalla sorgente di luce presente nell’ambiente, per sapere se è stato accettato dalla macchina, tenendo premuto il tasto del bianco manuale deve smettere di lampeggiare il simbolo che appare nel view-finder.

# Premuto il tasto di registrazione posto sulla telecamera, prima di iniziare a registrare immagini in movimento occorre rimanere fermi per almeno 2 secondi in caso di montaggio in macchina, almeno 5 secondi in caso di post-produzione (montaggio ottenuto con due videoregistratori). Su immagini fisse bisogna aumentare, sempre a seconda del tipo di montaggio, rispettivamente 2 o 5 secondi il tempo di registrazione. Questo serve per precauzione nel primo caso, in quanto le camere poste in commercio iniziano a registrare circa un secondo dopo che la spia rossa si illumini o che compaia la parola REC nel view-finder della telecamera e nel secondo caso per avere un segnale sincronizzato, non avere dei fastidiosi sganci su un immagine iniziale e non avere l’immagine in movimento tagliata.

# Se si ha il tempo necessario, provare il movimento di partenza e di arrivo prima di registrare una scena.

# Controllare sempre il fuoco prima di riprendere il soggetto tenendo presente quanto segue:

A- se il soggetto e la camera, durante la ripresa, non sono in movimento, il fuoco viene ottenuto zoomando vicino (tele), mettendo successivamente a fuoco il centro dell’immagine riprodotta nel view-finder e infine allargando fino ad ottenere l’inquadratura desiderata.

B- Se il soggetto o la camera sono in movimento, fare il fuoco ottimale correggendo morbidamente.

C- Naturalmente le nuove camere in commercio hanno l’autofocus, ma per alcune scene conviene sempre, se la camera lo permette, usare il fuoco in manuale.
# Avere possibilmente un appoggio stabile, (cavalletto) o bilanciare bene la camera se la ripresa viene effettuata a spalla, tenendo le gambe divaricate a circa 45° (non oltre la larghezza delle spalle) con il peso del corpo perfettamente in centro. Controllare sempre nel view-finder la linea dell’orizzonte.

# Quando il tipo della ripresa lo consente, non registrare più di 20 secondi di immagini panoramiche e 10 secondi di primi piani d’ascolto.

# Non tornare indietro su un movimento effettuato. Ad esempio su una panoramica a destra non tornare subito a sinistra, su uno zoom da totale a primo piano non tornare a totale. Questa regola si può ignorare durante un’intervista, però bisogna avere l’accortezza di aspettare almeno 50 secondi o di più prima di riallargare o stringere, questo perché poi in fase di montaggio si può intervenire.
# Mantenere un taglio il più possibile fotografico nelle inquadrature.
# Tenere la persona intervistata in asse con l’ottica della camera, cioè non più bassa o non più alta.
# Se possibile garantirsi di una buona illuminazione.
# Evitare, quando è possibile e quando lo story-board non lo prevede le immagini in controluce ( forte illuminazione alle spalle del soggetto, per es. le finestre).
# Curare anche la ripresa audio usando appropriati microfoni ausiliari se la camera lo permette (mic. In o aux. In).
# Nel caso di registratori con due piste audio separate - mono canale 1 (CH 1), canale 2 (CH 2) - bisogna tenere sempre l’audio originale su CH 2 e la musica o il commento (voce fuori campo) su CH 1. Sulle nuove camere digitali bisogna registrare in funzione 12 Bit.
# Per evitare di tagliare le immagini e l’audio all’inizio di un’intervista, ricordarsi che l’intervistatore deve contare mentalmente tre secondi prima di iniziare a parlare dopo il via.
# Corredare sempre, quando i mezzi lo consentono, il filmato con un titolo di presentazione e con musiche adeguate alla ripresa. In un filmato senza interviste, oltre al commento sonoro sarà necessario inserire anche un commento parlato per alleggerire la visione del filmato.
# Avendo la possibilità di montare su computer, alcuni programmi permettono di inserire delle barre colore e una nota musicale, in genere di 1000 Hertz, in questo caso si procede con circa un minuto di barre con la nota, circa 20 secondi di nero e se ci fosse la possibilità il counter animato che da 7 secondi porta a zero, questo serve a tarare eventuali apparecchiature in fase di messa in onda (in caso di televisioni), di taratura di apparecchi televisivi in caso di videoproiezioni e in ultimo per dare una coda iniziale per preservare il filmato in caso di nastro rovinato accidentalmente.
# Non eccedere nella lunghezza del filmato, perché un documentario o un’intervista lunga provoca noia e disinteresse negli utenti finali.
# Nel montaggio di un’intervista alternare i brani parlati con immagini inerenti all’argomento trattato, registrate sul luogo o prelevate dal proprio archivio video o fotografico.
# Nel montaggio alternare sempre delle immagini in movimento a delle immagini fisse e non montare mai in sequenza delle immagini che abbiano la stessa inquadratura (in gergo: stacco in asse), lo stesso movimento (per es.: panoramica a sinistra con panoramica a sinistra o a destra), immagini di gruppo poste sullo stesso asse o aventi lo stesso taglio di inquadratura.
# Non esagerare con gli effetti nelle riprese o nel montaggio, per es. uso di filtri particolari, posizioni strane di ripresa, effetti speciali ottenuti con appositi mixer video, generatori di effetti speciali o montati su computer.

da dreamvideo.it

  1. Vari tipi di LUCE
  2. Cosa si può fare con la LUCE
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  • Nuove idee per cortometraggi tratti dalla realtà quotidiana
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Hackerati per la 2° volta

Diamo fastidio? Hackerati per la 2° volta
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